Aiuto umanitario in Myanmar tra COVID-19, golpe ed ignavia dell’occidente

Listen to this article

Aiuto umanitario della comunità internazionale potrebbe evitare un disastro umanitario in fieri se gli stati occidentali vincono la propria ignavia con il Myanmar

La Clinica Mae Tao a Mae Sot, in Thailandia sul confine con la Birmania, nei suoi 13 anni di vita si è trasformata da casa, in cui trovavano rifugio gli studenti birmani che fuggivano alla repressione del movimento del 1988, a clinica molto attiva che dà assistenza sanitaria gratuita ai lavoratori birmani della migrazione e alle persone che attraversano la frontiera dalla Birmania in Thailandia.

censimento nazionale aiuto umanitario

Quest’anno la violenza della giunta birmana ha ricreato ondate di migliaia di persone sfollate.

La dottoressa responsabile della clinica Cynthia Maung è stata consultata dall’ambasciatrice USA all’ONU Linda Thomas-Greenfield per facilitare l’entrata in Myanmar di 50 milioni di dollari in aiuto di emergenza.

Tanti dicono che l’ aiuto umanitario forse potrebbe non raggiungere tutti.

Myat Kaung che lavora come coordinatore organizzativo dell’addestramento e sviluppo sostiene il gruppo presso la clinica sulla frontiera Thailandese-Birmana.

“E’ difficile portare avanti le nostre attività nelle aree etniche a causa delle restrizioni militari sui trasporti, la forte inflazione ed i ritardi del processo. Giorno per giorno cresce il numero delle persone dislocate internamente” dice Myat Kaung.

Si aggiunga, dice Myat Kaung, che nella stagione delle piogge la clinica deve occuparsi anche di malaria, diarrea e di tutte le altre malattie.

Degno di nota è che gruppi di mutuo soccorso, come questa clinica Mae Tao fondata da comuni cittadini del Myanmar, rischiano di finire in carcere, come accaduto ad un abitante di Yangon, Khine Lwin, arrestato per aver fornito concentratori di ossigeno e sospettato di far parte del movimento di resistenza.

“La pandemia ci costringe a lavorare diversamente” ammette Myat Kaung. “oltre al fatto che comunicare con le persone nel Myanmar resta un problema grosso di sicurezza”

Nonostante tutto il suo gruppo fa del proprio meglio per portare gli aiuti in aree lontane.

“I rifugiati interni erano molto contenti anche se devono camminare per sette ore per avere da mangiare, perché andavano esaurendosi le scorte alimentari”

Secondo l’agenzia ONU per il coordinamento degli affari umanitari UNOCHA, sono almeno 3 milioni di birmani che hanno bisogno di assistenza umanitaria e di servizi di protezione nelle varie aree del paese.

Oltre al caos e la violenza del dopo golpe di febbraio, la pandemia devasta il paese con almeno 376 mila persone infette al ritmo di 2000 infezioni al giorno, dati che molti credono siano sottostimati.

I militari birmani hanno centralizzato tutte le risorse per gli aiuti medici, dai vaccini all’ossigeno alle medicazioni. Allo stesso tempo i lavoratori della sanità si rifiutano di lavorare per la giunta e sono l’ossatura del movimento di disobbedienza civile.

Aiuto umanitario usato come arma

Alcuni sostengono che consegnare rifornimenti di materiale sanitario alla giunta significhi darle una legittimità e consegnarle un’arma in più, come fa la Russia.

Nel bloccare l’aiuto alle persone bisognose i generali birmani hanno trasformato l’aiuto umanitario in un mezzo per continuare la guerra contro i propri cittadini.

E’ un modo di operare di Thailandia, India e Cina che lavorano a stretto giro con la giunta oltre a qualche organizzazione armata etnica che sta sulla frontiera Cina Birmania e che facilita il commercio di varie merci.

Molto prima della crescita di casi di COVID-19 i manifestanti birmani chiedevano all’ONU di invocare la dottrina R2P, responsabilità di proteggere, ed istituire una zona interdetto al volo. L’idea non ha trovato la volontà politica a sostenerla al contrario di quanto accaduto in altre aree come Libia e Siria.

Alcuni volevano interpretare la R2P solo come sanzioni mirate e non intervento militare sostenendo che comunque avrebbero colpito duramente la giunta.

Altri sostengono che in considerazione della sua vastità, l’economia nascosta del Myanmar continuerebbe ad operare commerciando risorse con i suoi vicini e in particolare con la Cina.

Nei mesi scorsi i manifestanti hanno espresso la propria gratitudine per le sanzioni contro i generali del Myanmar, mentre si sono opposti al ASEAN per i colloqui che intratteneva con la giunta che in questo modo acquisiva una legittimazione.

Per questa ragione molti manifestanti e militanti dei diritti umani hanno perso fiducia nell’assistere al fatto che USA e UE hanno invitato ASEAN, i suoi stati membri fanno affari con la giunta, a giocare un ruolo maggiore.

Davvero l’America è tornata?

E’ impressionante anche la mancanza di azione di Samantha Power di USAID in cui sono riposte grandi speranze.

La vincitrice del Pulitzer Prize ha volta ha detto aspramente a proposito delle atrocità di massa accadute nel passato:“I capi politici americani non hanno agito perché non volevano”.

Anche ora Power sta scegliendo di non interferire in Myanmar nonostante l’esperienza acquisita nel lavorare sotto l’amministrazione Obama.

Myanmar pone una perfetta opportunità agli USA per provare che la propria influenza non sta scemando anche se proprio il fatto che il giornalista Danny Fenster stia ancora in carcere dal 4 di maggio indica che gli USA hanno esaurito le opzioni per influenzare il regime con misure diplomatiche.

Oltre alla crisi derivante dal golpe, resta l’irrisolto problema dei Rohingya, centinaia di migliaia dei quali restano confinati dentro il perimetro dei campi e a cui la giunta nega i vaccini contro il COVID-19.

Con questo sfondo la pandemia apparentemente inarrestabile con le sue varianti non è cosa da poter essere nascosta nell’integrazione regionale. La situazione del Myanmar non la si deve considerare una cosa nazionale perché la crisi sanitaria si riverserà sull’intera regione.

Yanghee Lee, la già rappresentante speciale ONU sui diritti umani in Myanmar, ha detto che la giunta non potrà rifiutare il mandato ONU per far entrare in Myanmar personale medico internazionale. Questo a sua volta, secondo Yanghee Lee, potrebbe spingere il personale medico del Myanmar ad uscire dalla clandestinità ed unirsi all’ONU nella lotta alla pandemia.

Sarebbe un intervento di sforzo cooperativo tra agenzie ONU sotto l’egida del Segretario Generale Guterres e il personale della sanità birmana.

In questo scenario Yanghee Lee deve sperare che durerebbe un cessate il fuoco e che non ci sia ostruzione o repressione verso chi lavora nel sostegno umanitario.

La giunta del Myanmar però addossa le colpe dei suoi attacchi mortali ai civili delle forze di difesa popolare, definiti terroristi, e questo getta pericoli su questa ipotesi di impegno.

Poiché chi appartiene ai PDF e agli altri gruppi della resistenza proviene dalla popolazione civile, i lavoratori dell’aiuto potrebbero essere accusati di sostenere criminali e di alimentare il conflitto.

Inoltre non si possono escludere perdite di vite umane tra i lavoratori umanitari, oltre al fatto che anche le agenzie straniere umanitarie devono essere ammesse per entrare in molte aree.

L’impiego diretto in Myanmar di lavoratori stranieri dell’ aiuto umanitario creerebbe una situazione particolare.

Da una parte la giunta con la propria sanità e le agenzie straniere dall’altro a lavorare con chi la giunta ha negato di aiutare, uno scenario difficile da sostenere per un periodo lungo.

In alternativa la giunta potrebbe permettere ai lavoratori umanitari di stare solo nei grandi centri urbani dove si possono controllare le loro attività e la trasmissione del virus è altissima.

Alcuni sostengono che per agire in fretta sulla pandemia l’uso dell’aiuto come un arma in Myanmar potrebbe lasciare alle agenzie ONU, alle ONG e ai donatori internazionali l’unica scelta di impegnarsi col NUG e le organizzazioni della società civile.

Così l’aiuto non raggiungerebbe per forza la maggioranza dei birmani ma darebbe credibilità ad un corpo che ha vasto sostegno pubblico ed aggiungere il riconoscimento del NUG che i militanti democratici chiedono da molto tempo.

Robert Bociaga, TheDiplomat

Taggato su: ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ottimizzato da Optimole