La legge contro la violenza sessuale in Indonesia tra valori e politica

Il problema della violenza sessuale in Indonesia ha raggiunto proporzioni critiche ed ogni anno si denunciano un numero crescente di casi.

E’ stata introdotta una legge per affrontare la questione ma è diventata sfortunatamente un campo di battaglia per i diritti delle donne e della comunità LGBT e movimenti democratici che combattono l’influenza del conservatorismo religioso.

La legge per l’eliminazione della violenza sessuale torna in agenda perché sia deliberata nel 2020 dal parlamento dopo che la discussione si era bloccata nel 2018 e 2019. Le proteste studentesche esplose a settembre ed ottobre chiedevano nella loro lista delle priorità l’approvazione della legge contro la violenza sessuale. Ma alla fine della sessione dello scorso anno il parlamento doveva ancora compilare “un inventario di priorità” DMI richieste per produrre una bozza finale della legge, azzerando i progressi fatti negli anni precedenti.

A dare nuovo impeto all’approvazione della legge ci fu un altro incidente recente, quello del caso di stupro di Reynhard Sinaga, che scioccò l’Indonesia ed il mondo ed accese una discussione grossa sulla gestione della violenza sessuale in Indonesia, come il trattamento delle vittime, le notizie giornalistiche, il riconoscimento della violenza sessuale da parte delle università e le sentenze dei tribunali.

Sinaga è uno stupratore seriale condannato in Inghilterra e la polizia crede che abbia stuprato o assaltato sessualmente oltre 195 uomini. Se i suoi crimini fossero stati commessi in Indonesia, con le leggi esistenti, Sinaga potrebbe essere condannato solo per molestie. L’articolo che definisce nel codice penale indonesiano, KHHP, lo stupro definisce come “quando un pene con la forza penetra una vagina”.

La mancanza di una definizione legale di violenza sessuale in Indonesia ha avuto un impatto sugli articoli dei media, sulla discussione pubblica e sulle dichiarazioni delle autorità.

Il caso di Sinaga in Indonesia è stato inquadrato come un problema di sessualità piuttosto che di violenza sessuale ed è stato usato per attaccare la comunità LGBT. Il Sindaco di Depok per esempio ha risposto al caso facendo incursioni della polizia per identificare individui della comunità LGBT.

Chi propone la legge contro la violenza sessuale sostiene che l’Indonesia ha bisogno di un quadro legale che riconosca la violenza sessuale come una condotta penale punibile per legge.

La bozza sostiene l’importanza della prevenzione della violenza sessuale, la protezione e il recupero dei diritti delle vittime e riconosce che essa può avvenire non solo in pubblico ma anche nel dominio privato.

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Identifica nello specifico nove forme di violenza sessuale: le molestie, lo sfruttamento sessuale, stupro, schiavitù sessuale, tortura sessuale e l’assenza di consenso nell’aborto, contraccezione, matrimonio e prostituzione. Sesso senza consenso nel matrimonio è quindi visto come reato di stupro del coniuge.

I difensori d’avanguardia della legge includono la Komnas Perempuan, Commissione Nazionale sulla Violenza Contro le donne ed tante organizzazioni di donne come Forum di Fornitori di Servizio, FPL, e tanti altri.

Il ministero del Rafforzamento delle donne e protezione del fanciullo deve lavorare insieme al Komnas Perempuan nella promozione della legge.

Comunque Sonya Sinombor, giornalista del Kompas, ha detto che la collaborazione è per lo meno vaga, per una mancanza di coordinamento interno oltre che ad un dubbio sostegno da parte del ministero.

La resistenza alla legge giunge da molte fonti sia dentro che fuori del parlamento che sono unite tutti dall’elemento religioso.

L’argomento generale contro la legge è che i contenuti “promuovono valori femministi liberali” che sono contrari all’insegnamento islamico. Gli oppositori più conservatori della legge come il religioso islamico Tengku Zulkanain si oppongono in particolare sugli articoli dello stupro del coniuge.

Forze extra parlamentari includono varie organizzazioni civili come KAMMI, Unione di azione degli studenti islamici indonesiani, il FPI e l’alleanza d’amore della famiglia indonesiana AILA.

I membri di AILA sono in gran parte donne il cui lavoro è apertamente contro il femminismo. Fu creata nel 2013 dal MIUMI, consiglio dei giovani Ulama ed intellettuali islamici, dal KMKI, comunità delle donne musulmane per la ricerca islamica e dal INSISTS, istituto del pensiero e civilizzazione islamica.

Anche in parlamento l’opposizione si basa su argomenti morali e religiosi. La deliberazione della legge nel 2019 si ebbe nella Commissione VIII del parlamento responsabile per gli affari sociali e religiosi, emancipazione delle donne e la protezione del fanciullo e materie di disastri. Membri di questa commissione, alcuni dei quali con retroterra strettamente religioso, hanno mostrato divisioni forti sulla legge.

La fazione del PKS ha sempre rigettato la legge e chiarito che il rigetto era una posizione del partito che si basa sull’attitudine permissiva verso il sesso libero e i gruppi LGBT. La fazione ha insistito nel cambiare la formulazione della legge da “violenza sessuale” a reato sessuale. In alternativa il PKS propone la legge di Resistenza della Famiglia, RUU, che si dice necessaria per proteggere la famiglia da influenze negative. Questa legge è nella lista del programma di delibera del parlamento per il 2020.

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La resistenza nel 2019 proveniva da varie parti della commissione e membri individuali, sia uomini che donne, dei partiti nazionalisti secolari con visione conservatrice. L’acceso conservatorismo religioso ha prodotto una risposta ambivalente dei partiti. Essi vogliono apparire democratici e pluralisti ma non vogliono perdere i voti dei conservatori musulmani nelle elezioni regionali del 2020, prendendo posizioni chiare sulla legge contro la violenza sessuale.

Questo si dimostrò vero prima delle elezioni del 2019 quando i partiti nazionalisti non erano chiari sulla posizione sulla legge. In modo simile, nel parlamento, il sostegno alla legge tendeva ad essere più di individui che una posizione chiara dei partiti. E la cosa vale anche per i tre partiti che all’inizio sottoscrissero la legge, PDIP, PKB e PAN. Lo stesso Gerindra ha mostrato lo stesso sostegno ambiguo nonostante la forte difesa di alcuni individui come Sara Djojohadikusumo.

L’elezione nazionale ha portato ad un aumento di parlamentari donne, il 20% dal 18% delle elezioni del 2014, che ha fatto alzare le attese di un approvazione della legge. Ma come si sa, non ci sono garanzie che parlamentari donne sosterranno automaticamente politiche femministe. Il progresso continuerà ad avere due impedimenti: su un piano ideologico dove dominano valori religiosi e culturali e poi su un piano pratico perché la legge non è sostenuta da nessun partito.

Il tiro alla fune continua mentre i nuovi parlamentari iniziano a lavorare all’agenda del 2020. LA commissione VIII pareva riluttante persino ad includere la legge nel programma per il 2010 spingendo il Nasdem a fare pressioni per l’inclusione nel programma.

Le prospettive della legge si basano sulla capacità dei sottoscrittori a raccogliere un più vasto sostegno di base dai gruppi democratici, sindacati e studenti. L’affidarsi al solo movimento delle donne si è dimostrato troppo limitante, mentre la sua attenzione è stata divisa da altri anche importanti temi sull’agenda parlamentare, come la legge del matrimonio ed il codice penale.

I progressi in questa legge contro la violenza sessuale in Indonesia non devono essere visti come una misura di efficacia o di solidarietà del movimento delle donne, o di come lavora la rappresentanza politica delle donne nella legislatura.

Invece li si devono vedere come una cartina al tornasole dell’impegno politico di vari movimenti democratici , sia dentro che fuori del parlamento, per rispondere alla sfida del crescente conservatorismo religioso, e di affrontare l’urgenza di eliminare la violenza sessuale in Indonesia.

Anna Margret, Yolanda Panjaitan, Indonesia At Melbourne