FILIPPINE: Presidente della Corte Suprema Filippina, colpevole!

Il processo per la messa sotto accusa del Presidente della Corte Suprema Filippina, Renato Corona, è terminato col verdetto finale ed inappellabile di Colpevole. Colpevole di non aver violato con colpa la Costituzione e di aver tradito la fiducia del popolo filippino. E’ un verdetto storico che apre forse una nuova era nella lotta alla corruzione e che ha visto un conflitto molto aspro tra poteri fondamentali dello stato. Il verdetto di colpevolezza si è consolidato dopo la testimonianza di Corona al Senato, quando Corona non solo non ha smontato le accuse rivoltegli contro, ma ha anche confermato il possesso di quasi 2,5 milioni di dollari dimostrando tutta la sua incapacità e la sua arroganza. Dopo incredibili accuse, non richieste dall’audizione al Senato, contro l’amministrazione Aquino e contro tutti quelli che hanno presentato le prove a suo carico, dopo aver richiamato l’attenzione sul pericolo per la democrazia filippina rappresentato da Aquino stesso, Corona ha dimostrato con la sua deposizione quanto le accuse rivoltegli fossero vere e sostanziate. Il Senato ha votato con 20 voti a favore della condanna e 3 a favore dell’assoluzione, una maggioranza che pochi avrebbero predetto all’inizio del processo. Il suo collegio di difesa è per altro rimasto senza parole.Qui di seguito l’editoriale tratto da Businessmirror. Nei giorni prossimi altri commenti.

COLPEVOLE

Il verdetto di colpevolezza della corte di messa sotto accusa del Senato sul caso del Giudice Supremo Renato Corona è un trionfo della giustizia in questo paese. Nel dire che Corona è colpevole di aver violato la costituzione ed aver tradito la fiducia pubblica dopo oltre 40 sedute, la Corte ha segnato un punto storico per la prima volta nella politica contemporanea filippina.

Corona aveva ammesso di possedere quasi 2 milioni e mezzo di dollari in depositi bancari, a cui vanno aggiunti proprietà di case per un valore di altri 7 milioni di dollari che ha mancato di dichiarare nella sua dichiarazione di proprietà (obbligatoria per la costituzione filippina). Nel 2010 dichiarò solo 3 milioni e mezzo di dollari. La cifra complessiva è considerata fortemente differente rispetto alle entrate legali di Corona ed è perciò ritenuta una ricchezza ottenuta in modo non lecito. Questo però lo lascia vulnerabile ad altre accuse penali di corruzione o saccheggio dopo la sua uscita di scena. Ci sono delle lezioni da imparare da questo processo.

La prima è che nessuno, neanche il primo magistrato, è al di sopra della legge. Secondo il presidente di una corte suprema deve mantenersi ad un più elevato standard did condotta di qualunque impiegato statale ordinario. Se Corona stesso ritenne di rimuovere dal posto di lavoro un lavoratore statale di basso rango che mancò di dichiarare la proprietà di un posto al mercato nella sua dichiarazione dei redditi, si dovrebbe ora esentare lui dallo stesso standard? Ovviamente no.

E terzo, come sottolinea la Costituzione, la posizione pubblica è una fiducia pubblica, e tutti i pubblici ufficiali ed impiegati devono essere sempre responsabili di fronte alla gente.

Per cinque mesi passati i Filippini hanno seguito il processo attraverso la televisione e sono stati informati di come tutti i pubblici ufficiali, senza eccezione alcuna, devono comportarsi, e quindi ora sono più consapevoli di quello che significa l’agire errato e saranno più consapevoli nel non esitare a portare chi sbaglia davanti alla giustizia.

Il verdetto rappresenta anche uno spartiacque nella lotta del governo contro la corruzione inviando un segnale fermo agli altri ufficiali pubblici affinché dichiarano tutto nelle loro dichiarazioni come richiesto dalla legge. Oltre questo, contrariamente a quanto affermato dai critici, per cui il processo ha distratto il governo dai temi urgenti sociali ed economici, potrebbe rafforzare la capacità del governo di risolvere i problemi sociali ed economici di lunga durata.

In che modo? Inviando un segnale forte agli investitori che il governo intende continuare nella guerra alla corruzione ed è impegnato nel rispetto della legge.

Il compito ora è di andare avanti e di fare le riforme urgenti sociali, politiche ed economiche con maggior vigore, con i cittadini che esercitano una maggiore vigilanza contro ogni forma di corruzione nelle tre branche del governo.

Avendo alle spalle un processo di messa sotto accusa faticoso lungo cinque mesi, è tempo che i capi della nazione e la gente si riunifichi e guarisca le ferite della divisione e riaffermi il nostro impegno comune al buon governo e ai principi chiave di trasparenza e responsabilità.