Accoltellamento di Wiranto e l’impatto del ISIS nel Sudestasiatico

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L’accoltellamento di Wiranto, ministro del governo Joko Widodo, dello scorso giovedì da parte di un sostenitore del ISIS di Wiranto, massimo ministro della sicurezza, è sconvolgente per varie ragioni.

Sono molto rari gli attacchi contro ministri in Indonesia benché siano comuni gli attacchi contro la polizia.

La protezione di Wiranto, ministro del governo Jokowi, è stata incredibilmente lasca.

L’accoltellatore è giunto infatti fino alla portiera dell’auto del ministro con un coltello, non una bomba o una pistola.

La cosa più sconvolgente è stata che l’accoltellatore del ministro, identificato in fretta come Syahrial Alamsyah, non sapeva chi fosse la sua vittima. Tutto ciò che sapeva era che un personaggio importante del governo stava per giungere in città, ed era determinato nel volerlo uccidere come rappresentante di uno stato idolatra oppressore.

Questo è come i sostenitori del ISIS considerano l’Indonesia, perché si affida alla democrazia con leggi fatte dall’uomo in opposizione a quelle di dio.

Particolarmente mentre si svolgono gli orrori dell’invasione turca della Siria del Nord e i detenuti ISIS sotto il controllo curdo scappano o sono lasciati morire nel deserto, vale la pena di riflettere su Syahrial, un esempio di impatto che ISIS tutt’altro che finito ha avuto nel mondo.

Syahrial sembra sia un attore del tutto secondario. I rapporti iniziali della polizia dicevano che fosse un membro del Jamaah Ansharul Daulah (JAD),, la più vasta coalizione proISIS indonesiana, che dopo varie ondate di arresti, è degenerata in una rete di cellule indipendenti. Sembra che non sa mai stato un membro attivo sebbene sia importante ricordare che le indagini della polizia sono ancora all’inizio e c’è così tanto da esplorare.

Syahrial aveva incontrato Abu Zee, emiro di una cellula di Bekasi, parte di Giacarta, a dicembre 2018 attraverso una chat di WhatsApp che è l’applicazione più usata su telefonino in Indonesia.

Avevano degli amici comuni ma secondo Abu Zee, in un’intervista in carcere del Tempo indonesiano, fu solo a luglio che Syahrial gli chiese di fare una cerimonia di matrimonio per lui e la più giovane seconda moglie lo scorso luglio, quando si incontrarono per la prima ed ultima volta.

Syahrial non ha mai partecipato alle sessioni di studio religioso o all’addestramento fisico, né ha mostrato un interesse nel pianificare attentati violenti. Secondo le notizie era rimasto stressato dopo che apparvero le notizie dell’arresto di Abu Zee il 23 settembre scorso.

L’invito a sradicare il terrorismo da parte del presidente indonesiano Joko Widodo è stato ingenuo. Attori marginali come Syahrial si possono radicalizzare ed ispirare per sostenere attacchi per varie ragioni personali ed ideologiche. Questo attacco non ha richiesto pianificazione, addestramento o fondi. La moglie era la sola persona che collaborava e lui si attendeva di morire.

Questo è ciò che ci ha lasciato il califfato islamico, e con il pungolo costante degli eventi nel medio oriente c’è poco che i programmi di deradicalizzazione o controradicalizzazione possono fare per risolvere il problema.

Lo scorso mese nel giorno dell’anniversario del 11 settembre, un gruppo di esperti della sicurezza scrisse ai governi occidentali una lettera aperta sulla situazione in deterioramento nei campi controllati dalle forze del SDF dei detenuti ISIS nella Siria Settentrionale con la quale invitavano i governi a rimpatriare i propri cittadini con un occhio ai bambini:

Si legge nella lettera:

“Lo squallore dei campi e la mancanza di un giusto trattamento lì, particolarmente per i bambini, alimenta la narrativa salafita jihadista dei torti e della vendetta che si è dimostrata così potente nel reclutare seguaci. Molte delle donne sono vittime di abusi fisici ed emotivi, ma alcune sono profondamente radicalizzate e predicano la tossica propaganda ISIS ai sempre più disperati detenuti di al-Hol che è il campo più grande.

I bambini detenuti che crescono in condizioni brutali e soggetti ad indottrinamento continuo sono particolarmente a rischio di radicalizzarsi e perseguire la strada del terrorismo.

Se le nazioni di origine negano loro la cittadinanza, si accrescerà il loro senso di essere in realtà cittadini dello Stato Islamico preparandoli potenzialmente a formare il nocciolo di una futura rinascita.”

E’ ora troppo tardi per dare seguito agli avvisi. Mentre le truppe turche si muovono verso Rojava, migliaia di detenuti ISIS potrebbero diventare nuovi martiri per la causa del ISIS. Il pericolo non è tanto che alcuni troveranno la strada per tornare in questa regione. Il pericolo maggiore viene dalla nuova vita data alla narrativa del ISIS che persone come Syahrial, che non ha mai messo piede in Siria userà per giustificare la violenza.

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