THAILANDIA: Una via non violenta per la pace nell’estremo meridione thailandese

Il Professore Chaiwat Satha-Anand, un politologo dell’Università Thammasat e studioso famoso della pace, ha parlato ad un seminario il 7 settembre 2012 sul tema “Seminario di un dialogo di pace nel contesto dell’ASEAN”. Si seguito la traduzione del discorso redatto dal Prachatai.com

“Mi è stato chiesto di parlare del dialogo di pace. Si solito non obbedisco alle richieste degli organizzatori. Quello che voglio fare è voglio fare un dialogo di pace. La seconda cosa che mi sta a cuore è che il mio pubblico principale forse non sta in questa sala poiché voglio parlare direttamente ai militanti di Pattani. Sono loro i miei ascoltatori privilegiati. Ho quattro parole. La prima è Problemi, la seconda assunzione, la terza è una domanda e la quarta è conoscenza. Solo quatto parole.

Cominciamo con i problemi. Ce ne sono due: quello che ricadono sulla parte dello stato Thailandese e quelli che cadono sul lato dell’insorgenza. Il problema del lato dello stato Thailandese è stato elaborato e criticamente analizzato nel libro di Duncan McCargo “Tearing apart the land”. Per come la comprendo io, lo stato rispetto ai problemi del meridione soffre quello che chiamerei, inseme a McCargo, malattia di deficit di legittimità. E non c’è alcun modo di venirne fuori se non affrontandolo. Quello è il problema dello stato che soffre di questa malattia. Per quanto riguarda l’insorgenza il problema è un altro. Credo che essi soffrano di cecità come un risultato dell’uso della violenza. Questa è òa cecità a causa dello strumento usato, lo strumento della violenza. Ne consegue, più di 5000 persone sono state uccise, ovviamente non solo dagli insorti. Dovremo scoprire quale è l’esatto numero dei morti per mano degli insorti e quello dei morti a causa dello stato; per mano delle strutture paramilitari; o come conseguenza dell criminalità. Sono questi i due problemi.

Le assunzioni. Ne ho qualcuna sugli insorti. Prima cosa, penso che siano razionali e che non sono pazzi. Se lo fossero irrazionali o pazzi, non perderei tempo a parlarne. Seconda cosa, il loro uso della violenza si può giustificare dal momento che che ci sono gli strumenti e li usano come tali. Terzo, dal loro lato, la loro causa la si può vedere come legittima. Dico da loro punto di vista potrebbe essere vista come legittima. Dall’altro lato naturalmente è illegittima. E’ quello che chiamo stiamo avendo problemi di discrepanza di prospettive. La maggioranza dei problemi che abbiamo sono gli stessi che il Prof McCargo citava ieri sulla verità. Soffriamo della stessa cosa.

Quarta, non credo che gli insorti siano un gruppo monolitico, credo che siano diversi. Che siano frammentati. Credo ci siano delle divergenze tra loro. E non è cosa esclusiva del gruppo di Pattani. Accade ovunque nel mondo. Credo in ultimo che gli insorti e la loro lotta potrebbero essere influenzati dai problemi mondiali. Si potrebbe situare quello che hanno fatto nel contesto dei problemi globali. Ritornate a 40 o 50 anni fa .. Si può parlare del contesto della indipendenza nazionale. Mezzo secolo. Andate avanti di 30 anni ed avete l’istanza della rivoluzione islamica… Venti anni ancora ed un altro cambiamento nel mondo intero. Lo scorso anno, la primavera araba.

Si hanno cambiamenti differenti nel mondo e sono sicuro che in qualche modo tocca le problematiche locali. E questa può essere inserita in un contesto globale. L’uso del terrore fu usato da qualche parte.

Domande. La questione che vi faccio signore insorto e signora insorta, è questa. Come si possono aiutare gli insorti in modo tale da non trovare più necessaria l’uso della violenza? Ieri parlando, parlai un po’ sull’uso della violenza e in breve dico la violenza uccide il potere. Il professor McCargo mi chiese di spiegarmi. Dissi qualcosa ma non aveva molto senso. Proviamo di nuovo. Se si vuole capire la relazione tra potere e violenza, proviamo a capire la relazione tra stupro e sessualità. Lo stupro uccide e distrugge la sessualità. Nella sessualità avete amore, comprensione, intimità. Quando compare lo stupro tutto questo scompare. Quella è la fine della sessualità.

In modo simile, quando compare la violenza, il potere scompare. L’uso della violenza compare quando ci si sente senza potere. E’ il fatto fondamentale che la maggior parte dei politologi nel mondo non riesce a comprendere, sfortunatamente. Lo possono discutere in qualunque momento. Di conseguenza, c’è un bisogno per gli insorti di comprendere varie cose, almeno tre. La loro agenda politica ha bisogno di essere rivista e di essere formulata con attenzione per il mondo pubblico sia locale che nazionale. Forse hanno bisogno di aiuto, non so.

Secondo, hanno bisogno di comprendere l’effetto dell’uso della violenza per la loro causa in modo realistico. Terzo hanno bisogno di pensare più sulla possibilità di usare metodi non violenti invece che la violenza. Ci sono tantissimi studi sui gruppi armati nel mondo. Alcuni dicono 60 gruppi armati nei quattro continenti. Sono giunti alla conclusione molto simile e voglio leggere qualcosa per voi. Di nuovo non è per voi che siete qui in questa sala, ma per gli insorti. E’ una citazione di Museveni, capo della resistenza armata ugandese. Egli dice non dovete mai fare qualcosa di sbagliato. Perciò quando scegliete il vostro obiettivo lo dovete fare con molta attenzione. Prima di tutto non dovete mai attaccare i non combattenti, ma i mai mai. Questo è il consiglio non di un moralista ma proviene da un capo di un gruppo armato. Quello è importante di Museveni poiché anni dopo è diventato il presidente dell’Uganda.

Dove si trova? In una rivista militare. Un giornale. E ci sono tutti i generi di studi su questo che devono essere compresi. Quindi c’è un bisogno profondo di comprendere di più sulla non violenza. Ajarn Ahmad Somboon diceva che ci sono tanti discorsi sulla non violenza, sulla pace. Ho paura che ce ne siano molti di più da fare per comprendere come lavora e che cosa è esattamente. Ecco un altro esempio. C’è un’intervista in Tunisia. La Tunisia fu il caso che ispira la Primavera Araba e in modo così non violento e con successo. Un giornalista andò a chiedere ad uno degli organizzatori e chiese quando si lotta contro il governo per tanto tempo, cosa succede se avete le armi? L’organizzatore disse che era stato chiesto loro se avrebbe aiutato i cittadini il fatto di avere le armi, il tunisino senza esitazione disse che migliaia di persone sarebbero morte se la gente aveva accesso alle armi. Per loro iniziare o usare la violenza vuol dire la fine del potere popolare. Quello è ciò che ispira la Tunisia e forse l’Egitto. Guardate quello che è successo in Siria. Quando la superpotenza è entrata con più sostegno per l’opposizione. Non si è fermata persino mentre parlo.

Un’altra cosa che avete bisogno di capire è questa. Si può dare un’occhiata al tasso di successo dellecampagne non violente nel mondo tra il 1940 e 2006 in confronto alle lotte armate. Troverete il declino del successo della lotta armata dal 40 al 10%, cioè negli anni 40 il successo arrideva alle lotte armate e poi nel 2006 andò giù. Il mio grafico è semplice. Successo della violenza dal 40 al 10 % , successo della non violenza nel mondo tra il 40 al 70%.

Una seconda cosa da capire, uno si deve domandare se continua ad usare la violenza, che cosa ho raggiunto. Posso dire questo. Cinque anni dopo che il conflitto termina, la probabilità della democrazia è il 4% se si usa la violenza. E 41% se si usano azioni non violente. Se un gruppo armato o un gruppo di resistenza adotta l’approccio violento, alla fine dei cinque anno dal conflitto non avrai democrazia, al massimo un 4%. Se si usa la non violenza dieci volte tanto.

Ultimo punto, la probabilità di avere una guerra civile dopo che il conflitto termina. A dieci anni dal la fine del conflitto, al 43% avrai una guerra civile se si usa una campagna violenta e 28% se si usano campagne violente.

Ora ritorno alle mie assunzioni. Signori Insorti, comprendo che siete razionali e che non siete pazzi. Comprendo che lottate per una causa. Penso che ci sia un grande bisogno a questo punto di intraprendere una ricerca fruttuosa di alternative politiche. McCargo dice ce è un problema politico che necessita una soluzione politica. E soluzione politica deve venire da ogni lato del conflitto. Quello di cui si ha bisogno di più ora è comprendere l’effetto violento sulla vostra causa. Vi sta mettendo in pericolo.

Scelgo ora di parlare agli insorti poiché ho passato anni a parlare allo stato. Continuerò a farlo ma spero che questo forum, come un modo per assicurarsi che ci sia un qualche dialogo di pace, non vuol dire sedersi faccia a faccia, non significa che si deve essere in un salotto. Anche questo è un dialogo ed è all’aperto. E questa è la mia umile riflessione per voi. Sono musulmano ma non faccio parte della storia di Pattani, ne sono molto cosciente. Ma come ricercatore di pace e teorico della non violenza, credo ci sia tanto che bisogna che comprendiate sulle dinamiche del conflitto non violento che renderà il processo di pace più efficace e più utile e meno distruttivo per tutta la società.