FILIPPINE: Status di Grado di investimento e crescita inclusiva

grado di investimentoLe Filippine hanno appena raggiunto un altro momento importante, l’avanzamento al “grado di investimento” che di solito portano a due possibili benefici.

Il primo, il tasso di interesse extra che i creditori caricano per fondamentali economici relativamente più deboli come la raccolta delle tasse, la sostenibilità del debito e l’inflazione bassa e stabile, potrebbe decrescere, con il risultato che si potrebbe avere un costo più basso del prestito con un positiva ripercussione per il settore pubblico (la sostenibilità del debito è accresciuta) come pure con le aziende che hanno accesso al prestito internazionale.

Un secondo possibile vantaggio è un incremento nell’investimento nazionale ed estero , a causa anche del più basso tasso di interesse come pure alla “certificazione della gestione macroeconomica buona” che lo status di grado di investimento implica per molti investitori. Gli analisti discutono che questo effetto è stato preventivamente svuotato da quegli investitori che hanno anticipato il miglioramento del credito del paese. La questione comunque è se questi investimenti sono speculativi o di termine più lungo; ed il paese ha già vissuto qualche colpo nel mercato azionario nelle settimane recenti.

Finora, e euforia a parte, i fatti sul terreno favoriscono un’interpretazione bilanciata di quello che il miglioramento del credito porterà. Una domanda è se e fino a che punto espanderà l’accesso al credito in modo da promuovere una crescita inclusiva come quello del prestito a piccole e medie imprese, SME, la massa dei quali impiega persone di reddito basso, e ai settori agricolo e manifatturiero che di solito aiutano ad assorbire lo stesso gruppo di persone di reddito basso.

Alla fine del 2012 circa un terzo dei prestiti maggiori delle imprese da part delle banche universali e commerciali sono andate a imprese della proprietà, alle istituzioni finanziarie e al servizi delle imprese. In contrasto al 6% è andato all’agricoltura e foreste ed un solo il 19 % al manifatturiero. Ed in entrambi i casi molti di questi prestiti probabilmente sono andati a ditte più grandi piuttosto che alle SME. Anche le grandi ditte contribuiscono alla crescita inclusiva, ma sono in molti a dichiarare che senza il settore delle SME questo sarebbe un mero nulla in più alla povertà.

Uno studio dell’Istituto Filippino per gli studi dello sviluppo riportava che a settembre 2010 i prestiti totali alle SME ammontavano a 290 miliardi di peso, un magro 9% del portafoglio del prestito delle banche in quel momento. L’accesso delle SME alla finanza è uno delle atnte sfide che devono incontrare.

In aggiunta il settore pubblico gode anche di uno spazio fiscale relativamente forte con un deficit di appena 240 miliardi di peso del 2012. Un miglioramento del credito permette al governo di acquistare anche un debito più economico sul mercato internazionale. Comunque questo beneficio sarà temperato dalla recente politica del dipartimento delle finanze per focalizzarsi più sul prestito domestico.

Così il guadagno del governo per questo status di grado di investimento potrebbe essere solo in termini di reputazione, privo di sorprese dal momento che i mercati del credito internazionale si comportano in un modo curioso: sono pronti a prestare a quelli che non sono davvero pronti a chiedere in prestito (la domanda e l’offerta per voi!). Ma forse la cosa più importante quando si guarda alle recenti tendenze comparate dell’investimento di investimento diretto estero, le Filippine sono migliorate realmente, ma ancora fa fatica a raggiungere le altre economie dell’ASEAN, comprese quelle con uno status del giudizio del credito peggiore.

Nel 2012 le Filippine hanno registrato un influsso di capitali di diretto investimento estero (FDI) netto di circa 2 miliardi di dollari, che di per sé è già un miglioramento sulla sua precedente media annuale che era di 1,5 miliardi della scorsa decade. Comunque in quello stesso anno, l’Indonesia registrava un’entrata netta di FDI di circa 20 miliardi e il Vietnam di circa 8 miliardi.

Entrambe queste nazioni sono sono prese in considerazione per il grado di investimento, ma sembra che stiano facendo bene in altri ambiti da far arrivare entrate di FDI maggiori. Ance in America Latina, l’Argentina ha un’entrata netta di FDI di 11 miliardi di dollari, mentre in Africa l’Egitto, nonostante le ultime sfide, aveva 3,5 miliardi di dollari in entrate FDI. Tante altre cose chiaramente sono prese in considerazione dagli investitori esteri, dei quali il giudizio delle agenzie di credito non è il solo fattore, né necessariamente il più importante.

Se si mettono insieme questi fatti, essi suggeriscono che persino il credito meno costoso non è necessariamente quello che attira gli investimenti, almeno il genere in cui siamo interessati. Essi prima di tutto, NON sono speculativi e poi sono inclusivi del FDI per mettere carburante nel nostro motore per creare lavoro. Devono anche interessati alla Piccola e media impresa per assicurare che i lavori creati siano di beneficio ai poveri e ai lavoratori sottopagati, ed interessati all’investimento nell’agricoltura per aiutare a rafforzare la produttività delle campagne, la sicurezza alimentare e aiutare a deconcentrare l’onere dello sviluppo sulle zone urbane. Come lamentato dal ministro alla pianificazione economica Balisacan, circa il 60% del PIL si concentra in 3 aree di Luzon.

La maggioranza degli investitori con cui ho parlato considerano lo status di grado di investimento un pezzo utile per il governo e per le imprese maggiori, ma è largamente privo di conseguenze per le decine di migliaia di aziende di scala medio piccola che costituisce la massa del settore produttivo filippino.

Persino la ricaduta del credito migliore sarà meramente quello, una ricaduta, se le banche non fanno prestiti alle SME. Inoltre le aziende medio piccole richiedono che siano rimossi molti altri colli di bottiglia che possono risultare molto più importanti per loro del credito migliore. Infatti questi colli di bottiglia probabilmente esasperano la mancanza di volontà da parte delle banche a prestare a molte aziende medio piccole in certe regioni con governi cattivi.

Nei paesi dell’ASEAN le piccole e medie imprese rappresentano il 90% di tutte le imprese, impiegano dal 50 al 90% della forza lavoro e contribuiscono al PIL dal 30 al 80% di questi paesi. Molti paesi in via di sviluppo hanno fatto delle piccole e medie imprese una delle priorità della loro agenda economica. Nonostante la loro importanza le piccole e medie imprese continuano a trovare ostacoli che ostacolano la crescita, come la fornitura di beni pubblici, la riduzione della corruzione, dei costi delle procedure di registrazione e di un sistema regolatore migliore nell’insieme e di un ambiente di investimento che possono aiutare a lanciare la competitività e la competizione.

Un ambiente amichevole verso gli affari potrebbe migliorare l’abilità dell’impresa ad espandersi, ad innovare e generare lavoro in favore dei poveri.

I paesi dell’Asia Orientale e sudorientale possono trovarsi sia nei raggruppamenti più alti che più bassi del “Fare Affari 2012, che misura la facilità del fare affari radunando i dati su fattori come la facilità di iniziare un’impresa, trattare cin i permessi di costruzione, avere l’elettricità, registrare la proprietà, avere il credito, protezione dell’investitore, pagare le tasse. Tra 185 paesi Singapore ed Hong Kong si trovano al primo e secondo posto, mentre paesi come la Cambogia, Filippine e Laos si trovano alle posizioni 133, 138 e 163.

Anche vincoli inappropriati o regolatori irrilevanti possono far sì che le ditte restano piccole ed informali. Le stime suggeriscono che l’economia informale nelle Filippine è ancora abbastanza larga costituendo il 40% del PIL e oltre il 70% dell’impiego. Questo settore è quello che non sente molto la crescita fenomenale che il paese ha vissuto durante la parte migliore dello scorso decennio e degli scorsi anni passati. Questo è anche il settore che continuerà ad essere lasciato dietro se non si perseguono reali cambiamenti strutturali.

Mentre ci sono tantissime sfide, un’area chiara per agire dovrebbe essere la più fort promozione di un ambiente in favore degli affari attraverso tutte le unità del governo locale. Una burocrazia onerosa è il paradiso della corruzione e della ricerc a di rendita. Varie ricerche attuali sulla piccola e media impresa mostrano che la corruzione colpisce ancora una ogni due aziende, per lo più nel contesto del governo locale. Sono pratiche che impediscono l’investimento, fermano gli affari, indeboliscono la competitività e nel tempo uccidono il lavoro.

Ultimamente la politica di anticorruzione del governo, Matuwid na daan, non dovrebbe essere solo sull’assenza della corruzione, si dovrebbe costruire su un fondamento solido di un più efficiente e coerente infrastruttura di governo che fornisca beni pubblici e servizi. Le piccole e medie imprese sono quelle che ne beneficiano di più da questo tipo di campo di gioco.

Ronald Mendoza, The Rappler.com