FILIPPINE: Considerazione sui disastri e la riduzione dei rischi

Un sisma della magnitudo 6.9 ha colpito la scorsa settimana le due province Negros e Cebu delle isole Visayas nelle Filippine centrali uccidendo almeno 35 persone. Inoltre forti scosse di assestamento ed un falso allarme di un possibile tsunami hanno causato il panico in tante città costiere. Nel frattempo la ricerca dei sopravvissuti continua e le morti sono destinate a salire.
Questo sisma è l’ultimo disastro a colpire il paese negli scorsi due mesi. Lo scorso dicembre piogge dure causarono degli allagamenti a Cagayan de Oro e Iligan nella parte settentrionale di Mindanao uccidendo più di mille persone e provocando una distruzione di case per più di 100 mila famiglie. Ad appena un mese da questa tragedia, una frana ha seppellito più di 30 persone in una piccola comunità di minatori nella Compostela Valley a Mindano Meridionale, per non citare che varie province tra Cebu, Davao, Bukidnon ed altre stanno vicendo varie alluvioni dallo scorso gennaio.

Quello che rende queste ondate di disastri da alluvioni più preoccupante, oltre le perdite di vite umane, è il fatto che non ci sono stati recenti grossi cicloni tropicali a colpire il paese e a generare alluvioni e frane. Le persone che vivono lungo i fiumi stanno già pensando a trovare altri luoghi dove costruire la propria casa, dal momento che se bastano le sole piogge normali a causare questi allagamenti distruttivi l’imptatto di un tifone grosso potrebbe anche andare peggio.
Di fatto le Filippine sono una delle nazioni al mondo a più alto rischio per i disastri naturali. Localizzata dentro l’Anello di Fuco del Pacifico, l’arcipelago è colpito da almeno 25 tempeste tropicali all’anno. Ed a causa del cambiamento climatico, soffre di estremi cambiamenti climatici. Il mese prossimo, varie parti del paese soffriranno di condizioni di siccità estesa nel tempo a causa del fenomeno del El Nino. Ma addossare la colpa al cambiamento climatico per le perdite di vite umane è sbagliato dal momento che molte delle morti legati ad eventi atmosferici sono prevedibili. Si deve porre l’attenzione che agli effetti negativi del cambiamento climatico bisogna aggiungere la povertà, il cattivo governo e le attività economiche distruttive.
L’inefficienza del governo durante le situazioni di crisi fu messa in risalto quando non riuscì a mobilitare le sue risorse in tempo e coordinare gli sforzi di tutte le agenzie nei recenti disastri alluvionali e del terremoto. La gente ha diritto di chiedere che sia steso un programma di riduzione del rischio comprensivo che possa salvare le vite e minimizzare le perdite di vita umana in questi eventi atmosferici strani. Infatti i politici poterono radunare e distribuire i beni di soccorso ai sopravvissuti, ma gli scienziati e gli ambientalisti inistono che il governo dovrebbe aver reso prioritario l’istituzione di un sistema di allarme effettivo, di esercitazioni di emergenza, di gruppi di prontarisposta e la costruzione di adeguate infrastrutture in aree calamitose come parte del suo programma di preparazione ai disastri. La mappa di pericolo geologico che il governo ha già completato sarebbe del tutto inutile se non esiste un piano nazionale concreto di gestione del sisastro.
L’attuale governo deve anche spiegare perché ha riemesso concessioni di diboscamento e di escavazione in province ad alto rischio di frane. Come minimo, dovrebbe rivedere tutte le attività di miniera in grande scala e determinare l’impatto sull’ecosistema fragile del paese. Dovrebbe anche riconsiderare la petizione delle compagnie multinazionali di espandere le loro piantagioni di frutta nelle parti elevate dell’isola di Mindano.
Le “verità scomode” del cambiamento climatico sono state già discusse a fondo dagli studiosi, i media e le istituzioni governative. Ognuno sa che, in questa parte del mondo, forti tifoni, terremoti ed eruzionivulcani che sono cose comuni. Le Filippine avrebbero dovue eccellere nella prepazione al disastro ma sfortunatamente il suo programma di adattamento al cambiamento climatico è uno dei disastri più grandi.

Mong Palatino, Thediplomat