Affermare i nostri diritti nel Mare Filippino Occidentale, l’invito a Marcos figlio

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La nuova politica estera di Marcos deve affermare i diritti filippini nel Mare Filippino Occidentale e sfruttare la propria posizione strategica nella competizione tra Cina e USA.

Nel sesto anniversario della decisione arbitrale sul Mare Cinese Meridionale vinto dalle Filippine, giunge al neo eletto presidente filippino Marcos Figlio l’invito della comunità della difesa e degli esperti della sicurezza a tenere alta la decisione della Corte Arbitrale Permanente dell’ONU, mentre gli USA hanno rinnovato la promessa della loro protezione in caso di un attacco armato nella contestata area ditra mare.

masinloc nel mare filippino occidentale

L’invito degli esperti è giunto in un forum tenuto dal Stratbase ADR Institute in occasione del sesto anniversario.

Il presidente dell’istituto professore Victor Manhit ha illustrato un’indagine recente che indicava che l’89% dei filippini vuole che Marcos Figlio “sostenga i nostri diritti nel Mare Filippino Occidentale”, che è il nome usato da Manila per riferirsi alla propria zona economica esclusiva e alle aree marittime nel Mare Cinese Meridionale.

L’indagine di Pulse Asia del 24 giugno sostiene che la maggioranza degli intervistati, con il 90%, vuole che le Filippine rafforzino le capacità della Marina e del Guardia Coste oltre a costruire alleanze con altri paesi per poter meglio difendere i diritti territoriali in mare del paese.

Secondo il direttore di BowerGroupAsia e autore di Under Beijing’s Shadow: Southeast Asia’s China Challenge, Murray Hielbert le Filippine si trovano in una ottima posizione con la nuova amministrazione Marcos.

“Sia la Cina che gli USA vengono a corteggiare nella speranza di far ripartire le loro relazioni” ha detto l’esperto che ha notato come il presidente USA Biden abbia fatto la prima telefonata per congratularsi con Marcos, mentre il ministro degli esteri Wang Yi sia stato il primo a fargli visita.

Dal canto suo l’ambasciata cinese a Manila ha ignorato l’anniversario della decisione arbitrale ma a Washington il segretario di Stato Anthony Blinken ha dichiarato:

“Gli USA riaffermano la propria decisione del 13 luglio 2020 sulle rivendicazioni marittime nel Mare Cinese Meridionale. Riaffermiamo che un attacco armato contro le forze armate filippine, contro navi di stato o aerei nel Mare Cinese Meridionale chiamerebbe al rispetto degli impegni di mutua difesa degli USA secondo l’articolo IV del Trattato di mutua difesa USA Filippine del 1951”.

Il riferimento chiaro a “Mare Cinese Meridionale” è un cambio drastico di mare per gli USA perché il trattato del 1951 si riferisce vagamente ad un attacco armato che avvenga “nel Pacifico”. Nel 2012 si toccarono amaramente i limiti di questo trattato quando gli USA si rifiutarono di soccorrere Manila. Allora una nave di sorveglianza cinese bloccò la Marina Filippina che provava ad arrestare pescatori cinesi che illegalmente pescavano nella zona economica esclusiva a Scarborough Shoal.

Un altro inizio è stata la dichiarazione del nuovo ministro degli esteri filippino Enrique Manalo che ha salutato ufficialmente per la prima volta la vittoria arbitrale.

“Il Riconoscimento Arbitrale e la Convenzione sulla Legge del Mare dell’ONU, UNCLOS, sono le ancore gemelle della politica e delle azioni filippine nel Mare Filippino Occidentale. Ha sostenuto i diritti sovrani delle Filippine e la sua giurisdizione nella nostra zona economica esclusiva” ha detto il Ministro Manalo il quale senza nominare la Cina ha aggiunto che il riconoscimento “ha affermato che certe azioni dentro la EEZ delle Filippine violano i diritti sovrani del paese e sono perciò illegali; che vasti reclami di suolo e la costruzione di isole artificiali hanno causato gravi danni ambientali che violano le convenzioni internazionali; che la pesca in grande scala di specie marine in pericolo di estinzione danneggiano l’ecosistema marino; e che le azioni fatte da quando è iniziato il nodo arbitrale hanno aggravato la disputa”.

“Quanto scoperto non è più negabile o discutibile, e sono conclusivi perché inconfutabili. Il riconoscimento è definitivo… salutiamo il sostegno di una serie crescente di paesi al Riconoscimento” ha detto il ministro degli esteri filippino Manalo.

Proprio il modo in cui si realizzerà la sua nuova politica estera è stato l’oggetto del forum. Jose Manule Romualdez, procugino di Marcos ed attuale ambasciatore di Manila negli USA, ha sostenuto la centralità dell’ASEAN nella risoluzione della questione.

Romualdez ha detto che il presidente “ha riconosciuto il significato dell’arbitrato dicendo che non si tratta di una rivendicazione ma di diritti territoriali, spingendosi persino a dire che non permetterà che neanche un centimetro quadro dei nostri diritti in mare sarà violato”

Qualche mese prima Marcos Figlio era apparso dare poca importanza all’arbitrato, mentre il suo predecessore Rodrigo Duterte lo definì con sprezzo un pezzo di carte da gettare nel cestino.

Per poterlo applicare, il professore Yusuke Takagi del National Graduate Institute for Policy Studies ha proposto che le Filippine inizi ad espandere il programma di monitoraggio trilaterale delle coste insieme a Indonesia e Malesia nei suoi confini condivisi a meridione per registrare anche la pesca non denunciata e irregolare nel Mare Cinese Meridionale.

Lisa Curtis, direttrice del Indo-Pacific Security Program Center for a New American Security, ha avvertito che Manila avrà bisogno “di essere un po’ discreta” nell’affrontare l’assertività cinese e allo stesso tempo non ignorare alcune attività della Cina nella speranza che se ne andrà.

Lisa Curtis ha condiviso la propria visita a Marcos che “ha detto che la posizione strategica delle Filippine è sia un’opportunità che una criticità”.

L’ambasciatore ceco a Manila Jana Šedivá che occupa la presidenza del Consiglio dell’Unione Europea, ha detto che la UE è attenta perché “ciò che accade nell’Indo-Pacifico ha ripercussioni per il mondo intero Europa inclusa”.

Per l’esperto della sicurezza Renato de Castro la difficoltà del nuovo presidente sarà di come “rendere completo un equilibrio limitato” mentre si riconosce che la Cina è una potenza con cui fare i conti”.

Lo ha definito mentre ci si affida ad un “rafforzamento militare limitato e alleanze semi-formali come una partnership strategica che permetta impegni congiunti e condivisione di risorse senza però armamenti offensivi o operazioni militari coordinate”.

Raissa Robles, SCMP

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