Pandemia del COVID-19 in Thailandia: quando i militari non servono

La pandemia del COVID-19 in Thailandia ha colto sulla difensiva il governo del Premier Prayuth che ha dovuto improvvisare mentre crescevano rapidamente i casi confermati nel paese.

Da quanto il virus ha colpito il paese agli inizi di marzo, il numero delle infezioni si è alzato a raggiungere 1045 casi il 26 marzo, un numero destinato a crescere ancora.

Pandemia COVID-19 in Thailandia Pattani
Photo: Tuwaedaniya Meringing, AFP

Confusione, disinformazione e disordine governano sin dall’inizio dell’epidemia nel Wuhan all’inizio di quest’anno.

Il governo che ha una solida conoscenza in materia di sicurezza sa troppo bene che un’epidemia di malattia non è una minaccia alla sicurezza di tipo tradizionale. Queste minacce possono fare male alle persone, cambiare il corso dell’economia e cambiare persino la stabilità politica. La politica ed il piano della sicurezza della durata quattro anni della Thailandia furono rilasciati a novembre 2019 ed in esso si affrontano minacce fondamentali non tradizionali come il traffico di persone, la schiavitù ed il crimine transnazionale. Hanno però scritto solo poche righe alle nuove malattie nella discussione e pochi dettagli su come gestire queste malattie. La pandemia del COVID-19 ricorda con durezza che il paese ha un dannato bisogno di rivedere le proprie politiche.

La Thailandia ha avuto l’opportunità di fronteggiare minacce non tradizionali, ma ha messo in modo consistente soldi e risorse su questioni di sicurezza più tradizionali.

La finanziaria del 2020 assegna 3 miliardi e mezzo di euro al ministro della difesa ma appena 800 milioni al ministero della sanità. Il primo ministro ha 15 miliardi e mezzo di euro da usare a propria discrezione, dei quali 2,8 sono riservate per emergenze come lo scoppio di malattie. Ma la potenza finanziaria a disposizione non è la sola risposta a tali minacce di sicurezza.

Le strutture e i mezzi militari servono nell’affrontare gli scoppi delle malattie ma solo fino ad un certo punto.
All’inizio le strutture di ricezione presso la base navale a Sattahip riuscirono a sistemare i 138 thailandesi che erano stati evacuati da Wuhan per la quarantena di 14 giorni, ma si sono dimostrate inadeguate a tenere le migliaia di lavoratori thai tornati dalla Corea del Sud. Le strutture furono chiuse quando il governo cambiò piano decidendo di inviare in quarantena domiciliare gli emigrati thai in Corea da aree ad alto rischio.

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La cattiva opera di intelligence ha implicato che non è riuscita a tenere traccia dei tanti emigrati che non hanno cooperato con la quarantena domiciliare.

Non c’è bisogno di dire che i militari non sono la migliore agenzia di gestione di scoppi di malattie. Una delle fonti di maggior diffusione del contagio nelle ultime settimane è stato lo stadio della Box al Lumpine Park che è gestito dall’esercito.

Il generale Rachit Arunrangsi, direttore generale del dipartimento Welfare dell’esercito, è stato infettato dal virus mortale dopo aver organizzato un grande incontro il 6 marzo, due giorni dopo che il governo raccomandava di non tenere grandi raduni. Prima del Match i generali fecero disinfettare lo stadio, ma fu chiaramente incurante del fatto che molti tra le migliaia dei fan quel giorno erano infettati del video. Il risultato è stato che centinaia di casi confermati sono legati allo stadio della box.

Quello che i militari hanno fatto fu di aiutare a pulire le strade di Bangkok. Il comandante dell’esercito generale Apirat Kongsompong si unì alle truppe per spargere gli antisetticidi il 23 marzo, una pura mossa pubblicitaria con effetti psicologici.

I guerrieri reali in questo caso sono i lavoratori della sanità ed i medici thailandesi. Sfortunatamente mancano dell’equipaggiamento necessario di protezione individuale, l’armatura di scelta nella guerra pericolosa contro la pandemia. Il bruttissimo stato delle cose è la conseguenza di politiche cattive e di cattiva gestione.

Immense quantità di mascherine sono state esportate mentre si esaurivano negli ospedali e sul mercato. Il direttore generale del dipartimento del commercio interno del Ministero del commercio, Vichai Pochanakit, è stato spostato in una posizione periferica a causa di questo fiasco.

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Mentre il governo ha detto di avere sufficienti risorse per fronteggiare la situazione, molti grandi ospedali si appellano a donazioni di soldi e mezzi. I tre ministeri importanti per combattere il virus sono diretti da ministri di tre partiti diversi della coalizione di governo.

Il Ministero della sanità è diretto dal Bhumjaithai Party, il ministero del commercio dal Partito Democratico e le finanze dal Phalang Pracharat. I politici si accusano l’un l’altro per la mancanza di mascherine per permettere ai loro amici e associati di manipolare il mercato.

Sono fondamentali le linee di comando e di comunicazione. La scorsa settimana tre autorità locali annunciarono una serie di blocchi: 16 marzo a Buriram, 17 marzo a Uthai Thani e 20 marzo a Nakhon Ratchasima. Il 21 marzo il governatore di Bangkok annunciava il blocco della capitale in modo dettagliato e veloce persino mentre il governo centrale prevaricava sulle sue risposte.

Quando il governatore di Bangkok ha annunciato il blocco di Bangkok il 21 marzo, è stato velocemente richiamato all’ordine dal portavoce del governo centrale che ha definito il blocco di Bangkok come fuorviante.

Incontro Muay Thai Lumpini PArk ottobre 2019

Il 24 marzo il governo Prayuth annunciava la propria decisione di istituire un centro di emergenza per la pandemia per poi spostarlo al 26 marzo dopo una prolungata confusione sulle misure di blocco del paese. Alla fine le risposte caotiche a differenti livelli del governo hanno creato un’altra serie di problemi. Massicci spostamenti ad uscire da Bangkok per scappare dal blocco hanno accelerato la diffusione della pandemia.

Il governo Prayuth si trova davanti a critiche dure per la sua debole gestione della crisi. In termini di gestione della crisi COVID-19 il governo è alle corde. Per riprendersi ha davvero bisogno di un piano efficace e totale per proseguire la battaglia contro sfide della sicurezza non tradizionali.

Supalak Ganjanakhundee Visiting Fellow in the Thailand Studies Programme, ISEAS – Yusof Ishak Institute