THAILANDIA: Il prezzo che l’Asia paga allo sviluppo selvaggio

Mentre milioni di urbanizzati da uno stile di vita moderno temono per lo scatenarsi di fiumi di acqua nella capitale della Thailandia, alcuni abitanti che vivono in enclavi di un tempo passato guardano senza preoccupazione l’acqua che sale: vivono in case d’altri tempi poggiati sulle palafitte a cui sono ormeggiate barche piuttosto che auto. “Non c’è problema per loro, sono al sicuro.” dice un barcaiolo, Thongrat Sasai, mentre spinge la sua barca lungo alcuni canali rimasti che un tempo attraversavano Bangkok, procurandole il nome di Venezia d’Oriente.

Come tante terre dell’Asia battute dai monsoni, la città e i suoi dintorni hanno vissuto periodiche alluvioni sin dalla sua nascita più di duecento anni fa. Ma nei decenni recenti si sono visti cambiamenti drammatici. L’intensa urbanizzazione, il livello dell’acqua che sale a causa del cambiamento climatico stanno trasformando degli eventi duri ma sopportabili in crisi nazionale.

“In un certo senso la società tradizionale aveva una capacità migliore di coesistere con l’acqua e le alluvioni. Ora con uno sviluppo così rapido c’è un problema molto più grande.” dice Aslam Perawaiz, esperto di base a Bangkok del Asian Disaster Preparadness Center.

Per tutta l’Asia aree di densità di popolazione alta sono anche quelle più esposte alle alluvioni e agli altri disastri causati dall’acqua, secondo una analisi recente della Associated Press di mappe recenti dell’ONU. Si nota una grande convergenza su un arco di paesi che va dal Pakistan all’India fino alla Cina e alle Filippine e Indonesia passando per il sudest asiatico continentale. Non è certamente la cattiva fortuna questa. Storicamente società agrarie si sono stabilite nei bacini dei grandi fiumi continentali quali in Gange in India, il Mekong e il Chao Praya a Bangkok. Il dono dei fiumi era la terra fertile, ma il prezzo era il quasi annuale alluvione durante la stagione dei monsoni.

Fornendo alimenti a sufficienza per popolazioni in crescita, queste risaie a loro volta stimolavano la crescita di alcune delle più grandi città asiatiche da Bangkok a Kolkata. La concentrazione di risorse e ricchezze nazionali comporta che anche piccoli disastri possano avere un impatto grande. Quest’anno inondazioni forti hanno ucciso più di mille persone per tutta l’Asia, e le perdite economiche corrono a decine di miliardi di dollari. La Thailandia, che sta patendo il suo peggiore alluvione da 50 anni, ci offre un primo esempio dei pericoli della centralizzazione e dei legami rotti tra l’uomo e l’ambiente naturale. Le acque alluvionali hanno raggiunto le parti esterne della città e il governo sta facendosi in quattro per prevenire l’inondazione del centro. Il bacino del Chao Praya e le sue sorgenti al Nord fa da casa al 40% dei 66 milioni di persone. Bangkok è il cuore industriale, finanziario, di trasporto e culturale e contribuisce col 65% al PIL.

La crescita è stata spaventosa. L’area metropolitana estesa di Bangkok copre ora più di 7700 chilometri quadri continuando a mangiare a piccoli morsi la campagna circostante che un tempo agiva come un drenaggio naturale per l’acqua che scendeva dagli spartiacque montani del nord, che ora a loro volta versano sempre più acqua a causa della vasta deforestazione. Strade, centri commerciali suburbani e zone industriali, tanti dei quali ora immersi nell’acqua e col peso di perdite rovinose, creano pericolosi accumuli di acqua o la deviano in aree popolate piuttosto che lungo i tradizionali percorsi verso il Golfo della Thailandia.

Nella stessa Bangkok, le strade, dove un tempo gli abitanti odierni erano soliti giocare da bambini con i bufali, sono marcate da altissimi palazzi condominiali e da uffici affastellati. Il rapporto di spazio verde per abitante e per area è il più basso al mondo tra le grandi città. Si aggiunga il clima estremamente bizzarro, favorito dal cambiamento climatico che ha sempre di più colpito le nazioni asiatiche con tempeste, tifoni e alluvioni, tra le quali quello che colpisce la Thailandia, storicamente con un clima tropicale mite.

Inoltre il pompaggio legale ed illegale di acqua di falda, a ritmi più veloci della sua ricarica, ha compresso gli acquiferi causando un abbassamento della città da 2 a 5 centimetri. Gli scienziati prevedono che la salita delle acque nel golfo vicino come conseguenza del riscaldamento globale potrebbe combinarsi con il processo della subsidenza e mettere Bangkok sotto l’acqua per la prossima metà del secolo. Effetti di subsidenza e di penetrazione di acque salmastre avvengono a Giacarta, Saigon e Manila, dove un tifone ha causato uno dei peggiori alluvioni della capitale filippina da decenni.

Bangkok, dicono alcuni esperti con un tono da scherzo, potrebbe ritornare ad essere la Bangkok del 19° secolo: un mondo di acqua dove quasi tutti i suoi 400 mila abitanti vivevano in barconi o case su palafitta. “Le strade di Bangkok non sono strade ma fiume e canali.” scriveva Sir John Browning nel 1855. Un secolo dopo, seguendo il consiglio di agenzie di sviluppo internazionale, Bangkok cominciò a riempire i canali, eccellenti vie di fuga di acque alluvionali, per costruire più strade e combattere la malaria.

Sumet Jumsai, uno studioso e famoso architetto, dice che i primi sviluppi di Bangkok “andavano con la natura e non contro di essa”., ed aggiunge che agli inizi degli anni 80 la città era divenuta un organismo alieno che non si relazionava al suo intorno e al suo retroterra, una grande piattaforma di cemento su terra parzialmente riempita che deve soccombere alle alluvioni ogni anno.”

Si sono costruiti sbarramenti e pompe di drenaggio, ma sembra che la natura si mantenga vari passi avanti delle difese fatte dall’uomo.

“Naturalmente quest’anno il flusso è forse troppo grande per fermarlo, ma tutto sommato era meglio prima” dice Phairat Klatlek, seduto su uno sbarramento di cemento fatto male attraverso cui l’acqua corre dentro il primo piano di casa sua. Lei ed il suo marito elettricista, come la maggioranza dei vicini, aveva costruito una casa moderna attaccata alla terra lungo il canale Bangkok Noi.

Sumet sta pensando a edifici funzionali moderni che includono un campus universitario, costruito su colonne a palafitte e propone un revival di case galleggianti, mercati e passeggiate. “La filosofia che lo sottende è di ritornare a vivere con la natura come era Bangkok di anni fa.

Ma l’esperto del disastro, Aslam, dice: “Non credo si possa tornare indietro a vivere in armonia con la natura come nel passato. Sono ora necessari investimenti immensi e una pianificazione governativa a lungo termine per mitigare queste alluvioni.”

da Irrawaddy. (Sopheng Cheang, Teresa Cerojano, Pailin Wedel)