BIRMANIA: Il ruolo di Aung San Suu Kyi

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Aung Suu Kyi è cambiata? La risposta è incerta: forse sì, forse no. La percezione comune è che si sia evoluta dalla dissidente politica e attivista in favore della democrazia per indossare il mantello di un politico soave diplomatico. In un discorso ad Harvard ha detto: “Mi sono sempre vista come una persona che politica. Cosa credete che abbia fatto per gli scorsi 24 anni?” I suoi punti di vista su tante questioni attuali durante il suo recente viaggio americano sostanzia questa percezione. Comunque Comunque è alquanto duro indicare che si sia svenduta al governo come indicato da un capo Shan in USA.

Interviste e commenti della Aung San Suu Kyi. Guerra nello stato etnico di Kachin

Quando a Londra a giugno 2012 le fu chiesto dell’offensiva militare contro i Kachins lei rispose: “Vogliamo sapere cosa succede più chiaramente prima di condannare una parte o l’altra.” La reazione della comunità Kachin fu furibonda, mentre il sito Kachinland News definì un insulto la sua replica. Una lettera aperta di 23 gruppi Kachin nel modo affermava che la Kuu Kyi “assolveva la violenza di stato (Reuters, 5 ottobre 2012)

Sul Presidente Thein Sein

“Dobbiamo ricordare che il processo di riforma fu iniziato dal Presidente Thein Sein. Credo che sia un entusiasta delle riforme democratiche. Ma come il governo le implementa queste riforme è ciò che dobbiamo osservare” diceva a Washington nel ricevere la Medaglia D’oro del Congresso (Irrawaddy 24 settembre 2012)

“Non lo conosco personalmente. L’ho incontrato solo in occasione di lavori. E’ una persona molto pacata che soppesa le parole. Ovviamente pensa prima di dare quello che deve dire” (riproduzione di Mizzima News 2 ottobre 2012)

Riforme politiche ed economiche

“L’impazienza di migliorare economicamente: Credo che la percezione fosse che se migliori l’economia tutto il resto migliorerà. Non sono d’accordo con questo punto di vista, credo che ci sia una riforma politica come pure una economica” (New York Times.)

Sanzioni

“Non credo che abbiamo bisogno di afferrarci alle sanzioni senza necessità poiché voglio che la gente sia responsabile del proprio destino e non dipenda troppo dall’aiuto esterno. Avremo bisogno per l’aiuto esterno dei nostri amici all’estero, da tutto il mondo. Ma alla fine dobbiamo costruire la nostra democrazia per noi stessi.” (The Irrawaddy 24 September 2012).

Rohingyas

“Vogliono una condanna forte e colorita che non farò poiché non credo che sia di aiuto. Se si condanna una comunità che rende l’altra comunità più ostile verso quella comunità, non verso me. La gente dimentica che quando condannano una comunità essa si fa più risentita, cosa che è avvenuto nello stato Rakhine” (New York Times.)

Sulla politica del partito sui Rohingya lei diceva: “Non è una politica che deve essere formulata dal partito. E’ qualcosa in cui l’intero paese deve essere coinvolto. Non è una preoccupazione di partito.”

Le forze armate e la Commissione di Inchiesta dell’ONU

In una sua intervista alla CNN Aung San Suu Kyi ha ammesso di avere un “debole” per le forze armate birmane che furono fondate da suo padre Aung San.

“Non crediamo in una giustizia punitiva ma in una giustizia ristoratrice che non vuol dire mettere i membri della giunta militare sotto processo.” (Rapporto Speciale di Andrew R. C. Marshall)

A chi le chiedeva di un possibile tribunale per i crimini per ricercare le violazioni dei diritti umani commessi dai generali ha detto che alcuni lo vogliono. “Non lo vorrei, ma è una mia posizione. Non posso parlare per tutti. Ci sono alcuni che lo vogliono ma non credo che sarebbe la maggioranza. Poiché i Birmani sono pragmatici e non è una popolazione particolarmente vendicativa.” (New York Times)

Alla domanda sulla riduzione della quota del 25% dei posti in parlamento riservati alle forze armate ha risposto: “Si può fare ciò solo con la collaborazione delle forze armate stesse. Dobbiamo perciò lavorare insieme. Alcuni dicono come si potrebbe ottenere ciò, perché le forze armate si assicureranno di avere la propria influenza nel settore legislativo e non si vede perché dovrebbero lasciarlo. Ma credo che, se capiscono le ragioni per cui non è desiderabile avere da parte di un sistema democratico tanti posti riservati ai militari, cominceranno a ripensarci.” (New York Times)

Relazioni della Birmania con USA e Cina.

“Devo continuare a ricordare alle persone che prima di diventare un regime militare, la Birmania era una democrazia in essere ed avevamo buone relazioni con la Cina e gli USA. Non vedo la ragione per cui non dovrebbe continuare” (New York Times)

Aung San Suu Kyi Presidente

“Da capo di un partito politico ho il coraggio di essere presidente se la gente lo vuole” di ritorno in Birmania dagli USA. (The Irrawaddy – 8 Ottobre, 2012).

In un’intervista della BBC al presidente Thein Sein alla intervista Hard Talk il presidente diceva: “… Se diventerà presidente dipende dalla volontà della gente. Se la gente l’accetta allora dovrò accettarla. Non esiste alcun problema tra me e Aung San Suu Kyi. Lavoriamo insieme” (BBC News – 29 settembre 2012)

Cambiamenti costituzionali

Parlando della sua impossibilità ad essere presidente secondo la costituzione del 2008 lei ha detto: “Vuol dire che cambieremo la costituzione. Fa parte del processo parlamentare. Continueremo a spingere per questo. Non solo per me ma per il paese”. (The Irrawaddy 08 October 2012).

Conseguire la demorazia

Mentre le si chiedeva se non avesse oscurato Thein Sein durante la sua visita negli USA lei ha detto: “Non credo che dovremmo vederla in termini di personalità. Credo che dovremmo vederla come un obiettivo comune. Se vogliamo tutti raggiungere la genuina democrazia per la Birmania, dobbiamo imparare a lavorare insieme e a non pensare sul nostro impatto come personalità sia a casa che nel mondo intero” (The Irrawaddy 08 ottobre 2012).

C’è un cambio definito del suo atteggiamento, lo si chiami opportunità politica o pragmatismo. Cresce un inusitato senso di critica verso il suo atteggiamento di compromesso, verso le risposte ambigue, il silenzio su problemi cruciali e e quel suo lato debole per i militari nei media locali ed internazionali, specialmente dai gruppi etnici e i difensori dei diritti umani.

Aung San Suu Kyi è totalmente cosciente del ruolo politico centrale delle forze armate e quindi cerca la sua cooperazione nel raggiungimento dei suoi obiettivi specie sulla modifica costituzionale. L’esercito non se ne uscirà fuori per puro desiderio e si spera che non ascolti i suoi critici improvidi del suo gruppo o di altri sostenitori fedeli. Ne ha bisogno ed ogni possibile diluizione del ruolo delle forze armate può essere solo di cambiamenti progressivi come visto in altre nazioni con situazioni analoghe.

Sta andando Aung San Suu Kyi passo lento sulle questioni etniche per paura di irrigidire l’amministrazione nel progresso della pace anche a rischio di diventare impopolare rispetto ai gruppi etnici, cosa infelice. E’ l’unica personalità con qualche base che può rivolgersi non solo ai Kachins, con i quali il governo è coinvolto in una guerra aperta, ma ad altri gruppi importanti come i Shan. Per lei la riconciliazione etnica dovrebbe essere prioritaria.

Il successo del Presidente Thein Sein nella sua riforma economica e politica è fondamentale per la transizione alla democrazia e quindi lei sostiene le sue azioni. Il bisogno urgente è “costruzione delle capacità”. Lei è in una posizione migliore di altri di chiedere sostegno fuori del proprio paese.

Il periodo che va fino al 2015 è fondamentale e quindi Suu Kyi deve giocare le proprie carte per prendere vantaggio come può per se il partito e il paese. Suu Kyi ha 67 anni e il tempo è tiranno. Ha bisogno di tutto il sostegno e ha molte difficoltà da superare. E’ tempo di cominciare a costruire una seconda linea di capi.

 C. S. Kuupswami