INDONESIA: la ricca Bali e le differenze economiche

Su una grande isola a sudest dell’isola di Bali, Ibu Astuti passa i giorni intrecciando foglie di palma di cocco per fare i delicati cesti chiamati canang, che, varie volte al giorno, le donne sistemano sugli altari dei templi del villaggio. E’ una tradizione Hindu che ammalia i visitatori a Bali. Ma differentemente delle donne di Bali che beneficiano del lavoro nell’industria turistica forte di Bali, Astuti non vede quasi nulla di quella ricchezza. Diversamente da Bali, la terra natia di Astuti a Nusa Penida ha pochissime infrastrutture. E’ un’isola collinosa e secca con poca acqua potabile, e i suoi abitanti si affidano sulle isole vicine per gli alimenti. Ci sono pochissimi lavori e poche scuole. Sono cose comuni i problemi di pelle, la malnutrizione e le infezioni respiratorie.

Il forte contrasto tra queste due isole, Bali e Nusa Penida, separate appena da una corsa in barca di 90 minuti, illustra una differenza di ricchezza che è una delle più forti nel sudest asiatico. Sebbene il numero di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà a Bali è tra le più basse dell’arcipelago, meno del 5%, Bali si trova proprio vicino le isole di Nusa Tenggara dove, secondo le statistiche ufficiali, un quarto della popolazione è povera.

Nello sporco cortile vicino casa aperta a tutte le intemperie, Luh Rumi dondola la sua piccola Ketut di appena 7 mesi, che si gratta distrattamente degli sfoghi rossi sulla testa. Rumi pensa sia un’allergia, ma non può permettersi di portarla al dottore a Bali, dove tante cliniche dai pavimenti lustrati sono affianco a ristoranti d’alta classe dove giungono le tante personalità indonesiane.

Mentre in tanti cenano con le prelibatezze che il mare offre, Astuti, Rumi e i loro vicini si arrangiano con cassava e mais, le coltivazioni principali di questa isola arida. Nelle vicinanze, sulla spiaggia nera meta delle barche veloci da Bali, ragazzini mocciosi vendono collanine di conchiglie ai turisti alla moda per potersi pagare la scuola.

Il rapporto delle Nazioni Unite dice che metà della popolazione indonesiana vive con meno di due dollari al giorno, mentre in Thailandia è il 26% della popolazione. La classe media sta crescendo velocemente, ma per il momento la sua capacità di spesa è appena al di sopra di quella dei poveri, tra i due e i venti dollari al giorno. Nel frattempo la frazione più ricca beneficia delle connessioni politiche ed è risaputo che saccheggia le risorse nazionali naturali.

Per gli analisti una grande diseguaglianza è tipica nelle nazioni in via di sviluppo dove il governo è preda delle elitè politiche. “Ora tutti si beano di combattere le ineguaglianze, ma non c’è nulla nelle loro politiche che le affronta” dice Wimar Witoelar, commentatore politico e portavoce del già premier Habibie. “Perché ora ci muoviamo come il granchio, due passi in avanti e tre indietro. Economicamente siamo un mercato attivo, abbiamo bisogno di immettere un governo migliore così che sempre più persone possano goderne.”

Proprio il tema di migliorare il governo per trattare con una crescita rapida e la globalizzazione faceva parte della discussione del Forum economico Mondiale sull’East Asia, dove personalità del mondo degli affari, del governo e della società civile hanno discusso sul come raggiungere gli obiettivi fissati dall’ONU sul Millennium Development Goals, uno dei quali è dimezzare la povertà entro il 2015. “Ce la facciamo a raggiungere l’obiettivo ma saranno necessari grandissimi investimenti, in infrastrutture e nel campo sociale” dice Rajat Nag della Asian Development Bank.

L’Indonesia ha fato dei progressi sulle infrastrutture con le partnership pubblico privato ma i programmi sociali hanno ancora tanta strada da fare, nota il vice presidente Boediono. Disoccupazione persistente ed un grande mercato del lavoro informale stanno strozzando l’innovazione e la produttività, secondo Il Rapporto Indonesiano sulla Competitività redatto dal World Economic Forum. Nota anche profondi problemi strutturali come l’alta mortalità infantile e la malnutrizione che minacciano la competitività della nazione.

“La crescita non farà scomparire alcuno di questi problemi e potrebbe davvero esacerbarne altri” dice il rapporto “Con un quinto della popolazione in condizioni di estrema povertà e metà appena sopra la soglia, l’ineguaglianza crescente e i prezzi alti per alimenti, combustibile e gas, c’è il rischio di agitazioni sociali”

Secondo Brian Gallagher, responsabile della ONG United Way Worldwide che lavora nello sviluppo delle comunità, la prosperità economica stimola l’istruzione, la stabilità finanziaria e stili di vita salutari ma il solo fattore mercato, pensa, non crea da solo equità. Il presidente indonesiano Yudhoyono si è sforzato tantissimo nel parlare di crescita inclusiva nei recenti summit, illustrando il desiderio del governo di superare le disparità di reddito e assicurare uno sviluppo sostenibile e la sicurezza alimentare. Ma qualcuno afferma che il governo invece rende prioritario gli investimenti a scapito di questi obiettivi.

“Se la componente della sostenibilità non è inclusa nelle misure della crescita di una nazione allora la crescita di lungo termine non sarà mantenuta. Il capitale più importante indonesiano sono le sue risorse naturali, il punto da cui dipendono la crescita della nazione e la formazione del reddito di milioni di persone.” dice Abdul Halim, direttore indonesiano del programma marino presso The Nature Conservancy, attualmente al lavoro col governo indonesiano essenzialmente nella parte orientale lontana per instaurare un’area marina protetta che sosterrà l’attività economica tardizionale e allo stesso tempo permettere le attività di conservazione.

A Nusa Penida, l’isola dove vive Astuti, queste aree ammettono la pesca sostenibile e la coltivazione di alghe che dà lavoro a centinaia di lavoratori di Penida e alle isole sorelle Ceningan e Lembongan. “Le comunità sono coinvolte in cooperative e sono capaci di produrre alghe di alta qualità ottime per l’esportazione” dice Rili Djohani,, direttore di Coral Triangle Center, che dirige le iniziative di conservazione nelle isole.

L’Indonesia è la più grande produttrice di alghe dell’area con 3 milioni di tonnellate nel 2010 e con le esportazioni che si prevede debbano raddoppiare nel 2011, mentre il governo raccoglie la crescente domanda cinese per l’impiego nei cosmetici, carne e farmaci. Ma un’economia che si regge sulle ricchezze del mare pone sempre più problemi ad un’area minacciata da degrado ambientale.

Made Wati dice che quando è molto umido, le alghe si seccano molto lentamente ed inoltre fioriscono durante la stagione umida, mettendo in pericolo la qualità del raccolto. Infatti la rigenerazione dello stesso ceppo di alghe su se stesso pone le basi dello sviluppo di una malattia, ais ais, che attacca l’alga stessa e la fa decomporre. Secondo Agency for Internationa development, i contadini poveri provano a crescere le alghe durante tutto l’anno per non dover comprare sementi nuove, cosa che richiede nuovi capitali.

Al World Economic Forum, si è discusso del bisogno di sostenere programmi che migliorino la resa e l’irrigazione e di fornire ai contadini un accesso migliore al mercato. L’agricoltura impiega il 40% della forza lavoro indonesiana ma è anche il settore dove si registra la più alta incidenza della povertà. “Da tanto tempo le alghe sono il fattore di maggiore entrate per i contadini a Nusa Penida e rappresenta uno degli esempi di quello che voglio dire quando dico che la conservazione deve dare benefici alla gente.” Vuol dire assicurare che le aree abbiano una buona qualità di acqua, che siano lontane da pratiche distruttive quali la pesca con dinamite che danneggia la fertilità del mare.

I politici dicono di riconoscere l’importanza di migliorare le condizioni di vita nelle aree remote e sottosviluppate, come Nusa Penida, ma i loro sforzi devono ancora riuscire a convincere Wati. Durante il periodo del raccolto lei vive in una capanna sulla costa di Lembongan col marito la figlia tredicenne che lavora con le alghe. Dice che è una vita accettabile ma non priva di paure. “L’economia indonesiana è in crescita ma non riusciamo ancora a raggiungere i nostri obiettivi. Dobbiamo lavorare ancora per la mera sopravvivenza”

dal Blog di Sonia Schonhardth