Agenda di buon governo per l’amministrazione di Marcos figlio

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L’Occidente democratico deve spingere l’amministrazione Marcos ad adottare una agenda di buon governo per un ambiente favorevole agli investimenti

Lo scorso mese è stata uccisa con colpi di pistola in pieno giorno Maria Saniata Liwliwa Gonzales-Alzate, avvocatessa sposata ad un giudice del posto che ha dato assistenza legale a tantissime persone bisognose, tra cui tantissime vittime della nota guerra alla droga dell’ex presidente Duterte.

Ue-Filippine

Una delle sue vittorie più importanti è di aver avuto un mandato di protezione per un cliente che era stato rapito e torturato dalla polizia locale.

La sfacciata esecuzione di questa avvocatessa importante purtroppo non è affatto un caso isolato, ma Alzate è il terzo avvocato ad essere stato ucciso da quando il presidente Marcos Figlio ha assunto la presidenza lo scorso anno. Il suo omicidio giunge ad un anno dall’assassinio del giornalista Percy Lapid, critico franco della precedente amministrazione.

L’attuale situazione nelle Filippine presenta chiaramente dei dilemmi per gli alleati democratici di Manila, che hanno giustamente accolto con favore la politica estera ferma e da statista di Marcos, in particolare la sua posizione intransigente sulle dispute territoriali nel Mar Cinese Meridionale e il suo sostegno a un ordine basato sulle regole in Asia.

Ma insieme ai problemi persistenti nel campo dei diritti umani, crescono le preoccupazioni sulla corruzione che cresce, l’investimento estero che diminuisce, la crescita economica che rallenta e la minore competitività economica.

E’ perciò importante che gli alleati del paese riconoscano il bisogno di spingere il presidente filippino ad abbracciare un’agenda di buon governo che aiuterebbe a creare un ambiente più democratico favorevole agli investimenti.

In tutta onestà, Marcos ha sorpreso favorevolmente molti critici in quest’anno passato. Piuttosto che instaurare un regime autoritario, il figlio dell’ex dittatore filippino Ferdinand Marcos padre ha costantemente messo insieme una grande coalizione di governo che comprende importanti riformatori e tecnocrati progressisti affiliati all’opposizione liberale. Alcuni esponenti liberali di spicco ora brontolano addirittura che Marcos sia troppo conciliante.

In particolare Marcos ha ricalibrato la guerra alla droga di Duterte con una strategia più umana e centrata sulla riabilitazione. I media nazionali, che con Duterte vedevano costanti pressioni indebite, godono di relazioni sempre più cordiali e calde con il presidente attuale. Gli omicidi extragiudiziali accadono in minore frequenza restando comunque come grossa preoccupazione, mentre oltre 10 avvocati l’anno sono stati uccisi durante i sei anni di Duterte.

Mentre l’approvazione pubblica di Marcos comincia a vacillare, è proprio il tempo che il presidente cominci ad adottare riforme importanti.

In primo luogo, lo stato di diritto dovrebbe essere fondamentale, ma finora l’amministrazione ha resistito agli sforzi della Corte penale internazionale per indagare sulle accuse di diffuse esecuzioni extragiudiziali sotto Duterte. Omicidi di alto profilo come quello di Lapid sono rimasti impuniti. Figure dell’opposizione, come l’ex senatrice Leila de Lima, sono ancora dietro le sbarre per accuse che molti considerano inventate.

Sul fronte della lotta alla corruzione, quest’anno Trasparency Internatione pone le Filippine in discesa significativa nella regione dell’Asia-Pacifico. IMD Business School nell’ultimo rapporto annuale sulla Competitività Globale penalizza il paese per il peggioramento dell’efficienza del governo.

Mentre Marcos si è assicurato 62 miliardi di dollari in promesse di investimento nei suoi estesi viaggi all’estero, l’investimento estero diretto realizzato ha preso a scendere. Secondo la banca centrale filippina, la raccolta netta del primo semestre è stata inferiore del 20,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Gli investitori stranieri sono probabilmente preoccupati sul rallentamento della crescita economica e della mancanza di progresso nelle riforme. Gli investitori sarebbero stanchi della corruzione endemica, delle cattive infrastrutture e dei costi esorbitanti delle utenze.

Lasciato a se stesso, il presidente, che rifugge i conflitti, probabilmente andrebbe sul sicuro e continuerebbe a non attuare riforme di governance che potrebbero alienare i politici tradizionali, in particolare gli alleati chiave come i Duterte o gli oligarchi commerciali con posizioni radicate in mercati isolati.

Mentre le Filippine devono ancora assicurarsi investimenti commerciali su larga scala da oltreoceano, Marcos è riuscito a rafforzare i legami militari con gli alleati stranieri.

Gli Stati Uniti hanno ottenuto un accesso ampliato alle basi filippine nell’ambito dell’Accordo di cooperazione per la difesa rafforzata. Il Giappone sta perseguendo un accordo di visita delle forze armate. L’Unione Europea si sta muovendo per aumentare la cooperazione in materia di sicurezza marittima, mentre l’Australia sta raddoppiando le esercitazioni militari congiunte.

Tutti questi sforzi sono indispensabili per rafforzare l’abilità del paese di difendere i propri interessi legittimi nel Mare Cinese Meridionale. Quello che manca in gran parte è uno sforzo concentrato da parte dei tradizionali alleati di spingere questa amministrazione verso un buon governo.

Oltre a migliorare i legami di sicurezza, le potenze democratiche dovrebbero sfruttare i loro legami commerciali e di investimento per sostenere le riforme politiche necessarie.

Il Giappone rimane una delle principali fonti di investimenti infrastrutturali nelle Filippine, mentre Manila gode di tariffe preferenziali sulle importazioni nell’UE. Gli Stati Uniti stanno esplorando un accordo bilaterale di libero scambio e offrono legami economici più ampi nell’ambito dell’IPEF, Quadro Economico dell’Indo-Pacifico.

Se da un lato i governi stranieri dovrebbero evitare di rimproverare apertamente i funzionari filippini e rispettare la sovranità del Paese, dall’altro le potenze democratiche dovrebbero sollecitare Marcos ad adottare riforme di governance che creino una migliore parvenza di stato di diritto.

In passato, gli investitori sudcoreani hanno apertamente messo in guardia da questo problema. Il governo cinese, da parte sua, ha già lanciato un allarme per l’ondata di rapimenti e omicidi che ha colpito i suoi cittadini che lavorano nel Paese.

Per promuovere le riforme la UE potrebbe offrire di accelerare i colloqui di libero commercio. Nel frattempo USA, Australia e Giappone potrebbero offrire di facilitare investimenti strategici particolarmente nelle infrastrutture critiche e nelle tecnologie di prossima generazione come i semiconduttori avanzati.

I paesi alleati democratici possono anche espandere l’assistenza alla costruzione di capacità per sostenere lo snellimento burocratico attraverso la governance digitale e facilitare le riforme del settore penale e della sicurezza.

Separatamente potrebbero aiutare a dare più aiuto alle organizzazioni della società civile e ai gruppi di riflessione che lavorano per far progredire le riforme strutturali.

Invece di trattare le Filippine principalmente come una fortezza contro l’ascesa della Cina, le potenze democratiche dovrebbero aiutare il Paese del Sud-Est asiatico a diventare una nazione più libera, sicura e dinamica. Ciò contribuirà a rendere le Filippine un alleato più affidabile e a far sì che il Paese realizzi appieno il suo potenziale di vibrante democrazia nel XXI secolo.

Richard Heydarian, NAR

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