SUDESTASIATICO: La religione e la sfera pubblica

Provo una certa eccitazione nel trovarmi a Giacarta, forse per il fatto che le Università Islamiche Indonesiane hanno prodotto per generazioni studiosi musulmani che non fanno soltanto insegnamento dell’Islam, come se fosse una religione statica, ma che di fatto intrattengono una discussione sul contesto. Continuo a sperare che gli studiosi musulmani filippini possano avere legami più stretti con i loro colleghi indonesiani, la cui ricchezza di conoscenza delle questioni dell’Islam non può essere eguagliata dai nostri colleghi arabi per il semplice fatto che l’Indonesia può apprezzare la nostra fede all’interno di un contesto di un comune ambiente regionale. Ma questa è un’altra storia che merita un altro spazio.

Ero stata invitata a condividere la nostra esperienza nelle Filippine sulla religione e la politica alla conferenza su “Religione nello spazio pubblico nel sudest asiatico contemporaneo”, organizzato dai colleghi del Center for Islam and Society dell’Università Islamica di Giacarta e sostenuta dalla ASEAN Foundation e dall’ambasciata canadese a Giacarta. La conferenza cercava risposte alle questioni sensibili sul ruolo della religione nei conflitti e in pace, specialmente per il fatto che la religione è sempre di più presente nella sfera pubblica nel sudest asiatico. Come hanno notato gli organizzatori della conferenza, in seguito agli attacchi terroristici dell’undici settembre, si è molto discusso nei dibattiti se l’ideologia religiosa militante, specie quella islamica, sia una minaccia all’ordine politico mondiale.

Le persone di fede hanno partecipato sia a processi democratici che non democratici, spingendo per i propri obiettivi reclamando il proprio posto al tavolo politico. In periodi di crisi, la gente si volge alla fede in cerca di conforto, sostegno e guida. Abbiamo visto la salita al potere di partiti politici legati alla fede e movimenti in risposta a minacce percepite, sia militari che politiche che finanziarie. Globalmente, abbiamo assistito alla ascesa del fondamentalismo religioso e politiche che si basavano sulla fede, sia cristiane che musulmane, Induiste e buddiste. Per sfortuna come la politica e la religione si avvicinano, testimoniamo anche la nascita dell’intolleranza.

Negli USA, la destra cristiana, cioè i gruppi politici cristiani di destra, forte nel sud, è molto influente nel partito repubblicano, influenzando la posizione repubblicana su questioni quali aborto, diritti gay e sostegno ad Israele (che mette ai ferri corti con i musulmani quando si affrontano problemi come la Palestina). In alcune nazioni europee, come Olanda e Germania, l’arrivo di popolazioni vaste di emigranti musulmani ha creato partiti politici che si battono, nei loro collegi elettorali, cristiani conservatori per proteggere la situazione attuale, quali per esempio la protezione della forza lavoro locale contro gli emigranti musulmani, sposando politiche che esaltano l’islamofobia.

Nelle comunità musulmane in cerca della democrazia dopo la primavera araba, assistiamo alla salita al potere di partiti politici religiosi con una concezione conservatrice del mondo. Mentre questo non dovrebbe causare trepidazione nell’occidente, dove movimenti religiosi conservatori hanno anche influenza nell’arena politica, ci sarà contestazione su questioni dove l’occidente e alcune comunità musulmane hanno posizioni opposte, come la Palestina e le questioni di genere.

Gli sviluppi nel Sudest Asiatico non sono affatto differenti. C’è un dibattito insistente sulla natura e le cause della recente risalita del sentimento islamico e della politica islamica nella regione. Per alcuni questo è il riflesso di un interesse generale crescente nella religione e del desiderio di portare l’Islam sulla sfera pubblica. Lo sviluppo economico moderno e i sistemi democratici si sono fusi con principi e valori islamici.

Anni dopo l’attacco alle torri gemelle di New York, vediamo una crescente rigidità nella regione “moderata” del Sudest Asiatico.

Quando i governi dell’ASEAN si unirono alla guerra al terrore condotta dagli USA, rafforzarono gli approcci militari per eliminare le minacce alla sicurezza e si focalizzarono sulle cellule terroristiche legate ad AlQaeda, particolarmente in Indonesia e a Mindanao, nelle Filippine meridionali. Sfortunatamente, il fare troppo affidamento dei governi sull’approccio militare per eliminare il terrorismo e neutralizzare la radicalizzazione delle comunità musulmane aveva avuto dei seri danni collaterali e non solo solo danni alla proprietà.

Il MILF, Fronte di liberazione islamico moro, che stava conducendo colloqui di pace con il governo Filippino sin dal 1996, fu dichiarata organizzazione terroristica dall’allora presidente Gloria Arroyo. Ovviamente nel giro di mesi ritirò questa definizione. Questo servì comunque a far percepire al mondo esterno il MILF e la sua lotta per l’indipendenza come una parte della guerra globale degli estremisti musulmani per distruggere l’occidente. Di conseguenza, i cittadini musulmani normali sentirono che erano stati indicati come minaccia alla sicurezza. La politica dell’identità e la fede si erano intrecciate nelle comunità che erano sotto minaccia.

Anche sfortunatamente altri, che vedono un radicale in ogni moschea o madrasah, vedono l’Islam politico come un’espansione dell’ideologia estremista che seguì gli eventi dell’undici settembre, e collegate alle guerre dell’Afghanistan e dell’Iraq. Questa prospettiva ignora la pluralità delle società della nostra regione e dei musulmani della regione, che basano la loro identità su una miscela complessa di elementi religiosi, etnici e nazionali. Descrivere i musulmani della regione con un tratto radicale rischia di distorcere la relazione positiva che l’Occidente vorrebbe avere con la regione. Ciò di cui si ha bisogno è un apprezzamento per la diversità nella regione e tra i musulmani nel mondo, ed una migliore comprensione dei temi specifici come il conflitto etnico nella Mindanao Musulmana.

Nella nostra regione il pluralismo è sotto attacco. Se non stiamo attenti, le politiche dell’identità, l’intolleranza religiosa, la discriminazione e la paura dell’altro possono negare i successi del pluralismo nelle nostre comunità. Nel 2008, per esempio, amici e colleghi di Giacarta che tennero una manifestazione pacifica per la tolleranza religiosa (nella protezione dei diritti della setta bersagliata Ahmadiyah) furono severamente attaccati da un gruppo islamico che attaccò la manifestazione.

Ho relazionato sulla nostra esperienza nelle Filippine, notando il fatto che la nostra Costituzione sostiene la libertà di religione e la separazione della chiesa dallo stato. Nella Dichiarazione dei Principi e delle Politiche dello Stato (Article II, Section 6), la Costituzione stabilisce: “La separazione della chiesa dallo stato sarà inviolabile”

L’Articolo III, sezione 5 della legge dei diritti stabilisce: “Non sarà fatta alcuna legge rispetto alla formazione di religone, o di proibizione del libero esercizio. Sarà sempre permessa il libero esercizio e il godimento di professione e adorazione religiosa, senza discriminazione o preferenza. Non sarà richiesto nessun testo religioso per l’esercizio di diritti civili o politici.”. L’Articolo IV, sezione 29 vieta l’appropriazione e il rilascio di fondi pubblici per ragioni puramente religiose.

Comunque, la Chiesa Cattolica (compreso il gruppo di fede cattolica conosciuto come El Shaddai) e la Iglesia ni Cristo hanno conseguito un tremendo peso politico con la capacità di cambiare la posizione governativa su problemi di politica pubblica quali la salute riproduttiva. Per mostrare la forza, i capi della chiesa organizzano manifestazioni in sostegno di un’istanza o l’altra.

Si prenda la recente manifestazione organizzata dalla Iglesia ni Cristo a Luneta Park che ha portato 300 mila persone, in un fine settimana, per una Grand Evangelical Mission per pregare per la nazione. Questo non era uno degli eventi annuali della Iglesia. Il traffico è rimasto bloccato per ore. Naturalmente non ci poteva essere alcuna verità alle dicerie che la chiesa stava mostrando i muscoli mentre il Senato era indaffarato con il processo di messa sotto accusa del presidente della Corte Suprema, il cui avvocato principale Cuevas è un membro della Iglesia ni Cristo. E’ una digressione.

In contrasto con la dichiarata separazione tra chiesa e stato, la realtà è che le Chiese cristiane, specie la cattolica, hanno una tremenda influenza. Non si può negare che il cattolicesimo, la fede della maggioranza, riceve un trattamento preferenziale nella sfera pubblica. Una prova visibile: la maggior parte dei corpi del governo fanno messe regolari per gli impiegati e hanno nicchie della Vergine Maria messe nei loro uffici. Le altre fedi, comunque, non godono dello stesso privilegio. Una stanza stanza di preghiera ecumenica per tutte le fedi è una rarità.

Sebbene le persone di altre fedi non si siano mai lamentate di ciò, forse il governo dovrebbe cominciare a pensare sull’inclusione di una stanza di meditazione o ecumenica usata da tutti. Almeno con questa prova visibile le Filippine possono affermare il loro impegno alla coesistenza di tutte le fedi. La realtà coinciderà con la retorica.

Non sarebbe già qualcosa? Uno spazio pubblico per tutte le religioni.

AMINA RASUL