BIRMANIA: Il movimento 969, il buddismo e la violenza antimusulmana

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Nella capitale dello stato birmano Mon, Moulmein, sulla costa meridionale birmana tutto sembra pacifico nonostante i tanti adesivi 969 attaccati un po’ dovunque nella città.
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In un negozietto dell’oro nel mercato centrale, l’adesivo che rappresenta i tre gioielli nel buddismo si trova su un piccolo altarino dedicato al Budda. “Serve a ricordare che questo è un negozio buddista, e così loro possono comprare qui, ma anche i clienti musulmani possono venir qui.” spiega il proprietario del negozietto.

Il simbolo diventato ora infame è anche usato per promuovere una forma estrema di nazionalismo religioso in Birmania ed è stato collegato alla recente esplosione di violenza contro i musulmani che ha fatto oltre 40 morti e ha devastato migliaia di case in tutto il paese a Marzo scorso. Il suo difensore più sfrenato, un autoproclamato Bin Laden Birmano, il monaco Ashin Wirathu, ha conquistato le prime pagine dei giornali in tutto il mondo per aver alimentato di propaganda islamofoba sotto le vesti di una campagna per 969.

Ma lo stesso logo è stato disegnato qui a Moulmein, una cittadina con una buona percentuale di musulmani, dal segretario del movimento, Ashin Sada Ma, e lanciato alcuni mesi fa. Mentre siede nel suo ufficio pieno zeppo di adesivi e documenti, il monaco di 37 anni proveniente dal monastero di Mya Sadi, parla con molta passione sul suo lavoro grafico.

“I leoni simboleggiano l’audacia, l’elefante la forza, il cavallo la velocità e il bue gli antenati.” spiega Ashin Sada Ma, riferendosi ad una antica effige buddista dei quattro animali che si trova nel centro del logo, i fondamenti di Ashoka. Re Ahoka, un re indiano del III secolo diffuse il buddismo in Birmania e riceve tanti elogi.

“Se qualcuno vuole fare qualcosa di buono per il buddismo, per il paese o la gente, deve avere lo spirito del Re Ashoka, con le qualità dei quattro animali nel proprio cuore” La campagna, a suo dire, è intesa ad educare i giovani sul valore del patrimonio buddista. “Oggi i giovani non conoscono i gioielli del buddismo e questo logo vuole ricordarlo.”

“Quando mette il simbolo, la persona deve pregare e recitare” dice ripetendo un insieme di istruzioni che sono accluse col logo. “Deve essere usato per tutto il paese per mostrare l’unità. Se il simbolo è usato da persone di altre religioni devono essere denunciati”.

Formalmente il logo fu lanciato il 30 ottobre dello scorso anno, nel giorno di luna piena di una festività del calendario birmano, Thadingyut. Ma Sada Ma nega che la violenza dell’Arakan, che vide i buddisti contro i Rohingya musulmani a giugno ed ottobre, ha influenzato la campagna. Dice che era stato pensato molti mesi prima. In seguito però aggiunge che i Bengali, termine che descrive come gli apolidi Rohingya sono visti dal governo e da tanti cittadini, alimentano il conflitto “emigrando” in Birmania anche se la maggioranza di loro vive da secoli nel paese.

“Se arrivano, possono facilmente influenzare il nostro paese. Provano a migliorare la propria vita nel nostro paese e nella nostra terra. Questo simbolo perciò e la campagna sono intesi a proteggere noi stessi. Temo che i Bengali musulmani siano terroristi ed hanno la missione di islamizzare il nostro paese.”

Benché Sada Ma si ostini a dire he la campagna non mira ai musulmani, teme che Islam si diffonda nell’Asia. “Sono piccoli parti di Asia sono ora Buddisti. Nel passato l’Indonesia, Bangladesh, Afghanistan e tanti altri paesi, Iraq e Turchia inclusi, erano buddisti, ma ora non più.”

Sada Ma che fu nominato segretario del movimento nello stato Mon subito dopo il lancio della campagna, si affretta ad aggiungere che la campagna, che ormai si è diffusa on ogni stato birmano, non è un’organizzazione nazionale, ma opera autonomamente in regioni differenti. “In altri luoghi diffondono il simbolo per conto loro. Altre città usano il logo per i propri scopi.”

Insiste che Wirathu, che è stato largamente criticato per i suoi discorsi di odio contro i musulmani che invitano i buddisti a non sposare o commerciare con loro, agisce anche dindipendentemente dal movimento originale 969.

Spiega che Wirathu vuole essere unito come lo sono i musulmani, sebbene il proibire il matrimonio interreligioso non sia “il modo buddista” tradizionale. Comunque evita del tutto di ripudiare le idee di Wirathu. “Sono accettabili se aiutano il buddismo”.

In un’intervista rilasciata a DVB ad Aprile, il monaco Wirathu sedeva in alto su una sedia con vaste gigantografie di se stesso appese al muro, mentre affermava di aver scoperto una “cospirazione musulmana” per conquistare la Birmania attraverso lo sfruttamento economico e il matrimonio interreligioso.

“Se i buddisti non fanno qualcosa per fermarlo, l’intero paese sarà come la regione Mayu nello stato dell’Arakan per il 2100.” dice Wirathu parlando della zona Mayu a maggioranza Rohingya “I buddisti possono parlare con i musulmani ma non sposarli; possono essere amici ma non commerciare con loro”

Sebbene l’ultima ondata di violenza scoppiata a Meikhtila sia avvenuta dopo alcuni discorsi infiammati di Wirathu, Sada Ma nega che il monaco incitasse alla violenza e nega ogni responsabilità, indicando l’assenza di violenza contro i musulmani nello stato Mon dove è nata la campagna.

Molti affermano che “969” sia una diretta risposta all’uso prolifico del numero 786 tra i musulmani in Birmania, affermando che il fatto che la somma fa 21 indica la loro intenzione di islamizzare il paese nel 21 secolo. Un Imam di una delle più grandi moschee di Rangoon insiste che i musulmani usano 786 solo “per chiedere a dio aiuto e aver buona fortuna”.

“Non c’è una storia di terrorismo islamico o di attacchi contro i buddisti in Birmania” dice l’Imam aggiungendo che gli Imam “usano i loro sermoni per fare appello ai giovani musulmani per mantenere la calma e non rispondere alle provocazioni dei terroristi buddisti.”

Secondo l’Imam, che ha chiesto l’anonimato, elementi nel governo sostengono attivamente il movimento 696, Wirathu e la violenza contro i musulmani nel paese. E’ sospetto condiviso da molti, anche buddisti, perché da all’esercito l’opportunità di presentarsi come la sola istituzione capace di imporre l’ordine. Uno di loro è Ashin Pum Na Wontha, un monaco buddista che ha alle spalle una lunga storia di militanza. Fa parte del Peace Cultivation Network che promuove il dialogo interreligioso ed è uno dei pochi a difendere i Rohingya come cittadini legittimi.

“Sia Wirathu che il movimento 969 ricevono sostegno finanziario dagli amici della giunta … Alcuni uomini d’affari musulmani hanno grandi ricchezze in vari settori specialmente nelle regioni centrali del paese e loro li vogliono.” sostiene il monaco. Ha anche accusato i militari di alimentare la violenza per “stabilire una relazione di lavoro con il governo civile” in modo simile a quello che accadde nel 1958 quando il primo governo birmano civile trasferì il potere all’esercito nel tentativo di controllare la crescita degli scontri etnici del paese.

Qualunque sia la veridicità di queste accuse, la campagna del 969 e i sentimenti antimusulmani si stanno diffondendo rapidamente per tutta la Birmania senza grande intervento del governo. Ultimamente si è diffusa nella provincia di Okkan, a sessanta chilometri da Rangoon riaccendendo le preoccupazioni che queste sollevazioni religiose possano diffondere in tutto il paese.

CArlos Sardina Galache, DVB