CAMBOGIA: Svay Pak, l’epicentro del traffico sessuale di bambini

Quando una famiglia povera in Cambogia diventò preda dell’usura, la madre chiese alla figlia più giovane di andare a lavorare, ma non un lavoro qualsiasi .

La ragazza, Kieu, fu portata ad un ospedale ed esaminata da un dottore che emise il certificato di verginità. La ragazza fu poi lasciata ad un hotel dove un uomo la violentò per due giorni. Kieu aveva solo dodici anni.

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Ora che Kieu, a 14 anni, lavora e vive in un asilo rifugio dice: “Non sapevo che lavoro fosse.” Dice di essere tornata a casa con un profondo sconforto nel cuore, ma la sua storia non era affatto finita.

Dopo aver venduto la sua verginità, sua madre la portò ad un bordello dove Kieu dice “Mi tenevano come in una prigione”.

Fu tenuta lì per giorni, violentata da almeno sei uomini al giorno. Quando ritornò a casa sua madre la inviò di nuovo per un po’ in altri due bordelli, uno dei quali lungo la frontiera thailandese. Quando capì che sua madre la stava vendendo ancora una volta, e questa volta per sei mesi, capì che doveva scappare da casa.

“Vendere mia figlia mi spezzava il cuore, ma cosa posso dire?” racconta la madre, Neoung, in un’intervista alla CNN andata ad ascoltare la sua storia. Come tutte, addossa la colpa di vendere sua figlia alla povertà, per una crisi finanziaria che l’ha condotta nelle catene dei trafficanti che guadagnano da vivere cercando le prede nei bambini cambogiani.

“Fu per il debito, ecco perché dovevo venderla. Non so cosa fare ora poiché non posso ritornare indietro nel passato”.

E’ un aspetto del commercio sessuale di bambini che Don Brewster, americano che vive nelle vicinanze, trova più difficile da tollerare. “Non riesco ad immaginare cosa si debba provare quando si ha una madre che ti vende, tua madre che attende in una macchina mentre aspetta i soldi della tua violenza carnale. La ragazza non fu rapita da sua madre, ma fu la madre a dare le chiavi alla gente per violentarla.”

Brewster è un ex pastore che è andato insieme alla moglie Bridget in Cambogia nel 2009 dopo un viaggio straziante in missione investigativa dove Kieu è cresciuta, Svay Pak che è l’epicentro del traffico sessuale di bambini in Cambogia.

“In tutto il mondo Svay Pak è conosciuto per essere il posto dove i pedofili vanno a procacciarsi qualche bambina” dice Browster che gestisce un’organizzazione Agape International Mission, AIM, che ha in cura bambine anche di quattro anni, salvate dal traffico e inviate ad un percorso riabilitativo.

Negli ultimi decenni questo villaggio di pescatori poveri, dove si vende anche la verginità della figlia come una proprietà di valore di famiglia, è diventata un noto centro di pedofilia. “Quando giungemmo tre anni fa e cominciammo a vivere, erano nel traffico tutti i bambini tra otto e dodici anni” dice Brewster. L’industria locale del sesso prende bambini dalle vicinanze, come Kieu, come pure bambini che provengono dalle campagne o dall’altra parte della frontiera come il Vietnam. “Non ci credevamo finché non vedemmo bus dopo bus carichi di bambini.”

Inesistente applicazione della legge, corruzione, povertà stringente e istituzioni sociali rotte lasciate dalla storia recente turbolenta della Cambogia hanno aiutato a crearle la reputazione non benaccetta per il traffico di bambini, dicono vari esperti.

Secondo l’UNICEF i bambini costituiscono un terzo di tutta la gente che lavora nell’industria del sesso cambogiana e che si stimano tra 40 e centomila. Svay Pak, un villaggio poveroso sulla periferia di Phnom Penh è il cuore di questo commercio di sfruttamento.

Il villaggio è uno dei più svantaggiati in una dei paesi asiatici più poveri, dove metà della popolazione vive con due dollari al giorno, e la povertà nel villaggio è straripante. I residenti sono per lo più vietnamiti senza documenti che vivono su barche malandate lungo il fiume fangoso di Tonle Sap, guadagnandosi da vivere pescando con le reti legate alle loro case.

Un’esistenza precaria. Il fiume è mutevole, le case galleggianti coperte di plastica fragili. La maggior parte delle famiglie qui riesce a mala pena a raggiungere un dollaro al giorno senza risparmi nel caso le cose dovessero andare male. Fu il caso del padre di Kieu che si ammalò di tubercolosi e non potè mantenere le reti che costituivano il loro sostentamento. La famiglia non riuscì a ripagare il debito.

Per disperazione la madre di Kieu vendette la verginità della figlia ad un cambogiano di oltre cinquantanni, che aveva tre suoi figli, dice Kieu. La transazione portò alla famiglia solo 500 dollari, più dei duecento che avevano chiesto in prestito all’inizio, ma molto meno delle migliaia di dollari che devono ad un usuraio. Così Neoung vendette la figlia ad un bordello per guadagnare ancora.

“Mi dissero che quando c’era il cliente dovevo vestire pantaloncini ed un top striminzito” dice Kieu “Ma non volevo indossarli e mi accusarono”. I suoi clienti erano thailandesi e cambogiani che sapevano che era giovanissima, dice Kieu. “Quando dormivano con me si sentivano molto felici. Ma io mi sentivo davvero male”.

Gli uomini che abusano dei bambini di Svay Pak hanno profili diversi. Includono turisti pedofili che attivamente cercano bambini pubescenti e altri che sono più opportunisti, che si avvantaggiano delle opportunità che dà il bordello per aver sesso con adolescenti.

I turisti sessuali tendono a giungere da paesi ricchi, come l’occidente, la Corea del Sud, Giappone e Cina, ma la ricerca suggerisce che sono gli uomini cambogiani i principali sfruttatori delle bambine del loro paese. Mark Capaldi è ricercatore per Ecpat International che combatte lo sfruttamento sessuale dei bambini.

“Nella maggioranza dei casi quando si parla di sfruttamento sessuale dei bambini si parla di un fenomeno concomitante con l’industria sessuale degli adulti. Sentiamo rapporti dei media sulla pedofilia, di bambini molto giovani. Ma gran parte dello sfruttamento sessuale è di adolescenti e questo avviene nei centri sessuali.” dice Capaldi.

Chi abusa sono spesso clienti occasionali locali. Le ricerche dicono che alcuni dei clienti asiatici cercano la verginità per alcune loro credenze legate alla salute sulle qualità presunte di protezione o tonificanti delle vergini, un fattore del loro interesse nel sesso con bambini.

Qualunque sia il profilo di questi clienti, la violenza che infliggono sulle loro vittime, ragazze o ragazzi, è orrenda. Bambini trafficati in Cambogia sono stati oggetto di violenze carnali di più responsabili, sono stati filmati mentre compiono gli atti sessuali e lasciati con ferite fisiche, per non citare il trauma psichico in seguito alla loro tragedia.

Negli anni recenti ci sono state varie repressioni che hanno lasciato il segno a Svay Pak, ma hanno anche spinto il commercio nella clandestinità. Oggi, dice Brewster, ci sono oltre una dozzina di bar karaoke che operano come bordelli sulla strada, dove prima non c’erano. Oggi stima che la maggioranza delle ragazzine sono oggetto di traffico.

Una parente di Kieu, Sephak, che vive nel vicinato, è un altro sopravvissuto. Sphak aveva 13 anni quando fu portata all’ospedale, dove le diedero il certificato di verginità, e di lì ad una stanza di hotel dove l’aspettava un cinese. Poté ritornare dopo tre notti e sua madre fu pagata con 800 dollari. “Quando facevo sesso con lui, mi sentivo vuota dentro. Ero ferita e mi sentivo molto debole. Fu molto difficile. Mi chiedevo perché lo facessi e perché mia madre facesse questo a me” dice Sephak. Dopo il suo ritorno la madre cominciò a far pressioni affinché lavorasse in un bordello.

Non lontano dalla casa di Sephak, che è connessa alla terra ferma con un passaggio pericoloso di legno fatto di pali di legno immersi nell’acqua su cui poggiare il piede, c’è la casa dove Toha è cresciuta. Era la seconda di otto bambini, nessuno dei quali è mai andato a scuola, e Toha fu venduta da sua madre quando aveva 14 anni. La transazione seguiva sempre lo stesso percorso: certificato medico, hotel, bordello.

Dopo due settimane dal ritorno al villaggio l’uomo che aveva comprato la sua verginità cominciò a chiamarla per rivederla. Sua madre la spingeva ad andare fino alla disperazione. “Andai nel bagno e mi tagliai le vene. Volevo uccidermi” dice Toha. Un amico buttò giù la porta e la salvò.

CNN ha incontrato le madri di Kieu, Sephak e Toha a Svay Pak e sentire il loro racconto del perché hanno scelto di mandare le loro figlie nello sfruttamento sessuale.

La madre di Kieu, Neoung, era giunta a Svay Pak dal meridione del paese in cerca di una vita migliore quando Kieu era piccola, ma lì la vita non era facile. Quando la tubercolosi rese il marito troppo malato per poter continuare a lavorare con la pesca, la famiglia prese 200 dollari da un usuraio. La cifra poi era giunta fino a 9000 dollari. “Il debito di mio marito ed il mio era troppo per ripagarlo. Cosa fareste in una situazione del genere?” dice Neoung.

Nella comunità era molto conosciuta la vendita della verginità e neoung la vide come un’opportunità legittima per fare dei soldi. “Pensano sia normale. Le dissi, Kieu tuo padre è malato e non può lavorare. Sei d’accordo che quel lavoro dà un mano ai tuoi genitori?”. Poi dice: “So che quello che facevo era sbagliato e me ne pento, ma cosa posso farci? Non possiamo ritornare al passato.” ed aggiunge che non lo rifarebbe mai più.

La madre di Sephak, Ann, ha una storia simile. Anche lei si spostò a Svay Pak quando il padre venne a lavorare come allevatore di pesce. Ed ebbero seri problemi di salute. “Siamo molto poveri e devo lavorare duro. Non è sufficiente e siamo sempre molto malati.”

La famiglia ebbe guai seri. Una tempesta passò per la regione e la loro casa ne fu distrutta fortemente, il pesce scappò via e non potevano più mangiare. La famiglia si fece dare un prestito che alla fine raggiunse i seimila dollari.

Ann, dopo aver visto gli usurai arrivare alla casa e minacciarla, prese la decisione di accettare l’offerta di una donna che l’avvicinò offrendole tanto denaro per la verginità della figlia. “Vedevo altri fare la stessa cosa e non mi fermai a pensarci. Se avessi saputo allora cosa so ora non lo avrei fatto a mia figlia” dice Ann.

Nella sua casa galleggiante, mentre folate di pioggia battono il fiume, Ngao la madre di Toha siede a piedi nudi davanti alla televisione orgogliosa del posto nel tinello, e parla di simili ripensamenti. Al muro è appesa una seria di immagini digitali di suo marito e dei suoi otto figli. Sono vestiti con bei vestitini contro uno sfondo di tante fantasie: una motociletta costosa, una spiaggia tropicale, una casa in stile americano.

La vita quando si hanno troppi figli è dura e così chiese a sua figlia di andare con gli uomini. Non farebbe più la stessa cosa, dice, dal momento che ora riesce ad avere un sostegno migliore. AIM offre prestiti senza interessi per rifinanziare le famiglie cadute in questa trappola, e lavori in fabbrica per le ragazze salvate e le loro madri.

La storia del tradimento di Ngao di sua figlia ha attratto diverse risposte dagli altri del vicinato. La deridono per aver offerto la figlia, altri capiscono il suo dolore. Altri non ci vedono nulla di male. “Alcuni dicono che va bene; portala ai trafficanti e puoi ripagarti il debito e stare meglio” dice Ngao.

Toha, poco tempo dopo il suo tentato suicidio, fu portata in un bordello nella Cambogia meridionale. Dovette stare venti giorni prima di poter accedere ad un telefono e chiamare un amico. Gli disse di contattare il gruppo di Brewster perché facessero un’incursione nel posto. Sebbene si possano trovare bambini in tanti bordelli del paese, dove una ricerca del 2009 diceva che nella maggioranza dei bordelli si offrivano bambini, le incursioni per liberarli non sono frequenti.

L’infrastruttura per la protezione del bambino è fragile e le istituzioni governative piagate dalla corruzione. La legge contro il traffico non permette persino alla polizia di condurre indagini segrete contro i sospettati trafficanti. Il generale della polizia Phie They che presiede la task force contro il traffico istituita nel 2007, dice che la sua unità si trova in svantaggio contro i trafficanti.

“Abbiamo grandi limiti nelle indagini contro questi reati perché prima cosa manchiamo di esperienza e poi ci mancano equipaggiamenti tecnici. Talvolta vediamo un reato enon possiamo raccogliere prove per perseguire il colpevole”.

Ammette comunque che la corruzione nel paese, che si trova al 160° posto su 175 paesi nel International’s Corruption Perceptions Index, impedisce gli sforzi di affrontare il commercio a Svay Pak. “La polizia dell’area ha probabilmente connessioni con i gestori dei bordelli” deve ammettere.

Brewster crede che la corruzione fu la causa del quasi mancato salvataggio di Toha. Dopo che Toha chiese aiuto, nell’ottobre 2012, AIM fece piani con un’altra organizzazione per salvare la ragazzina e coinvolse la polizia. “Ottenemmo un mandato per chiudere il posto. 15 minuti dopo Toha chiama e dice ‘non so cosa sia successo, la polizia è venuta col padrone e ci ha portato in un nuovo posto. Sono rinchiusa in un posto che non so dove mi trovo’”

Per fortuna il gruppo riuscì a localizzare dove si trovava la ragazza e lei insieme alle altre vittime furono salvate, sebbene dopo che i gestori riuscissero a fuggire in Vietnam. La testimonianza di Toha contro i padroni del bordello fu utile nel farli accusare.

Lo scorso mese presso il tribunale cittadino di Phnom Penh la coppia di Heng Vy e Nguyeng Thi Hong furono riconosciuti colpevoli di favoreggiamento della prostituzione e condannati a tre anni di carcere. Dovettero pagare 1250 dollari al tribunale e 5000 dollari a Toha e somme minori alle altre vittime.

Brewster era lì a guardare la sentenza: una piccola vittoria nel contesto nazionale del traffico di bambini, ma sempre una vittoria. “Toha è una ragazza straordinariamente coraggiosa” dice Brewster sulla porta del tribunale. Trovare un telefono quando è intrappolata in un bordello e chiedre aiuto, dire che avrebbe testimoniato di fronte alla polizia … ha resistito e ora la gente pagherà il prezzo e le ragazze protette. Questo porterà altre Toha, altre ragazze a parlare, a chiudere i posti, ad allontanare la gente di malaffare”.

Come altre vittime Toha vive in una casa rifugio dell’AIM, frequenta la scuola e aiutandosi facendo braccialetti che sono vendute nei negozi occidentali per fornire un modo di vivere ai bambini che erano nel traffico. Agli occhi della comunità, il fatto di avere un lavoro ha aiutato a ridare alle ragazze qualche dignità che fu strappata loro dall’essere state vendute al traffico sessuale, dice Brewster. Da loro anche indipendenza dalle famiglie e l’opportunità di costruirsi una realtà migliore di quella che fu loro imposta. Ora Sephak spera di diventare un’insegnante e Kieu parucchiera.

Da parte sua Toha si mantiene in contatto con la madre, dandole anche del sostegno economico con i suoi guadagni, ma è ora vive con quello che guadagna. Vuole diventare un assistente sociale ed aiutare le ragazze che hanno vissuto il suo stesso inferno.

Dice Brewster: “Toha si guadagna da vivere ed ha un sogno oltre questo, di aiutare le altre ragazze. Ecco la trasformazione che è accaduta a lei”.

CNN