Abuso dei diritti e delle libertà le accuse contro i giovani democratici

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Abuso dei diritti e delle libertà costituzionali è la definizione che la Corte Costituzionale Thailandese assegna alle dieci richieste di riforma della monarchia thailandese, fatte da Anon Nampa, Panussaya Sitthijirawattanakul e Panupong Jadnok insieme ad altre organizzazioni, allo scopo di “rovesciare la forma democratica di governo con il re come capo dello stato”.

La denuncia alla Corte Suprema fu fatta dall’avvocato Natthaporn Toprayoon contro otto militanti che parlarono nelle manifestazioni del 3 e del 10 agosto del 2020 con cui volevano tentare di rovesciare “rovesciare la forma democratica di governo con il re come capo dello stato” come scritto nell’articolo 49 della costituzione thailandese del 2017.

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E’ una accusa piena di sedizione che il tribunale basa sul discorso di Arnon e di Panussaya del 10 agosto e sulla loro partecipazione alle proteste successive e alle azioni simboliche con l’intenzione nascosta di rovesciare il regime e causare disordine pubblico nella società.

Tra le azioni simboliche individuate ci sono i danneggiamenti ai tanti ritratti del Re durante le manifestazioni e alla rimozione della riga blu, che simboleggia la monarchia, dalla bandiera thailandese.

I diritti e le libertà costituzionali secondo la Corte si portano dietro la responsabilità di proteggere il regime democratico con a capo il re, mentre le azioni simboliche sono una seria minaccia alla costituzione e al regime in modo irreversibile e decisivo.

Secondo la sentenza esercitare il diritto di chiedere un emendamento costituzionale o della legge 112 di diffamazione dei reali sminua lo stato di rispetto della monarchia con conseguente disordine sia sociale che morale quando le persone seguono queste pratiche.

La monarchia esiste ed è amata dal popolo thai come essenziale nel governo e nel guidare le forze armate dai tempi di Sukhothai, Ayutthaya e dell’era Rattanakosin nonostante i cambi di regime.

Perciò le azioni e le parole di Anon, Panussaya and Panupong costituiscono un abuso dei diritti e delle libertà costituzionali e la Corte ha ordinato il blocco per loro e le loro reti di compiere tali azioni in futuro.

La denuncia originale fatta da Natthaporn era rivolta contro otto militanti Anon Nampa, Panupong Jadnok, Panusaya Sithijirawattanakul, Parit Chiwarak, Jutatip Sirikhan, Siripatchara Jungthirapanich, Somyot Pruksakasemsuk e Atittaya Pornprom, ma la Corte poi ha accettato solo le denunce contro Anon, Panusaya e Panupong che secondo la corte erano i soli ad essere coinvolti il 3 e il 10 agosto.

Natthaporn ha lavorato per le magliette gialle e per tutti i gruppi monarchici ultra reazionari e nel giugno 2019 denunciò il Future Forward Party per dei presunti legami con sette segrete. Questa denuncia non andò avanti.

Un’altra denuncia di Abuso dei diritti e delle libertà costituzionali allo scopo di “rovesciare la forma democratica di governo con il re come capo dello stato” fu fatta contro i manifestanti da un parlamentare del Palang Pracharat ma la Corte Costituzionale gli ordinò di presentare altre prove per poter decidere di accettare la denuncia.

Il parlamentare presentò altre informazioni alla corte a settembre 2020 contro Parit, Panusaya, Anon e Panupong, ma la Corte Suprema lasciò cadere la denuncia per insufficienza di prove.

Quello che lascia perplessi è che la Corte non ha voluto sentire nessun testimone a difesa né gli stessi denunciati.

L’associazione degli avvocati thai dei diritti umani TLHR ha detto che, nonostante le richieste degli avvocati dei tre militanti di essere interrogati insieme ad altri testimoni per dare loro l’opportunità di difendersi, la Corte ha deciso in base alla denuncia stessa, alle osservazioni fatte e ai documenti richiesti dalla Corte alle varie agenzie dello stato.

TLHR ha anche ricordato di aver chiesto alla corte di convocare molti storici thailandesi come Nithi Eoseewong, Charnvit Kasetsiri e Khemthong Tonsakulrungruang per argomentare come i discorsi e le azioni dei militanti non costituissero un abuso dei diritti e libertà costituzionali. TLHR aveva anche chiesto di convocare lo scrittore Sulak Sivarak ed il presidente dell’assemblea di stesura della costituzione del 1997 Uthai Pimchaichon per parlare sullo spirito dell’articolo 49 della costituzione del 1997 su cui è modellato l’articolo attuale.

Ma nessuno di questi testimoni ha avuto la possibilità di testimoniare.

Quando si è saputo il testo della sentenza, di fronte alla corte è scoppiato il putiferio ed è stata bruciata una costruzione di carta rappresentante il monumento alla democrazia.

Secondo Yingcheep Atchanont della ONG iLaw non è ancora chiaro cosa sono le azioni proibite e le organizzazioni rete di Anon, Panussaya e Panupong.

Il verdetto potrebbe essere usato per impedire altre attività del movimento democratico che è di certo non se ne starà fermo. Questo verdetto di certo accrescerà le tensioni dentro la società.

Secondo Piyabutr Saengkanokkul, ex docente universitario di legge ed segretario generale di Progressive Movement, questo verdetto colpisce la società thailandese in tre modi.

Per prima cosa questa vasta interpretazione della legge chiude la porta a chi vuole la riforma della monarchia in senso costituzionale.

Seconda cosa sono proibite molte azioni che sono state fatte e che non sono state fatte. Si permette a chi è contrario ad ogni modifica della legge di lesa maestà di presentare petizioni ai tribunali e bloccare le loro iniziative.

Terza cosa, questo verdetto non porta o aiuta la riconciliazione tra chi la pensa diversamente, esaspererà le divisioni tra le generazioni che hanno diverse idee sulla monarchia.

“Se non vuoi entrare nella zona rossa non farlo. Non parlare. Non toccare, non fare nulla. Allora sarai al sicuro. Il tuo partito non sarà disciolto, il tuo parlamentare potrà restare. Non subirai denunce penali. Nelle manifestazioni pubbliche non devi parlare di questo. Parlate solo di cacciare Prayuth. Non parlate di queste questioni e sarete al sicuro”

Uno dei gruppi di protesta, Thalufah, ha dichiarato dopo la sentenza che non si deve accettare questo verdetto. La critica degli individui sotto la stessa costituzione è costituzionale.

“Insistiamo ad affermare che secondo la costituzione la Thailandia è governata da un regime democratico del governo con il Re come Capo dello Stato, ed infatti il re è solo il Capo dello Stato e non deve instaurarsi in questo modo come un regime di governo. Il fatto che la Corte Costituzionale sentenzi a questo modo vuole dire ammettere che questo paese è governato da una monarchia assoluta, non una democrazia come scritto nella costituzione. E il verdetto di oggi è una distorsione di quanto scritto nella costituzione”. (Prachatai.com)

Un altro capitolo oscuro della Storia politica thailandese

Il verdetto della Corte Costituzionale è stato un capitolo oscuro della storia democratica Thai. La corte ha stipulato che la richiesta dei manifestanti di riforma dell’istituzione reale è simile al tentativo di rovesciare il sistema monarchico costituzionale.

E’ questo capitolo potrebbe ancora diventare più oscuro.

Il verdetto attinge alla propaganda secondo cui i manifestanti democratici vogliono l’abolizione dell’istituzione reale, cosa di certo falsa.

Se si ascolta attentamente, chiedono la modernizzazione dell’istituzione reale affinché possa continuare ad esistere pacificamente insieme allo sviluppo di un sistema democratico.

Il progresso assicura la sopravvivenza e la coesistenza pacifica con le speranze e sogni di una nazione democratica.

Sono stati fatti passi in questa amministrazione che hanno portato indietro lo sviluppo democratico.

Questa sentenza potrebbe anche condurre ad una crisi senza precedenti perché allarga lo spazio per gli abusi dalla classe di governo attuale. Dà loro altro potere per usare leggi vecchie e vaghe per silenziare opposizione e dissidenti. E ciò porterà ad altri conflitti sociali.

Il vero tradimento

Chiedere di emendare la legge di lesa maestà non è affatto tradimento, ma lo era quello che fecero il generale Prayuth ed i suoi amici quando rovesciarono un governo eletto nel 2014.

Arrestare e perseguire parlamentari eletti è tradimento. Arrestare, reprimere usando la forza con violenza contro manifestanti disarmati è tradimento.

Chiudere il dibattito pubblico, creare un senato non eletto, usare la manifestazione per perseguire i dissidenti è tradimento. Rapire e uccidere militanti politici è tradimento.

Questo verdetto è quasi il chiodo che sigilla la bara di una giusta discussione nella nostra società ed è stato fatto dallo stesso sistema giudiziario che non ha fatto nulla nei sei anni passati se non eseguire il volere della giunta e rafforzare il suo potere.

Più gente andrà per strada per esprimere le proprie opinioni e sfogare la rabbia contro questa ingiustizia che si fa contro di loro.

“Hanno detto che voglio rovesciare il sistema di governo quando ho chiesto solo di riformarlo” ha scritto Panusaya “Rung” Sithijirawattanakul dopo aver ascoltato il verdetto.

Lei è una giovane donna che vuole mettere in pratica quello che migliorerà a suo avviso la società. Ora la sua voce è stata spenta perché dei vecchi giudici hanno paura delle giovani voci.

Preoccupa il fatto che la sentenza potrebbe sostenere molte accuse di sedizione e lesa maestà contro di lei e contro gli altri manifestanti tra cui Arnon Nampa and Panupong “Mike Rayong” Jadnok che rischiano tutti fino ad un secolo di carcere se colpevoli di tutte le accuse.

Preoccupa anche che il tribunale abbia anche ordinato che tutte le organizzazioni che promuovono l’emendamento della lesa maestà debbano cessare tutte le attività relative.

E’ un giudizio radicale e non farà nulla per chiudere la divisione politica crescente che sta dilaniando questo paese.

Erich Parpart, Thai Enquirer

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