FILIPPINE: Il progetto minerario di Tampakan

TAMPAKAN, South Cotabato (MindaNews/11 Nov) Quanto grande è la miniera a cielo aperto che scaverà una montagna per estrarre quasi 509 mila chilogrammi di oro e 15 milioni di tonnellate di rame? Immaginiamo 17mila campi di basket uno di fianco all’altro fagocitati da quella fossa e se ne potrà avere un’idea della grandezza. La profondità sarà di 800 metri.

Il progetto della impresa col sostegno estero, Sagittarius Mines (SMI), la miniera di oro e rame ancora da sviluppare più grande al mondo, promette degli incredibili ritorni economici incredibili con i prezzi dei metalli preziosi che sono ai massimi di sempre. Ma disegna anche un immagine terrificante del futuro ambientale dell’area e le sue implicazioni per le popolazioni delle montagne e quelle che vivono nelle pianure. La posta è estremamente alta, tanto che sia chi so oppone alla miniera che quelli che la sostengono hanno già segnato la linea per terra ma col sangue.

Molti membri delle tribù hanno cominciato ad armarsi con fucili improvvisati e con fucili come M16 e il Gardand, disposti e pronti ad usarli se dovessero cominciare le operazioni della miniera.

La tribù dei B’laan sono delle persone pacifiche, sebbene abbiano cuori di guerrieri affilati in gran parte dalla caccia nelle foreste, un territorio che conoscono come il palmo delle loro mani. Mentre ci sono stati dei conflitti all’interno della tribù, terminati in alcuni casi con degli omicidi, provano a risolverli usando il loro sistema di giustizia tribale, Kasfala, per prevenire il peggioramento della violenza. Ma se messi colle spalle al muro, rispondono e alcuni di loro lo stanno facendo proprio ora contro la SMI.

La SMI è controllata dalla Xtrata Copper, il quarto produttore mondiale di rame, insieme alla australiana Indophil Resourses come partner di minoranza, ed è una sussidiaria della svizzera Xtrata Plc, una impresa mineraria globale diversificata. Dopo aver assunto nel 2001 i diritti in base all’accordo di assistenza tecnica e o finanziaria (FTAA) della Estern Mining Corp, la compagnia australiana che scoprì inizialmente i depositi agli inizi del 1990, SMI lanciò nel 2003 il progetto Tampakan che si estende sulle città di Kiblawan a Davao e Columbio a Sultan Kudarat.

Il cuore dei depositi di oro e rame sta a Tampakan, una municipalità di seconda classe senza una banca e senza le moderne infrastrutture economiche. Comunque dopo le sue strade sono piene degli ultimi modelli di pick up a quattro ruote motrici acquistate dai residenti che sperano che possano tornare utili affittandole alla SMI.

Il progetto non è entrato ancora in produzione poiché la sua domanda di impatto ambientale fu rigettata dal Ministero dell’Ambiente e delle risorse (DENR) sulla base del fatto che viola il divieto di scavo a cielo aperto da parte del governo di Cotabato meridionale. Da quando SMI ha iniziato il suo progetto è stato oggetto di proteste da vari gruppi ambientalisti, dei diritti umani e da gruppi della chiesa che si oppongono al progetto. La paura è che una volta che va in produzione il 2018, mentre all’inizio si parlava di 2016, a subirne le conseguenze irreversibili sarebbe soprattutto l’ambiente.

Impatti ambientali

SMI pianifica di scavare grandi depositi aprendo una miniera a cielo aperto in un’area larga due chilometri e mezzo e lunga 3 ad una profondità di 800 metri, equivalente ad un grattacielo di 160 piani, otto volte il grattacielo filippino più alto. Il sito del progetto che include la miniera ed altre strutture di supporto come l’impianto di stoccaggio delle rocce di risulta, il laghetto di reflusso e diga di acqua tra le altre si stenderanno su 10 mila ettari di terra.

Secondo la valutazione di impatto della compagnia il 40 % del territorio è coperto da foreste vergini. Mentre non esiste un bacino idrografico nel sito del progetto ( dove la miniera sarebbe vietata) le restanti foreste vergini si sa che sono fonte di acqua per i fiumi che alimentano gli insediamenti agricoli e i laghetti a valle.

Infatti la ragione per cui l’allora governatore della provincia Daisy Avance-Fuentes emise la legge ambientale del 29 giugno che vietava la miniera a cielo aperto nella provincia era proprio del possibile prosciugamento delle aree agricole nelle pianure se si aprivano miniere della zona ricca di risorse. Fuentes firmò la legge il giorno prima di dimettersi da governatore, ed è attualmente un rappresentante alla provincia.

Nella sua nota di spiegazione all’annuncio dell’approvazione della legge Ambientale, citava uno studio di un gruppo britannico dal titolo: “Filippine: Alimenti o miniere?” che mette in guardia sul possibile prosciugamento dei fiumi di pianura se dovesse andare avanti il progetto di Tampakan. “E’ una legislazione epocale. Segna l’autonomia che matura della provincia dall’assunzione della responsabilità come custode ambientale” disse la Fuentes che riconobbe le pressioni affinché ponesse il veto sul divieto di miniere a cielo aperto, una lobby potente che si spostò perino sul palazzo del presidente delle Filippine.

Ai giornalisti spiegò che ponendo il veto sulla miniera a cielo aperto avrebbe non solo reso inoperante tutto il codice ambientale, ma avrebbe esposto le comunità e le risorse ai pericoli che con certezza causeranno danni alla loro salute, sicurezza e sostenibilità economica. Il divieto di miniera a cielo aperto è una dei provvedimenti benché il più controverso del codice ambientale della provincia. “Dopo le attività di estrazione la miniera a cielo aperto non può essere ripristinata al suo stato originario” dichiara la SMI nella sua pubblicazione.

Il sessanta per cento del sito del progetto è stato attaccato da disboscamento, agricoltura da taglia e brucia. Il resto comunque sostiene una grande diversità di flora e fauna con 1000 specie di flora e 280 di fauna, come recita la valutazione di impatto della compagnia. Di queste 50 specie di flora e 33 di fauna sono o sulla lista delle specie minacciate di estinzione delle Filippine e dei corpi internazionali.

In termini generali la SMI nel suo documento pianifica di ripulire approssimativamente 1300 ettari della restante foresta vergine, il 35% degli ettari di foresta del sito, che sostengono un alata diversità di flora e fauna compreso le specie minacciate dall’estinzione. L’area di miniera finale è circa 10 mila ettari e potenzialmente include 355 ettari di foresta di vecchia crescita, secondo una mail della SMI di risposta ad una domanda. Ma secondo la legge le foreste di ogni specie non devono essere toccate.

La foresta pluviale restante e le foreste di vecchia crescita sono due cose differenti. La prima si riferisce a qegli alberi lasciati che sono stati lasciati dalle attività di diboscamento di decenni fa che ora sono cresciuti totalmente. Le foreste di vecchia crescita significano foresta vergine.

Linee di faglia del terremoto

Il progetto è stato descritto da vari esperti come il potenzialmente più pericoloso al mondo per la sua disposizione geologica, a dodici chilometri dal vulcano dormiente Matutum che rappresenta il picco importante della provincia di Cotabato meridionale con i suoi 2286 metri che sovrastano le miniere di Tampakan. Nel 1995 è stato dichiarato con decreto presidenziale del presidente Ramos panorama protetto.

Oltre alla miniera a cielo aperto, considerata dagli esperti una ferita indelebile nelle montagne di Tampakan, saranno costruite altre strutture di sostegno nell’area come il magazzino di rocce di risulta, il processo di concentratore, la struttura di magazzino dei rifiuti di lisciviazione e una diga di acqua superficiali.

In un forum indetto dal governo provinciale dello scorso anno parteciparono in tanti e da allora il progetto è un’istanza molto difficile nell’industria mineraria del paese.

A nordest del progetto saranno poste le strutture di trattamento del processo, il deposito di stoccaggio ed il Concentratore, gli impianti di stoccaggio dei rifiuti di lisciviazione e la diga a tredici chilometri verso est dalla miniera nella città di Kiblawan provincia di Davao.

“Questi impianti pongono un pericolo diretto all’ambiente e alla vita delle persone a valle nel caso di un incidente (un guasto o danno alla diga o ad altri contenitori porterebbe a allagamenti con sostanze tossiche a valle) poiché l’area progettata si trova su una geografia instabile” dice Emmanuel Diaz, geologo presso l’ASEAN Centre per la biodiversità.

Il sito di sviluppo della miniera si trova a 1300 sul livello del mare a monte di due grandi fifumi, Taplan e Mal, che nutrono l’agricoltura a valle a Cotabato meridionale e Davao. La miniera a cielo aperto sarà localizzata nell’area di alimentazione del fiume Taplan mentre le rimanenti infrastrutture proposte sulla zona di ricarica del fiume Mal.

Diaz espresse particolare preoccupazione per l’impatto della diga sulla biodiversità includendo tutte le forme viventi, compreso gli uomini, sottolineando che c’erano forme di fauna e flora, endemiche solo in quell’area, che sarebbero estinte secondo il progresso delle fasi del progetto, esplorazione, sfruttamento e produzione.

In uno studio di Goodland e Montgomery Wicks, si definisce il progetto “un rischio perenne”. “La possibilità che le dighe di contenimento alte 280 metri e lunghe 280 e la diga di acque superficiali lunga 800 metri e alta 150 metri, possano sopravvivere per un tempo molto lungo è dubbioso… Le possibilità che l’acqua passi attraverso lo stoccaggio di risulta di rocce tossiche e altri siti tossici e quindi nell’ambiente è molto alta, specie se danneggiate dalle faglie sottostanti.”

Ma il portavoce della SMI, John Arnaldo, provò a disinnescare le paure sulle caratteristiche disastrose del progetto che molti credono potrebbe costare tantissimo all’ambiente e alle vite umane.

“Siamo certi che le nostre strutture resisterebbero agli eventi più estremi. Come i grattacieli esistono in zone a rischio terremoto in tutto il mondo e resistono a forti terremoti, oggi è assolutamente possibile costruire dighe di acque di risulta che resistano a tali eventi.”

Arnaldo aggiungeva che nell’evento improbabile di un danno ambientale risultante da operazioni minerarie la SMI avrebbe ricompensato quelli colpiti e rettificare qualunque danno, senza però discutere del pacchetto di compensazione.

Notava inoltre che la compagnia ha la certificazione dell’Istituto Filippino di Vulcanologia e Sisomologia che attesta che la linea di faglia attiva più vicina è a circa dieci chilometri dall’area di progetto e quindi l’area proposta non è dentro una zona di alto rischio. “SMI nel progetto ha mitigato il rischio dell’attività sismica come parte della nostra pianificazione includendo il disegno di componenti del progetto per resistere a forti terremoti.” ha detto Arnaldo.

Ma nella dichiarazione di impatto ambientale della ditta si legge: “Secondo la tavola all’impianto di stoccaggio dei reflui è stato data una classificazione di conseguenza estrema durante le operazioni di apertura e chiusura, a causa del potenziale alto di perdita di vite umane e grande danno ambientale se dovesse avvenire qualche danno. Questa classificazione si applica a rocce e refui stoccati insieme nell’impianto di trattamento.”

La classificazione comunque significa “che la struttura è disegnata per il più alto livello di protezione consistente con la pratica ingegneristica di dighe a livello internazionale”. Arnaldo diceva “dighe e grattacieli si costruiscono in modo giusto in tutto il mondo in ambienti molto differenti e le analisi fatte da geologi e ingegneri nostri sono consistenti con le pratiche attuali di valutazione del rischio e conseguente disegno delle strutture.”

“Con standard di disegno rigorosi e supervisione alla costruzione e onitoraggio siamo confidenti che le nostre dighe e impianti si possono costruire per minimizzare il rischio di guasto e impatto sull’ambiente e la comunità.”

Il partner della SMI, Indophil, poneva la vita iniziale della miniera a 17 anni.

Del progetto Tampakan si discute da venti anni con la scoperta dei depositi minerari nel 1992. Solo di recenti la SMI annunciava di spostare l’anno per lo sfruttamento commerciale dal 2016 al 2018. La costruzione degli impianti di sostegno alla miniera sarebbero dovuti cominciare quest’anno se non fosse stato per il divieto i miniera a cielo aperto che il ministero invocava nel negare l’autorizzazione.

Il progetto minerario si estende su cinque consigli tribali in cinque Barangay in tre città, tutti che hanno espresso sostegno alla SMI sotto accordi principali che forniscono loro assistenza finanziaria anche se deve essere ancora estratto il minerale. L’accordo di assistenza tecnica o finanziaria (FTAA) per il progetto fu assegnato alla Western Mining Inc nel 1995 e trasferito alla SMI nel 2001 allora controllata dalla ditta australiana Indophil. Nel 2007 Xtrata Copper acquistò parti di azioni della Indophil per diventare maggioritaria e controllare il progetto di Tampakan con il 40% delle azioni. Il 60% delle azioni non controllanti appartiene a filippini conosciuto come Tampakan Group of Compagnies.

Dal momento in cui fu dato il FTAA fino all’entrata della Xtrata Copper nella SMI, 17 anni, è stata estesa una assistenza finanziaria annuale ai consigli tribali, bartangay e città come in accordi separati.

All’assunzione del controllo della SMI le spese della compagnia già raggiungevano 416 milioni di dollari USA dal 2007 alla fine del 2011 soltanto per il progetto Tampakan. Indophil aveva speso 27 milioni di dollari australiani per le attività di esplorazione prima dell’entrata della Xtrata. DI quei 416 milioni di dollari 8 milioni andarono a programmi di coinvolgimento sociale quali assistenza dei fondi di comunità ai barangay e alle comunità tribali, ha detto Arnaldo. Ma cosa abbastanza curiosa le comunità restano sprofondate nella povertà.

Il progetto di Tampakan, il più grande investimento diretto straniero nelle Filippine con i suoi 6 miliardi di dollari, ha di fronte due sfide: il divieto di aprire miniere a cielo aperto imposto dalla provincia di Cotabato meridionale e il crescente attivismo dei gruppi ambientalisti e della chiesa locale con la loro posizione chiara contro la miniera. Sotto la superficie, comunque, cova tra le tribù una certa ostilità perché pensano che lo sviluppo minerario condurrà al loro spostamento dai luoghi natii e la distruzione quindi del loro stile di vita, spingendo taluni a prendere le armi per protegger quello che dicono sia la loro terra ancestrale.

Varie vite sono state già sprecate tra le quali Gurilmin Malid e Pensing Dialang uccisi entrambi nel 2002 per la loro posizione forte contro la miniera in una guerra localizzata che ha preso la vita, lo scorso 18 ottobre, a Juvy Capion e i due suoi figli, in seguito ad un presunto scontro tra l’esercito filippino e alcuni uomini della tribù B’laan guidati dal marito della donna, Daguel. L’uomo ha dichiarato guerra alla SMI per non aver rispettato i diritti della tribù e per le preoccupazioni sull’impatto negativo della diga sull’ambiente.

L’uomo, benché ferito, è riuscito a scappare, mentre dopo la morte della donna e dei due figli è rimasta orfana la piccola Angeline di quattro anni il cui destino così è incerto a causa delle tensioni nascenti nel territorio Bong Mal. Questo è il territorio tradizionale dei B’laan che si estende sulle tre città confinanti e si situa nel cuore del sito di sviluppo della miniera, lungo l’arteria fondamentale per la compagnia mineraria per muoversi attorno alle montagne. I Capion vantano diritti a vasti tratti di terra parte dei quali sono terre agricole dove sono stati uccisi madre e figli.

Costretti a lottare

Dalla fine del 2009 al marzo 2011 Capion espresse la propria opposizione al progetto con metodi pacifici, sia unendosi alle attività organizzate nella pianura contro la miniera o parlando di fronte alle persone della sua tribù sull’impatto del progetto sulla loro vita. Capion era tenuto in molta stima persino da SMI. Precedentemente era stato un impiegato della SMI ed era stato responsabile delle relazioni della comunità, influente tra i membri della sua tribù mentre SMI non lo riconosceva come capo tribù di Bong Mal.

Per SMI il capo a Bong Mal era Neraldo “Dot” Capion, suo fratello che sosteneva il progetto minerario. La sua ascesa non avvenne per linea di sangue come tradizione dei B’laan ma per elezione in modo simile a quella del Banrangay.

Il 1 di ottobre in un’intervista Daguel diceva: “Se continuano a dire al mondo esterno che tutto va bene nel sito della miniera, quello non è vero”, tenendo al fianco i suoi fucili, nella stessa capanna dove in seguito sarebbero morti la moglie ed i figli, e insistendo che la lotta armata sarebbe continuata se la SMI non abbandonava il progetto minerario. “Saremo spostati in luoghi dove la vita è comandata dai soldi” diceva Capion con i suoi soldati che stavano ad ascoltare.

Se le operazioni minerarie continuano, circa 4000 persone saranno spostate da sito di sviluppo della miniera, quasi tutti della tribù B’laan, per essere trasferiti in siti che molti rigettano, dal momento che significherebbe essere esposti e vivere in un mondo straniero al loro modo di vita, come dice attraverso un interprete un anziano del villaggio. Capion aggiunse: “Qui possiamo cacciare maiali e cervi selvatici, o catturare rane da mangiare.” Capion aveva la sciato la SMI dopo aver capito che la posta della gente tribale e l’ambiente erano molto più importanti di quello che la SMI offriva loro come un lavoro. La locale chiesa cattolica, mentre sosteneva il suo attivismo, avreva poi disconosciuto il suo ricorso alla violenza. Prima di aver imbracciato le armi, Capion era regolarmente presente nelle attività contro la miniera sostenute dai gruppi religiosi. Per i militari lui rappresentava soltanto un estorsore che prendeva le armi dopo non essere riuscito ad ottener quello che voleva dalla compagnia.

La sua opposizione al progetto, nelle parole di Capion, iniziò tre anni fa quando la compagnia si era fatta più aggressiva e non cercava presumibilmente il consenso della tribù nell’aprire le strade di accesso per le attività di scavo con la dissacrazione susseguente delle terre di sepoltura dei progenitori. Sentiva che i loro diritti erano stati calpestati dalla compagnia che avrebbe in seguito negato ogni accusa promettendo di esaminare il caso.

Nel 2011 Capion prese le armi guidando una banda che attaccò ed uccise tre lavoratori di una compagnia di costruzione della strada. Ammise l’imboscata divenendo così ricercato dai militari.

Con questa transizione verso l’attivismo violento, Bong Mal da un luogo agricolo pacifico sarebbe diventato un luogo di morte e violenza. Lo scorso giugno un consulente della sicurezza e una poliziotto di scorta furono uccisi nei caseggiati della miniera, a tre giorni dalla morte di una guardia della sicurezza nello stesso villaggio.

Nella conferenza del 5 novembre della polizia Capion è stato accusato dell’incendio del campo base della SMI a Tablu del primo gennaio 2008, del disarmo di nove guardie di sicurezza a Tablu a dicembre 2011 e dell’uccisione di una guardia a giugno. Dell’incendio al campo base si è comunque assunta paternità la guerriglia comunista del NPA. Capion e la sua banda armata non lasciarono Bong Mal anche se erano ricercati dai militari, provando nei fatti come sostenne lo stesso Capion di non essersi uniti alla guerriglia de NPA né di avere legami con essa.

Capion che fu seguito dai fratelli Batas e Kitari divise il gruppo in varie unità più piccole. Sebbene non si conoscesse il numero è certo che un sacco di riso da 25 chili non durava una settimana. Dal canto loro i militari sostenevano che Capion “il capo dei banditi armati ha più o meno cinque seguaci”. Nel sito della miniera l’esercito filippino ha instaurato varie unità per mantenere l’ordine e la pace a protezione anche dalla guerriglia comunista.

Divisione tribale

Il progetto ha diviso la comunità B’laan. Da un lato ci sono quelli che sottolineano il contributo sociale e d economico che il progetto ha portato e porterà. “I bambini andranno a scuola grazie alla compagnia mineraria” dice Dalina Samling, capo tribù di Danlang riferendosi alle migliaia di bambini che la SMI ha sponsorizzato nelle elementari, nella secondaria e nei college. Ogni consiglio tribale riceve annualmente 2,7 milioni di peso dalla compagnia.

Constancio Paye Jr. della SMI per la Regione 12 diceva che gli accordi principali permettevano alla SMI di condurre esplorazioni persino senza il Consenso Informato Libero precedente (FPIC) della tribù poiché quando FTAA fu dato non c’era nessuna legge sui diritti delle tribù. Approvato nel 1997 costringeva le imprese ad assicurarsi il consenso delle popolazioni indigene per i progetti minerari all’interno delle terre ancestrali.

Woy Lim P. Wong direttore della Commissione Nazionale sulle popolazioni indigene (NCIP) per la regione 12 riconosce i problemi che affliggono il sito di sviluppo della SMI che coinvolgono le comunità tribali. Mentre era stato coinvolto nelle consultazioni della comunità all’interno della SMI sembrava impossibilitato a mediare nella divisione tribale a Bong Mal specialmente nella guerra lnciata da Capion contro la compagnia mineraria. “A tempo debito stabiliremo una struttura politica indigena nell’area” credendo che questo potrebbe risolvere la divisione tribale.

Ma riuscire ad ottenere il sostegno di chi è contro la miniera è cosa differente per la sfiducia maturata finora contro NCIP considerata sostenitrice del progetto. Capion sosteneva che le consultazioni erano fatte soltanto attraverso i consigli tribali e non coinvolgevano le comunità “NCIP è in parte da biasimare per la violenza nel sito delle miniere perché non ha condotto consultazioni genuine con le persone della comunità realmente condizionate” diceva Capion in una telefonata.

La compagnia forse per un po’ non avrà l’incubo della sicurezza, dopo che Capion ha dichiarato, in una intervista telefonica, di non voler vendicarsi della morte dei suoi familiari, ma ha chiesto giustizia con l’incriminazione dei soldati coinvolti nell’operazione ed ha assicurato che i suoi fratelli “non faranno nulla di violento”. Comunque Capion ha detto che non sa quello che gli atri gruppi hanno intenzione di fare.

Sempre le stesse povere comunità tribali

L’assistenza finanziaria annuale assicurata dai principali accordi ha migliorato la vita delle comunità o delle comunità tribali a Bong Mal?

Basta farsi un giro nell’area per avere risultati tangibili: una scuola elementare pubblica. Dovunque i residenti dicono che non ci sono sviluppi visibili risultanti dal finanziamento della SMI come sale di funzione pubblica, centri di salute o attrezzature sportive fatte con materiali solidi o cemento. Certo le strade sono migliorate permettendo il trasporto dei raccolti nelle pianure, ma questo è accaduto perché hanno bisogno come compagnia di andare in giuro per le montagne specialmente alle altezze dove avviene l’esplorazione. Ci sono anche segnali per i telefoni nel sito minerario a causa del SMI.

Oltre all’assistenza finanziaria ai consigli tribali, ci sono gli aiuti che SMI dona ai barangay e ai governi cittadini.

In una intervista di settembre a Bong Mal Alfonso malayon del consiglio del Barangay di Danlang diceva che le comunità a Bong Mal erano rimaste povere nonostante l’assistenza finanziaria della compagnia. “Non è cambiato molto la nelle comunità da quando è entrata la compagnia mineraria.”. La SMI ha speso 362 milioni di peso per programmi di coinvolgimento sociale come assistenza al fondo di comunità per i barangay coinvolti e le comunità tribali negli scorsi 4 anni soltanto, senza fornire le cifre sborsate dalla Indophil in precedenza. Quest’ultima sborsò una cifra che ammontava a 27 milioni di dollari australiani, dei quali solo una parte andava come assistenza alle comunità tribali, ai villaggi e alle municipalità.

Ognuno dei cinque consigli tribali riceve 2,7 milioni all’anno dalla SMI sin dal 2007 anno in cui la Xtrata entrò, mentre prima ogni consiglio otteneva 1,5 milioni. Facendo il totale si ricava che i cinque consigli tribali hanno ricevuto 105 milioni. Pochi giorni prima della sua morte la donna dichiarò a Mindanews che molti di loro non hanno beneficiato dell’aiuto finanziario della compagnia dato al consiglio tribale benché avessero richiesto più volte aiuto.

“Richiedevamo assistenza per gli alimenti ma non sono mai venuti forse perché eravamo contro la miniera. Ma a chi sostiene la miniera sono stati dati.” SMI ha spiegato che l’assistenza finanziaria è amministrata da una fondazione, dove ogni consiglio tribale è rappresentato, che approva le richieste di progetti di sostentamento.

Nella città di Tampakan l’economia non sembra aver preso il volo visto che non ci sono né banche né edifici moderni. La sola parvenza di miglioramento in una cittadina che ospita quello che si pensa essere una ricchezza mineraria grande sono il nuovo municipio e una parte del mercato pubblico. Il vice sindaco Relly Leysa nega che il municipio sia stato costruito con i soldi della SMI, ma era stato costruito dal governo locale con fondi governativi ed un prestito, ammettendo invece che il fondo della SMI è servito per costruire parti del liceo cittadino e il nuovo mercato e per far frequentare gli studenti delle elementari e per le scuole superiori.

Futuro migliore

Secondo i dati di proiezione economica una volta che la miniera entra in produzione il progetto di Tampakan formerà “un migliore futuro per la gente delle Mindanao meridonale e sudoccidentale. Se sviluppato il progetto di Tampakan genererà benefici economici significativi che stimoleranno l’economia locale, regionale e nazionale.” è scritto nella propaganda della SMI.

Le cifre date dalla SMI sono: un contributo medio annuale al PIL di 2,8 miliardi di dollari per le operazioni di costruzione ed operative pari a 1% del PIL filippino. &,4 miliardi di dollari in entrate nazionali e locali per tutta la vita del progetto; diritti di concessione e contribuzione diretta di 830 milioni di dollari alle comunità locali ed ai gruppi indigeni per la vita del progetto; opportunità per quasi diecimila lavoratori durante la fase di costruzione e impiego diretto per duemila lavoratori nella fase operativa. La miniera sarà attiva presumibilmente per 17 anni a partire dal 2018.

Scontro di leggi locali e nazionali

La legge nazionale del 1995 non proibisce l’estrazione a cielo aperto, ma il ministero ha citato il divieto provinciale imposto dalla provincia come ragione per rigettare la domanda da parte della SMI. La nuova legge mineraria di Aquino del giugno 2012 non h espressamente tolto il divieto della provincia, sebbene l’Ordine Esecutivo stabilisce il bisogno di una “consistenza di ornanze locali con la costituzione e con la legge nazionale e la cooperazione LGU”. Diceva “LGU dovranno limitarsi ad imporre limitazioni ragionevoli sulle attività minerarie condotte all’interno delle rispettive giurisdizioni che sono consistenti con le leggi nazionali e regolamenti.”
La risposta locale è stata: “Imporremo il codice ambientale che vieta l’attività mineraria a cielo aperto. Che sia revocata da un tribunale”

Ma nessun procedimento è stato posto in tribunale , neanche dalla SMI, a sfidare il divieto a due anni dalla sua adozione. Quello che la compagnia ha fatto è stato di porre all’ufficio del presidente il rigetto della domanda. Il presidente Aquino ha fatto comunque capire che avrebbe atteso il Congresso che deve fare una nuova legge sulle entrate fiscali delle attività minerarie prima di agire sull’appello della SMI.

Difficile bilancio

Il progetto Tampakan è diventato così complicato da richiedere un bilancio per soppesare la ricaduta economica potenziale da un lato e dall’altro l’impatto contrario sull’ambiente e la vita delle persone. I problemi di sicurezza e dei diritti umani devono essere affrontati, come pure gli omicidi ed altri atti di violenza che braccano il progetto minerario, e come un progetto che avrebbe dovuto portare sviluppo nell’area ha invece causato scismi tra le popolazioni indigene. C’è una via di uscita dallo stallo?

Per il vice governatore di Cotabato Meridionale Elmo Tolosa esiste, ma SMI deve procedere, se non vuole opposizione usando il metodo dei tunnel invece della miniera a cielo aperto, metodo che invece la compagnia considera il solo metodo possibile. Nella corsa alle elezioni del 2013, i gruppi a favore e contro il progetto si fanno più rumorosi nell’attesa del nuovo gruppo di amministratori provinciali.

Mentre SMI resta nella speranza di poter ottenere le autorizzazioni sperate o il sostegno dei candidati che toglierebbero il divieto, l’opposizione vuole fermare il progetto di Tampakan con la miniera a cielo aperto in base alle preoccupazioni per l’ambiente e la sicurezza umana.

Più tempo ci vuole per risolver questo intoppo, più vite saranno forse distese lungo quella linea di demarcazione.

Bong S. Sarmiento, Mindanews.com. (prodotto  sotto  Environmental Investigative Reporting Fellowship project della International Women’s Media Foundation)