FILIPPINE: Che fine ha fatto il sindacalismo militante filippino?

Le celebrazioni del Primo Maggio in tutta la regione sono state vaste ed articolate ve risentono molto dello stato politico ed economico del paese in cui avvengono. La Malesia sta venendo proprio in questi giorni l’istituzione del salario minimo da tempo rifiutato dal premier Najib, ma ora concesso dopo le vergognose repressioni del movimento Bersih 3 per comprarsi un po’ di elettorato in previsione delle elezioni possibili di giugno.

A Manila le manifestazioni sindacali hanno messo al centro del dibattito la richiesta di un incremento di paga giornaliera di 125 peso (la paga attuale è 426 peso al giorno), richiesta rifiutata da Noynoy Aquino per non scoraggiare gli investimenti esteri e per evitare un aumento dell’inflazione. Secondo i dati dei sindacati in realtà un aumento di 125 peso al giorno taglierebbe i grassi profitti delle multinazionali di appena il 15%, ma rappresenterebbe anche un incentivo all’economia perché andrebbero direttamente nei consumi.

A Giacarta decine di migliaia di lavoratori hanno chiesto oltre ad un aumento di paga, la sicurezza sui posti di lavoro e una protezione dai costi crescenti dei beni di prima necessità. Ad Hong Kong è il tema della paga minima a tenere banco. Di seguito presentiamo una discussione sul movimento sindacale nelle Filippine a cura di Edwin Espejo

Il SINDACALISMO nelle FILIPPINE

Nel 1989 più di ventimila lavoratori e impiegati del pubblico impiego marciavano nelle strade strette di Davao chiedendo un aumento della paga legale di 25 peso. Tra di loro c’erano gente della sinistra, moderati e gente di destra, ma tra loro spiccavano i colori del Kilusang Mayo Uno (KMU), un sindacato di sinistra che dominava la scena del lavoro di Mindanao. In precedenza KMU guidò uno sciopero generale nell’isola di Mindanao che paralizzò il trasporto ed il commercio nella maggioranza delle città dell’isola in solidarietà con i lavoratori del paese che chiedevano un aumento salariale per tutti i lavoratori del paese.

Il nuovo Congresso Filippino successivamente ratificò la legge che garantiva l’aumento di 25 peso indiscriminato. E fu comunque l’ultimo aumento del genere sin dalla caduta della dittatura di Marcos. Nello stesso anno, fu approvata la legge Herrera che emendava la legge sul lavoro delle Filippine. Tra le maggiori decisioni c’è la “razionalizzazione” dell’aumento salariale che lasciava la determinazione della scala della paga minima ad un’agenzia regionale tripartita del lavoro e della produttività creata con la legge 6727, con la quale si affidavano al segretario del lavoro poteri di giurisdizione sulle dispute sul lavoro in nome della sicurezza nazionale e del pubblico interesse, un lascito del vecchio codice del lavoro dell’era Marcos. Inoltre la legge Herrera, mentre proibiva il lavoro in appalto dava la copertura legale ai datori di lavoro per fare il subappalto. Oggi la maggior parte delle imprese manifatturiere e di servizio ha quasi esclusivamente impiegati e lavoratori a contratto.

In più di due decenni della legge 6715 il numero dei lavoratori sindacalizzati a livello nazionale è caduto dai quasi 3 milioni dei tempi precedenti la legge ai soli 555 mila del 2004 per scendere ulteriormente a 319 mila del 2010, che rappresenta appena il 10.6% del totale di 3,020 mila salariati nel paese al tempo e meno del 1 % della forza lavoro del 2009 che si aggirava attorno al 39 milioni. In aggiunta il valore reale del salario si è fermato se non addirittura contratto. Secondo Ecumenical Institue Education Reasearch l’indice dei salari è caduto dai 128.5 del 1989 ai 112.9 del 2009. In altre parole i lavoratori hanno perso 15,60 peso della loro paga reale giornaliera in 20 anni dalla legge Herrera.

Il grupo di ricerca IBON oggi afferma: “L’attuale paga minima nella Regione della Capitale Nazionale (NCR) di 426 peso, circa 10 dollari USA, è largamente insufficiente persino per una piccola famiglia. La maggior parte di questa paga si compone approssimativamente di 204 peso per gli alimenti di una giornata, 2096 peso per l’affitto mensile, 1150 peso per luce acqua e gas; 28 peso al giorno per il trasporto. Questo raggiunge l’80% della spesa col resto che va al vestiario, alla scuola, alle medicine ed altro. Questo sta ad indicare una qualità di vita molto scadente che i salariati della città di Manila si possono permettere. IBON aggiunge che in contrasto a questo per esempio, la quantità spesa dalle famiglie più ricche che rappresentano il 10% solo per il cibo è di 18041 peso al mese.”

In questa scesa i centri sindacali nel paese oggi sono diventate per lo più delle entità nominali di parole piuttosto che la formidabile voce sindacale che erano un tempo immediatamente dopo la cacciata di Marcos.

Kilusang Mayo Uno, che sfidò le centrali sindacali spalleggiate del governo e poi assunse il controllo del movimento sindacale nel dopo EDSA, ha visto i propri artigli fortemente ridotti ed ora è di nuovo allo stesso punto in cui si trovava negli anni scuri della dittatura. Il suo rivale organizzativo ed ideologico, Congresso dell’Unione Sindacale legata al AFL-CIO, non è sfuggito all’effetto decapitante della legge Herrera, che porta il nome per ironia di uno dei principali esponenti del Congresso dell’Unione Sindacale, il Senatore Herrera.

Alla fine degli anni 80, quando KMU aveva più di 600 mila membri e moltissimi altri sotto la sua influenza, aveva la forza sufficiente per sfidare il governo per permettere ai lavoratori di organizzarsi in sindacati. La proposta, mentre non fu mai tradotta in una legge, fu apertamente rigettata dai padroni e dai suoi sindacati rivali, consci della crescente influenza dei gruppi militanti sul movimento sindacale complessivo.

Oggi KMU e tutti i sindacati affiliati al World Free Trade Unions possono solo pentirsi di non essersi organizzati per settori, perché insieme al rapido e costante declino del numero di lavoratori organizzati gli scioperi sono anche caduti drammaticamente se no scomparsi del tutto. I sindacati nuovi registrati sono scesi da 627 a 279 del 2008. Da 197 scioperi del 1989 si è scesi a 4 nel 2009.

Mentre l’otto per cento degli oltre 39 milioni di lavoratori sono senza lavoro e in competizione per qualunque lavoro ci sia nel mercato, il sindacalismo dovrà sedersi sul sedile posteriore in favore della sopravvivenza basata sul giorno per giorno, come se le leggi e condizioni esistenti non siano un deterrente sufficiente per una ripresa dell’organizzazione sindacale. Ma come la sua storia spesso suggerisce, il sindacalismo, almeno quello militante e progressista di esso, sale e scende insieme alla crisi della economia politica filippina.