Distanza sociale è il metodo indonesiano per combattere il COVID-19

Il presidente indonesiano Joko Widodo pensa a regole più decise nel restringere la mobilità sociale e la distanza sociale dopo che uno studio presentato al governo ha pronosticato la morte di 140 mila persone a entro maggio se non saranno prese azioni decise.

Dagli inizi di marzo ad ora si è passati nell’arcipelago da zero contagi a 1414 e 122 morti, e questa ultima cifra è la metà dei morti di tutta la regione del Sudestasiatico.

Sulle cifre reali dell’epidemia in Indonesia c’è un forte dibattito perché il paese ha sempre negato la presenza della malattia facendo per altro pochissimi test sulle persone.

L’epicentro apparente dell’epidemia è Giava ed in essa Giacarta che ha dichiarato lo stato di emergenza, chiudendo scuole e luoghi di svago, lontana però dall’isolamento che gli amministratori della città chiedono al presidente che comunque vuole implementare maggiore applicazione di limitazione alla vita sociale e alla distanza fisica.

Il governatore di Giacarta, Anies Baswedan, ha detto di dubitare del conto delle morti fornite dal governo e che secondo notizie ricevute dagli ospedali di Giacarta i morti sarebbero 283.

“Ci sono tante analisi da fare e numeri piccoli di persone controllate” ha detto il governatore di Giacarta che chiede a Jokowi di agire con più urgenza. “Gli ospedali ci dicono che molti loro pazienti hanno una malattia contagiosa ma non la chiamano COVID-19”

Anies Baswedan chiede al presidente di istituire un blocco almeno di Giacarta che rappresenta il centro politico, economico ed amministrativo di un’area densamente popolata.

“Giacarta ha bisogno di chiudere le attività sia dentro che fuori, e gli arrivi di persone da dentro e fuori Giacarta” ha detto Anies Baswedan, ma a decidere sul blocco è comunque il presidente.

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Le cifre ufficiali dicono 74 morti a Giacarta, contro le cifre degli ospedali di 283.

Lo studio presentato ha allarmato il presidente che avrebbe secondo gli esperti tre scelte di intervento. Nel caso di un intervento forte si parla di livelli di analisi significativi e di rendere obbligatoria la distanza fisica, mentre nel caso di un intervento debole si rende opzionale la distanza sociale e si limitano gli assembramenti. Ma in questo caso il conto dei morti si prevede possa essere di 140 mila con 1,5 milioni di infettati.

Sono comunque stime caute secondo gli esperti che sottolineano la carente struttura sanitaria del paese, dai letti degli ospedali, al personale medico alla terapia intensiva.

Sull’isolamento ed il blocco a livello nazionale Jokowi ha mostrato il proprio scetticismo preferendo, come più adatto il distanziamento sociale, per evitare le scene di folle oceaniche che fanno ritorno, in ogni possibile modo, nelle loro province di origine.

“Alcuni hanno sollevato la domanda sul perché non abbiamo scelto la politica dell’isolamento. Devo dire che ogni paese ha differenti cultura, carattere e disciplina e quindi non abbiamo scelto quel percorso” ha detto in un messaggio televisivo in cui erano presenti tutte le autorità.

“Quindi il modo più pertinente di andare avanti per il nostro paese è adottare misure di distanza fisica. Se ce la facciamo ad applicarle sono certo che possiamo prevenire la diffusione del virus”

La disciplina nell’applicare la distanza sociale sarebbe perciò fondamentale.

“Un isolamento non è stato considerato perché significherebbe chiudere regioni e ci sarebbero implicazioni economiche, sociali e di sicurezza. Non potrebbe essere applicata sempre” ha detto un esperto del presidente Wiku Adisasmito. “Deve essere fatto mentre tantissimi vivono con paghe giornaliere e questa è stata la considerazione maggiore del governo nel fare le politiche.”

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Significherebbe fermare l’economia nazionale, ha sottolineato il ministro dell’interno che ha ricordato che un isolamento di una regione è compito del governo nazionale e la cosa è stata ricordata ad Anies Baswedan, governatore di Giacarta.

Il blocco di Giacarta infatti ricadrebbe del tutto sull’economia di tutto l’arcipelago ed è una situazione che nessun ministro vuole prendere in questa fase.
“Un blocco su tutta l’Indonesia non credo sia necessario perché colpirebbe la stabilità economica. Si riducano le attività dove le persone si radunano, come uffici, università, e scuole” ha detto il vicepresidente del parlamento indonesiano.
Di contro il governo ha chiuso l’arcipelago agli stranieri vietando anche solo di fare transito sia per via aerea che via mare.
“Il presidente ha detto di rafforzare l’attuale politica. Saranno temporaneamente fermate le visite ed i transiti di tutti gli stranieri sul territorio indonesiano” ha detto Retno Marsudi, ministra degli esteri, che ha specificato che non sono toccati i permessi di lavoro e diplomatici che comunque avranno un protocollo sanitario a cui aderire.

Comunque è Giacarta a subire il colpo maggiore di questa epidemia ed ha finora esteso le restrizioni fino al 19 aprile.