INDONESIA: Vivere senza uno stato, nelle alture di Papua

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papuaPapua indonesiana non è un’entità uniforme. Quando i forestieri pensano a Papua, immaginano conflitti politici a livello provinciale e nazionale e proteste contro il governo indonesiano. Ma questa è solo la realtà per una minoranza di Papuani nelle grandi città di Jayapura, Wamena e Timika e le loro periferie. Fuori di gruppi selezionati dentro queste aree, la maggior parte della gente non entra nelle istanze politiche legate aòòe protste del referendum, al dialogo con Giacarta o all’indipendenza.

Invece le piccole divisioni contano di più nella politica del giorno per giorno. Nella provincia, la principale fedeltà non è verso l’idea di Papua, né contestano le fedeltà all’Indonesia. La maggior parte della gente è soprattutto leale verso il proprio clan, ed in secondo luogo le lealtà tribali più vaste. La fedeltà a Papua o all’Indonesia è solo molto dopo. Mentre Jayapura e Wamena sono la terra di numerosi gruppi spesso in competizione che si agitano per l’indipendenza, e mentre qualche area come Puncak Jaya ospita movimenti insurrezionali attivi, la maggior parte della campagna di Papua è uno spazio sottosviluppato e distaccato dove i conflitti politici sono interamente locali.

Nella maggioranza dei luoghi al di fuori delle città, l’istanza principale non è che i Papuani rigettano lo stato indonesiano: semplicemente che lo stato non gioca affatto un ruolo nella loro vita, che sia un bene o un male.

Una società senza lo stato

Il sottodistretto di Lolat, nel distretto da poco creato degli altopiani centrali di Yahukimo, è esemplificativo delle condizioni nelle aree i solate dove la maggior parte dei Papuani indigeni vive. Quello che interessa alla gente di Lolat, e quello che a loro manca, è molto più immediato e profondo delle questioni di indipendenza o autonomia che per i forestieri dovrebbero dominare il pensiero politico della maggioranza dei papuani. All’area manca una qualche sembianza di governo e non c’è nulla che ricorda l’istruzione e la sanità.

Proprio mentre Papua è una delle ultime province indonesiane nella graduatoria dell’Indicatore dello sviluppo umano, Yahukimo si qualifica come uno dei peggiori distretti di Papua, uno delle aree più remote dell’Indonesia, accessibile solo mediante un aeroplano. Nel distretto non ci sono strade, se non quelle poche attorno alla nuova capitale del distretto Dekai, e muoversi all’interno della provincia è possibile a piedi o con aeroplano, mentre nelle pianure si usano piccole barche. Yahukimo fu creata nel 2002 quando la separarono dal distretto di Jayawijaya con la giustificazione che sarebbero migliorati la fornitura di servizi nelle aree isolate, che avrebbe portato il governo più vicino ai suoi elettori e tutto sarebbe stato più responsabile e trasparente. I benefici anticipati di questo processo non sono avvenuti, quanto piuttosto è avvenuto il processo opposto con governo che è scomparso, nonostante le buone intenzioni.

Il sottodistretto di Lolat lo si può raggiunger a piedi o mediante aereo da Wamena o Dekai. Si trova a tre giorni di cammino da Wamena e a due giorni da Dekai. Il centro del sudbdistretto, Kampung Lolat, ( con 1110 abitanti a 1959 metri di altezza) ospita una pista fatta di roccia polverizzata, ospita uffici del governo vuoti, un centro di sanità chiuso a chiave e scuole chiuse. Solo pochi dei suoi abitanti parlano indonesiano. Non ci sono negozi: esiste al loro posto un’economia da baratto al posto del contante e la ricchezza si misura essenzialmente in maiali. La popolazione locale fa parte della tribù Yali.

Lolat entrò in contatto con gli stranieri verso la fine del settembre 1968 quando un missionario australiano, Stanely Albert Dale, camminò fino nella valle di Seng da Ninia Fu ucciso e mangiato dai Yala. Mesi dopo i militari indonesiani si incamminarono a Lolat, uccisero alcuni uomini, bruciarono le case e se ne andarono. Nessun militare più è tornato.

Gli anziani ricordano ancora l’omicidio di Dale e la vendetta dello stato. Non altro altro ricordo degli elementi coercitivi dello stato e nessuna esperienza con altri gruppi che vi si oppongono. L’area non ha copertura di telefono: le notizie viaggiano vie onde corte della radio. I bambini dell’area sono chiaramente in stato di malnutrizione con stomaci gonfi e una crescita stentata. Quando feci visita, gli uomini mancavano del tutto dall’area lavorando per lo più a Wamena o Dekai. Gli unici presenti erano armati di archi, frecce, lance e machete. Una ONG Yusumat gestisce cinque scuole parallele, 19 cliniche e quattro posti centri sanitari. Mentre mancano docenti pagati, molti volontari locali forniscono i servizi di cui hanno bisogno.

Dallo sviluppo guidato dalla chiesa al collasso dello stato

A Yakuhimo come in altre parti delle alture papuane, le chiese locali e i missionari fornivano i servizi sanitari e l’istruzione prima della fine dell’era dell’ Ordine Nuovo di Suharto nel 1998, quando scuole e centri sanitari erano presenti e funzionali, ed i servizi per l nascite, i programmi di immunizzazione, i programmi familiari erano facilmente accessibili. Il sistema era paternalistico ma davvero efficace.

L’assenteismo degli impiegati pubblici, ora epidemico nelle alture, non era un problema, quando gli impiegati dovevano essere nel posto loro assegnato, e le dimissioni per le assenze frequenti erano ancora possibili. Chiese e ONG lavoravano al posto dello stato per fornire i servizi sanitari e le scuole. Ma lavoravano con la benedizione dello stato e in cooperazione con esso per pagare i salari ai docenti e ai lavoratori della salute in loco. Questi lavoratori, per ricevere il salario, non dovevano abbandonare il posto di lavoro per vari giorni di cammino come fanno ora. Mentre i servizi erano gestiti da chiese locali la gestione dei lavoratori era diretta.

Dopo la caduta dell’Ordine Nuovo, i governi locali dovevano presiedere i servizi sia sanitari che di istruzione. Ma tutto accadde senza una chiara razionalità e in assenza di comprensione sufficiente nei centri distrettuali e provinciali del ruolo che le chiese giocavano nelle aree locali. Alcuni rappresentanti del governo videro questo come un modo per entrare nella fornitura di servizi che essi avevano visto in precedenza come essere una responsabilità propria del governo. Altri credono che si dovrebbe scontare l’influenza delle chiese. Senza dubbio qualcuno voleva aver accesso ai fondi destinati a questi servizi.

Senza guardare alle ragioni, il tutto risultò nella crisi del sistema stabilito. Come nei fallimenti maggiori riscontrati nella creazione di nuovi distretti per Papua, non ci fu nessun periodo di transizione e nessuna consegna. Dopo il subentro dello stato, questi sistemi non furono più gestiti localmente, con amministratori governativi relegati nelle capitali dei distretti che gestivano da remoto luoghi mai visitati con impiegati mai incontrati. Le chiese non giocarono alcun ruolo manageriale o di sovrintendenza nel dopo 2002, concentrandosi invece sulle questioni ecclesiastiche. Il sistema fu ulteriormente scosso dagli incidenti di Wamena quando decine di emigrati indonesiani furono uccisi dai rivoltosi Papuani: Si venne a creare una emigrazione inversa mentre emigranti pieni di paura, docenti e lavoratori della sanità, lasciarono per le città

Il colpo di grazia fu la consegna dei sistemi da Jayawijaya al nuovo distretto di Yahukimo con le scuole e ospedali svuotati dei docenti, dei lavoratori e amministratori rimanenti ( di cui si parla dopo). A Yahukimo con l’eccezione di Dekai, le manifestazioni visibili di un governo funzionante scomparvero. Questo collasso del sistema educativo ha portato a tassi di analfabetismo in Lolat oltre l’ottanta per cento.

Per quanto riguarda la salute, nelle aree remote non esistono centri di immunizzazione: la catena del freddo per la vaccinazione si interruppe nel 2002 e non è stato fornito dal governo del distretto nessuna immunizzazione al di fuori di quanto offerto in modo intermittente a Dekai negli ultimi dieci anni. Non si conoscono i tassi di Tubercolosi ed HIV a Lolat, ma il numero di giovani uomini e donne e bambini che muoiono di cause ignote è sproporzionato rispetto alle già brutte medie della provincia. Sembra probabile che gli uomini, che lavorano nelle città come parte dell’esplosione delle costruzioni causate dalla proliferazione di nuovi distretti, contraggano il virus HIV e lo riportino a casa con loro. Proprio come non si conoscono i tassi di HIV così lo sono i preservativi che non si sono mai visti nell’area.

Gli uomini stanno prendendo anche la malaria nelle pianure di Dekai. Quando ritornano a Lolat, dove non ci sono zanzare e non si conosce la malaria, muoiono a causa di essa. Gli ospedali sono pieni di medicine senza etichetta o scadute, e la conoscenza della sanità è molto bassa.

Problemi di governo

Non si possono separare i problemi della sanità e dell’istruzione: né si possono separare dai problemi del governo. A Yahukimo la parola attuale per governo in Indonesiano (pemerintahan) richiede una spiegazione. Il governo a Yahukimo, dove esiste, è soltanto il reame del clan e della rete delle famiglie estese della tribu Yali e delle loro tradizioni. Un sistema complicato. Nell’area di Lolat la tribu Yali si suddivide in 11 clan, suku, e questi 11 clan si dividono ulteriormente in almeno 41 famiglie estese o marga.

I clan speso entrano in guerra l’un con l’altro, e anche le famiglie estese dentro i clan operano in contesa l’un con l’altra. Questi gruppi sono tutti guidati da uomini, e il più forte tra loro fa capo della chiesa, del villaggio e così via. Tendono ad affermare l’autorità tra i loro seguaci con la coercizione e il patronato. In tali sistemi di patronato tradizionale, le nozioni moderne di corruzione perdono il loro stigma: pratiche corrotte permettono ai beni di entrare nel sistema del patronato dove so dissemina tra le famiglie e il clan.

L’autonomia speciale, conosciuta a Papua con l’abbreviazione indonesiana di Otsus, fu introdotta nel 2001 con l’intenzione di diminuire le pressioni per l’indipendenza, alleviando il sottosviluppo di Papua e migliorare i servizi. La politica portò anche ad un aumento drammatico nei fondi del governo per scopi di sviluppo. Comunque una burocrazia eccessiva e inetta assorbe la maggior parte dei fondi Otsus. La pesa primaria di tali fondi nelle aree rurali e remote va verso manifestazioni visibili di servizio: costruzioni di ospedali e scuole.

Comunque, il problema essenziale dei servizi sanitari e di istruzione nelle alture non è la mancanza di strutture fisiche, ma la cattiva gestione delle risorse umane in queste aree. Nuove costruzioni restano vuote, e benché gli impiegati siano assegnati al lavoro in queste aree la grande maggioranza di loro non sono presenti nelle stazioni di servizio. E’ una norma che attraversa tutte le alture.

Le ragioni dell’assenteismo sono varie e cambiano da area ad area benché si possono fare qualche generalizzazione. Primo gli impiegati sono spesso assegnati in aree che non sono di loro residenza o di origine, e sono perciò recalcitranti nel separarsi dalle loro famiglie. Spesso la gente del posto non li vede di buon occhio perché le tribu o i clan di affiliazione non coincidono con quelle di assegnazione. Secondo gli impiegati assenti non hanno sanzioni. Terzo non sono pagati sul psto, né è loro fornito il costo del trasporto. Quarto i loro salari non sono adeguati spesso perché una parte è tirata via dall’amministrazione prima che vengono erogati (cosa che varia da area ad area: in alcune aree non accade, mentre in altre la maggioranza del salario è tolta). Quinto, le strutture di sostegno necessarie non sono in loco: un insegnate che voglia insegnare potrebbe trovarsi da sola nella scuola, senza amministratore, senza altri insegnanti e senza materiali. Un insegnante assegnato in un’area remota forse non vuole ricollocare la famiglia poiché non esiste nessun centro di salute; un lavoratore della sanità poiché c’è la possibilità che non ci sia la scuola che funzioni.

Sviluppare i villaggi?

Un esempio di come i programmi di autonomia speciale incontrano problemi sul terreno in posti come Yahukimo è fornito dal cosiddetto RESPEK cioè Piano strategico di sviluppo del villaggio. Creato nel 2007 dall’allora governatore di Papua, Barbabus Suebu, RESPEK è l’allocazione di un frequesnte finanziamento a blocco di sviluppo comunitario pe ogni villaggio nella provincia, finanziato dall’OTSUS che a sua volta è finanziato dai fondi ricavato dalle ricchezza naturale di Papua. Ogni villaggio a Papua ottiene un finanziamento di una cifra pari a circa 8000 euro, il cui 15% è dedicato direttamente alle donne.

RESPEK nel trasferire i fondi direttamente dalla provincia al villaggio vuole eliminare il livello del distretto attraverso cui avrebbe normalmente rimuovendo così una opportunità significativa per un travaso di fondi. L’idea è che le comunità discuteranno quali progetti rendere prioritari e come spendere i soldi. Finora la maggioranza dei fondi è andata in infrastrutture incluse le strade, ponti, scuole e centri di salute. Il governo complessivamente ha speso 200 milioni di euro sui progetti di RESPEK.

Nonostante il programma avesse raggiunto Yahukimo a Lolat l’accesso della comunità all’istruzione e alla salute come pire alle opportunità economiche non è migliorato affatto. Sebbene il denaro sia dato ai villaggi di Lolatm la gente non conosce la metodologia di sviluppo legata alla comunità, come non sanno nulla dei soldi allocati per le donne. Valutano le opportunità di sopravvivenza come il rifornimento di viveri sopra l’infrastruttura, ma RESPEK crea infrastrutture. A Yahukimo questo è perché le elite locali dentro la struttura tradizionale degli 11 clan e delle famiglie estese controlla il processo di selezione dei progetti attraverso un intervento diretto con i facilitatori del RESPEK. RESPEK è satato semplicemente riassorbito nel sistema preesistente Yali basato in parte sul patronato, e questa è la ragione della popolarità dei progetti di infrastrutture. Sono le elite locali che sono i contraenti che lavorano sui programmi infrastrutturali, e il valore stabilito dei materiali e costi differiscono dal loro valore attuale, con tanti fondi presi ed usati altrove.

I concetti tradizionali di quello che fa un leader determina anche il modo di utilizzare il denaro. Nelle aree degli Yali nelle alture, come in tanta parte della società melanesiana, il ruolo del capo, spesso conosciuto come Big Man, è di disseminare ricchezza tra i suoi seguaci. RESPEK spesso riempe parzialmente il bisogno di accedere e, quindi, disseminare ricchezze raggiungendo così con questo finanziamento la base, con un finanziamento annuo per famiglia di 4 euro per esempio. E allo stesso modo in cui Big Man dissemina ricchezza ai suoi seguaci, escludono i seguaci degli altri. Ne risulta che le fedeltà suku e marga si possono arrangiare di nuovo secondo la ricchezza che i capi rendono disponibile per i seguaci. Esiste una battaglia costante tra i Big Man con conseguenti espansioni e restrizioni del bacino. Queste battaglie si estendono nelle elezioni e suku e marga che votano per il candidato perdente si troveranno tagliati fuori, per punizione, da programmi di sviluppo e di assistenza.

A Lolat, capi villaggio e di clan usano RESPEK per pagare il lavoro che un tempo si faceva gratis come il mantenimento della pista e dei sentieri del villaggio. Questo uso dei fondi era deciso da quei capi di clan che fanno da capi villaggio. I fondi non si usano per la scuola o la sanità o altri servizi che potrebbero fare la differenza della vita delle persone nel lungo termine. Usi innovativi del RESPEK per la consegna di servizi, di beni di benessere delle donne si trova in tutte le zone di Papua ma non qui.

A peggiorare la situazione, poiché molti uomini lavorano fuori da Lolat negli anni precedenti, i giardini tradizionali che le famiglie mantenevano per coltivare raccolti sono stati abbandonati. L’ultima allocazione del RESPEK era stato usato per portare con l’aereo il riso poi distribuito gratuitamente. Questo riso si esaurì e le comunità di Lolat sono esposte pericolosamente alla possibilità di dipendere da cibi importati. Nel passato le famiglie mantenevano i giardini che davano loro gli alimenti di cui avevano bisogno. E così RESPEK che voleva dare miglioramenti alla vita delle persone li ha resi invece più dipendenti e più esposti ai rischi.

Far funzionare il governo

L’importanza di fornire un servizio efficace a Lolat, come in altre aree rurali e remote di Papua, dove la maggioranza della popolazione vive non si può sottovalutare. La vita della gente di Papua non è facile e le promesse dei politici di migliorare le cose non si realizzano. Per grandi parti delle alture c’è poca presenza dello stato, se non scuole, ospedali e centri di salute vuoti. Impiegati, polizia e militari sono pochi e lontani tra loro. Spesso i soli forestieri con cui si identificano e che lavorano per migliorare la vita dei Papuani sono i missionari religiosi da Manado e da ancora più lontano. E Non ce ne sono molti. Proprio come le forze di sicurezza sono poche così anche i ribelli: a Yahukimo non esiste una presenza di insorgenza.

Nelle mie due visite nell’area, non ho udito un singolo sentimento espresso a favore o contro lo stato indonesiano a Lolat. Ma la gente parlava molto dei loro bisogni palpabili: di avere dottori, insegnanti, medicine e materiali. La gente esprimeva il desiderio di un futuro migliore per sé e i bambini: vogliono che capiscano i computer e l’inglese per esempio. E quando i bambini parano di cosa vorrebbero diventare, parlano di diventare professori e dottori: esattamente ciò di cui la loro comunità manca e ha bisogno.

La popolazione rurale di Papua è la presunta platea per le macchinazioni politiche e le aspirazioni delle elite in opposizione che esistono molto più sopra di loro tanto da poter far parte di un regno spirituale. Finora nessuno parla per loro. Eppure la gente di Lolat sa delle cose che accadono a Yajapura e oltre, anche se non sembrano interessati. A lungo termine le loro opinioni e fedeltà saranno ricercate. Dove dirigeranno queste fedeltà dipenderà molto se si potrà costruire uno stato funzionante che sarà di loro benefico in modo tangibile.

Bobby Anderson, Inside Indonesia