THAILANDIA: Alluvione e cambiamenti climatici: quale risposta è possibile

mae wong

Il grande piano da quasi dodici miliardi di dollari per la costruzione di una serie di dighe e canali che tengano le acque alluvionali del Chao Praya lontane da Bangkok sta attirando molte preoccupazioni perché inappropriato, troppo costoso e un magnete gigantesco per la corruzione.

Il governò ideò questo piano dopo l’alluvione disastrosa del 2011 che causò danni incalcolabili, rompendo catene di rifornimento dei prodotti, quasi soffocando la Bangkok centro. Comunque l’agenzia di aiuto giapponese ha presentato un piano alternativo che taglia i costi a metà mettendo sotto questione alcune delle assunzioni e richieste del piano del governo thailandese.

Sono state poste preoccupazioni sulla corruzione perché il governo vuole finanziare il piano a giugno senza presentarlo al parlamento o senza avviare le valutazioni di impatto ambientale e sociale, mentre Pramon Sutheewong, presidente della Commissione contro la Corruzione, ha dubbi sulla chiarezza del progetto e su quanto denaro sarà speso per parte del progetto.

Cionondimeno superficialmente il piano potrebbe rassicurare i cittadini, gli industriali ed investitori che il governo farà quanto può per prevenire una riedizione del 2011. La rassicurazione è essenziale per mantener la fiducia data considerato che l’alluvione bloccò 1300 industrie sulla piana del Chao Praya, che si trova ad appena due metri sopra il livello del mare, mentre Bangkok si trova a 40 centimetri sul livello stesso. La Banca Mondiale stimò i danni in 45 miliardi di dollari di danni economici mente le assicurazioni persero altri 15 miliardi.

L’ingegneria pura per questo piano del governo è, se non altro, impressionante per la scala, con stime di spesa ai prezzi attuali che corrispondono al 78% della spesa per ricostruire le difese di Nuova Orleans dopo l’uragano Katrina. La scala e la relativa velocità dei piani del governo per affrontare il rischio alluvione può avere un significato oltre la Thailandia stessa. Di recente Giacarta e Manila, che si stendono come Bangkok e si immergono in terre facili all’alluvione, sono state bloccate da alluvioni grosse, con decine di morti e perdite sostanziali sul piano economico. I piani thailandesi possono offrire una prova per cittadini e investitori per valutare gli sforzi delle autorità in Indonesia e Filippine per metter al sicuro le capitali dalle alluvioni.

Ci sono anche considerazioni di cautela. Se si prende l’approccio puramente ingegneristico, sono necessari dati vasti sull’idrologia e la piovosità della regione. I dati potrebbero essere fuorvianti e creare un falso senso di fiducia perché il futuro non sarà proprio come il passato per una semplice ragione: il cambiamento climatico.

Due vaste conseguenze emergono per città costiere tropicali, che vivono anche il problema della subsidenza o degli acquitrini, come lo sono Bangkok, Manila e Giacarta. La prima, sono possibili più frequenti e potenti eventi con temperature più elevate e forse siccità peggiori. La seconda, il livello del mare tende ad innalzarsi per l’espansione termica e la fusione dei ghiacci e della neve sulla terra con conseguente erosione costiera, intrusione salina nelle acque sotterranee e nei campi e il drenaggio che include le acque reflue.

Questo proposito l’alluvione del 2011 offre uno sguardo di quello che accade quando si presentano i due insieme. Una vasta tempesta che produce piogge pesanti per varie settimane unitamente ad alte maree. Anche se la pioggia rimanesse relativamente costante, il mare che sale e la subsidenza, due metri in quattro decadi dopo che l’estrazione di acqua dal sottosuolo balzò agli inizi degli anni 50, suggeriscono come più probabili la possibilità di alluvioni catastrofici.

La creazione di modelli di condizioni locali, come quello che predisse l’allagamento di New York durante l’uragano Sandy nel 2012, non sembrano essere pronti per Bangkok. Si deve accomodare l’incertezza nella natura dinamica della relazione nella valutazione dei meriti relativi di difesa, adattamento o ritiro per una risposta effettiva al cambiamento climatico.

Comunque i piani presentati dal governo Thailandese sono caratterizzati come gestione dell’alluvione. Forse semantica, ma le parole hanno un potere, e focalizzare sulle alluvioni è come attirare l’attenzione ai sintomi piuttosto che alle cause. Se l’attenzione alle cause possa portare una risposta differente è difficile da dire ma almeno porta logicamente a portare il problema all’attenzione.

La preferenza dell’infrastruttura pura in contrasto ad un approccio morbido o ecologico infrastrutturale, dei piani del governo è una risposta di difesa e di adattamento. Prendere questo approccio introduce effettivamente impatti fiscali, economici ed ambientali come una conseguenza dello sviluppare le pure infrastrutture e le richieste susseguenti per manutenzione e miglioramento. Inoltre le lobbies politiche possono svilupparsi cercando di cementare la dipendenza dal percorso politico.

Nel far questa scelta, i pianificatori hanno giudicato che la ricchezza generata dal difendere e adattare le strutture fisiche esistenti dell’economia nella città e nelle pianure eccederanno i costi e daranno più benefici dell’alternativa di ritiro gestito e del convivere piuttosto che lottare contro l’acqua. Fornire ingegneria affidabile e coordinazione di gestione delle politiche, di agenzie e governi alla scala e per la complessità richiesta per difendere e d’adattarsi all’acqua si è dimostrata difficile in tutto il mondo. Stati come la Cina e gli USA forse hanno avuto delle vittorie a grandi costi., in questo scontro con la natura ma la vittoria completa è lontana.

L’Olanda dopo vari secoli di respingimento del mare e di reclamo della terra sta cambiando ridando vaste aree al mare mentre trasforma le comunità per vivere con e sull’acqua.
Sembra ragionevole domandarsi se gli stati di questa regione avranno successo sotto le condizioni di stress climatici maggiori dove quelli con maggior risorse hanno sofferto con periodi benevoli.

Sotto queste condizioni investitori e padroni di casa possono aver ragione nel dubitare della giustezza e delle prospettive a lungo termine della pura ingegneria che affronta una situazione che cambia. Una posizione precauzionale assumerebbe un adattamento imperfetto e un piano di frequenze maggiori di alluvioni di forza uguale se non peggiore a quello del 2011.
Le aziende, nonostante le rassicurazioni del governo e lo sviluppo delle infrastrutture, devono agire per due ragioni. La prima è il costo maggiore delle assicurazioni che potrebbero decidere di non lavorare in alcune aree, come il caso di alcune aree costiere degli USA.

Secondo, gli azionisti potrebbero essere maggiormente interessati ai rischi e ai costi della vulnerabilità del cambiamento climatico e domandare una strategia. Nick Robin della HSBC notava di recente che gli investitori erano preoccupati el rischio climatico crescente. Un’informazione scomoda sorge da qualche angolo dell’industria delle assicurazioni oltre che dalla società civile, e Carbon Tracker Initiative sta attirando l’attenzione al problema delle proprietà bloccate come le riserve di carbonio non utilizzabili.

La fede e le attese per il successo della difesa e adattamento, il rischio paese e le conseguenze climatiche, compreso le perdite da alluvione, dovranno essere soppesate contro i costi di riorientare le catene di rifornimento attorno alla sostenibilità e la resilienza. Potrebbe questo significare ricollocare gli impianti di produzione e gli offici di gestione verso aree più sicure lontano da alluvioni o mari che salgono, facendo emergere una progettazione delle catene legata anche alle coste. Potrebbe anche significare il considerare quali governi sono più vulnerabili alla catastrofe. Per esempio la Birmania potrebbe emergere come vincitrice visto che la capitale è stata riposizionata più all’interno rispetto alla vulnerabile Yangon sulla area costiera per ragioni differenti del rischio climatico.

Adattarsi al cambiamento climatico e i rischi di difesa e adattamento introducono nuovi bisogni e volontà portando il cambiamento sui mercati. Abitanti di città vulnerabili possono dare il benvenuto a prodotti e servizi per vivere negli alluvioni. Anche se regolamenti di zona non riescono ad imporre standard di disegno resistente all’alluvione gli sviluppatori potrebbero guadagnare un premio per gli uffici, condomini e appartamenti disegnati per funzionare durante un alluvione. Considerazioni simili si possono applicare alla fornitura di trasporti pubblici.

Qualcosa di simile per caso sembra stia accadendo in parte. Lo sviluppo di passaggi e treni sopraelevati, specie a Bangkok, che connettono uffici, hotel, condomini a vari metri sopra il livello della strada o dell’alluvione è analogo ad una proprietà emergente di un sistema auto organizzato. Dato la tendenza al rischio alluvione, questo andamento potrebbe diventare comune per le città costiere.

Yangon, poiché è relativamente sottosviluppata quando messa a confronto con Bangkok e Giacarta, ha l’opportunità di evitare di costruire in situazioni vulnerabili e svilupparsi guardando agli errori e ai passi falsi delle altre città della regione. Se il governo sviluppa una strategia del clima per la sostenibilità e la resilienza che abbracci i vantaggi fisici e finanziari dell’infrastruttura leggera e ecologica, come pure stipulare codici di costruzione che si basano sulla convivenza con l’alluvione è tutto da vedere.
Alluvioni causati da più severe tempeste e da mari in salita sono forse le conseguenze più significative del cambiamento climatico per le città costiere, specie nei paesi in via di sviluppo come nel sudestasiatico. Mentre la comprensione scientifica e l’esperienza delle conseguenze sviluppano la risposta la risposta degli individui, governi ed imprese cambieranno a volte in maniera forte.

Date le conseguenze e le tendenze attuali verso il riscaldamento di 4-5 gradi Celsius di questo secolo, messo in luce dalla Banca Mondiale lo scorso novembre, è ora il tempo per agire e ridurre i rischi e sfruttare le opportunità nelle città e nelle pianure alluvionali del sudestasiatico.
David Fullbrook, Asiasentinel.com