Progressi nel processo di dialogo del conflitto etnico del sud thailandese

Il governo thailandese segna una posizione modestamente più aperta sul processo di dialogo nella gestione del violento conflitto etnico nella regione meridionale a maggioranza malay musulmana.

Il gruppo del dialogo di pace thai, guidato dal generale Wanlop Rugsanaoh, ha incontrato formalmente i rappresentanti dei ribelli del BRN, Fronte rivoluzionario nazionale, a Kuala Lumpur il 20 gennaio in colloqui assistiti dalla Malesia che dal 2013 prova ad appianare il dialogo. Il BRN, si sa, esercita il controllo quasi totale sui ribelli in campo nelle province del conflitto di Pattani, Yala, Narathiwat e di quattro distretti di Songkla.

Il 21 gennaio i rappresentanti del BRN hanno rilasciato una dichiarazione alla stampa in cui dicono di aver raggiunto una “comprensione reciproca” col governo thai usando, però, i termini di Patani, conflitto armato e risoluzione politica. Questi termini sono sempre stati combattuti dal potere thailandese perché indicano uno spostamento verso l’internazionalizzazione del conflitto a cui la Thailandia si riferisce in termini di “situazione”.

Di contro i thai si riferiscono alla regione come “province di frontiera meridionale” e “soluzioni pacifiche” invece di risoluzione politica.

Se lo si paragona col processo del dialogo del primo governo di Prayuth Chanocha, che prese il potere col golpe nel 2014 che cacciò il governo eletto di Yingluck Shinawatra, l’accordo segna dei progressi su due fronti.

Prima cosa, fonti legate al movimento separatista dicono che Anas Abdulrahman, che guida il gruppo del BRN, non è un capo anziano sebbene sembri avere più sostegno del comando clandestino di quanto lo ebbe il gruppo del dialogo durante il governo del NCPO.

Dal 2015 al 2018, MARA Patani includeva alcuni membri del BRN ma era da verificare il sostegno sul campo da parte della dirigenza del BRN o dagli operativi. Il processo del dialogo non ha fatto quasi per nulla dei passi avanti. Il governo militare preferisce usare misure di sicurezza di soppressione piuttosto che presentare un processo di dialogo più aperto.

Seconda cosa, sembra esserci maggiore coinvolgimento internazionale, richiesta di sempre del BRN, con due membri di un’organizzazione di mediazione di pace straniera non citata che partecipavano all’incontro. Includevano uno studioso europeo e thailandese che da tempo ricercano sul processo di pace.

Sebbene il BRN abbia notato la presenza di “osservatori internazionali” la parte thai ha ignorato pubblicamente la loro presenza.

Nei passati tre anni, il governo Prayuth, che sarebbe in pericolo per un cambio di influenza a favore dell’attuale comandante controverso dell’esercito thai generale Apirat Kongsompong, ha intensificato gli sforzi per portare al tavolo del negoziato figure anziane del BRN. Un giorno prima dell’accordo ufficiali della sicurezza thai dissero ad Asia Sentinel di credere che si sarebbero presentate figure storiche del BRN per l’incontro di Kuala Lumpur, tra i quali Abdullah Waemornor, Deng Awaeji e Adul Mani. Nessuno di questi però si è fatto vedere.

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Un generale dell’esercito esperto della regione ha detto che sue fonti indicavano in Adul Mani una maggiore autorità di Abdullah, indicato da molti ufficiali della sicurezza thai come il capo del clandestino BRN. La stessa fonte ha detto che Mani fosse dietro l’attacco dell’insorgenza di ottobre che vide la morte di 15 persone a Yala.

L’incontro del dialogo e le conferenze stampa furono seguite con poche cerimonie da due incidenti, uno dei quali lasciò tre morti. Fonti dicono che resta da vedere se i militanti sul campo accetteranno il processo con i militari che comandano a Bangkok.

Una fonte militare notava che il comando anziano del BRN a volte proietta un’immagine di non riuscire a controllare l’insorgenza perché permette loro di scansare le responsabilità.

A dicembre, secondo le fonti, la finora innominata mediazione internazionale organizzò un incontro con la parte thai a Berlino dove avrebbe portato un certo numero di figure importanti del BRN. Sebbene l’organizzazione si attendesse che i Thai firmassero un accordo che garantiva un ruolo formale alla ONG nel dialogo di pace, la parte thai ha rinnegato quell’accordo.

A causa della residenza tedesca di Re Vajiralongkorn, molti malay musulmani si sono domandati se i membri del BRN non abbiano incontrato il Re, cosa non confermata dalle fonti.

Molti malay musulmani credono da tempo che il Re abbia delle simpatie per loro nella Thailandia buddista.

Questo è particolarmente vero quando lo si paragona all’ex capo del consiglio della Corona Prem Tinsulanonda scomparso a maggio scorso. Prem, un buddista del meridione, fu considerato per decenni l’autorità burocratica più influente nelle regioni di minoranza con una visione rigida verso il cambiamento politico.

Il nuovo presidente Surayud Chulanont, che fece da premier dopo il golpe contro Thaksin Shinawatra del 2006, si sa avere posizioni più progressiste del suo predecessore e giocò un ruolo importante nello spingere per il dialogo da primo ministro.

Secondo fonti della sicurezza thai, il ruolo dell’organizzazione della mediazione è cresciuto nello scorso anno anche per un indebolimento dei legami tra Malesia e Thailandia. La Malesia avrebbe deluso la parte thai per uno sforzo misero nel fare pressioni sul BRN in Malesia, un punto che contraddice le affermazioni degli interlocutori del BRN negli ultimi anni. Una fonte ha detto che la parte thai presentò alla Malesia una lista di una ventina di nomi del BRN che le autorità malesi potevano prendere e portare al tavolo, ma la Malesia non lo fece.

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Alcune fonti dicono che il generale Apirat era furioso quando si scoprì che furono scoperte munizioni nella regione inquieta che risalivano alla polizia malese, portandolo a credere che la Malesia o autorità impazzite assistessero il BRN. La Malesia da sempre è un santuario per i separatisti musulmani malay che hanno legami etnici e religiosi la maggioranza etnica malese.

Rappresentanti malesi che seguono il conflitto hanno detto di avere pochi rapporti con l’organizzazione di mediazione, e varie fonti hanno notato che la Malesia si è vista minata nel proprio ruolo dall’organizzazione. L’organizzazione forse ha legami più forti con l’Indonesia, perché ha lavorato alla risoluzione del conflitto di Aceh e secondo fonti varie è in comunicazione da anni con i separatisti malay musulmani che vivono lì nello sforzo di dare vita al tormentato processo di pace.

Il 14 gennaio il generale Apirat e il comandante dell’esercito indonesiano Perkasa firmarono un accordo di condivisioni di intelligence ad Aceh. I separatisti malay musulmani da tempo hanno legami con le istituzioni e militanti di Aceh ed altre regioni. Una fonte ha detto che tutti e sette del gruppo di dialogo del BRN hanno studiato in Indonesia ed alcuni vivono lì.

Inoltre i presunti capi Abdullah Waedermor e Deng Awaeji hanno forti legami ad Aceh ed hanno viaggiato molto tra Indonesia e Malesia, secondo una fonte thailandese.

Apirat ha detto di essere andato ad Aceh per apprendere come l’Indonesia raggiunse un accordo di pace con il GAM Indonesiano nel 2005. Tantissimi della società civile del meridione thai hanno visitato Aceh di recente per studiare il processo che portò all’autonomia.

Un veterano politico di Bangkok che da tempo spinge per l’autonomia della regione è l’ex capo dell’esercito Chavalit Yongchaiyudt, alleato al Puea Thai.

Molte fonti dicono che Chavalit avrebbe incontrato il premier malese Mahathir. Chavalit, Puea Thai e il Future Forward sono visti in luce molto più positiva dai malesi e dai musulmani malay per la loro visione più aperta sull’autonomia

Nonostante la considerazione vasta nei circoli diplomatici dell’anacronismo dei militari thai su accordi di condivisione di poteri nella regione, da anni molti militari hanno detto in privato che na qualche decentralizzazione nella regione è quasi inevitabile. Nel frattempo moltissimi soldati attivi credono che sia dovuto un approccio più aperto.

Sotto un governo militare a Bangkok questo cambiamento sostanziale è in dubbio. Quindi sebbene la parte thai abbia indicato un certo grado di apertura, il BRN andrà avanti senza convinzione in un dialogo di pace che richiede sempre cambiamenti sostanziali verso autorità elettorale a Bangkok.

Jason Johnston, Asiasentinel