Bangkok Metropolitana, tra confusioni del governo e lotta al coronavirus

Mentre il governo thailandese pasticcia molto con le regole e decreti per limitare il contagio da Coronavirus, molte province e città fanno propri regolamenti di ostacolo alla diffusione del Coronavirus, come testimonia l’ultimo atto della Autorità di Bangkok Metropolitana.

Iniziamo dai pasticci e dalla confusione, come li descrive il SCMP, che il governo ha fatto con le regole di immigrazione che valgono sia per gli stranieri che intendono andare in Thailandia, o che devono fare solo lo stop a Bangkok Metropolitana senza uscire dall’aeroporto, quanto per i thailandesi all’estero che intendono tornare dalle capitali europee.

A tutti è richiesto di presentare un certificato medico, di massimo 72 ore prima, in cui si attesti la negatività al Coronavirus, la abilità a volare ed una lettera dall’ambasciata thai nel loro paese.

Per gli stranieri significa che è praticamente impossibile andare nel paese del sorriso perché è pressoché impossibile fare il test per cittadini che non mostrano sintomi risalente a 72 ore prima.

La cosa è ancor più assurda per cittadini thailandesi che vogliono tornare a casa e che hanno preso d’assalto le proprie ambasciate per sapere cosa fare.

Una discrepanza nella traduzione di un documento del CAAT, l’ente dell’Aviazione Civile Thailandese ha creato molte incertezze.

“La versione Thai dell’ordinanza del CAAT dice che i passeggeri stranieri hanno bisogno di un certificato che mostri “un test di conferma di non avere COVID-19” mentre la versione inglese dice che il documento deve dire che i passeggeri “non pongono rischi di essere infettati”. Successivamente arriva la chiarificazione secondo cui è necessaria una conferma di un test negativo per i viaggiatori stranieri. E’ la portavoce del ministero della sanità a dire che un certificato medico deve includere un test al COVID-19 con risultato negativo. “Il metodo varierà da paese a paese”

“Non si capisce per quale ragione, le autorità thai pensano che i dottori non sono già abbastanza indaffarati a salvare vite. E loro mandano folle di cittadini thai che vogliono solo tornare a casa in ospedali e cliniche sovraffollate” dice un thailandese che voleva tornare a casa

Articolo collegato  Indonesia, paese che deve ancora registrare il primo caso di coronavirus

“Come uno dei tanti thai ho fatto varie chiamate alle cliniche private a Londra. La mia prima prenotazione me l’hanno cancellata perché non necessaria. Un’altra mi ha riso in faccia dicendo che non hanno mai sentito di persone sane, che non hanno sintomi e che vogliono essere visitati. Poi i certificati non sono rilasciati immediatamente dopo la visita ma ci possono anche volere una decina di giorni.”

Oltre alla questione se sia possibile vietare ad un cittadino thailandese l’entrata nel proprio paese, non sarebbe meglio, se si intende chiudere le frontiere ai viaggiatori, dire quello che si deve invece di confondere annunciando decreti che poi vengono revocati per essere poi riconfermati, evitando anche un superlavoro alle ambasciate nei vari paesi?

Photo: Ton Panon Leelamanit

Il focoso premier Prayuth, che non ama essere contraddetto, a chi gli ha chiesto se queste misure in realtà non chiudessero le frontiere ha risposto:

“Perché devo tradurre le mie parole di nuovo in Thai? Ho appena detto che gli stranieri che entrano in Thailandia devono presentare i loro certificati sanitari”

La realtà è un continuo cambiamento di opinione, umori, gelosie da prima donna, che fanno capire che questo governo non sa proprio cosa fare e non riesce a coordinarsi neanche tra i ministri, come mostrato dallo scandalo delle mascherine che non si trovano.

Il politologo Thinithan Pongsudhirak scrive sul Bangkpost:

“Mentre il governo guidato dal premier Prayuth Chanocha ha perso il quadro complessivo, non sorprende che le province di Uthai Thani e Buriram si siano ritirati audacemente in un blocco che si sono imposto a riflettere l’incompetenza del governo nazionale. Questo ha implicazioni notevoli per la decentralizzazione ed il governo in uno stato thai unitario gerarchico guidato dall’alto. Se queste province finiscono per gestire più efficacemente il COVID 19 di quanto fa il governo thai, la richiesta di decentralizzazione con elezione diretta dei governatori si farebbe più forte.”

Articolo collegato  Natuna per la quarantena degli evacuati del Coronavirus indonesiani

Mentre i casi totali al 21 marzo sono saliti a 411 con 89 nuovi casi e con la prima persona deceduta, il governatore di Bangkok Metropolitana, Aswin Kwanmuang, che non è eletto ma fu nominato dalla giunta militare, ha imposto una propria ordinanza in cui chiude grandi centri commerciali, istituzioni educative e luoghi di intrattenimento per 22 giorni fino al 12 aprile.

Il Prachathai dà una lunga lista in cui si indicano SPA, centri di massaggio, centri per la perdita di peso, servizi per animali domestici, centri estetici e di gioco per giovani, Internet Cafe, piscine, palestre, stadi per la Box thailandese e combattimento dei galli, saloni di tatuaggio, corse dei cavalli, servizi per l’infanzia e gli anziani a casa, mercati, grandi magazzini tranne dove si vendono alimentari e farmacie, mercati di amuleti. Sono state chiuse istituzioni educative di ogni grado, istituzioni religiose e di addestramento al lavoro.

Bangkok Metropolitana ha chiesto alle imprese di permettere il lavoro da casa, di ridurre il numero di persone per ufficio mediante turni di lavoro o lavorare su giorni alterni, mentre ha chiesto a chi vende alimentari di allungare il proprio periodo di apertura e ai ristoranti di diventare ristoranti di asporto.

Degli 89 nuovi casi di oggi 21 marzo, annunciati dal ministero della sanità, 56 sono legati ai casi precedentemente trovati, tra cui 32 sono stati infettati proprio negli stadi della box, 6 tornavano dal raduno religioso in Malesia ed 11 erano in stretto contatto con persone già positive. Di queste 11 la maggioranza risiede nel Profondo Meridione Thailandese.

38 degli ultimi casi annunciati sono nuovi compresi 12 arrivati dall’estero, sei che lavoravano con turisti ed altri 20 ancora sotto indagine. Tra queste venti c’è l’attrice Nichaphat Chatchaipholrat.

Dei 50 annunciati ieri 20 marzo, molti erano andati allo stadio della Box o nei centri di intrattenimento notturno, in maggioranza giovani in età lavorativa ed un bambino di sei mesi.

Sono stati due giornate di picchi notevoli che allarmano e non poco tutta la comunità. Ma ad allarmare e preoccupare di più è l’incompetenza, la mancanza di coordinazione e di risposte degli attori sulla scena.