MALESIA: Le Terre rare, tra tecnologia, l’ambiente e sviluppo

Se non ci fossero imprevisti, la Malesia si dovrebbe sfregare le mani di felicità per il confronto grande che si comincia a manifestare tra Cina e occidente sulle limitazioni cinesi alle esportazioni di terre rare cinesi. La Cina ha avvisato gli USA, l’Europa e il Giappone che rischiano una forte reazione negativa sulle sfide poste all’Organizzazione mondiale del Commercio sulle restrizioni alle esportazioni di 17 minerali di terre rare che sono un ingrediente critico per prodotti che vanno dall’Iphone ai missili balistici intercontinentali.

Altre nazioni hanno cessato da tempo le produzioni dei minerali di terre rare a causa degli effetti negativi che l’estrazione e la lavorazione hanno sull’ambiente. La Cina, in ritardo, ha vissuto gli stessi sentimenti occidentali dopo aver capito che le pratiche di miniera al di sotto dello standard avevano comportato disastri ambientali e ha quindi ridotto la produzione portando i prezzi alle stelle. Il che dovrebbe lasciare la Malesia, dove una industria australiana sta cercando di aprire la più grande industria di trattamento delle terre rare al mondo, in una posizione di forza. Lynas Malaysia ha ricevuto una licenza temporanea per operare con le strutture che sono in costruzione dall’anno scorso.

Il piano di Lynas è di estrarre i minerali a Mount Weld a 100 km da Freemantle in Australia, spedirli via nave in Malesia dove sono trattati nell’impianto di Gebing, vicino alla città di Kuantan nello stato di Pahang. Da lì i materiali estratti di terre rare sono inviati via nave in Giappone, USA e Europa che sono tutti in forte richiesta in seguito all’azione cinese. Ma il progetto, sostenuto dal governo malese, ha trovato l’implacabile resistenza dall’opposizione tripartitica del Pakatan Rakyat che considera come un’istanza notevole di campagna, indipendentemente dai meriti. Il tentativo di impedire l’apertura dell’impianto è diventato uno dei problemi più grossi tra il partito di governo, Barisan Nasional, e l’opposizione in una elezione che si pensa essere indetta subito, maggio o giugno, secondo alcune notizie interne all’UMNO.

A causa della natura emotiva delle istanze ambientali e poiché l’atmosfera si sta surriscaldando per le elezioni, è certo che non va via. I critici vogliono che il governo fermi la sua costruzione e faccia sì che l’ente nazionale di energia atomica inverta la propria decisione di garantire alla Lynas una temporanea licenza operativa di prova di due anni. In una manifestazione a Kuantan si sono presentate 15 mila persone, considerata la manifestazione ambientalista più grande e più diversa della storia malese. In aggiunta al fatto di essere diventata un’istanza fondamentale elettorale, l’impianto è cruciale per le aspirazioni del primo ministro Najib di trasformare il paese in una nazione sviluppata ed ad alto reddito per il 2020. A questo piano è cruciale la capacità di attirare investimenti esteri diretti (FDI) che sono in stagnazione profonda. Benché le entrate di FDI siano salite a quasi 11 miliardi di dollari nel 2011, con un forte incremento in investimenti nei servizi, FDI uscenti nel 2010 sono anch’essi saliti ad oltre 13 miliardi di dollari secondo la Asian Development Bank. Per il 2011 non ci sono cifre. Sfortunatamente molto del FDI apparso vanno all’industria estrattiva di Sarawak e Sabah piuttosto che nel manifatturiero o nell’industrializzazione. Una protesta pubblica che chiudesse l’impianto non sarebbe un segnale di benvenuto per le multinazionali che pensano ad investimenti nel paese.

L’opposizone alla Lynas ha assunto caratteristiche più varie nell’atmosfera politica spesso dura. Per esempio, si è intrecciata con la “legge di pacifica assemblea” approvata in Parlamento lo scorso novembre. Najib ha esaltato questa legge come una delle riforme delle restrizioni dell’era coloniale precedente sul diritto di assemblea ed altre istanze. Comunque il Malaysian Bar Council ha lamentato che la nuova legge è di fatto più restrittiva della precedente poiché proibisce proteste di strada, l’organizzazione di manifestazione da parte di giovani con meno di 21 anni e la partecipazione di giovani sotto i 15 anni e l’imposizione di un sacco di restrizioni sugli organizzatori.

I manifestanti hanno collegato le due istanze tenendo una serie di marce e manifestazioni per tutto il paese, compresa una in Penang ed una nel nord nel tardo febbraio, in cui sono scoppiati incidenti violenti quando fazioni vicine al governo hanno attaccato gli attivisti anti Lynas gettando contro di loro sassi ed altri corpi contundenti. I manifestanti hanno trovato una rispondenza alla loro protesta quando hanno considerato un impianto della Mitsubishi Chemical a Bukit Merah nello stato settentrionale di Ipoh dove negli anni 80 operava un impianto di terre rare che è diventato poi un disastro ambientale. L’impianto fu chiuso nel 1992 per le accuse di inquinamento vasto di acque di falsa e di aver causato la morte per leucemia e difetti genetici alla nascita ai bambini che vivevano nella zona.

Il sito di Bukit Merah, dopo venti anni, resta uno dei siti da ripulire con rifiuti radioattivi più grandi in Asia nono stante il fatto che la Mitsubish abbia assunto la responsabilità dell’inquinamento e abbia immesso 100 milioni di dollari per la pulitura, nonostante abbia pagato i risarcimenti per le morti e le malformazioni.

Lynas ha finora accettato restrizioni stringenti sia da parte del governo che dell’Agenzia mondiale dell’Energia Nucleare, benché i manifestanti dicano che la compagnia debba ancora produrre un piano di gestione dei rifiuti e delle acque e che i materiali radioattivi potrebbero finire nelle acque sotterranee, come in Bukit Merah come pure in mare.

La scorsa settimana il ministro del Commercio e dell’Industria Mustapa Mohamed, in un comunicato congiunto con il ministro di Pahang Adnan Yaakob, ha detto che il governo “ha ordinato alla Lynas di garantire e pianificare la fornitura di un impianto permanente di discarica di rifiuti lontano dalla popolazione umana come raccomandato dall’agenzia Mondiale. Se non ci riesce la Lynas ha già espresso la volontà di portare i residui fuori dalla Malesia”.

Lynas ha detto che l’elemento più radioattivo, Torio, nel suo stato grezzo a Mount Weld è 50 volte meno radioattivo che a Bukit Merah, e ha aggiunto che prodotti di rifiuto con bassi livelli di torio potrebbero essere convertiti in prodotti secondari sicuri come aggregati di cemento per la costruzione di strade.

“In termini pratici, a questi livelli, l’esposizione alle radiazioni è minore che se si prende un aereo o si usa un telefonino.” ha detto la Lynas, affermando che si preparava ad assicurare il governo per una gestione sicura di ogni altro residuo una volta che l’impianto fermasse le operazioni, senza però dare dettagli.

Nel frattempo la Malesia rischia di perdere il treno, considerato che secondo Wall Street Journal ci sono 419 progetti di terre rare in attesa di partire in 26 nazioni differenti a causa del prezzo schizzato alle stelle e la controversia si è duffusa?

ASiaSentinel