Aksara Kerdpol, negoziatore dello stato thai, dice che i colloqui di pace continuano

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Aksara Kerdpol, capo negoziatore dello stato thailandese nei colloqui di pace con MARA Patani, ha ribadito che i colloqui di pace per il profondo meridione thailandese vanno avanti nonostante l’opinione negativa della stampa.

Ma un militante dell’insorgenza nel profondo meridione thailandese ha ribadito a Benarnews che comunque gli attacchi contro la sicurezza thai andranno avanti nonostante i colloqui sulle zone di sicurezza da implementare.

A settembre non ci fu un accordo tra MARA Patani e Stato Thailandese sulle zone di sicurezza o su aree in cui avere un cessate il fuoco limitato, ma questo per Aksara Kerdpol, ex generale in pensione e capo negoziatore dello stato thai, non significa che non si continui a lavorare sulle differenze, o che MARA Patani si sia ritirata.

Questi colloqui con MARA Patani sono iniziati nel 2015 come prosecuzione dell’iniziativa di pace di Yingluck, ma le parti devono ancora raggiungere un accordo su un cessate il fuoco. Da più parti ci si è chiesto quale peso abbia MARA Patani sui militanti in campo del BRN che è l’organizzazione più potente ed attiva, visto che la violenza dopo questi colloqui non è poi scemata.

L’insorgenza per bocca di un suo militante “Sulaiman” ha detto a Benarnews:

“Siamo noi ad avere il coltello dalla parte del manico per il fine dell’indipendenza. Riceviamo ordini di continuare ad attaccare indipendentemente dalle zone di sicurezza. Talvolta la natura ce lo impedisce e quindi ci prendiamo una pausa. Ci sono ancora obiettivi da attaccare” ha detto Sulaiman in una intervista telefonica.

“Credo personalmente che la lotta armata è il solo metodo efficace di lotta. Altri metodi sono cose teatrali. Non c’è un altro metodo per fare in modo che il governo thailandese tratti la gente in modo umano se non la violenza”.

Il portavoce di MARA Patani Abu Hafez Al-Hakim, a settembre, disse che il BRN era coinvolto negli attuali sforzi del negoziato di pace: “Awang Jabat è il presidente di MARA Patani …Shukri Haree è il capo negoziatore mentre Ahmad Chuwo è nel gruppo del dialogo. Sono tutti membri del BRN”

Ma sulle ultime dichiarazioni Benarnews non è riuscita a contattare Abu Hafez.

A febbraio scorso il governo raggiunse un accordo con MARA Patani in cui c’era un accordo quadro per istituire una zona di sicurezza o cessate il fuoco in un distretto del profondo meridione. Ma a settembre non si riuscì a firmare nulla durante i colloqui a Kuala Lumpur.

Secondo Aksara Kerdpol lo stato thai ha individuato un distretto ma si deve ancora decidere con MARA Patani.

La violenza dell’insorgenza continua imperterrita anche se con ritmi meno intensi ma più rivolta alle forze di sicurezza, come rivelano i dati raccolti da Zachary Abuza (fig)

Nel giro di un anno da ottobre 2016 a settembre 2017 sono stati uccisi 233 persone della sicurezza con bombe poste sul ciglio della strada ed in attacchi dell’insorgenza, secondo dati thai dell’ISOC.

Finora dal 2004, quando riprese con forza la ribellione nel profondo meridione thailandese di Pattani, Yala e Narathiwat, quasi 7000 persone sono state vittime dell’insorgenza e nella gran parte civili e musulmani.

Pattani, Narathiwat e Yala sono tre province che prima del 1909 costituivano insieme ad altre aree, come Satun, il sultanato malay musulmano di Patani. Nel 1909 il Siam le annesse e provò ad assimilare l’area all’interno della moderna Thailandia, senza realmente riuscirci.

La questione della giustizia, delle violazioni costanti dei diritti umani e dell’impunità delle forze di sicurezza sono temi caldi che impediscono il progredire di qualunque colloquio di pace e che alimentano la sfiducia nello stato thailandese.

Ogni tanto la giustizia thai prova a mettersi la mano alla coscienza emettendo atti o sentenze più consone ad uno stato moderno, come quello che in questi giorni ha portato al proscioglimento di tre thailandesi di Pornpen Khongkachonkiet, Somchai Homla-or e Anchana Heemmina dall’accusa di diffamazione per il rapporto sulla tortura nel profondo meridione della Thailandia.

Amnesty International, a cui Pornpen appartiene, ha dichiarato tra l’altro:

“Mentre ci solleva che le accuse contro i tre difensori dei diritti umani sono state finalmente eliminate, il fatto è che in primo luogo non sarebbero state dovute neanche fare. Quello che Pornpen Khongkachonkiet, Somchai Homla-or e Anchana Heemmina hanno fatto è di parlare per i diritti degli altri, ed è oltraggioso pensare che hanno rischiato il carcere semplicemente per aver denunciato la tortura compiuta dai militari.

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