BIRMANIA: La politica europea vista dai Birmani

Proponiamo qui l’editoriale apparso sul giornale “The Irrawaddy” il 20 luglio 2010 che mette in discussione la posizione europea sulle elezioni e sul rapporto con la giunta del regime birmano, come pure sugli aiuti ai profughi della frontiera thailandese, che ultimamente sono stati tagliati senza che una serie motivazione sia stata addotta.

Ne emerge che esistono due posizioni divergente rispetto alle elezioni farsa del 2010 come pure sul come fare pressioni sulla giunta: da una parte quella del Parlamento Europeo che chiede il mantenimento delle sanzioni e la richiesta di pressare la giunta affinché le prossime elezioni siano giuste, condivise e pulite e dall’altra la pratica politica della Commissione Europea, e con essa Fassino, che vede nelle nuove elezioni un passo in avanti per la democrazia.

EDITORIALE “The IRRAWADDY”

Quello che non va nella Commissione Europea e nella Comunità Europea”

La delegazione della Comunità Europea il mese scorso ha cancellato una visita programmata in Birmania, dopo che era stato vietato loro dalla Giunta di incontrare il leader dell’opposizione agli arresti domiciliari, Aung San Suu Kyi.
Comunque varie fonti informate nella Comunità Europea confermavano che alcuni degli stati membri sono ancora interessati a tornare a Naypydaw per incontrare i governanti birmani anche se non dovesse essere accettata la richiesta di incontrare Suu Kyi. The Irrawaddy ha anche appreso che vari politici della Comunità Europea appartenenti al “campo del confronto” stanno spingendo anche per una politica di un confronto più ampio col regime.
L’inviato speciale della Comunità Europea, Pitro Fassino, è chiaramente a favore di visitare ancora la Birmania. Le richieste recenti di visita da pare di Fassino sono state rigettate dalla giunta, mentre le missioni da lui intraprese nel passato sono fallite miseramente. Si s che Fassino ha poca conoscenza della realtà Birmana e della sua situazione politica. Allora perché vorrebbe rivedere la nazione?
Confrontarsi col regime in Birmania va bene finché il regime ha la volontà politica e il confronto produce dei risultati concreti, ma la politica di confronto europea non ha prodotto finora nulla di apprezzabile.
Vari gruppi impegnati nella campagna a favore della Birmania hanno espresso in precedenza preoccupazione che l’inviato della Comunità Europea in Birmania in alcune occasioni sembra abbia pubblicamente e privatamente messo in discussione “la posizione comune” che lui è delegato a rappresentare con le nazioni asiatiche.
In realtà, la politica comune europea è di mantenere o accrescere le sanzioni contro il regime e sostenere il dialogo e la riconciliazione nazionale tra opposizione e regime. All’occorrenza può accrescere la sua pressione compreso un imbargo di armi sulla Birmania. Tuttavia l’Europa non è ancora riuscita ad impiegare la sua completa forza economica e pressione politica per produrre un risultato positivo da parte birmana.
Non si può negare la complessità dell’Unione Europea, ma è allarmante che alcuni stati membri non aderiscano compiutamente alla politica comune europea col risultato di creare tensioni e confusione al suo interno.
Il guaio è che la politica europea verso la Birmania manda segnali confusi lle forze democratiche dentro e fuori la Birmania.
The Irawaddy ha appreso che la leader detenuta Suu Kyi stessa e alcuni membri anziani del Fronte Nazionale democratico ormai disciolto hanno espresso preoccupazione per la politica europea.
Si crede che mentre UK, Svezia, Repubblica Ceca, Irlanda Danimarca e Olanda vogliono mantenere la attuale politica europea, altri stati membri, come Germania e Spagna, stiano spingendo per una linea di confronto se non di aperto supporto alle elezioni vergogna del regime e di appoggio a figure controverse e losche appartenenti ad una “terza forza” interna alla Birmania.
Diversamente dai membri del Parlamento, i burocrati alla Commissione Europea hanno sostenuto un dialogo con la giunta e accresciuto la sua cooperazione con alcune figure osche alleate della giunta e la “terza forza” mentre tagliavano i finanziamenti ai rifugiati sulla frontiera con la Thailandia.
E’ tutta da dibattere la cooperazione con una “terza forza” e alcune scure figure che sostengono le elzioni farsa e minano i partiti e gli attivisti di opposizione e i gruppi della società civile dentro e fuori la Birmania.
E’ interessante che alcuni politici della Commissione Europea hanno in segreto sostenuto la “terza forza” nella nazione per creare una società civile. Credono davvero questi politici che queste mezze figure, che sono solo voce del regime, possano creare una società civile in Birmania?
Non bisogna meravigliarsi se i Birmani all’estero e in casa vedano i poitici della Commissione come parte del problema nel complicato panorama politico birmano. Sembrano appoggiare una controversa “terza forza” dentro la Birmania e le elezioni farsa del regime invece di rafforzare delle sanzioni mirate contro il regime e i suoi affaristi o di sostenere la richiesta dell’inviato dell’ONU sui diritti umani di una commissione di inchiesta per crimini contro l’umanità.
A marzo, il rappresentante speciale dell’ONU affermò che le violazioni dei diritti umani in Birmania sono molto gravi e che l’ONU dovrebbe valutare la possibilità di stabilire una commissione di inchiesta per possibili crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Finora l’Europa è stata assente su questo problema come se il regime non avesse commesso alcun crimine.
E’ triste la decisione della Commissione Europea di tagliare i fondi di aiuto, sul confine birmano thailandese, mandando così tutta l’area in uno stato di shock essendo l’Europa uno dei più grossi donatori. Le agenzie dei rifugiati sul confine affermavano la loro preoccupazione che un taglio nei fondi potrebbe metere in pericolo i programmi medici per i rifugiati birmani.
Secondo l’organizzazione londinese Burma Campaign UK, “La commissione europea ha in modo consistente rifiutato tale aiuto, mancando anche di fornire una spiegazione adeguata sulle ragioni, facendo invece vaghe affermazioni sul monitoraggio e sulla responsabilità. La spiegazione non è credibile, mentre il governo inglese ed altri governi membri che hanno richieste di monitoraggio stringenti sono soddisfatti del monitoraggio dell’aiuto transfrontaliero.”
La stessa associazione diceva: “Ci sono 100 mila circa profughi nella Birmania orientale che necessitano questo aiuto e circa 2 milioni e mezzo nella Birmania orientale per i quali questo aiuto transfrontaliero è l’unica forma possibile o la più facile per dare aiuto. Un aiuto simile è necessario anche in altri stati della Birmania.”
Il 20 maggio il Parlamento Europeo ha chiesto alla Commissione di “invertire i tagli ai finanziamenti sulla frontiera con la Thailandia e finanziare immediatamente l’aiuto transfrontalier, specie di assistenza medica.”
Comunque, dopo le affermazioni del ministro degli esteri Thailandese in giugno che sperava di rimandare i rifugiati birmani a casa dopo le elezioni, un membro della comunità europea ha detto al giornale: “La Comunità Europea non si aspetta che le elezioni in Birmania nel 2010 creeranno le condizioni che portino ad un ritorno immediato dei rifugiati, essenzialmente Karen, nella Birmania orientale, in modo particolare da quando un cessate il fuoco tra il governo birmano e i gruppi Karen sembra impossibile a materializzarsi con un conflitto armano che continua fino ad oggi.”
Allora cosa vogliono Comunità Europea e Commissione Europea?
Gli osservatori della Comunità Europea credono che la confusone interna e le differenti posizoni abbiano danneggiato la propria posizione e reputazione. Questo giornale ha di recente appreso che alcuni politici europei e burocrati prendono posizioni personal che non solo vanno contro la politica europea ma anche contro i principi democratici. Si dice siano molto critici della decisione della Suu Kyi e del partito di non partecipare alle elezioni venture, e vedono i gruppi della società civile, gli attivisti alla frontiera e i movimenti etnici come un problema.
Se è vero, bisogna mettere in discussione l’integrità e la dignità della Comunità Europea e dei suoi principi democratici. Crediamo che questi politici sono nati in una società democratica. L’ironia è che essi abbiano espresso la loro riprovazione per i gruppi della società civile e per gli attivisti che vogliono una Birmania migliore.
Il regime continua a tenere nei suoi gulag 2000 prigionieri politici, mentre i soldati continuano a violare i diritti umani nelle regioni delle varie etnie, contro i rifugiati e le persone che hanno perso la oro residenza sono disperse lungo le frontiere. La nazione è pervasa da un clima di paura.
La Comunità Europea sta inviando segnali contrastanti alla Birmania e ai movimenti democratici, un vergognoso stato delle cose che ha contribuito ad una profonda infelicità tra i birmani nel discutere della politica europea.
In una recente lettera ai ministri degli esteri della Comunità Europea, i gruppi di pressione birmani con base in Europa dicevano “di essere profondamente preoccupati che i membri della Commissione Europea in modo aperto e pubblicamente erano in disaccordo con la Posizione Comune degli Stati membri e contro le posizioni prese dal Parlamento Europeo nelle sue risoluzioni. Crediamo che è inaccettabile che membri della Commissione che non hanno un mandato democratico minare la posizione ufficiale di stati membri responsabili di fronte al popolo e del Parlamento Europeo”.
La Comunità Europea e la Commissione Europea dovrebbero ira chiarificare in modo ufficiale le problematiche messe in chiaro poc’anzi; le forze democratiche birmane, i gruppi di pressione e i gruppi di informazione in esilio devono investigare più compiutamente le politiche sulla Birmania della Comunità e della Commissione Europea, affinché queste organizzazioni si assumano le proprie responsabilità in questi tempi di crisi per la Birmania.