THAILANDIA: la caduta dei prezzi della gomma ed il costo politico

gomma

Sono vari giorni che i coltivatori del meridione thailandese di caucciù protestano per la caduta dei prezzi per la gomma naturale che li costringe ad un forte indebitamento, bloccando le arterie principali, stradali e ferroviarie, che collegano il meridione con il resto del paese.

La polizia ha più volte provato a togliere il blocco senza però riuscirci. Vari contatti e colloqui tra governo e manifestanti non sono riusciti a risolvere la questione. I manifestanti richiedono il sostegno al prezzo del caucciù allo stesso modo di quanto fatto per il riso, mentre il governo è disposto a sostenere il costo di produzione ma fino ad un certo punto.

Per i prossimi giorni i manifestanti hanno invitato ad una mobilitazione nazionale in Thailandia, ma secondo il governo i coltivatori del nord e nordest non parteciperanno perché hanno accettato l’offerta fatta dal governo. Secondo il responsabile del Rubber Planters Network, l’assistenza del governo ai produttori ammonta a 89baht al kilo di caucciù, mentre la richiesta sarebbe di 92 baht al kilo. Non tutti però sarebbero contenti di questo prezzo.

Resterebbero i “crea guai” del meridione, come sono stati definiti. Probabilmente il sostegno del Partito Democratico all’opposizione tende ad alimentare la situazione di incertezza. Probabilmente si domandano come mai non si può fare una politica di sostegno del prezzo al pari di quanto fatto per il riso. Figli e figliastri? Oppure si sostengono quelle zone dove il patito di Yingluck ha il sostegno maggiore?

Il costo politico della caduta del prezzo della gomma, Thomas Fuller

I coltivatori di caucciù del meridione thailandese sono soliti al duro lavoro, che si tratti del lavoraccio del raccolto prima dell’alba nelle piantagioni infestate dalle zanzare o degli imprevisti del mercato per la loro gomma. Ma questo mese hanno reagito male.

Dopo due anni in cui i prezzi sono caduti costringendo molti coltivatori a fare debiti, centinaia di loro hanno bloccato per protesta la ferrovia e le strade principali che collegano il sud al nord.

“Questa è l’ultima nostra opzione” dice Thaworn Ruengkling, ul coltivatore che afferma che non riesce più a guadagnare abbastanza dalla coltivazione per coprire il costo dei fertilizzanti e del gasolio, oltre che a nutrire la famiglia. “Non ce la facciamo più” dice l’uomo ad un blocco stradale fatto di autobus e camion requisiti.

Per anni la crescita forte in Asia con la Cina e l’India in prima fila ha aiutato alla crescita dei prezzi delle merci come caucciù, olio di palma e caffè. Ma mentre l’Asia comincia a raffreddarsi e l’occidente resta fermo, i prezzi di tante merci sono crollati minacciando le entrate di tanti coltivatori di tutto il sudest asiatico.

Questo blocco dei coltivatori ha causato una tempesta politica in Thailandia che secondo gli analisti non sarà l’ultima. La polizia ha provato ma ha fallito nel rimuovere i coltivatori con la forza, causando degli scontri che hanno ringalluzzito il partito di opposizione dei democratici, che è molto forte nel meridione thailandese.

Secondo un commentatore politico e ricercatore a Singapore, Bridget Welsh, questa caduta dei prezzi delle merci avrà probabilmente conseguenze politiche anche in Malesia, Indonesia e Vietnam, paesi in cui i governi contano sul sostengo rurale sebbene in diverso modo. In Indonesia sono cinque milioni i lavoratori dell’olio di palma, mentre in Malesia piccoli proprietari e coltivatori costituiscono il centro del sostegno politico del governo.

Se i prezzi continuano nella loro scivolata, i governi in Asia potrebbero subito trovarsi a dover decidere a chi sostenere, dal momento che la Thailandia ha già fornito aiuto in larga scala con miliardi a sostegno dei coltivatori di riso, e chi non possono permettersi di sostenere.

La Welsh ha predetto che il decliino dei prezzi “porterà ad instabilità e a rafforzare l’opposizione” sia in Malesia che in Thailandia ed “esporrà i governi ad un più fiorte scrutinio” sul modo di gestire le loro economie.

Il forte declino nel prezzo della gomma, oltre il 45% nel giro di due anni, sembra attribuibile ad un classico ciclo di crescita e decrescita: i coltivatori che sono cresciuti nei picchi della domanda ora producono troppo quando la domanda è fiacca.

La Thailandia è stata per tanto tempo il produttore principale di caucciù al mondo, ma nello scorso decennio sia la Cina, che l’India, Indonesia, Birmania e Vietnam hanno contribuito ad un incremento di produzione di milioni di tonnellate secondo la FAO.

“Siamo nei guai veri” dice Banlue Chankaew, un coltivatore di gomma di terza generazione mentre se ne sta vicino alla barricata sulla strada principale nord sud. Dopo aver sprecato soldi sulle macchine, motociclette, case e smartfone durante le annate buone, tanti coltivatori sono stati costretti a chiedere soldi in prestito, spesso a tassi da usura. Chi non si può permettere di pagare i propri debiti è già fuggito in altre parti de paese, dice l’uomo.

In risposta alle richieste dei contadini di garantire loro il prezzo ben al di sopra del prezzo di mercato, i rappresentanti del governo hanno tenuto negoziati e sembrano aggrovigliarsi su quanto sussidio fornire. Ma il governo ha anche cercato di ritrarre i manifestanti come dei crea guai, ed il capo provinciale della polizia ha avvisato giornalisti e rappresentanti del governo che sarebbe pericoloso visitare i luoghi della protesta. “Non mettete a rischio la vostra vita” ha detto il generale Saikaew della provincia di Nakhon Si Thammarat.

Banlue non nasconde la paura. Dai modi cortesi e con la voce bassa, sembra proprio fuori contesto sulle barricate. “Ho 45 anni e questa è la mia prima volta che partecipo ad un protesta.” Altri, specialmente i più giovani, sono armati di fionde e di bambù e di notte accendono le le gomme vicino alle barricate.

I capi dell’opposizione accusano il premier Yingluck di arrabattare risposte a chi protesta. In un’intervista precedente la Yingluck sosteneva che la Thailandia non avrebbe potuto influenzare il mercato globale della gomma poiché “rispetto alla quantità di gomma, abbiamo una piccola frazione rispetto a quella degli altri paesi.” La Thailandia è stata il più grande produttore al mondo di gomma sin dal 1990, quando superò la vicina Malesia, ed oggi produce un terzo della gomma naturale al mondo.

La crisi della gomma è uno dei tanti problemi che sta affrontando Yingluck che l’opposizione non manca mai di accusare di inesperienza e di non conoscere i dettagli dell’economia. Oltre questo i coltivatori di gomma affermano che lei preferisce chi coltiva riso che sono concentrati in aree dove il suo partito politico, Puea Thai, ha un forte sostegno.

“Ci sentiamo come dei figli dimenticati di una famiglia” dice Banlue che è anche un vice capo del suo villaggio. I coltivatori dicono di essere stati costretti al blocco stradale dopo aver scritto ripetutamente al governo per chiedere aiuto senza ricevere mai una risposta.

“Dovevamo pensare a qualcosa” dice Wichan Raksapon le cui piantagioni bel allineate sono proprio affianco al blocco “qualcosa affinché la gente capisca che abbiamo seri problemi”