INDONESIA: Cambiamento climatico, gas serra e sviluppo. Quale strada?

L’Indonesia è una delle più grandi nazioni produttrici di gas serra al mondo che si è impegnata a tagliare le proprie emissioni.

Il governo ha confermato l’obiettivo delle proprie emissioni annunciate nel summit del G20 del 2009 ed il suo presidente ha di recente affermato che, negli ultimi tre anni del suo mandato, si dedicherà a produrre “risultati duraturi che sosterranno e miglioreranno l’ambiente e le foreste indonesiane.”

Ma sono in molti a dubitare di quanto sarà realizzato. L’obiettivo della riduzione è il taglio del 26% delle emissioni per il 2020, su cui la nazione si impegna unilateralmente, e tale impegno arriva fino al 41% con l’assistenza internazionale.

Questa è un impresa sostanziosa quando presa come dichiarazione. Ma il suo reale significato dipenderà dalla definizione della linea di fondo di “normalità”.

Un precedente documento governativo inviato all’ONU assume una crescita alta nelle emissioni in uno scenario “normale”. Rendendo questa la linea ufficiale, qualunque obiettivo di riduzione sembra meno ambizioso. La grande maggioranza della riduzione nel prossimo decennio verrà quasi sicuramente dal settore delle terre, e questa enfasi si riflette in una lista di programmi di riduzioni, annunciati lo scorso mese da iniziare e finanziare da parte del governo.

Ma se si devono fare questi risparmi sostenibili di carbonio, devono andare avanti di pari passo con un approccio più olistico per le industrie che lavorano legate alle terre. Una enfasi maggiore dovrebbe essere posta sui fattori ambientali locali, come la protezione dei corsi d’acqua, lo sviluppo economico locale che è socialmente inclusivo e nel promuovere modelli d’uso della terra che siano produttivi nei tempi lunghi, non solo economicamente vantaggiosi a breve. Il pensiero della “crescita verde” secondo queste linee è chiaro in alcune province, distretti e ministeri governativi centrali. C’è anche un nuovo motto nazionale che chiede che lo sviluppo sia “in favore dei poveri, della crescita, del lavoro e dell’ambiente”

Ma tutto ciò cozza contro la forte influenza dell’industria e di parti del governo e della burocrazia con forti e personali interessi nel lasciare le cose come sono. Questa difficile economia politica è, naturalmente, tipica della sola Indonesia. Quello che conta sul terreno è l’opportunità economica e l’applicazione delle leggi e dei regolamenti.

La protezione delle foreste e dei terreni torbosi, ad esempio, richiederanno sostanziosi incentivi economici per il mondo degli affari e dei governi locali, da realizzare possibilmente attraverso la riforma del sistema di tassazione, insieme a trasferimenti fiscali intergovernativi legati ai risultati ambientali e applicati in modo giusto con misure di regolamento, e unitamente a strategie alternative per promuovere lo sviluppo economico locale.

La sfida a lungo termine è nel sistema energetico indonesiano che sta crescendo con rapidità mentre la nazione sale lungo la scala dello sviluppo. La soluzione implica uno spostamento dal carbone al gas, l’espansione delle energie rinnovabili come quella geotermica, una migliore efficienza energetica e sistemi di trasporto migliori. Ma fare questo cambio richiede una politica di riforma che è difficile sul piano tecnico e politico, una riforma in agenda da decenni.

Saranno necessari quantità copiose di ulteriori finanziamenti: quale ruolo giocano le nazioni sviluppate nella regione nell’aiutare l’Indonesia a raggiungere i suoi obiettivi?

L’aiuto può essere importante, e tanti donatori sono attivi nel cambiamento climatico indonesiano. L’area più promettente per l’aiuto è l’area degli incentivi mirati che possono aiutare l’Indonesia a prendere le opportunità che nascono nella riforma politica e nell’accesso al finanziamento internazionale.

Sono anche importanti le opzioni di prova di implementazione, come schemi di pagamento per una migliore gestione della terra. Questo si porta dei rischi, ma potrebbero aversi dei grandi ritorni dove si identificano dei modelli di successo. Un ruolo importante nel facilitare investimenti di energia pulita lo ha il finanziamento agevolato su vasta scala attraverso la Banca Mondiale.

Ma la grande sfida nel percorso potrebbe essere il mercato del carbone. Un certo numero di nazioni sviluppate guarderanno ad investire nella riduzione delle emissioni nelle nazioni sviluppate come parte del loro impegno al cambiamento climatico.

Nelle nazioni più avanzate, la riduzione delle proprie emissioni, oltre un certo livello, giungeranno a costi più elevati del taglio stesso delle emissioni da altre parti. I costi annuali australiani per le riduzioni oltremare potrebbero essere di 3 miliardi di dollari nel 2020. Mentre l’ammontare attuale potrebbe essere minore, questa cifra è nel campo di quello per cui l’Australia potrebbe impegnarsi attraverso il suo impegno di finanziamento al clima di Copenhagen.

Altri grandi influssi potrebbero essere disponibili in tanti paesi come Giappone, Corea del Sud, Stati Uniti. Sarà naturale per queste ed altre nazioni rivolgersi all’Indonesia come colei che fornisce le opportunità di riduzione di emissione. Ma c’è bisogno di ulteriori lavori di preparazione in Indonesia prima che questo succeda.

Il commercio delle riduzione tra paesi richiede un monitoraggio affidabile, una fiducia nel panorama istituzionale, politiche efficaci ed una implementazione consistente. Dopo tutto, gli investitori vorranno la fiducia di sostenere nei fatti il cambiamento. E la posizione di guida su questo problema nella regione la garantiranno i successi che l’Indonesia sarà capace di raggiungere nell’affrontare il cambiamento climatico.

 Frank Jotzo,  East Asia Forum