Allagamenti, subsidenza e cambiamenti climatici: Bangkok sotto minaccia

L’alluvione a Bangkok continua con altri nuovi distretti allagati nei quali è diramato l’invito ad evacuare e con l’acqua che si avvicina al centro, sulla cui salvaguardia si fanno i più grandi sforzi, e minaccia di far chiudere la metropolitana, dopo aver fatto chiudere il mercato di fine settimana a Chatucak.

mae wong

Sono 12 i distretti su 50 di Bangkok che sono sotto l’acqua, l’aeroporto per i voli domestici è chiuso. I rischi nelle zone allagate sono notevoli a causa della notevole quantità di rifiuti dispersi (Bangkok ne produce 8700 tonnellate al giorno), dei ratti che circolano, dei pericoli di scossa elettrica, di diffusione di malattie trasportate dall’acqua. Il conto dei morti è salito a 420.

Nel frattempo sono arrivate 60 pompe che serviranno per asciugare la parte occidentale di Bangkok, Thonburi, che da sempre è la parte dove i sistemi drenanti sono stati meno sviluppati e dove i turisti vanno molto di meno. Certamente per Bangkok, secondo quanto sostiene il Ministro per l’Energia Pichai Naripthaphan, ci vorrà almeno un mese per smaltire tutta l’acqua.

L’acqua nelle province a nord, invece, comincia a recedere e si comincia a ripulire le città dallo sporco e dal fango, e le zone industriali che si vanno liberando, compreso il patrimonio dell’UNESCO, Ayutthaya.

Nel frattempo il primo ministro Yingluck Shinawatra, da tempo al centro delle critiche per la presunta mancanza di carisma e leadership nella guida dei soccorsi, ha annunciato un programma in tre fasi che mirano a ridare fiducia alla popolazione, a riprendersi la fiducia degli investitori stranieri, che hanno vissuto perdite notevolissime e che stanno vagliando se valga ancora la pena di restare in Thailandia, e nel lungo termine a ridare stabilità e crescita che sia sistematica e sostenibile.

La prima fase di salvataggio è da completare al massimo nei due mesi, alluvione permettendo, e sarà guidata dal ministro della giustizia, già capo del Centro Operativo del soccorso Alluvione FROC. Nella seconda fase si pone il problema della riabilitazione, di ripresa delle infrastrutture, dell’economia e della qualità della vita delle persone, di cui sarà responsabile il ministro Yongyuth Wichaidit, che è prevista durare un anno. La terza fase di lungo termine serve per ristabilire la fiducia, la stima e la prosperità della nazione e prevede che sia affidata a due gruppi di lavoro.

Il primo è Comitato di formulazione strategica per la ricostruzione e futuro sviluppo a cui partecipano anche eminenze della politica e del mondo degli affari e dal già ministro delle finanze Veerapong Ramangkura, presieduta dal ministro del commercio. La seconda è il comitato per la formulazione strategia per la gestione delle risorse idriche.

L’acqua e la sua gestione infatti si sono dimostrate essere il punto nevralgico del sistema Thailandia e di Bangkok. Al momento la gestione delle acque è diviso tra differenti agenzie e quindi differenti centri di potere: tra l’ente dell’energia elettrica, l’ente di irrigazione, la commissione reale sulle acque, la città metropolitana di Bangkok che controlla le saracinesche e le dighe attorno alla città. A queste si deve aggiungere il governo del territorio nelle varie province che spesso hanno dato permessi per costruire bloccando i canali, per impiantare zone industriali in piane alluvionali storicamente zone di ristagno dell’eccesso delle acque piovane. Se si aggiungono anche il prelievo indiscriminato e spesso illegale delle acque di falda sotto Bangkok che creano un pericolo di subsidenza, ed il cambiamento climatico che pone Bangkok come una delle maggiori città a rischio di allagamento per innalzamento del livello del mare, la situazione certamente è drammatica. Forse c’è poco da sperare per gli investitori stranieri. Di seguito un articolo della Associated France Press sull’effetto dei cambiamenti climatici su Bangkok

Bangkok sta lentamente sprofondando AFP

La capitale Thailandese, costruita sugli acquitrini, sta lentamente sprofondando e le alluvioni attuali che circondano Bangkok potrebbero essere un assaggio amaro di quello che il cambiamento climatico, a detta degli esperti, porterà. La metropoli dista circa 30 chilometri dal golfo della Thailandia dove vari esperti prevedono che il livello del mare si alzerà di circa 25 centimetri per il 2050 a causa del riscaldamento globale, unitamente al fiume Chao Praya che già ora supera i suoi livelli.

Se non si fa nulla per proteggere la metropoli, “in 50 anni la maggior parte di Bangkok andrà sotto l’acqua.” dice l’esperto della Chulalongkorn ,Anond Snidvongs. Ma non è solo il cambiamento climatico a preoccupare. La graduale subsidenza, valutata negli anni 70 di 10 cm annui, è anche causata dalla aggressiva estrazione di acqua di falda che si ha da anni per fronteggiare la richiesta di acqua da parte delle industrie e dei dodici milioni di abitanti.

Quel tasso di subsidenza grazie agli sforzi del governo di controllare il prelievo di acqua è sceso a meno di 1 centimetro all’anno e potrebbero scendere di un altro dieci percento. Anond da parte sua non è d’accordo su queste cifre ma parla di una subsidenza da 1 a tre centimetri. Tutti comunque concordano che la situazione è allarmante. “Non c’è modo di andare indietro. La città non risalirà di nuovo” dice David McCauley specialista per l’Asian Development.

Di fronte alla minacia combinata di subsidenza, dell’incremento della temperatura e del livello dei mari, la Banca Mondiale ha predetto che il rischio di allagamenti crescerà di quattro volte fino al 2050. La metropoli è tra le dieci città al mondo che si troveranno davanti i problemi più grossi con gli allagamenti delle coste per il 2070. Attualmente un sistema complesso di sbarramenti, canali, chiuse e stazioni di pompaggio mantengono a bada l’acqua che sale.

Ma il sistema non ha potuto nulla per prevenire l’ondata di acqua dal nord e per controllare l’attuale alluvione.

Dal momento che l’area che ha bisogno di essere protetta cresce e con sempre maggiori ostruzioni, l’acqua ha un numero minore di sfoghi dove andare, e in un tempo lungo Bangkok sarà sommersa dall’acqua. “C’è solo da sapere quando accadrà” dice Francoise Malle, ricercatore Francese.

Secondo gli esperti, i governi Thailandesi devono affrontare il problema dell’uso dei suoli e le sfide della pianificazione e considerare il caso di spostare le zone industriali in aree protette dagli allagamenti, se non muovere l’intera città. Secondo Anond, “Abbiamo aree dove possiamo sviluppare una nuova città che sarebbe certamente asciutta”.

Può essere uno scenario drastico ma senza dubbio Bangkok deve agir se non vuole realizzare la favola della città sommersa di Atlantide.

“La città se vuole rimanere dove si trova ha bisogno di protezioni maggiori” e sicuramente questa situazione attuale ha messo in moto dei massicci investimenti nei prossimi dieci o venti anni. La Asian Development Bank prevede che in tutta la regione ci vorranno almeno dieci miliardi di dollari all’anno per fronteggiare il rischio che pone la situazione climatica.