Esercito thailandese non è istituzione sacra né al di sopra delle critiche

La strage compiuta dal sergente thailandese Jakrapanth Thomma nel centro commerciale di Korat ha costretto il capo dell’esercito reale thailandese ad uscire allo scoperto e rispondere alle critiche accese rivolte ai militari definendo l’esercito come istituzione sacra.

A scatenare la strage, come scrive Pravit Rojanaphruk su Khaosodenglish, l’imbroglio che il comandante ha dato al sergente thailandese e il rifiuto da parte di questo comandante di rimediare a questa ingiustizia.

“Il generale Apirat ha detto che sarà aperto un nuovo canale di comunicazione che permetterà ai soldati di protestare formalmente in modo anonimo se sentono che il loro comandante si approfitta di loro. I militari devono comunque rivelare la loro identità al generale Apirat.

La strage, considerata la peggiore strage di massa della storia thailandese, ha scosso il paese e fatto sorgere domande se i loro accordi di affari tra militari di basso grado ed i loro comandanti sono appropriati”.

Il generale Apirat, poi scoppiato a piangere, ed ha promesso di fare di tutto per aiutare le famiglie colpite ed ha invitato però a non criticare l’istituzione dell’esercito reale thailandese perché “E’ una istituzione sacra” i cui membri combattono per l’unità nazionale, nei disastri climatici e sono sempre in prima linea.

“Per favore non criticateli. Non usate la parola soldato sicario. I soldati si sentiranno scoraggiati per il lavoro che fanno. Nessuno al mondo vuole che accadano questi incidenti. Non criticate l’esercito. Se volete criticare, criticate me, il generale Apirat Kongsompong”.

La richiesta sociale di riforma dei militari e della fine dei grandi privilegi è forte, sia per gli enormi privilegi che la gerarchia militare ha, sia per l’impunità che copre sempre la loro azione.

Mentre si chiede l’istituzione di una commissione di accertamento dei fatti, alcune famiglie delle vittime chiedono l’autopsia sui corpi dei familiari uccisi per accertare chi abbia davvero sparato ai loro cari, se per caso non siano stati uccisi da “fuoco amico”.

Traduciamo l’articolo di Sanitsuda Ekachai sul Bangkok Post

Esercito thailandese non è istituzione sacra né è al di sopra delle critiche

L’esercito thailandese è un sistema chiuso governato da autoritarismo feudale che nutre corruzione e abuso di potere. Vero? Ditemi qualcosa di nuovo.

Grazie al capo dell’esercito Apirat Kongsompong sappiamo ora che l’esercito è anche un’istituzione sacra e come tale al di sopra della critica.

“Non accusate l’esercito” ha supplicato mentre si asciugava le lacrime per difendere l’esercito contro la rabbia pubblica alla scioccante mancanza di sicurezza dell’armeria che ha portato alla tragedia degli omicidi di massa di Korat.

“Per tutto l’incidente c’erano solo critiche dell’esercito. Voglio che sappiate che l’esercito è un’organizzazione della sicurezza nazionale, un’organizzazione sacra. Non accusate l’esercito. Non insultate i soldati”

“I militari sono un’organizzazione di sicurezza nazionale sacra” ha ripetuto. “Se volete accusare qualcuno, accusate me. Io, generale Apirat Kongsompong accetto tutte le accuse perché sono il comandante dell’esercito.”

Le lacrime, la pausa drammatica per trattenere l’emozione. La voce incerta di tristezza. Il capo dell’esercito voleva mostrare il proprio dolore che però gli si è ritorno contro.

Qualunque fossero le sue intenzioni la mostra di tristezza del generale si è manifestata come autocommiserazione. Non è questo quello che la pubblica opinione vuole vedere dal capo militare. Né lo si vuole vedere dare un taglio alla tragedia che ha fatto tante morti con un pianto o con un invito ad accusare lui, un invito ad un’immensa immolazione.

Articolo collegato  Mortale coronavirus mette a nudo gli scuri affari dei militari thailandesi

Un paese scioccato non ha bisogno di un tale dramma, ma di una manifestazione di responsabilità e obbligo di rispondere. Il paese vuole che i militari risolvano i problemi di sicurezza nei loro campi per prevenire future tragedie. Il paese vuole che si ponga fine alla annosa corruzione interna e agli abusi di potere.

La gente è scocciata, e furente. Così tanti scandali nei campi militari, le tante morte di reclute e giovani ufficiali per vedere questi crimini insabbiati.

Ora 29 persone sono state uccise dalla pazzia di un soldato e dalla negligenza e trascuratezza dell’esercito.

L’ultima cosa che il paese vuole sentire è di dover essere grati ai militari e tenere la bocca chiusa perché l’esercito è una istituzione sacra.

La gente vuole che il capo dell’esercito risponda alle loro domande. Perhé è così facile rubare le armi da un’armeria? Perché mai il sicario è riuscito ad andarsene dal campo senza essere fermato? Perché non è stato immediatamente inseguito il soldato impazzito? Il sicario ha impiegato almeno tre ore per arrivare al centro commerciale Terminal 21 dove ha iniziato la sua sparatoria. Quasi tre ore. Non era sufficiente a fermare il sicario? Perché non è successo?

Per contro ci viene fatta la lezione su quanto siamo in debito per i sacrifici dei militari per servire il paese. Il capo dell’esercito ha anche rigettato le critiche generali della gestione della strage da parte dell’esercito da uno dei suoi uomini.

“Nel momento in cui ha tirato il grilletto, è diventato un criminale, non più un soldato” ha detto il generale nello spiegare perché i militari hanno lasciato alla polizia la gestione della violenza.

La gente è furiosa per quello che considerano una debolissima scusa e la mancanza totale di responsabilità. Ha fatto infuriare l’insensibilità del primo ministro Prayuth quando è andato a Korat dopo la strage.

Se il capo dell’esercito voleva smorzare la rabbia pubblica ha finito per buttare benzina sul fuoco. Si è rammaricato per qualcosa? Il giorno dopo il generale Apirat ha accusato i critici. “Persino i cani dei militari sono grati all’esercito”, che vuole solo dire che i critici dei militari sono peggio degli animali.

Di tutte le sue oltraggiose dichiarazioni, la più illuminante e la più pericolosa è stata la dichiarazione che i militari sono una istituzione sacra.

Ha usato la parola Sak Sit, i poteri soprannaturali che domandano reverenza e totale sottomissione. Non serve dire che la mancanza di rispetto o la violazione di tale santità meritano la pena che può includere la morte.

E’ questa percezione di sé, o potrei dire l’illudersi, ad essere dietro l’intervento persistente dei militari nella politica e la violenza senza restrizioni contro i dissidenti che considerano “peggiore degli animali”?

Sfortunatamente i militari non sono la sola organizzazione n Thailandia che opera come uno stato feudale senza controlli sul potere. Al pari dei militari il clero opera come un sistema chiuso autoritario con una stretta gerarchia feudale. I loro sistemi opprimono i membri più giovani mentre la critica è tabù. La differenza è che quando il clero non comanda più la fede pubblica il loro potere scema. Ma i militari hanno le armi per mantenere il loro nudo potere.

Articolo collegato  La legge contro la violenza sessuale in Indonesia tra valori e politica

Anche la polizia opera con un sistema castale autocratico al cui livello più basso della gerarchia ci sono gli ufficiali non incaricati che sono spesso trattati come lo sporco. Chi esce dalle accademie di polizia o militari sono i signori e possono accedere alla sommità.

E’ una pura coincidenza che queste tre autocratiche organizzazioni sono piene di corruzione, abuso di potere e violenza? E’ questa la ragione che resistono con forza alla supervisione esterna e alle richieste di riforme per proteggere il loro potere?

I militari promettono di indagare e cambiare i progetti delle case dei militari e punire gli ufficiali corrotti. Bene. Il nocciolo del problema è il sistema chiuso ed opaco che alimenta corruzione ed abuso. Punire gli individui mentre si protegge il marcio strutturale è solo ipocrisia.

La strage di Korat e come i militari la trattano devono spingerci a guardare alle ripercussioni della cultura militare e alla dittatura militare sulla nostra società.

Censura, sottomissione al potere, un sistema stretto di anzianità, conformità, nonnismo e altre forme di violenza come pene, il sessismo: tutto è parte di una cultura dei militari che pervade ogni aspetto della vita. Non diamo tutte le speranze all’istruzione per cambiare, perché il principale meccanismo dello stato è di indottrinare la società con la cultura e l’autoritarismo militari.

Dopo il golpe del 2014, il militarismo è diventato più forte di prima nella macchina statale insieme al crescente ultranazionalismo. L’addestramento militare e paura dei soldati iniziano sin dalle elementari. I docenti adottano di tutto cuore il potere e la disciplina stile militare per tenere gli studenti. La burocrazia continua a sfornare leggi draconiane per rafforzare il proprio potere e zittire la popolazione, mentre i militari continuano a riportare indietro decentralizzazioni e a punire i dissidenti.

Nel frattempo, la politica sotto la guida militare rompe di continuo gli standard etici ed abbraccia il doppio standard, chiudendo gli occhi su ciò che è giusto o sbagliato. Sono frequenti i commenti razzisti e sessisti dagli uomini in verde. E nonostante la durezza dell’economia la libera spesa dei militari continua imperterrita. Molti credono che la furia pubblica generale è una bomba ad orologeria pronta ad esplodere.

Apirat crede che i critici dei militari e del suo governo non sono patriottici. E’ falso come è falso che i militari sono una istituzione sacra .

I militari ed il loro governo sotto una sottile patina di democrazia elettorale non sono la nazione. La critica non è non patriottica. E’ il dovere dei cittadini attivi che hanno a cuore il paese.

I militari fanno bene ad essere orgogliosi della loro professione. Ma è ancora una professione, non l’incarnazione della santità a cui chi paga le tasse deve sottomettersi e rischiare la pena per aver disobbedito, come durante il feudalesimo.

Questo è il ventunesimo secolo. Come ogni organizzazione fissa in tradizione vecchie, l’esercito deve adeguarsi ai tempi. Un buon inizio è rispettare la voce della gente. Rendere trasparente e rispondente il sistema è anche fondamentale se il paese vuole porre fine all’autoritarismo e raggiungere l’equità.

Trattare la corruzione nel clero e nella polizia è un’altra grande sfida per la Thailandia. Non finirà se continuano come organizzazioni militarizzate. Ma c’è speranza di cambiamento se i militari fanno strada attraverso la trasparenza e la partecipazione della comunità per riportare monaci e polizia alla gente. Questo è capacità di comandare e patriottismo.

Il futuro della Thailandia è grigio davvero se la gente che ha potere crede di essere sacra, al di sopra della critica, se opprimono chi non ha potere e tratta i cittadini che criticano come peggiori degli animali.

Santsuda Ekachai, Bangkokpost