FILIPPINE: Il verdetto di Corona, lotta alla corruzione e sviluppo

Con un verdetto storico il presidente della Corte Suprema Filippina, Renato Corona, è stato ritenuto colpevole per non aver dichiarato milioni di dollari in vari depositi in moneta estera. La condanna, data dal Senato Filippino agente da tribunale, è stata vista come una grande vittoria per la campagna contro la corruzione del Presidente Noynoy Aquino, una spinta che i governanti credono possa essere fondamentale per ripristinare la fiducia degli investitori nella direzione economica e politica del paese. Corona è ora considerato licenziato e interdetto dai pubblici uffici.

Nelle giornate precedenti al tanto cercato verdetto di martedì le audizioni cambiavano dal drammatico al patos estremo. L’Ombudsman Conchita Carpio Morales ha sbalordito la corte del senato affermando che Corona aveva da 10 a 12 milioni di dollari non dichiarati. Nel suo primo giorno di audizione al Senato il 22 maggio, Corona ad un certo punto è scomparso dall’aula del Senato dopo aver chiesto di essere scusato, cosa che ha spinto il presidente del Senato a bloccare tutte le uscite, in un tentativo del giudice capo di parare i colpi.

Aveva fatto una visita improvvisata all’ospedale di Manila affermando di sentirsi male. In seguito ha fatto una testimonianza con gli occhi pieni di pianto dove ha affermato che non era obbligato a dichiarare le sue proprietà in questione che erano il frutto secondo lui di oltre 30 anni di carriera come avvocato.

La mozione di messa sotto accusa fu lanciata subito dopo che il predecessore di Aquino, Gloria Macapagal Arroyo, era stato accusato di corruzione e frode elettorale. Corona era accusato anche di abuso di potere per aver bloccato le mozioni legali contro l’Arroyo dopo la fine della sua legislatura e dopo la sua elezione a deputato del parlamento filippino.

Nel verdetto di martedì 20 su 23 senatori l’hanno considerato colpevole di tradimento della fiducia pubblica per la mancata dichiarazione di 2,4 milioni di dollari in conti bancari. Il giudice della corte suprema Antonio Carpio farà la funzione di presidente, mentre Aquino dovrà eleggere il successore entro 90 giorni da una lista preparata dal Consiglio dei giudici di otto membri.

I sostenitori di Arroyo e Corona affermano che Aquino porta avanti una caccia alle streghe contro la Arroyo ed i suoi alleati, e che Aquino stia minando consapevolmente il sistema giudiziario per eliminare i controlli sul suo potere. Nelle settimane precedenti al verdetto la stessa Corte Suprema che Corona guidava ordinò lo smembramento della azienda della famiglia Aquino, cosa che, secondo l’ufficio stampa di Aquino, il presidente sosteneva ma che si è aggiunta all’intrigo.

Alla domanda se qualche processo di alto livello potesse fare una differenza totale rispetto al livello di corruzione che allontana gli investimenti, da anni piaga delle Filippine, il portavoce presidenziale Ricky Carandang ha detto che questi processi sono una parte della spintadel governo contro la corruzione. “Non si tratta solo di questi eventi che vanno sui titoli dei giornali. Abbiamo riformato la nomina delle persone nelle agenzie deputate alla lotta alla corruzione che hanno la stessa importanza del presidente.”

Resta da vedere quanto questa campagna sarà profonda. Bobby Tauzon di un gruppo di pensatori di Manila ha detto: “Aquino forse vuole essere il presidente che fa grandi onde contro la corruzione, ma due piccole increspature non sono abbastanza per arrivare a destinazione.”

La spinta contro la corruzione, realizzazione di una delle promesse fondamentali di Aquino durante la sua campagna elettorale che lo portò al potere con un’agenda da riforma nel 2010, ha diffuso il sostegno pubblico tra la popolazione stanca da sempre dei rappresentanti corrotti. Alcuni videro la corruzione nella “nomina della mezzanotte” di Corona a Presidente della Corte Suprema, fatta dalla Arroyo poco prima di finire il proprio mandato e dopo un decennio senza fine di scandali e accuse di brogli.

Con la fine di Corona, la fine del processo alla Arroyo sarà fondamentale per cambiare la percezione di lunga data delle Filippine come un luogo pericoloso per chi vuole fare investimenti. “La corruzione ha reso gli investimenti incerti che comporta che le imprese non sanno quanto sicuro sia il paese per il loro denaro” dice Mon Casiple. “C’è una grande richiesta pubblica di pulizia”

Prima del processo a Corona un rapporto di marzo della Banca Mondiale affermava che le Filippine hanno “un governo popolare che è visto come deciso a migliorare il governo e a ridurre la povertà”

Decenni di corruzione endemica hanno contribuito ad un alto tasso di povertà e crescenti ineguaglianze di redditi che distanziano la Malesia e la Thailandia. “La gente soffre per l’alta disoccupazione e resta alta l’incidenza della povertà” dice un rappresentante della Asian Development Bank. “Manca il legame tra la crescita e lo sviluppo in questa economia.”

Le speranze del governo, secondo Carandang, è che un dividendo di questa campagna contro la corruzione sia un aumento degli investimenti. “Credo che vedremo molti più investimenti qui nel prossimo futuro.”

In un forum delle imprese a Manila Aquino ha detto che le imprese maggiori filippine erano decise ad investire oltre 10 miliardi di dollari nel paese nei prossimi cinque anni, una fiducia nuova che secondo Carandang potrebbe fare da apripista ai tanto agognati investimenti esteri. “Il miglior procacciatori di investimenti esteri sono le nostre imprese che cominciano ad investire qui”.

Le Filippine, di recente, hanno superato l’India come destinazione di outsourcing di imprese legate alla Information Technology al mondo, e c’è spazio per più crescita ed investimenti nei settori cdel Call Center per l’alto di livello di conoscenza della lingua inglese che dà alle Filippine un vantaggio sui paesi vicini di pari livello.

Secondo altri analisti, non è certo che si sia consolidata la svolta degli investimenti in risposta alla ancora nascente campagna contro la corruzione di Aquino. Secondo un esperto della ADB mentre gli investimenti nazionali sono cresciuti gli investitori esteri mantengono un atteggiamento di attesa. Sarebbe ancora ottimistico assumere un aumento dell’investimento estero diretto.

Per il 2012 il governo ha posto un obiettivo di crescita del PIL tra il 5 e il 6%, troppo ottimistico per alcuni analisti. Uno studio regionale della United Nations Economic and Social Commission for Asia and the Pacific, per esempio, ha previsto una crescita tra il 4 e 5% per le Filippine che ancora arrancherebbero dietro la Cambogia col 6,7%, Indonesia 6,5% Thailandia e Vietnam col 5,8%.

Se la corruzione è controllata con successo, per alcuni la demografia giovanile del paese potrà giocare un ruolo positivo rispetto ai rivali regionali la cui forza lavoro invecchia più velocemente.

“Quello che differenzia le Filippine dal resto della regione è il suo dividendo demografico” dice Rogier van den Brink esperto della riduzione della povertà per la Banca Mondiale. “Se si investe con accuratezza in infrastrutture e nelle persone si porterà avanti per anni questo dividendo demografico”

 Simon Roughneen, Asiatimesonline.com