INDONESIA: Il diritto alla violenza sessuale

Mentre si assiste, come diremo in seguito, ad una tendenza crescente e preoccupante nell’arcipelago indonesiano di violenza sessuale, è stato confermato l’arresto di due uomini per lo stupro di una ragazzina di 14 anni a Samarinda nel Calimantano Orientale.

Gli accusati sono il patrigno della ragazzina e il suo fidanzato che sono detenuti ora nella stazione di polizia della cittadina dove sono indagati.

Un parente della vittima ha detto che la ragazzina risultava assente come denunciato dalla madre presso la stazione di polizia il lunedì precedente dal sabato, dopo aver lasciato la casa. La polizia trova la ragazza praticamente sei giorni dopo.

Il parente della ragazza dice: “Quando la madre le chiese perché avesse la sciato la casa, la ragazza confessò di essere stata stuprata ripetutamente dal suo patrigno quando era sola in casa con l’uomo, e non riusciva più a sopportare la situazione.”

La ragazza si è poi recata in cerca di protezione a casa del suo fidanzato di ventiquattro anni che, invece di proteggerla, l’ha violentata a sua volta. La madre avrebbe tentato, secondo il parente della ragazza, almeno due volte il suicidio.

I due uomini secondo la legge indonesiana rischiano il carcere per aver violato la legge di protezione del fanciullo per una pena massima di 15 anni.

La situazione di questa ragazza non è cosa poco comune in Indonesia. La Commissione Nazionale per la protezione del fanciullo indonesiana Komnas PA ha dichiarato il 2013 come un anno di emergenza per la violenza sessuale sui bambini.

Nel 2010 il Komnas PA ha ricevuto 2046 rapporti di violenza contro i bambini ed il 42% dei casi erano di abuso sessuale. Nel 2012 i casi sono saliti a 2637 con il 62% di natura sessuale.

Ad agosto una studentessa di 14 anni era stata violentata da quattro uomini in un parcheggio vuoto a Giacarta occidentale. La ragazza conosceva uno dei quattro che l’avrebbe poi introdotta agli altri tre. Gli uomini le avrebbero offerto un passaggio in auto e l’avrebbero violentata in un parcheggio vuoto. Due ragazzi di neanche vent’anni sarebbero stati arrestati subito dopo la denuncia della famiglia.

A gennaio divenne famoso in Indonesia il caso di una bambina di 11 anni, morta a causa delle infezioni in seguito allo stupro dopo essere stata in coma per alcuni giorni. La bambina avrebbe pure contratto alcune infezioni trasmesse sessualmente ed il suo violentatore era il padre stesso.

La segretaria della Commissione Indonesiana per la protezione del fanciullo (KPAI) ha denunciato che la più grande preoccupazione era che la maggioranza degli stupri era commessa da membri della famiglia che di solito non è quasi mai denunciata. La vergogna che la famiglia vivrebbe, se ci fosse la denuncia, sarebbe la causa principale del silenzio familiare.

Il Komnas Pa ritiene che la crescente prevalenza degli abusi sessuali su minori indica il fallimento della legge di protezione del fanciullo che prevede un massimo di 15 anni di carcere ed una pena pecuniaria di 5000 euro per chiunque abbia sesso con un minore. Le legge dovrebbe essere rivista per portare la sentenza minima a 15 anni con un massimo dell’ergastolo con l’aggravante per parenti, docenti o poliziotti.

Secondo la Komnas PA il crescente uso di Internet e dei social media ha anche un ruolo crescente nel numero di casi di abuso sessuale su minori che non trovano più nelle famiglie la protezione e la sicurezza.

Ma rispetto alla violenza sessuale la situazione di chi non è più un fanciullo non è affatto più rosea, se è vero che tra gli uomini indonesiani si ammette con facilità di aver compiuto uno stupro, giungendo in alcune parti del paese ad una percentuale del 17%. Lo studio, commissionato dall’ONU, è stato fatto in Bangladesh, Cina, Cambogia, Indonesia, Nuova Guinea e Sri Lanka. 2533 sarebbero gli uomini intervistati a Giacarta, a Jayapura (capitale della provincia indonesiana di Papua) e a Papua rurale.

Jayapura col 16,6% e Giacarta col 6,6% sono due posti tra i tre peggiori in cui gli uomini ammettono più frequentemente di aver stuprato una donna, appena dopo la Capitale della Nuova Guinea col 26,6%. nella parte rurale di Giava si ha il 4,3% nella media dell’Asia.

Nel questionario non è stata usata la parola stupro, ma hanno chiesto agli uomini sugli atti specifici e quanto spesso e perché. Tre quarti degli uomini indonesiani che ammettevano lo stupro di una donna non partner dicevano che lo facevano perché lo volevano e sentivano di averne il diritto.

“La ricerca di intrattenimento” è la risposta del 55% degli uomini indonesiani per aver violentato una donna non partner, per divertirsi o perché annoiati; il 30% ammetteva invece la rabbia o la punizione; il 35% lo facevano perché ubriachi.

“La prospettiva patriarcale in Indonesia si mescola con i credi e la cultura e persino le tradizioni religiose” dice Arimbi Heroepoetri della Komnas Perempuan (Violenza contro le donne) secondo cui le mogli sono viste come possesso e quindi gli uomini si sentono in diritto di stuprare.

Arimbi sostiene che lo stupro delle spose era un grande problema nel paese ma che raramente è stato portato fuori, mentre la legge e i costumi sociali peggiorano la situazione con la semplice negazione dell’esistenza stessa. “Lo stupro delle mogli” sostiene Arimbi “ non è considerato uno stupro persino dalle mogli stesse poiché credono che una volta che l’uomo si sposa possiede la moglie e può fare qualunque cosa lui voglia. Abbiamo spinto per una legge che protegga le donne dalla violenza domestica, ma il parlamento si è rifiutato di approvarla.”

Non esistono dati affidabili sulla prevalenza della violenza contro le donne nel paese perché non c’è mai stato alcuno studio in merito. In uno studio nazionale del 2006 le donne erano intervistate sulla violenza in presenza dei mariti e chi compiva le interviste erano uomini pochissimo addestrati.

Ovviamente si scoprì che la violenza sulle donne era appena il 3% significativamente inferiore alla media degli altri paesi asiatici. Un’altra indagine nazionale è stata commissionata per il 2014 e sarà impiegata una metodologia avanzata, sempre se non dovesse esserci un taglio al ministero della protezione della donna e del fanciullo.

La situazione invece a Papua e Jayapura pone questioni su un possibile legame con la situazione del conflitto in quei luoghi. Secondo gli autori dello studio, ci sarebbero aspetti legati alla cultura sessuale e delle relazioni sessuali lì come evidenziato dalle stesse interviste fatte.

“A Papua aspetti come la povertà e la violenza rendono le donne più vulnerabili. La gente di Papua vive nella violenza e così pensano che la violenza è il solo metodo per risolvere i problemi.” dice Frederika Korain, una ricercatrice sulla violenza contro le donne.

Nel 2011 sono stati denunciati 400939 casi di violenza e 70115 sono stati commessi da un membro stretto della famiglia del sopravvissuto, come lo sposo o il guardiano. Nel 1984 la legge vieta la discriminazione contro le donne mentre è del 2004 la legge che rende penale la violenza domestica.

Ma solo il 20% degli uomini che ammettono di aver violentato una donna sono stati arrestati ed anche meno inviati in prigione. “Un numero molto basso di casi va alla polizia” dice Frederika Korain. Lo stigma sociale di essere la sopravvissuta di uno stupro ed il condono sociale tacito della giustificazione per la violenza sessuale hanno anche impedito l’applicazione della legge.

“Molte vittime scelgono di non denunciare la violenza sessuale a causa della pressione familiare e talvolta poiché le comunità danno la colpa su loro” dice la vice presidente del Komnas Perempuan. “la polizia deve spesso rilasciare i colpevoli su richiesta delle mogli e delle fidanzate. Inoltre la polizia applica una vecchia definizione di stupro che richiede la prova di sangue e di sperma”

Secondo lo studio dell’ONU la povertà non è uno dei fattori da legare allo stupro per i sei paesi dell’Asia, quanto la storia personale di abuso di alcol e di vittimizzazione. Per gli uomini indonesiani comunque i ricercatori trovano che essi ammettono facilmente di aver stuprato se ammettono di essersi rivolti a lavoratrici del sesso nel 67% dei casi. Altri fattori erano li gruppi, l’uso di armi e l’abuso di alcol. Inoltre dai dati risulta che il primo stupro la maggior parte degli uomini lo ha avuto tra 15 e 19 anni, ponendo quindi l’attenzione sull’intervento sulla infanzia e l’adolescenza.

Arambi dice: “Abbiamo bisogno di andare avanti per giungere alla cultura della prevenzione dello stupro affinché non avvenga, piuttosto che affidarsi alla prevenzione attraverso le risposte.” e poter quindi porre la questione nella coscienza della gente discutendone piuttosto che nascondendola sotto il tappeto.

http://www.thejakartaglobe.com/news/rape-case-highlights-growing-child-abuse-epidemic-in-indonesia/
http://www.thejakartaglobe.com/news/6-6-of-jakartan-men-admit-to-forced-sex/