INDONESIA: Il giardino dell’Eden di Misool a Papua

I capi villaggio ricordano il tempo in cui il mare attorno all’isola di Batbitim nella provincia sudorientale di Raja Ampat era un giardino dell’Eden, prima che i pescherecci esterni cominciarono a svuotare il mare.

Raja Ampat ospita il numero maggiore di corallo duro e soffice che in qualunque area del pianeta. I colori delle barriere rassomiglia al negozietto dell’angolo che vendeva caramelle di tutti i colori. La diversità delle barriere e dei pesci oceanici è senza rivali: i vari banchi si mischiano e occasionalmente esplodono dal panico all’arrivo di un gruppo di mante giganti o di squali grigi.

Persino negli anni 80 e 90 gli squali erano comuni nelle acque di Misool sudorientale: i pescatori del posto non sapevano che farsene e preferivano un pescato più vendibile. Ma verso la metà del 2000 tutto è cambiato. La crescita del reddito in Cina aveva portato ad un fortissimo incremento della richiesta di pinna di squalo che, benché privo di gusto e di valore nutritivo, è uno status symbol nei banchetti dei nuovi ricchi. Immediatamente pescherecci attrezzati da tutto l’arcipelago, come pure dalla Cina e da Taiwan, discesero su Raja Ampat con 2000 uncini per linea.

La strage coinvolgeva anche la gente del posto. La spiaggia settentrionale dell’isola di Batbitim divenne la sede di un campo di caccia alla pinna di squalo, lasciando la sabbia piena di cartilagini essiccate di squalo o di mante prese per nutrire un mercato vorace. I corpi che hanno pochissimo valore commerciale, erano abbandonati sulle spiagge o gettate in mare aperto, spesso con gli squali ancora vivi.

La devastazione che questa richiesta ha portato per tutta lap rovincia di Raja Ampat non si può stimare per l’assenza di dati fondamentali. Una cosa è certa però: dove un tempo gli squali erano abbondanti, non ce ne sono più. Solo alcuni anni dopo gli squali sono tornati, grazie ad una collaborazione importante tra la comunità locale ed un gruppo di subacquei stranieri impegnati che hanno stabilito una zona di divieto di pesca per provare a recuperare quello ch era andato perso.

La zona di divieto di pesca fu l’idea di Andy Miners, una guida subacquea della Cornovaglia, un biologo marino amatore e ambientalista impegnato. Dopo aver assistito alla carneficina sulla spiaggia settentrionale di Batbitin, Miners procedette con una missione di creare un resort ed un centro subacqueo per sostenere la zona di divieto di pesca che avrebbe permesso il ripristino della popolazione di pesce scomparsa nella parte meridonale di Raja Ampat. Dopo aver convinto dell’idea altri tre Marti Maritson, Thorben Nieman e Mark Pearce, il gruppo raccolse del capitale da amici della comunità di subacquei

L’approccio del centro alla sostenibilità si lega alle risorse umane, all’istituzionalizzazione delle pratiche di conservazione e alle finanze. Misool Eco Resort guadagna le sue entrate dai subacquei e dalla sua fondazione Baseftin e gestisce le attività di conservazione nella zona di divieto di pesca e le pattuglie di ranger la proteggono. Tutto ha un personale locale del 70%. Nel periodo tra l’identificazione dei giovani da addestrare fino a trasformarli in guide esperte, l’operazione sfrutta guide esperte di Manado.

L’istituzionalizzazione della pratica di conservazione è una questione più complicata. Per tutta l’Indonesia la salvaguardia è qualcosa di cui gli altri si approfittano. Lo sfruttamento di risorse paga una miseria, ma la salvaguardia difficilmente paga, con gran parte dei profitti dalla salvaguardia concentrati nelle mani di pochi operatori locali. A Misool le risorse umane del centro fornisce alla gente del luogo un interesse nel mantenere le attività e l’aumentato pescato ai confini della zona ha dimostrato ampiamente un valore tangibile per gli altri della comunità.

L’approvazione della gente del posto era fondamentale affinché il concetto potesse funzionare. Miners ebbe negoziati con i capi villaggio del posto per mesi prima che la zona di divieto di pesca fosse accettata. I capi erano davvero interessati all’idea. Loro non guadagnavano dal commercio di Squali: avevano paura dei grandi pescherecci ma si sentivano impotenti nel fermarli. Furono loro a convincere gli abitanti della bontà dell’idea.

L’accettazione dei locali era fondamentale al successo dell’idea per ragioni culturali, ma anche per le richieste legali. La legge indonesiana riconosce la proprietà esclusiva delle zone marine da parte dei tradizionali proprietari: in questo caso gli abitanti del villaggio. L’accordo con i capi villaggio dell’isola più vicina abitata e della gente erano quindi fondamentali per stabilire la zona di divieto di pesca e i suoi confini. Una volta allineatisi i capi villaggio e gli abitanti, i dipartimenti della pesca del distretto e della provincia approvarono l’accordo.

L’instaurarsi della zona di divieto portò all’espulsione dei campi di caccia degli squali e al regolamento delle barche nell’area: era permesso alle barche di transitare ma non potevano assolutamente pescare. Rangers locali pattugliano con barche donate con la benedizione degli agenti della sicurezza che spesso li assistono attivamente. Quando un peschereccio è catturato, è confiscato e la pesca è ributtata in acqua. Il peschereccio è trattenuto fino al pagamento di una multa.

Le barche di pattuglia hanno cacciato numerose imbarcazioni da pesca e la cattura più drammatica finora è stata quella di due pescherecci delle Sulawesi con i tetti ricoperti di pinne ad asciugare. Le imbarcazioni furono prese appena dopo l’immersione delle loro reti, e quando le pattuglia agganciarono i pescherecci e tirarono le reti, gli squali acchiappati furono subito rilasciati in mare. Più comuni sono i sequestri di pescherecci locali da Sarong: decine ogni mese sono cacciate e con la diffusione degli ordini della vigilanza il numero delle catture è sceso fino a due ogni mese.

Le catture più difficili sono quelle di barche di villaggi che tradizionalmente pescavano nella zona prima che i capi villaggi decedessero differentemente. Tali sfide ai capi villaggio da parte di impetuosi giovani che cercano di stabilire il loro potere sono comuni, ma la legge la si applica a tutti. All’inizio, l’approccio fu dolce per i locali che sbagliavano. Gli avvisi si accompagnavano con una costante socializzazione delle ragioni dietro la zona di divieto: la sicurezza alimentare per le future generazioni. Non si imponevano multe ma si confiscava il pescato. Si facevano riunioni nei villaggi dove gli anziani discutevano dell’impatto positivo della zona. Negli ultimi cinque anni le violazioni sono calate del 90%.

Chi fa pattuglia ora è pagato con i profitti del Resort e dalle donazioni: tre barche dedicate e un gruppo di ranger del posto, per lo più ex pescatori di squali, operano da tre basi differenti. Nel 2010 la zona fu espansa verso est per includere l’isola Daram fino a raddoppiare, ed è ora più grande dell’area occupata da Singapore.

Come non si riesce a quantificare l’impatto su Raja Ampat della pesca agli squali, non lo si può fare con la zona di divieto. Ma è chiaro a tutti. Aggirarsi per la barriera della sola Misool rivela tutti i tipi di specie comuni alla barriera: dentici, cernie giganti del Malabar, labri, pesci pappagallo e occasionalmente un barracuda gigante. Ogni immersione li rivela come anche vari tipi di squali, banchi di barracuda e tutti i pesci oceanici. Non sono più rare alcune specie notturne di squalo. Il canale che un tempo separava Batbitim dall’isola vicina fu un tempo rinnovato dalla gente del posto per i pesci chitarra, ma erano sistematicamente presi per la loro pinna. Comunque la loro popolazione è in crescita. Ci sono altre rarità: rana pescatrice, la Taeniura meyeni, il pesce martello, lo squalo dalle punte argentee e lo squalo balena.

La baia protetta della spiaggia settentrionale ora ospita giovani squali dalle punte nere che imparano a cacciare ed è una zona dove le madri danno i natali. L’angolo di nordest ospita una colonia di pesce mandarino come specie endemiche e specie di cavallucci marini piccoli mai ritrovati in altre parti del mondo. Il famoso zoologo marino Gerald Allen ha scoperto numero vasto di nuove specie compreso una nuova pastinaca. Fino a tempi recenti si sapeva dell’esistenza solo della manta della barriera. Egli ultimi quattro anni gli scienziati hanno determinato che esistono due specie: quella della barriera, alfredi, e quella oceanica, birostris. Una terza specie è stata forse identificata. Le mante della barriera con apertura fino a cinque metri si trovano per tutta Misool ma le se principali sono quelle oceaniche con apertura fino a nove metri.

Uno dei programmi di salvaguardia del Basefin di Misool, il Manta Project, studia le popolazioni di razze endemiche e transitorie del Raja Ampat meridionale, mediante la raccolta di DNA, l’uso di mezzi radio per seguirli e mediante la fotografia. Varie radiosono ancorate a varie profondità in punti strategici detro e fuori la zona e sono regolarmente raccolte, tolti i dati e ancorate di nuovo. Questo fornisce una mappa affascinante di queste creature mentre si muovono attraverso le stazioni. Ci sono così tanti nutrienti nell’acqua che questi apparati riceventi sono coperti di croste di vario tipo nel giro di qualche mese. Solo il 30% dei vari manta sono stati visti più di una volta e il tasso di visitazione delle specie più grandi oceani è appena del 6%.

Le aree pattugliate con più efficacia della zona di divieto sono quelle che beneficiano della linea di comunicazione radio tra le stazioni dei ranger e le barche di pattuglia. La gente del posto costantemente denuncia imbarcazioni sospette ed assistono le pattuglie a proteggere ciò che è loro. I pescatori locali beneficiano della zona pescando ai suoi confini raccogliendo i benefici di una riserva in espansione che travalica nelle aree di pesca circostanti. Comunque le zone di confine sono ancora depredate. A Daram, nell’estremità occidentale del confine delle isole, ci sono prove della pesca con l’esplosivo. Sezioni devastate di corallo duro sulla sommità e parti esplose dalle mura si diffondono sul piano del mare di sotto: chiome del corallo di gorgonia e di coralli morbidi strappati e ondeggianti fino alla morte; un pesce angelo dell’imperatore dagli occhi di fuori; cernie rosse ferite che si muovono male nelle zone ombrate fino a che non diventano preda dei barracuda.

Si ritrova questa tecnica in tutto l’arcipelago. Una barca da Daram minacciò una barca disarmata di Misool con una bomba. Quella nave scappò Questi abitanti dei villaggi cacciano anche le tartarughe. Sulle spiagge di Daram vedemmo i segni di una cattura di tartarughe verdi sulla sabbia mentre arrancavano verso la linea degli alberi per deporre le uova, seguite dalle orme degli uomini che seguivano le stesse tracce e li afferravano. Le tartarughe verdi, embricate e le liuto, sono tutte a rischio di estinzione, quelle a liuto in modo critico. Quando la gente li prende li uccide e le mangia. A nord e a sud della zona si trovano solo quelle giovani tartarughe martello sebbene sempre meno con gli anni che passano.

Questi omicidi di massa continuano in altre parti: lo stretto di Lembeh delle Sulawesi settentrionali erano un tempo conosciute per le razze e gli squali ma sono state ripulite dalle grandi navi che hanno ripulito lo stretto della grande fauna attorno agli anni 90. E’ ora conosciuto per le piccole creature della sabbia nera. Pochi anni fa a settentrione delle isole Wakatobi delle Sulawesi meridionali, un luogo di nascita per i pesci martello fu scoperto e distrutto nel volgere di mesi. A Nusa Pedita a Bali gli squali volpe incinta sono sterminate nell’area di parto vicino a Sampalan. I piccoli senza valor commerciale sono abbandonati sulle spiagge per essere mangiate dai cani. A Ende, Flores, lo sterminio delle razze è l’industria crescente.
La zona di divieto di pesca di Misool è la più incredibile: quell’Eden che i capi villaggio ricordavano sta ritornando.

Bobby Anderson, Inside Indonesia