THAILANDIA: Il prezzo del riso thailandese e l’industria di esportazione

economia birmana montagne di riso da vendere

risobirmanoFino allo scorso anno tutto andava bene per Charoen Laothamatas, il presidente degli esportatori di riso thailandese Uthai Produce che godeva di una forte richiesta mentre la Thailandia dominava il mercato mondiale per le esportazioni di riso.

Nel 2012 Charoen ha, invece, dovuto tagliare del 40% la sua forza lavoro. La ragione è una politica del governo thailandese che paga ai contadini locali per il loro riso un prezzo di gran lunga più alto. Mentre il governo considera il programma come un modo per incrementare le entrate delle aree rurali, questa politica ha reso il riso thailandese poco competitivo contro quello indiano e vietnamita. Prima del 2012 Uthai esportava 200 mila tonnellate verso gli USA, Cina ed Hong Kong, ma quest’anno Charoen dice che sarà contento “se esporteremo 80 mila tonnellate.”

I guai sono in relazione alle sfide politiche che il regno ha dovuto passare sin dal golpe militare che depose il primo ministro populista Thaksin Shinawatra nel 2006. L’attuale premier è la sorella, Yingluck Shinawatra, che nel 2011 decise che la strada migliore per cementare la sua presa sul partito era di vincere il cuore dei contadini pagando per il loro riso un prezzo superiore al mercato.

Guadagno di più e posso risparmiare di più grazie a questo programma” dice Groon Tochai, un contadino anziano di Nakon Sawan nella Thailandia centrale. Le sue entrate mensili quest’anno sono salite del 50% fino ad un migliaio di dollari. Al prezzo di 571 dollari la tonnellata il riso thailandese è di gran lunga più costoso di quello vietnamita o indiano.

Gli esportatori privati in Thailandia o devono comprare il riso dal governo al prezzo accresciuto oppure andare direttamente al contadino che ovviamente preferisce venderlo al governo. A causa di questi prezzi artificiosi le esportazioni i riso thailandese sono cadute del 37% secondo il ministero del commercio. Le esportazioni delle prime 14 settimane del 2013 erano di oltre il 13% inferiori rispetto all’anno prima, dice l’associazione degli esportatori di riso thailandese. “Soffriamo e continueremo a soffrire” dice il presidente dell’associazione Korbsook Iamsuri.

Con i pochi compratori che vogliono pagare in più per il riso thailandese, il governo si ritrova 18 milioni di tonnellate di riso stoccato secondo il dipartimento alimentare dell’ONU. “Normalmente puoi tenere il riso massimo un anno, dopodiché la qualità comincia a peggiorare” dice Kiattisak Kanlaysirivat. Dopo due anni la qualità cade del 50%. “Il chicco diventa giallo e un po’ si perde per gli insetti.”

Il ministro del commercio Boonsong Teriyapirom ha detto ai giornali il 5 di aprile che il governo pesna di vendere fino a 7 milioni di tonnellate di riso quest’anno, la cui vendita oltre a quello dagli accumuli di riso di stato, dovrebbe portare 180 milioni di baht, quasi cinque milioni di euro. Piuttosto che vendere riso sul mercato, coll’imbarazzo del rischio quando i privati vedono il taglio che il governo si fa, la Thailandia prova accordi tra governi che permettano a compratore e venditore di mantenere il prezzo segreto.

Il 15 aprile il ministro del commercio della Costa D’avorio diceva di aver comprato “varie qualità” di riso thailandese ad “un prezzo competitivo e stabile”. Quattro mesi dopo l’arrivo delle 38500 tonnellate, comunque, il governo ivoriano ha dovuto gettare 7600 tonnellate per problemi di qualità, secondo un rappresentante del ministero del commercio. L’ottanta per cento del riso è ancora nello stoccaggio. Il governo pensa di venderlo a grossisti, dice la fonte che vuole restare anonima.

I thailandesi pensano di venderlo “fuori stagione”. Dice Jac Luyendijk della SAT Swiss Agritrading. “Lo devi svendere”. La sua compagnia ora compra circa 30 mila tonnellate di riso thailandese quando prima del 2011 ne comprava 200 mila.

Quando Yingluck fece il primo annuncio del progetto, la Thailandia non doveva competere con l’India, il secondo produttore, poiché Dehli aveva vietato le vendite all’estero dopo una crisi di mercato del 2008. Gli Indiani tolsero il divieto nel 2011 e si da allora il riso indiano ha inondato il mercato. Dopo un anno incredibile del 2012, le esportazioni indiane cresceranno probabilmente di un altro 5% secondo le stime di Bloomberg. La Thailandia ha bisogno di tagliare “almeno cento dollari a tonnellata dal prezzo quotato attuale” dice Samarendu Mohanty dell’istituto del riso di Manila IRRI.

Il governo di Yingluck ha approvato piani di spesa di altri 100 miliardi di baht per comprare riso dagli agricoltori. Secondo Korn Chatikavanij dell’opposizione thailandese, il governo stima una perdita complessiva di 80 (2 miliardi di euro) miliardi di baht, ma secondo lui la perdita di quest’anno soltanto è stata di 200 miliardi di baht (10 miliardi di euro). “Un disastro” dice Korn che è stato ministro delle finanze nel passato governo Abhisit. “Ci siamo sparati su un piede.”

Se la Thailandia non taglia i prezzi di esportazione non troverà compratori. Ma se taglia i prezzi gli USA e gli altri paesi potrebbero chiedere alla Organizzazione mondiale del Commercio di imporre penalizzazioni contro il dumping. Già gli USA hanno avvisato il WTO di queste loro preoccupazioni. “Se il WTO diventa un problema, rimaniamo impantanati. Ci troveremmo bloccati con tanto riso che non possiamo vendere.” dice Korn.

Una facile soluzione forse è lontana dai thailandesi. Il rappresentante svizzero Luyendijk, che predice tre anni di prezzi bassi globalmente, dice: “Ci troviamo in un territorio mai esplorato. Non abbiamo mai assistito ad un esempio di così grandi volumi di riso in qualunque paese.”

Charoen si preoccupata del danno a lungo termine: “Ci vogliono anni per costruire un’industria dell’esportazione. Ora la vediamo andare a finire nella fogna.”

Bruce Einhorn http://www.businessweek.com/articles/2013-04-18/thailands-farmer-friendly-rice-subsidy-backfires#p2