Abolizione della pena di morte, cresce il movimento a Singapore

I partecipanti delle proteste non chiedono solo pietà e grazia per una persona specifica, ma la completa abolizione della pena di morte

Erano infuocati dal sole il cemento e l’asfalto al passaggio del corteo funebre dietro il feretro di Nagaenthran K Dharmalingam, tutti che piangevano e lamentavano la perdita di una vita.

Più di 200 persone erano presenti al suo funerale a dare l’addio finale di un viaggio orribile che era iniziato 13 anni prima, quando Nagaenthran fu arrestato a Singapore e alla fine accusato di aver trafficato 42,72 grammi di eroina.

La storia di Nagaenthran ha generato un’ondata di sostegno e di preoccupazione negli ultimi mesi della sua vita.

Nagaenthran Dharmalingam abolizione della pena di morte
(Courtesy of Courtesy of Sharmila Dharmalingam)

Sebbene il governo di Singapore abbia ripetutamente detto che Nagaenthran non aveva una disabilità intellettiva, e lo ha dichiarato anche nel giorno della sua esecuzione, era fuori di ogni dubbio che aveva un Quoziente Intellettivo di 69, ben al di sotto della media, e che aveva disabilità cognitive come anche altri handicap cognitivi.

Per gli standard internazionali Nagaenthran era una persona con disabilità intellettive e psicosociali.

Quando la famiglia ad ottobre 2021 ricevette il primo avviso di esecuzione con cui la si informava che sarebbe stato condannato a morte il 10 novembre, in tanti espressero sgomento per il linguaggio burocratico usato nella lettera che informava la madre della imminente impiccagione del figlio.

A differenza della maggior parte dei detenuti nel braccio della morte a Singapore, il caso di Nagaenthran ha attratto l’attenzione della stampa internazionale. La gente ha seguito il caso passo dopo passo, fino alla disperata richiesta alla corte dell’ultima ora di un fermo surreale dell’esecuzione che venne dopo che era risultato positivo al COVID-19, che lo rendeva in qualche modo troppo malato per essere ucciso.

Una petizione online che chiedeva al Presidente di Singapore la clemenza per Nagaenthran guadagnò oltre 100mila firme. Lettere di solidarietà furono inviate da persone di tanti settori, da chi lavora nel settore sanitario ai professionisti del settore legale.

Quando il governo di Singapore ha ignorato le nostre suppliche e lo ha condannato il 27 aprile, molti cittadini di Singapore si sono presentati alla veglia funebre per l’ultimo saluto con fiori e messaggi scritti a mano di sostegno alla famiglia.

La vastità del sostegno a Nagaenthran che si è materializzato in un periodo cortissimo è stata qualcosa di mai visto a Singapore da un abolizionista. Nel 2010 la famiglia di Yong Vui Kong, che da allora ha avuto la pena commutata alla prigione a vita, aveva raccolto una petizione di 100 mila firme dopo aver setacciato le strade di Singapore e della Malesia per settimane alla ricerca di firme.

Le disabilità psicologiche di Nagaenthran hanno reso il suo caso particolarmente sentito. Persino persone che non erano necessariamente contrarie alla pena di morte concordavano nel dire che si sarebbe dovuto risparmiare la vita di una persona vulnerabile come lui.

Ma questo fatto da solo non riesce a spiegare la crescita del sostegno a favore dell’abolizione ed lo spostamento nel discorso sulla pena di morte che è in corso nel paese.

Il 3 aprile una protesta contro la pena di morte ha attirato una folla di 400 persone; tre settimane dopo, la veglia per Nagaenthran e per Datchinamurthy a/l Kataiah , un altro condannato la cui condanna prevista per il 29 aprile è stata sospesa, ha visto una simile forte presenza.

A differenza delle precedenti campagne a cui la sottoscritta ha lavorato un decennio fa, che erano attente ad un caso particolare, i partecipanti delle proteste non hanno chiesto solo pietà e grazia per una persona specifica, ma la completa abolizione della pena di morte.

Manifesti e canti erano concentrati sull’oppressione sistematica e lo sfruttamento ed indicavano gli intrecci tra razza, classe e diseguaglianze strutturali. La gente non ha esitato a descrivere le pene di morte come omicidio e violenza di stato e a chiederne la fine.

I Singaporeani, di solito ritenuti contrari alle proteste e passivi dal punto di vista politico, si fanno avanti anche per agire secondo le loro convinzioni. Prima delle esecuzioni tante persone hanno consegnato lettere al palazzo presidenziale per cercare la grazia per i detenuti nel braccio della morte.

La notte prima dell’esecuzione di Nagaenthran un piccolo gruppo di singaporeani si è radunato al di fuori del Carcere di Changi, nonostante la forte presenza della polizia, a scrivere messaggi e pregare per un uomo che non avevano mai incontrato, ma di cui riconoscevano e amavano l’umanità.

Mentre è vero che la maggior parte dei singaporeani è ancora a favore della pena di morte, un’indagine di opinione pubblica vasta condotta da studiosi ha mostrato che questo sostegno non è né straordinario né irremovibile come il governo spesso lo descrive.

Sono emersi sui media sociali sentimenti abolizionisti e conversazioni nonostante che sui grandi media locali non se ne parli. Il governo insiste sempre che la pena di morte per droga è un deterrente efficace imponendo la sua propria interpretazione delle indagini demoscopiche per avvalorare quella dichiarazione.

Un numero crescente di cittadini della città stato ora si domanda e mette in dubbio fino a rigettarla, la narrazione dominante.

Non si possono trascurare gli impatti di tali manifestazioni di sostegno. Mentre sono ancora minoranza in termini di sentimento complessivo pubblico nel paese, il fatto che molti si presentano e fanno qualcosa non solo fa crescere il movimento, ma ha anche un impatto profondo e duraturo sui familiari di chi è nel braccio della morte.

Loro si sentono spesso messi in silenzio, intimiditi ed umiliati dallo stigma che li copre per avere un parente nel braccio della morte. Le manifestazioni di solidarietà pubblica mostra loro che non sono soli nella loro lotta.

Negli ultimi anni si sono evolute le conversazioni della sottoscritta con le famiglie. Laddove usavano concentrarsi solo sulle specificità del caso del loro familiare, le famiglie ora esprimono molta più attenzione per ogni singolo condannato a morte e affermano ripetutamente il bisogno di un’abolizione completa della pena di morte.

La morte di Nagaenthran ha causato tanto dolore e sofferenza specie per la famiglia ma anche per tanti cittadini che avevano tanto sperato nella sua vita. Molti avranno bisogno di riprendersi dallo shock, dalla delusione, dalla rabbia e dolore, ma il movimento contro la pena di morte continua. Non abbiamo altra scelta.

Sebbene Datchinamurthy, che viveva nella cella vicina a quella di Nagaenthran, sia riuscito a conquistarsi una sospensione della esecuzione, si tratta di provvedimenti temporanei, ed altri detenuti sono a rischio di esecuzione imminente.

Mentre non siamo riusciti a mantenere in vita Nagaenthran, il sostegno che la sua vicenda ha raccolto a favore del movimento abolizionista rappresenta ora una speranza per tanti altri.

Kirsten Han, The Interpreter

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