L’Europa e la Birmania

Il Consiglio europeo dei Ministri degli Esteri, il 26 aprile 2010, ha adottato le seguenti conclusioni sulla questione Birmana

Per primo ha riaffermato il proprio impegno come donatore nei confronti della popolazione birmana per promuovere il miglioramento delle condizioni sociali ed economiche. Poi ha richiamato le autorità birmane a fare dei passi per una transizione pacifica verso “un sistema di governo inclusivo, democratico e civile. Il Consiglio sottolinea che le sfide politiche e socio economiche che ha di fronte la nazione possono essere affrontate soltanto attraverso un dialogo genuino tra tutte le parti contendenti, compresi i gruppi etnici e le opposizioni”.

Di fronte alle elezioni indette dalla giunta birmana, che escludono i prigionieri attualmente in carcere e mette fuori legge tutte le organizzazioni che non si iscrivono alla consultazione elettorale, il Consiglio esprime la preoccupazione che la legge elettorale non permetta “elezioni libere ed eque” e che il governo deve ancora fare “i passi necessari per rendere le elezioni di quest'anno un processo credibile, trasparente e inclusivo”, mentre rinnova la richiesta del rilascio di tutti i prigionieri politici compresa la Saw Aung Suu Kyi.

A causa di ciò il Consiglio crede sia necessario estendere le sanzioni attualmente in vigore per un altro anno, sottolineando per altro la propria disponibilità a rivederle, cambiarle o rafforzarle a seconda degli sviluppi futuri. Nel frattempo, proprio per incoraggiare degli sviluppi positivi, la Comunità Europea è sempre disponibile a continuare un dialogo sia con le autorità birmane che con tutte le parti in gioco e manderà un proprio inviato speciale, Piero Fassino per un dialogo con i massimi livelli della giunta Birmana. A tal proposito una fonte diplomatica europea sostiene: “Siamo preparati soltanto per essere ricevuti ai più alti livelli, non per essere umiliati”.

Il Consiglio, oltre a supportare l'iniziativa del Segretario Generale delle Nazioni Unite, invita la giunta birmana ad un positivo rapporto con le Nazioni Unite e sostiene le dichiarazioni del 9 aprile del Presidente di turno dell'ASEAN che sottolinea l'importanza della riconciliazione nazionale in Birmania per tutta la regione e di tenere le elezioni generali in modo libero, equo ed inclusivo.

Inoltre il Consiglio dà il benvenuto alla risoluzione del Consiglio delle Nazioni Unite sui diritti umani sostenendo il rapporto dell'inviato speciale Quintana e le sue raccomandazioni per porre fine alle violazioni dei diritti umani e delle leggi umanitarie, senza però sostenere la necessità di istituire una commissione di inchiesta sui possibili crimini di guerra in Birmania.

Rimangono però alcuni lati ancora da affrontare, quali l'efficacia delle sanzioni europee, considerato il fatto che alcune nazioni non le sostengono apertamente e che inoltre esistono dei “bachi” che permettono la loro aperta e legale violazione. Inoltre da varie parti si è sostenuto come queste sanzioni in realtà non colpiscono gli interessi degli amici della giunta e i loro affari, perdendo così di forza e di peso. L'invito delle organizzazioni pro Burma e quello che l'Europa si impegni con tutti gli sforzi diplomatici possibili a portare avanti la necessità di un dialogo del regime con tutte le opposizioni e i gruppi etnici.