BIRMANIA: L’Europa sospende le sanzioni. Nuove speranze per il paese

La Comunità Europea ha sospeso le sanzioni economiche contro la Birmania ad eccezione per la vendita di armi. Ovviamente speranze di un miglioramento delle condizioni di vita sorgono spontanee anche perché si va nella stessa direzione in tutto il modo occidentale che non vede l’ora di poter investire proficuamente in Myanmar. Il Canada ha levato la maggioranza delle sanzioni, mentre gli USA hanno tolto le sanzioni che impedivano alle ONG di intervenire per scopi umanitari o religiosi. In modo analogo si sta comportando la Gran Bretagna. Proponiamo qui un articolo sulle conseguenze previste e le aspettative

Il padrone dell’industria Myint Soe, nel guardare un mare di giovani lavoratori chini sulle loro cucitrici al lavoro, ha una sola grande speranza per la sospensione delle sanzioni alla Birmania da parte della Comunità Europea, di poter rimettere in piedi l’industria dell’abbigliamento che ha perso 80 mila posti negli scorsi dieci anni a causa di un complesso coacervo di sanzioni, imposte contro il paese del sudest asiatico sin dagli anni 90, per punire i governanti della vecchia giunta militare dal pugno di ferro. A subirne le conseguenze sono stati anche molti poveri che hanno perso il lavoro che sosteneva intere famiglie.

Lunedì la Comunità Europea confermava che stava sospendendo la maggior parte delle sanzioni come ricompensa per la recente ondata di riforme politiche, un annuncio che è un ritorno molto grande e che in molti sperano vorrà riforgiare i legami di commercio con l’occidente per creare una crescita così tanto agognata.“Per noi è semplice. Significa più opportunità di lavoro per la nostra gente. Speriamo in nuovi contratti, ordini, speriamo di aprire nuove industrie.” dice Myint Soe che è anche il presidente dell’associazione dei manifatturieri birmani.

Il segretario dell’ONU ha affermato che visiterà il paese nei prossimi giorni su invito di Thein Sein e che c’è una opportunità mai vista prima di aiutare il paese a passare alla democrazia. “Dobbiamo prendere questa occasione come meglio possiamo. Abbiamo bisogno di vedere più progresso, più sostegno internazionale per gli sforzi del paese di portare ad un cambiamento democratico.”

Le sanzioni hanno ostracizzato i vecchi governanti militari e hanno fortemente diminuito gli investimenti ed il commercio con gli USA e l’Europa. I divieti sulle transazioni finanziarie internazionali erano così forti che anche oggi i maggior hotel birmani chiedono denaro solo contante. Nei mesi scorsi comunque i governi occidentali hanno cominciato a ricompensare il nuovo governo per il progressi recenti verso la democrazia. Il governo ha liberato molti prigionieri politici, firmato armistizi con gruppi ribelli ed organizzato le elezioni supplettive dichiarate libere e eque, vinte dal partito di opposizione di Aung San Suu Kyi.

Il processo certo non è libero da intoppi. Infatti Aung San Suu Kyi ed il suo partito ha rifiutato di prendere posto nel parlamento a causa di un giuramento in cui ci si impegna a salvaguardare la costituzione che invece loro vogliono cambiare, preferendo una dicitura di “rispettare la costituzione”. Il presidente Thein Sein ha detto di essere aperto ad una riformulazione del giuramento ed il partito di Suu Kyi pensa che il problema si risolverà al più presto.

Alcune nazioni hanno già tolto i divieti di viaggio contro i rappresentanti ufficiali mentre Washington ha diminuito le restrizioni finanziarie per dare la possibilità alle ONG americane di fare assistenza nelle zone impoverite. Potrebbe presto anche allentare le restrizioni per permettere gli investimenti americani e i servizi finanziari.

La UE ha annunciato la sospensione della maggior parte delle sanzioni tranne per la vendita di armi per un anno mentre al contempo verifica i progressi che compie il paese verso la democrazia. Le sanzioni hanno colpito 800 compagnie e quasi 500 persone fermando anche l’aiuto allo sviluppo.

“Myanmar sta facendo progressi in termini di elezioni, di apertura del loro sistema e li incoraggiamo” ha detto Barroso a Copenaghen. “Dobbiamo mantenere i nostri sforzi per sostenere tutte le riforme in Myanmar affinché possa vivere in libertà”

Secondo un economista della Asian Development Bank a bangkok, la mossa europea incrementerà gli investimenti e creerà nuovi mercati per il paese. Ma l’effetto complessivo sarà limitato perché l’economia del paese è già in crescita e la nazione ha incrementato legami con i vicini tra le quali Cina e Thailandia. Ma la decisione europea avrà “un enorme impatto psicologico”. Le sanzioni avevano rimosso la Birmania dal Sistema Generale di Preferenze che esentava i prodotti vestiari birmani dal pagare dazi di importazione, con conseguenti costi più elevati che hanno fatto cadere drammaticamente i legami commerciali. Secondo Myint Soe il ritorno della Birmania nel Sistema Generale di prefernze potrebbe significare almeno 25 mila nuovi posti di lavoro nel solo settore tessile nel 2012. Una mossa analoga degli Usa sarebbe ancor più benefica.

Il settore dell’abbigliamento qui si affidava agli USA per il 75% del suo volume di affari ed una serie di sanzioni americane soffocò l’industria. Il solo Myint Soe dovette licenziare 400 dei suoi 550 operai. “Fu doloroso. Tutti piangevano e chiedevano il perché. Le sanzioni attaccavano il governo ma non li colpiva. La gente i lavoratori erano davvero colpiti.” Sin da allora, l’industria tessile birmana è rinata spostandosi sui mercati nuovi asiatici, dove il commercio non ha restrizioni. Ora Myint Soe ha 300 lavoratori, e se se gli affari ritornano come prima potrebbe alla fine emergere ancora più forte di quanto lo fosse prima.

Si è dibattuto molto sul valore delle sanzioni ma sono in molti opponenti della vecchia giunta militare a dire che sono state efficaci e dovrebbero essere allentate lentamente. Hkun Tun Oo, un politico Shan rilasciato dal carcere con un’amnistia di massa a gennaio, diceva che la sospensione temporanea dell’Europa era la giusta mossa “poiché se le cose non migliorano entro un anno, le sanzioni possono essere rinnovate”.

Per i lavoratori dell’abbigliamento che guadagnano 100 euro al mese se non meno l’eventuae fine delle sanzioni sarà un grande affare. Per Phyu Phyu Swe che cuciva uno stock di uniformi dirette in Giappone significherà sicurezza del lavoro e possibilità di qualche soldo in più “Ho persone della famiglia che dipendono dal mio salario e questa è la sola cosa che so fare. Così spero sempre e sogno che questa industria tornerà ad essere quella che era prima”.

irrawaddy.org