“Alcune ragazze fanno 60 dollari al mese; io ne spendo mille” afferma con orgoglio Trang, mentre beve il suo Martini in piena rilassatezza in un bar di Phnom Penh.

A sottolineare l’affermazione gli anelli luccicanti di diamanti al dito fanno il paio con quello incastonato nei suoi denti. Trang, sposata ad un medico inglese, è quella che si considera una donna di successo, una donna che molte altre ragazze dei bar invidiano, non solo per la sua capacità di spendere e per il prestigio, ma anche per il sostegno finanziario e emotivo che fornisce alle più giovani, alle ragazze meno esperte che lei chiama sorelle.

Benché ogni ragazza in questa industria spesso malignata abbia una sua storia unica, dopo sette anni di ricerche approfondite sui bar con le ragazze di Phnom Penh, rivelano alcuni tratti di una storia comune che girano intorno agli obblighi familiari, alla curiosità e al desiderio di avventura, amore e sicurezza del futuro.

Sono queste aspirazioni ed obblighi a condurre le ragazze della provincia verso le città alla ricerca di un’opportunità. Per molte, un malato in famiglia è stata la spinta iniziale, ma per altre è stato anche il desiderio personale di guadagnare soldi dopo aver visto amiche come Trang ritornare in provincia adornata i oro, collane e nuovi abiti. Come ha spiegato Veata: “Tante ragazze del mio villaggio vengono a Phnom Penh, poi tornano al villaggio … belle, con la pelle molto bianca, hanno oro, scarpe, abiti e penso che voglio aiutare mia madre, darle del denaro per l’ospedale. Ed eccomi a Phnom Penh…”

Dopo essere arrivati nella capitale, il più facile e fruttuoso dei lavori per un nuovo arrivato è lavorare in un bar con ragazze, dove il salario mensile va dai 60 ai 100 dollari al mese, a cui aggiungere le mance e il drink per la ragazza, lady’s drink, pagato dall’avventore e su cui c’è un dollaro di maggiorazione che va poi alla ragazza, per raggiungere anche i 300 dollari al mese. In una nazione dove il salario per un docente o un poliziotto è circa 80 dollari mensili, senza mancia se non per la corruzione, il lavoro al bar è molto remunerativo, per il quale non è necessaria tanta formazione educativa in più e che spesso è considerata da molte come più piacevole di altre opzioni di impiego senza requisiti come lavorare nella fabbrica di vestiti o vendere le cose per strada.

Le donne più esperte come Trang badano alle nuove ragazze aiutandole ad insegnare i giochi e a colloquiare con i clienti del bar. Tante di loro quando arrivano dalla provincia non parlano affatto l’inglese che imparano nel giro di pochi mesi. In tante storie, questi luoghi emergono come posti di istruzione, romantici, di libertà e famiglie nuove. Quando le chiesi se avesse preferito restare nella provincia piuttosto che lavorare in un bar, Sochua di ventisette anni rispose:

“No, voglio tornare a Phnom Penh, mi piace lavorare.” Chea che ha lavorato per quattro anni in un bar con ragazze, ammetteva che amava “essere giovane”, “libera” e poter fare “qualunque cosa” lei volesse.

Thy di ventitre anni diceva che il suo lavoro era piacevole poiché doveva “parlare, bere e ballare” con i suoi amici, mentre Mom di ventotto anni affermava che amava lavorare nel bar perché “poteva praticare il mio inglese ed incontrare clienti simpatici.”.

La maggioranza delle lavoratrici intervistate, 125 negli anni dal 2003 al 2010) dicevano di amare il loro lavoro.

Naturalmente emergevano le solite lamentele sui padroni dei bar scontrosi o i clienti tirchi,  di giorni quando non volevano andare al lavoro. Tuttavia gioivano degli amici che si facevano e del potere finanziario che davano loro. Tutta la gente che accetta l’ideologia capitalista globale ha bisogno di soldi per sopravvivere, ed il loro lavoro ha motivazioni economiche.

Queste giovani non sono da meno. Non si vuole esaltare questi bar, dei quali ci sono tante cose negative quali le ineguaglianze strutturali, padroni sfruttatori, clienti che toccano, altri razzisti e rudi. Comunque si possono percepire questi bar come posti di opportunità che le donne spesso sfruttano per potersi rafforzare e migliorare la propria vita. Come ha precisato Sochua: “Il mio bar è buono, un bravo gestore. Mi ha aiutato tanto in dieci anni. Buoni guadagni e buoni clienti anche. Posso curare molto bene la famiglia, ed ho comprato due case.”

Tuttavia proprio per questo lavoro nei bar, queste donne sono fortemente stigmatizzate dalla società cambogiana. E quelle che decidono di aumentare le proprie entrate commerciando sesso o sviluppando relazioni multiple contemporanee con uomini stranieri, che hanno più denaro e potere, sono considerate Srey Kouch, “prostitute da nulla”.

Queste fidanzate professionali danno amore ed affetto ai fidanzati occidentali in cambio di doni e sicurezza finanziaria nelle relazioni che vedono come “reali” e non commerciali. Si affidano alla relazione per la loro vita e di solito hanno più di un ragazzo alla volta, ma non si vedono come prostitute, né la loro ricerca di uomini stranieri come un lavoro. Comunque, a causa delle regole tradizionali e della morale rigida che chiedono alle donne brave di stare a casa e prendersi cura delle famiglie, di essere a casa prima della sera e di restare vergini fino al matrimonio, le fidanzate professionali o le ragazze del bar sono viste come la personificazione della “donna malvagia” .

Bere alcol, indossare vestiti ammiccanti, rimanere fino a notte fonda fuori casa ed avere sesso prima del matrimonio (benché molte ragazze del bar restino vergini) possono rovinare non solo la loro reputazione ma anche causare un danno permanente alle loro famiglie. Sulle donne cade il peso non solo di mantenere l’onore la famiglia, ma anche della cultura e della tradizione cambogiana.

All’interno delle famiglie, paradossalmente, la capacità di parlare inglese, di conoscere la vita fuori della Cambogia, di socializzare con gli stranieri ed di usare internet per comunicare sono tutti segni di prestigio per le donne.

Come spiega la fidanzata professionale Chanratha: “La mia famiglia si sorprese nel vedermi parlare inglese, felici quando videro il mio telefono e quando comprai una nuova televisione per loro. Ora non mi vedono come una donna dei bar, come una donna brava.”

I commenti di Chanratha riassumono il contemporaneo stigma sociale e la lode dell’esperienza di tante ragazze dei bar e delle fidanzate per professione. Da un lato rompono tutte le regole sociali di rispettabilità come l’essere sottomesse e virtuose. Tuttavia l’alto status che le famiglie ricevono come risultato dei beni materiali regalati dalle donne aiuta talvolta le donne a migliorare la loro reputazione. Alla fine sono virtuose per l’aiuto che danno alle loro famiglie.

Dopo tanti anni di colloqui si capisce che le ragazze dei bar e le fidanzate per professione lavorano duro per resistere agli stereotipi che incontrano come risultato del loro lavoro o delle loro relazioni. Non vogliono essere viste come donne malvagie o vittime di sfruttamento bisognose di essere salvate.

Come diceva Chea “Sono forte, ho cura di me stessa e mi pendo cura della famiglia”. E sebbene la storia di successo di Trang, possa simboleggiare il materialismo che alcuni usano per stereotipare le donne cambogiane come avide di per sé, lei in realtà ha occupato il ruolo di mentore e aiuto per molte ragazze dei bar, avendo cura di loro come di una famiglia estesa.

Ci sono innumerevoli altri esempi di amici acquisiti di recente che prestano soldi, o che offrono la propria casa ad altre che vivevano storie di sofferenza o di violenza.

Queste donne di “virtù” hanno risorse e sono creative, usano il luogo del bar come un posto dove sperimentare le loro identità ed apprendere nuove lingue e culture. Poi usano le relazioni che ne seguono come forme di sicurezza e piacere in un mondo altrimenti difficile pieno di povertà, corruzione e instabilità.

E mentre adottano idee consumistiche moderne, non abbandonano del tutto la loro identità khmer tradizionale. Invece le ricostruiscono incorporando stili e pratiche globali per creare identità cambogiane nuove ed ibride. Abbracciano la “modernità” e la libertà che permette loro di guadagnarsi da vivere nel modo che preferiscono, mentre ne l contempo sono ancora influenzate dagli obblighi e desideri di sostenere materialmente le loro famiglie.

Come ha spiegato Rattana, di ventisette anni, “La cosa principale per me è aiutare la mia famiglia”. E in questo modo, agendo da chi fornisce qualcosa, le ragazze dei bar e le fidanzate per professione stanno riprendendo la loro immagine offuscata e creando nuove idee di quello che vuol dire essere una buona donna Khmer del 21 secolo.

Heidi Hoefinger