FILIPPINE: Perché permettiamo tutto questo? Un punto su Noynoy Aquino

Nella regione del sudest asiatico, le Filippine sembrano vivere un periodo molto agitato, con molte questioni ancora in piedi. Si attende ormai da molto tempo l’approvazione della legge sulla salute riproduttiva; ci sono un negoziato con il movimento musulmano del MILF a Mindanao che sembra trovarsi in un momento topico ed un’insorgenza maoista che è in fase di stallo da troppo tempo ormai. C’è la vicenda spinosa del confronto con la Cina sul Mare Cinese Meridionale (dai filippini chiamato Mare Filippino Occidentale) per la sovranità su varie isole e scogli dove si pensa ci possano essere riserve di gas e petrolio e che sono da secoli territori di pesca di tutto il sudest asiatico. C’è un movimento di riforma, iniziata con l’elezione plebiscitaria di Noynoy Aquino, che vuol fare giustizia dell’aria di impunità garantita da nove anni di governo di Gloria Arroyo, accusata di frode elettorale e corruzione. E c’è un processo di messa sotto accusa del presidente della Corte Suprema per non essere all’altezza come ufficiale pubblico della fiducia dei cittadini, per corruzione e per non aver incluso nelle sue dichiarazioni dei redditi tutte le sue proprietà.

Tutto questo va collocato in una situazione sociale caratterizzata da una enorme disparità sociale, dove ci sono milioni di persone sotto la soglia della povertà, senza lavoro, un ambiente fortemente intaccato da decenni di sfruttamento generalizzato, un sistema giudiziario che non riesce a condannare nessuno, una fortissima corruzione nell’istituzione dello stato messa in luce da inchieste parlamentari. Benché moltissime cose non siano nuove alle Filippine, tanto lo si deve ai 9 anni di impunità totale garantita dalla Arroyo il cui governo ha permesso oltre al pervadere della corruzione l’impunità totale a tanti macellai dei diritti umani, di evitare il processo e quindi il carcere.

La situazione è diventata così endemica che sotto il governo Aquino si è riusciti a inquisire e condannare solo il generale Palparan per il sequestro e l’arresto di due studentesse universitarie, ma sono in tanti gli attivisti ed i giornalisti uccisi i cui assassini ancora girano nella più completa impunità.

In questi giorni la messa sotto accusa del capo della corte suprema, Renato Corona, ha vissuto due momenti fondamentali con la deposizione al Senato (che per la Costituzione è delegato al processo della messa sotto accusa) del presidente dell’Ombudsman, l’agenzia dello stato che indaga sulla corruzione nella pubblica amministrazione, e con la deposizione dello stesso Corona in autodifesa.

L’Ombudsman, in sostanza, accusa il capo della corte suprema di avere 80 conti bancari, in peso ed in dollari, e di avere un’immensa fortuna mai dichiarata nella dichiarazione fiscale obbligatoria per i pubblici ufficiali. La dichiarazione invece di Corona, per ora un soliloquio lungo 3 ore e terminato con una performance da attore come la sua patrona Arroyo, è tutta incentrata a negare l’accusa dell’Ombudsman e ad attaccare l’amministrazione Aquino: secondo il giudice sarebbe stata una decisione dell’Alta Corte sulle proprietà della azienda Luisita (della famiglia Aquino) ad innescare il procedimento di messa sotto accusa. Nel mezzo c’è una legge sui depositi bancari in moneta estera che non permette a qualunque tribunale di inquisire se non con il consenso diretto dell’interessato.

Da questa deposizione è emersa tutta l’arroganza di un sistema di impunità e di chiamata in correo: “se si permette all’Ombudsman di ‘violare’ la legge dei depositi finanziari e mi si condanna perché non ho presentato la dichiarazione dei redditi, allora tutti noi (senatori, uomini ricchi, pubblici ufficiali e quant’altro) siamo soggetti al rischio di un’amministrazione “totalitaria”, come più volte Corona ha detto nelle sue interviste. Tutti noi possiamo essere inquisiti.” questo è il ragionamento neanche tanto velato del presidente di Corte Suprema.

Di seguito è la traduzione di un editoriale che illustra molto bene il ruolo delle chiese filippine e del loro rapporto col potere costituito, dandoci anche un altro spaccato del loro ruolo anche complesso nella società filippina. Secondo alcuni commentatori, mentre la chiesa cattolica ha un potere culturale ma nessun blocco di voti da muovere, INC ha invece un pacchetto di 3 milioni di voti che gestisce.

Perché permettiamo tutto questo? di Conrado de Quiros

Per Gloria Macapagal Arroyo c’era la conferenza episcopale cattolica delle Filippine (CBCP), dietro Renato Corona Iglesia Ni Cristo (INC). Bene, anche la Arroyo aveva INC dalla sua parte specie verso la fine del suo governo, quando CBCP ebbe un subitaneo cambio di cuore con il cambio del comando passato da Ferando Capalla a Angel Lagdameo, un cambio dall’inferno al paradiso. Anche la Arroyo ebbe uno stesso cambio di cuore rivolgendosi ad un’altra banda di mafiosi e provando così ad ingraziarsi la INC dichiarando alla fine del suo regno giorno di lutto nazionale la morte di Erano Manalo.

La INC è cresciuta negli anni fino a diventare la seconda chiesa più grande nelle Filippine e bisogna chiedersi che cosa stia facendo. Negli stessi anni della crescita, ha sempre provato a tenere certi personaggi fuori dalla galera, o nel caso di ufficiali pubblici, a tenerli al potere. Si prenda Lope Jimenez, il sospettato principale nell’assassinio della sua nipotina Ruby Rose Barrameda-Jimenez. Il presunto omicida ha puntato il dito su di lui e su suo fratello Mariano come quelli che gli avevano ordinato di sequestrare e uccidere Ruby Rose e di nascondere il suo corpo nel cemento in un tamburo di acciaio. I parenti di Ruby Rose affermano che Lope si è unito a INC per iniziare a proteggere i suoi affari nella pesca. L’ultimo ministro della giustizia della Arroyo, Agnes Devanadera, ha lasciato cadere le accuse contro di lui prima che scadesse il suo mandato, ma l’attuale ministro Leila de Lima lo ha rimesso in piedi.

INC ha anche provato ad influenzare la corte nel caso di Jason Ivler, un teppista del vizio che uccise il giovane Renato Ebarle, a sangue freddo per uno scontro verbale a causa del traffico. Fu lo stesso che sparò contro la polizia quando andarono ad arrestarlo nel suo nascondiglio. Questo è il tizio che INC vuole libero di andarsene in giro per le strade come i nostri ragazzi.

INC di Erano Manalo, come CBCP di Capalla, fu responsabile per spingere al potere Arroyo specialmente dopo che si udì, nell’etere, la voce gracchiante della Arroyo che salutava Garci. (per quanto successo a quel tempo la Arroyo è in stato di accusa per frode elettorale ed è attualmente in carcere).

Non troppo tempo fa INC apparve sulle prime pagine per le manifestazioni contro il governo che aveva dimesso il direttore dell’Ufficio Nazionale di Indagine Magtanggol Gatdula, seguace dell’INC. E’ stato lo stesso Noynoy lo ha dimesso quando ha scoperto che l’uomo ha avuto il suo peso nella detenzione illegale di una cittadina giapponese. Nonostante le forti affermazioni della De Lima sulla serietà della propria inchiesta prima di chiedere l’allontanamento di Gatdula, l’INC lamentava che l’uomo non aveva avuto possibilità di difendersi. Ed ora Corona.

Alcuni mesi fa, INC tenne una manifestazione politica nelle finte apparenze di una riunione di preghiera in sostegno dell’alto magistrato e, neanche tanto casualmente, per far vedere al mondo uno squarcio del suo potere, specialmente all’indirizzo dei senatori e dei deputati, alcuni dei quali ricercheranno una brezza di vita nelle elezioni del prossimo anno. Oggi, secondo quanto riportato da questo giornale, si è data da fare per provare a convincere i senatori, giudici della corte di messa sotto accusa, di assolvere Corona in cambio di una spinta alle loro ambizioni politiche. Uno scambio degno di Faust.

Tutto questo mi fa chiedere: Perché permettiamo tutto questo? Perché permettiamo a INC di interferire nelle nostre elezioni? Sappiamo che i membri dell’INC votano come blocco per i candidati che i loro capi scelgono. Lo sappiamo perché la chiesa non lo nasconde neanche, ma lo mette in mostra come una delle ragioni per unirsi ad essa o per soddisfare alle sue richieste. Almeno la chiesa cattolica crede nel dare a Cesare ciò che è suo e a Dio ciò che è di Dio. Questa chiesa crede nel colpire Cesare nel nome di Dio. Questo è un vero e proprio disprezzo della separazione tra chiesa e stato, cosa espressamente proibita in una democrazia. E non vediamo purtroppo alcuna legge vietarlo, ma solo politici provare a trarne vantaggio.

Perché permettiamo ad una chiesa di agire secondo il proprio motto “non ci interessa se è un figlio di buona donna fintanto che è uno dei nostri”? Abbiamo gridato contro la chiesa quando ha agito così, ed abbiamo alzato la nostra voce quando i prelati hanno cominciato a dire “tutti imbrogliano comunque” e “andiamo avanti”. Perché il silenzio su questa chiesa? Poiché sono più piccoli? Perché le fanno più in silenzio preferendo alla porta principale la porta sul retro? Possono essere più piccoli o più calmi, ma le loro azioni urlano, piuttosto che parlare.

Alla fine è forse giustizia poetica se non una provvidenziale ironia che INC appoggia Corona. Mette ancora una volta in luce l’importanza della campagna anticorruzione del presidente Noynoy, che è qualcosa di più di una campagna per fermare il furto, ma una campagna per fermare la decadenza del senso del giusto e del torto del nostro paese. Che la legge e la religione, le due istituzione che si crede sostengano il compasso morale di una nazione, debbano divenire invece il pantano appiccicoso della nazione, è la testimonianza di come siamo diventati malati, marci e corrotti.

E’ una testimonianza di quello che Arroyo, che questo governo vuole portare davanti alla giustizia per iniziale la ripulitura, ha fatto a noi.