Aiuto umanitario per COVID-19 e governo dei generali di Duterte

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La macchina dell’aiuto umanitario filippino gestita dai generali di Duterte mostra qualche problema, mentre i casi confermati di COVID-19 nelle Filippine eccedono le seimila unità.

Dopo che il ministero della sanità filippina ha annunciato altri 172 casi in un quadro di un numero maggiore di tamponi la cifra dei contagiati raggiunge le 6259 e le morti sono però diventate 409 mentre le persone dimesse sono 572.

La capitale Manila e l’isola di Luzon dove vive la metà della popolazione filippina è nella morsa di una serrata totale dove i posti di blocco sono gestiti da militari e polizia, definita come quarantena di comunità rafforzata, che per il momento non sembra produrre tutti gli effetti sperati se non un ritardo dell’ aiuto umanitario per il COVID-19.

Photo by Basilio Sepe

La IATF, task force interagenzia sulle malattie infettive emergenti, ha incaricato i governi locali, come sindaci, barangay a combattere la pandemia, mentre IAFT ha diretto le agenzie governative a “raccomandare piani specifici di settore, strategie ed obiettivi” ed ha ordinato alla NTF conro il COVID-19 di preparare nuovi piani operativi.

Il ministero degli interni e del governo locale farà il tracciamento dei contatti che finora ha lasciato a desiderare attirando le ira dei senatori contro il ministro della sanità Francisco Duque.

Di seguito traduciamo un articolo di Inday Espina Varona apparso su LicaNews.

Le dure lezioni apprese dai generali di Duterte nella serrata del COVID-19

Nel giro di 24 ore il ministero del Welfare Filippino ha cambiato due politiche fondamentali nel distribuire l’aiuto a chi è colpito da una serrata mirata ad impedire la diffusione del COVID-19.

Il 17 aprile il ministro Karlo Nograles annunciò che il ministero, guidato dal generale in pensione Rolando Bautista, non avrà più potere di veto sulla lista dei beneficiari del programma di sostegno sociale del governo prodotti dalle unità di governo locale.

L’ufficio del Welfare ha anche fatto marcia indietro rispetto alla richiesta del 16 aprile che i gruppi privati cerchino il permesso e paghino delle commissioni per continuare a riempire il vuoto nei servizi sociali essenziali verso le comunità e i lavoratori della salute.

Nograles ha detto che il ministero validerà la lista dei riceventi dopo la distribuzione degli aiuti permettendo un flusso più veloce del programma di cassa da oltre 1,5 miliardi di dollari alle famiglie che non sono coinvolte nei programma di trasferimento di cassa senza condizioni del governo per i poveri.

Questo annuncio seguiva una settimana di rabbia generale dei capi villaggio eletti col compito di distribuzione degli aiuti.

Moltissimi capi villaggio accusavano il governo nazionale dei ritardi causati da una serie di regole complicate e contraddittorie e l’insistenza del presidente Duterte nei poteri centralizzanti nelle mani di un piccolo gruppo di militari in pensione nel suo governo. Duterte disse che questa idea avrebbe ridotto la corruzione e avrebbe portato ad una sistematica e veloce consegna dei servizi.

Mentre non si discute l’integrità personale dei generali di Duterte, le loro politiche mancano delle abilità di costruzione del consenso e di una preferenza miope per l’ordine rispetto all’empatia per i bisogni di 17,6 milioni di famiglie povere, delle quali 5.2 milioni di famiglie che vivono a Manila.

“Insistere sul permesso di donazioni in un periodo di calamità quando il governo non dà servizi in modo efficiente è, almeno, privo di sensibilità verso i bisogni urgenti delle persone se non abuso di potere” ha detto il prete vincenziano Danilo Pilario che lavora in una baraccopoli nella parte settentrionale di Manila.

“Perché emettere un documento obsoleto in periodi di emergenza? L’impreparazione e inefficienza dell’ufficio del welfare sociale uccidono i poveri. Si deve essere felici che il settore privato si unisca agli sforzi dei volontari e cercare gli aiuti degli altri”

L’ex ministro degli affari sociali Judy Taguiwalo ha riconosciuto che l’ordine del dipartimento è legale. “Ma è in consonanza con le richieste immense umanitarie per affrontare la pandemia da COVID-19? Di certo no. Sospendetene l’applicazione” ha detto Judy Taguiwalo che è stata ministra del governo Duterte prima essere stata dimessa.

“Se consideriamo la magnitudine di chi ha bisogno di assistenza, la risposta del governo a livello nazionale e locale deve salutare gli sforzi del settore privato … per mitigare la fame e la dislocazione di comunità specialmente quelle povere.”

Bautista in precedenza aveva accusato i governi locali del ritardo nella consegna degli aiuti perché non avrebbero sottoposto le liste.

Photo by Basilio Sepe

La risposta dei rappresentanti eletti fu di dire che il ministero cancellava beneficiari proposti dalle liste e rispediva le liste per le correzioni, aggiungendo che il ministero non era stato trasparente sulle proprie linee guida per paura di sollevare la rabbia di tutti.

Solo molto tempo dopo fu detto ai rappresentanti locali di escludere le famiglie in cui lavorava persino un solo membro che già riceveva il sussidio di disoccupazione dal ministero del lavoro.

Le regole escludevano dal diritto molti cittadini anziani e persone disabili le cui famiglie si sobbarcavano i bisogni in più per alimenti e rifugio.

Nessuno dei due generali che guidano il Welfare, Bautista, ed il ministero degli interni, Edorardo Ano, che fu capo di stato maggiore, previde il caos del loro sistema di aiuto.

Ano che presiede sui governi locali non è riuscito a coordinare il flusso di informazioni delle varie agenzie di aiuto verso i capi delle comunità. Rimase in silenzio mentre Duterte ordinava ai capi villaggio di dare alimenti ai loro cittadini nonostante i chiari limiti legali sul loro uso dei fondi di calamità.

Mentre il congresso filippino dava al presidente poteri fiscali straordinari con una nuova legge mirata a migliorare la risposta del governo alla minaccia del COVID-19, i capi del governo locale non ricevevano rassicurazione contro le accuse possibili di corruzione se supeavano i limiti dell’uso dei fondi legali.

I gruppi provati e gli individui hanno messo miliardi di dollari il primo mese della serrata quando Duterte non emetteva i fondi nazionali.

Non appena ebbe i poteri speciali il presidente ed i suoi generali iniziarono ad imbrigliare chi dava gli aiuti.

Il 16 aprile il ministero del Welfare ordinava ai gruppi che cercavano donazioni per le comunità povere e per gli ospedali che ancora mancavano delle unità di protezione individuali di assicurarsi un permesso, invocando una legge vecchia risalente ai tempi del dittatore Marcos.

Secondo le leggi del ministero, chi cerca un permesso per aiutare chi ne ha bisogno deve pagare delle tasse di permesso. Dopo ore di intensa ira sui media sociali, l’agenzia ritirò il proprio ordine dicendo che avrebbe rivisto la questione.

“La questione sanitaria del COVID-19 è diventata anche una grande questione socioeconomica perché milioni di persone hanno perso la fonte dei loro guadagni a causa della serrata” ha detto Taguiwalo la quale ha detto a militari e polizia di smettere di dare la caccia a militanti e gruppi della chiesa che raccolgono donazioni per le comunità povere delle campagne.

In almeno un caso i militari hanno accusato i comunisti del Nuovo Esercito Popolare, NPA, di prendersi da magiare dai cittadini, quando i contadini consegnavano parte del loro riso ai gruppi di militanti che aiutavano coloro che non sono coperti dall’aiuto formale del governo.

I militari tengono anche sotto controllo i militanti di base nelle campagne che accettano donazioni da organizzazioni segnate come fronte comunista.

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