SUDIESTASIATICO: Asia, zona più colpita dagli eventi atmosferici estremi

Benché l’esatto numero dei morti a causa del super tifone Bopha Pablos, che ha devastato le isole meridionali delle Filippine Mindanao e Visayas, sia ancora da definire, le agenzie dell’ONU affermano che finora sono morte meno persone nel 2012 rispetto ai disatri naturali degli anni precedenti. Tali calamità comunque hanno preso più vite in Asia tra gennaio ed ottobre di ogni altra parte del pianeta.

Di più gli analisti si attendono che nel futuro il costo umano aumenti mentre la popolazione e le industrie si espandono in una regione che ospita il più alto numero di residenti in città e mentre gli eventi atmosferici si fanno sempre più duri a causa del cambiamento climatico. La popolazione crescente preme sempre di più sulle pianure alluvionali e su regioni vulnerabili sul piano ambientale dove si trovano ad elevato rischio, come a Compostela Valley a Mindanao settentrionale che è stata devastata ambientalmente dalle miniere illegali e dal diboscamento prima che venisse colpita dieci giorni fa.

La tempesta tropicale Bopha, Pablo nelle Filippine, è un caso preciso. L’agenzia di stato filippina delle previsioni PAGASA riportava otto giorni prima che la tempesta avanzava e ne descriveva il tragitto. La gente fu portata nei rifugi a Mindanao e Visayas che hanno pagato lo scotto del tifone, che poi elevato a super tifone che generava venti sostenuti oltre i 200 chilometri ora.
Nonostante la preparazione che il governo era riuscito a mettere in piedi almeno 700 persone sono morte, specialmente nella Compostela Valley con centinaia di altri ancora dispersi. Altri 300 pescatori di tonno della citta di General Santos, nell’estremità meridionale di Mindano, furono presi nella tempesta e si teme per la loro vita. E’ forse improprio fare un paragone con l’uragano Sally, di pari forza che ha spazzato la costa orientale degli USA, che ha creato onde di 3 metri a New York ed in altri stati, uccidendo 85 persone, ancora un bel numero ma assolutamente differente da quelli che si vedono troppo spesso in Asia.
La ragione è che in troppe aree dell’Asia, Filippine comprese, troppe persone infelici abbastanza per ché tirano avanti a campare sui margini di una economia senza regole sono lasciati alla forza degli elementi. In modo simile la tempesta tropicale fortissima Nargis che colpì la Birmania nel 2008 trovò una nazione impreparata, uccidendo almeno 138 mila persone. Quel numero per altro fu scelto poiché il governo a quel punto smise di contare per paura delle ricadute politiche. Si pesna che siano morte almeno 55 mila persone in più.

“Le città crescono. Ci saranno ancora altre persone ed industrie. Se credete che abbiamo un problema ora ne avrete di più nel futuro” diceva Jerry Velasquez, capo per l’Asia Pacifico per Il centro della riduzione del rischio da disastro per l’ONU. L’agenzia stima che il numero di persone che vivono in aree a pericolo allagamenti nell’Asia Orientale possa raggiungere 67 milioni per il 2060.

“Sono le comunità più povere tra le nazioni a più bassa o media entrate ad essere più esposti. Perdite di entrate tra questi gruppi sono fortissime.” secondo DARA, ONG svizzera che cerca di migliorare la qualità e l’efficacia dell’aiuto per popolazioni a rischio. “Gli obiettivi principali del mondo per la riduzione della povertà sono perciò sotto una pressione comprensibile, in particolare come risultato del cambiamento climatico. L’impatto per le comunità della costa e rurali nelle popolazioni più povere implica serie minacce per la sicurezza alimentare e la povertà estrema.”
Il Center for Reasearch on Epidemiology of disasters (CRED) che gestisce un database dei disastri in tutto il mondo ha invitato ad una maggiore collaborazione regionale sulla raccolta dei dati di disastri, più lavoro di traduzione dei dati scientifici per i politici e la gente comune e più ricerca di base sui bisogni di quelli realmente colpiti, specialmente nell’agricoltura.

In base ai dati collezionati fino a questo dicembre in 28 nazioni asiatiche, si riportano 83 disastri (alluvioni) nel 2012 che hanno ucciso 3100 persone, mentre quelle colpite sono state 64,5 milioni con danni pari a 15 milardi di dollari di danno. Sono cifre che sono destinate a crescere dopo Bopha che ha lasciato milioni a Mindnao senza alcun aiuto.

In tutto il mondo 231 disastri hanno ucciso 5400 persone e colpito 87 milioni di persone causando un danno di 55,6 miliardi di dollari. Dal 1950 al 2011 nove persone su dieci colpite da disastri sono in Asia.
Uno dei paesi più duramente colpiti quest’anno e la decade scorsa sono le Filippine. Dal 2002 l’arcipelago ha avuto 182 disastri registrati che hanno ucciso 11 mila persone, cifre che non includono Bopha.

Di cinque disastri maggiori che hanno creato il danno maggiore tre sono in Cina e gli altri due Iran e Pakistan. Tutti insieme si stima che abbiano causato danni per oltre tredici miliardi di dollari. La Cina conduce la lista del 2012 seguita dalle Filippine, Indonesia, Afghanistan ed India. La Cina ès tata definito paese a multi pericolo. Nel Pakistan un solo evento ha causato danni per 85% dei danni totali ponendo sotto l’attenzione gli sforzi per coltivare la resilienza contro Pluri pericoli.

Paesi con due pericoli sono Afghanistan (siccita e allagamenti), Bangladesh e Vietnam (allagamenti e tifoni), India, Malesia, Pakistan e Sri Lanka (allagamenti e terremoti). Nel decennio scorso Indonesia e Filippine hanno avuto disastri che hanno colpito relativamente poche persone, mentre il Pakistan e Vietnam cadevano tra le due categorie. Questi numeri offrono un segno di come fossero preparate questi due paesi a fronteggiare l’emergenza, sostengono i ricercatori.
Il costo maggiore in termini di vita umane le ha sofferte il Pakistan per le alluvioni per il terzo anno consecutivo. Da agosto ad ottobre morirono 480 persone nelle alluvioni. A giugno e luglio 17 milioni di persone furono colpite in Cina e causarono la perdita economica maggiore nella regione con quasi cinque miliardi di dollari.