LAOS: Vang Vieng e la discesa lungo il fiume su un gommone.

Siamo in una cittadina laotiana, Vang Vieng, incastonata in una delle tante valli laotiane sulle rive del fiume Nam Song, ad quattro ore di bus da Vientiane, la capitale del Laos, l’unico stato del Sudest Asiatico a non essere bagnato dal mare. Sono in tanti i turisti che visitano la cittadina ogni anno per lanciarsi su tubo di gomma sulle rapide del fiume Nam Song e per fermarsi a bere lungo i bar che si stendono lungo il fiume. E’ diventato nel breve volgere di qualche mese il posto dove andar per tutti i giovani con zaino in spalla per divertirsi un po’.

Era tutto cominciato per offrire un momento di relax dopo una dura giornata di lavoro, ma ora il forte influsso dei turisti e le differenti abitudini e costumi occidentali rispetto a quelli del posto stanno cambiando il volto di Vang Vieng.

L’uomo che iniziò questa moda è il proprietario di una azienda agricola biologica, Thanongsi Sorangkoun, che nel 1999 comprò alcuni tubi in gomma per i turisti volontari che lavoravano nella sua azienda e che così potevano rilassarsi scendendo per le rapide del fiume. Iniziò a suo dire una corsa: “Dopo un mese ogni guesthouse e compagnia turistica compravano dei tubi grandi in gomma, altri compravano Kayaks. Sono stati costruiti bar lungo il percorso e il comportamento di tutti è molto cattivo. Non rispettano alcuna legge o regolamento, non ci sono ispezioni e controlli. Due anni fa era un vero paradiso.”

Nei bar lungo le rive del fiume la musica è sempre ad alto volume per quasi tutto il giorno, alterando la tranquillità dell’area e della azienda. Rifiuti vengono lasciati dappertutto, i turisti sono scarsamente vestiti ed hanno atteggiamenti di affezione che sono in forte contrasto con quello dei laotiani.

Anche un altro coltivatore, Sengkeo Frichitthavong, che possiede un’azienda a sette chilometri dalla cittadina, è scioccato dagli effetti di questo sport e del turismo che ha generato. “Sta distruggendo la città e stiamo perdendo la nostra cultura.. il rumore, la gente nuda, l’alcol che scorre, la gente che vomita e fa sesso dappertutto…” Ma è anche la mini-criminalità che comincia a nascere.

Le due aziende sono state coinvolte in un progetto “Eguale istruzione per tutti” per cui sono stati creati 30 corsi di inglese alla settimana con insegnati locali e di volontari stranieri. Uno di loro lavora alla coltivazione e alla tessitura con l’idea di usare i metodi sostenibili di coltivazione. Finora 300 volontari hanno fatto visita aiutando nell’azienda e insegnando inglese ai bambini del posto.

Frichitthavong dice: “Se volete fare qualcosa di buono potete visitare l’azienda sull’altra sponda del fiume e vedere quello che si fa di buono con i vostri stessi occhi. Non è che non ci piacciono gli stranieri”

Per Sorangkoun l’attività dello scendere lungo il fiume con i tubi di gomma non è in sé una cattiva attività, ma preferirebbe che la polizia fosse presente ai bar dove si promuove uno bere smoderato ed altri comportamenti cattivi. Dovrebbe essere compito del governo di educare i proprietari dei bar ed ai loro lavoratori nella gestione dell’alcol e a farli operare secondo regolamenti di salvaguardia. Sono solo un contadino, non un avvocato, e non ho tempo di lottare per tutto”.

Per qualcuno l’intera faccenda è un disastro in attesa di accadere. Alcol, fango, assenza totale di regole, acqua di cui non si conosce la profondità: un mix che attende soltanto di scoppiare. Ma se ci si sa limitare, è un viaggio che per molti vale la pena di fare.

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