All’ombra della guerra: la vita al di là dei posti di blocco

Rallentiamo, mentre con l’auto ci avviciniamo ad uno dei tanti posti di blocco della città di Yala dove campeggiano le foto segnaletiche di uomini ricercati.

Un poliziotto ci fa segno di andare avanti. Poi si accorge del passeggero sul sedile posteriore, Waearong Waeno, un artista di etnia Malay con la sua lunga barba bianca ed i capelli disordinati che si affacciano sotto il suo berretto.

Un poliziotto batte le dita sul finestrino posteriore. “Il finestrino, apritelo” ci intima.

Warong di 63 anni si irrigidisce quando la macchina è fermata per la prima e sola volta nel nostro viaggio di due settimane. E’ accaduto anche nell’unica volta che abbiamo dato un passaggio ad un uomo malay.

L’insorgenza separatista qui nelle province di frontiera della Thailandia ha creato un universo alternativo nella famosa rilassata Terra del Sorriso.

Nel paese di 66 milioni di persone a maggioranza buddista i malay musulmani formano gran parte della popolazione di due milioni di abitanti delle province di Patani, Narathiwat e Yala e di altre province di Songkla, chiamate insieme come Profondo Meridione.

Condividono una forte identità ed un dialetto malay perché i loro antenati un tempo vivevano nel sultanato di Patani che si stendeva fino alla Malesia settentrionale di oggi.

Questo fantasma della guerra è fatto da reti decentralizzati di militanti che provano a fermare e cacciare gli agenti dello stato thailandese che loro pensano essersi appropriati del loro territorio ancestrale e dell’identità culturale.

Ma le perdite di vita umane, quasi 7000 dal 2004, sono in maggior parte civili. Alcuni attacchi sono fatti per intimidire. Dicembre scorso militanti dell’insorgenza ordinarono a tutti i passeggeri, all’accompagnatore e all’autista di scendere dal diretto dalla città di Betong a Bangkok, prima di dargli fuoco.

Altre offensive sono molto più mortali. In un supermercato a Pattani furono fatte scoppiare bombole di gas per cucina, riempite di esplosivo, sul retro di un pick up rubato, che fece 80 feriti.
Un anno prima combattenti armati entrarono in massa nell’ospedale di Cho AI ROng a Narathiwat usandolo come punto di partenza per attaccare le truppe paramilitari lì stazionate accendendo uno scontro armato.Restarono feriti sette ranger ed un militante .

Nell’ultima serie di attacchi dello scorso mese, furono poste trappole esplosive in una piantagione di caucciù di Yala menomando un lavoratore e ferendone seriamente altri due.

In questa regione la legge marziale è in vigore sin dal 2004 ed assegna, con immunità legale, ai militari impiegati i poteri estesi di perquisizione ed arresto di persone e di sequestro di beni.

Bunker in sacchi di sabbia, reti di mimetizzazione e mezzi di trasporto di militari formano lo sfondo comune nelle strade affollate e nelle stradine più piccole dei centri cittadini. Convogli di mezzi molto vicini l’un dall’altro corrono per gli incroci trafficati per minimizzare il rischio di imboscate.
Secondo l’ISOC, Comando delle operazioni di sicurezza interne, nella regione è impiegata una potente unità di 58500 militari thailandesi.

Questa unità include soldati, poliziotti e paramilitari che a loro volta comprendono il Corpo dei Volontari della Difesa, gli Or Sor, che ricevono molto meno addestramento dei soldati.

La politica dalla mano pesante ha acceso il risentimento della gente del posto e spinto giovani nelle braccia dell’insorgenza, spingendo il governo ad ammorbidire il proprio approccio sostituendo le truppe con paramilitari costituiti da gente del posto.

Il numero dei soldati e dei ranger è sceso dai 39111 del 2016 a 33248 di quest’anno. Di contro gli Or Sor sono cresciuti dai 2000 agli 11487 nel giro di un anno, ha detto il ministero dell’interno al The Straits Times.

Gioie e dolori del Budget della difesa

Il denaro profuso nella sicurezza ha aiutato a sostenere l’economia locale distrutta dall’insorgenza ma a sua volta ha reso difficile per molte imprese trovare lavoro specializzato.

Un Or Sor riceve una paga di 17000 baht al mese, 500 euro circa, il doppio quasi di alcuni impiegati e meccanici che lavorano in loco.

Il buon salario e il fatto di poter lavorare vicino casa ha indotto molta gente del posto, pescatori come mogli o gente che lascia presto la scuola, ad arruolarsi.

“I miei amici mi avevano spinto ad arruolarmi” racconta Sabr Arshad di 40 anni, un ex postino di Betong che scelse di arruolarsi 4 anni fa. “Quando la gente dorme, devo lavorare. Ma mi pagano bene”

Rahayu Merah, nativa di Narathiwat, che fa la guardia al comune, era un sarto. Dopo essersi arruolata, parte del suo addestramento è consistito nel dover imparare a sparare con proiettili veri e dormire per terra nella giungla col rischio di serpenti e scorpioni.

Ma le brutte opzioni di lavoro le impedirono di essere troppo esigente.
“Questa non è la Malesia dove si può lavorare in fabbrica e nei ristorantini ed i salari sono maggiori. Il lavoro qui ne sta di meno” dice col copricapo nero stretto attorno alla testa e l’uniforme larga di Or Sor attorno alla sua linea sottile. Suo marito con il quale ha avuto tre bambini fa lo stesso lavoro.

In un concerto recente del Hari Raya a Betong, una festività annuale in cui si arrostiscono polpette di pollo e si mangia l’insalata di Papaya halal la sera all’aria aperta, Sabri ed i suoi colleghi pattugliano il posto con il dito pronto sul grilletto dei loro fucili d’assalto AK102.

Mentre molti ragazzini nelle loro vesti bianche mormorano un canto religioso sotto una lampeggiante luce al neon, gli abitanti passeggiano vicino un mezzo militare che dovrebbe allontanare dalla strada un potenziale oggetto esplodente.

Anni di conflitto li hanno desensibilizzati di fronte a questa deterrente dimostrazione di forza.
I militari dicono che la presenza di questi paramilitari ha rafforzato l’economia locale.

“Accrescono la fiducia degli affari” dice il vicegovernatore Luechai Charoensup. “Molti degli Or Sor sono musulmani. Dei locali che si prendono cura della propria comunità. Conoscono bene l’area e noteranno subito quando gente si fa viva estranea”.

Ma le imprese locali, che devono combattere per trovare operai specializzati anche per brevi periodi, lamentano che questo lavoro per i paramilitari restringe la già piccola base di lavoro specializzato.

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“E’ difficile trovare operai che aggiustino i pescherecci quando ci sono guai al motore” si lamenta Pharunyu Chareon che lavora nell’industria della pesca a Pattani. “Possiamo trovare solo meccanici anziani perché i giovani vogliono essere o sono Or Sor. “Quindi ciò che prima richiedeva tre giorni di lavoro ora ne vuole 15.”

Il presidente della Camera di Commercio di Pattani, Dumrong Chaiuanon, è da anni costretto all’autosufficienza nella sua impresa di pezzi di ricambio, energia e computer. Le sue macchine di distribuzione del gas si ruppero dopo un temporale due anni fa.

“L’impresa che chiamai voleva che pagassi il doppio del solito per mandarmi qualcuno ad aggiustarla” dice. Quando provò a negoziare il capo disse che il suo lavoratore non voleva viaggiare nelle province meridionali.

Alla fine dovette ripararla da solo secondo le istruzioni datigli per telefono da un impiegato.
Questi ostacoli comunque non impediscono la nascita di nuovi imprenditori.

Ai confini della città di Yala la giovane Nuraini Muhi ebbe un’idea vincente quando cominciò a fare pizze su un ristorantino lungo una strada con fornetti portatili un anno fa.

La succulenta delizia halal sono bollenti in dieci minuti. La gente fa ordini di massa via Facebook. “Ho imparato tutta da sola e guardando qualche video su Youtube” dice la giovane ragazza.
Non solo iniziò a fare profitti immediatamente, ma vennero anche giovani a bussare alla sua porta per aprire nuovi punti.

Oggi sono nati altri 10 punti vendita in tutto il profondo meridione di Pizza Fah &Farus.

A Betong nel frattempo si costruisce un altro aeroporto, in uno sforzo di fiducia del governo sul potenziale del meridione.

Con una pista di decollo vecchia dove ora si reca chi deve imparare a guidare, i cittadini devono viaggiare per oltre tre ore sulle strade di montagna per arrivare all’aeroporto più vicino.
La nuova struttura di Betong potrà essere utile all’inizio ad aerei da 80 posti e dovrebbe essere operativa alla fine dell’anno prossimo.

Il sindaco di Betong Somyod Lertlamyong ha fiducia che l’aeroporto attirerà turisti locali e stranieri.

“Crescerà la pace e la prosperità delle tre province” dice il sindaco.

La Guerra delle Narrazioni

Eppure 14 anni di legge marziale hanno nutrito una profonda sfiducia tra la gente. Il gruppo insorgente conosciuto per avere la maggioranza degli insorti attivi, BRN, non rivendica mai gli attacchi. Alcuni accusano le forze di sicurezza di creare questi scontri.

In un angolo di strada a Sungai Kolok, una cittadina di frontiera popolare presso i malesi alla ricerca di sesso, alcuni uomini radunati attorno ad una stazione di tassi in motocicletta si agitano quando sentono che eravamo alla ricerca del luogo che fu colpito da una bomba ad aprile.

“Non è nulla, non preoccupatevi” dice uno di loro in Malay.

Ma dopo aver dato occhiate tutto intorno continua a bassa voce: “Lo hanno fatto i soldati per giustificare il loro budget”

Sono accuse che negano in modo regolare i militari thai i quali a loro volta minimizzano sulle radici ideologiche dell’insorgenza accusando invece la rete criminale che prova a mettere al sicuro il proprio territorio.

“Questi incidenti sono causati da un solo gruppo di persone, non un movimento, ma ma quelli con vecchie idee di fare tutto a proprio beneficio compreso affari illegali” dice il generale Piyawat Nakwanich che comanda la IV regione militare di queste province. “Pagano i giovani per fare violenze solo per scacciare investitori e poter monopolizzare gli affari. Fanno violenza perché sono poveri”

I tassi di povertà in Thailandia, resi ancor peggiori dalla cattiva istruzione e dalle prospettive di lavoro, sono tra i più alti in Thailandia.

Secondo gli ultimi studi statistici nazionali del 2016, il 37.3% della gente di Narathiwat vive sotto la soglia della povertà, a Pattani il 36% e il 21% a Yala.

“Non è spesso chiaro chi sta dietro questi incidenti£ dice l’avvocato di Bedong Adisak Suthiyothin.
“Ma una volta che hanno la pancia piena non combattono”

Gli analisti non concordano con la linea ufficiale.
“I conflitti sulla questione economica non sono una questione sola del meridione profondo che è la sola regione a vivere di continuo bombe, imboscate ed assassini” sostiene Matt Wheeler di ICG.

“Più lavoro e maggiori salari possono cambiare il calcolo se assumere i rischi di coinvolgersi con l’insorgenza, ma non risolveranno le questioni che motivano il separatismo Malay Musulmano”.

I malay sono arrabbiati quando le autorità thailandesi vedono l’identità come un gioco in cui vince uno contro un altro, e considerano le persone che sposano l’identità malay sospette di appartenere al separatismo.

Il fondatore della galleria d’arte Jehabdulloh Jehsorhoh dice:

“Le persone di queste tre province sono viste come differenti. Il nostro lavoro è sempre filtrato attraverso l’essere musulmano o l’essere di Patani. Il nostro lavoro ha bisogno di essere promosso da qualcun altro per essere accettato come thai.”

Ufficialmente vigono ancora i colloqui di pace facilitati dalla Malesia iniziati nel 2013 sotto un governo civile. I critici si domandano se MARA Patani, il gruppo ombrello che rappresenta i separatisti, controlli la maggioranza dei militanti attivi e se si possono fare reali progressi con il governo militare formatosi dopo il golpe del 2014, continua a non voler dare concessioni politiche.

Il Re Thai Maha Vajiralongkorn fece una visita rara a Pattani poco prima di salire al trono nel 2016.

Suo padre Re Bhumol che costruì un palazzo a Narathiwat visitò la regione nel 2013.

Il presidente di Mara Patani, Awang Jabat, in un messaggio video che segnava la fine del Ramadan, ripropose una richiesta ad il nuovo e sempre più presente Re:

“Sono totalmente d’accordo con Ustaz Shukri Hari, il capo de dialogo di pace di Patani che aveva già detto che solo sua maestà può risolvere questo conflitto, e propongo a sua maestà il Re di fare il processo di pace in modo giusto per porre fine alle durezze per la gente di Patani”.

Cambiandosi i vestiti per andare a casa

Nel frattempo, la gente del posto che lavora per la sicurezza, intrappolata da anni nella lotta tra separatisti e stato, fanno quello di cui c’è bisogno per tenere alla larga i danni.

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Scema il numero di incidenti violenti come mostrano i dati raccolti da Deep South Watch. Per la prima metà di questo anno sono state uccise 112 persone, che potrebbe essere una goccia nel costo complessivo dell’anno, dai 250 uccisi lo scorso anno ed i 309 del 2016.

Resta però il pericolo. Uomini armati aprirono il fuoco su una base dei volontari della sicurezza a febbraio.

“Provo a portare una giacca sulla mia uniforme quando finisco il mio turno per fare in modo che il nemico non veda che sono un militare” dice Titima Kaerawang, volontaria di 39 anni, mentre mantiene uno sguardo attento su figure sospette che fanno accendere il metal detector nel comune di Narathiwat.

“Sulla strada da casa mia al lavoro ci sono stati tanti incidenti violenti”

Diversamente da molti buddisti thai che hanno subito tanto da decidere di andarsene, lei ha scelto di restare dove è nata nella speranza che alla fine ritornerà e ricostruirà la vita con i vicini musulmani con cui era cresciuta.

Nella stessa provincia Abusahed Nor non abbassa la guardia. “Il mio villaggio è sicuro ma dormo con la pistola sotto il cuscino” dice il musulmano malay che appartiene alla task force speciale del corpo dei volontari della difesa.

“Sono pronto a premere il grilletto sempre. Sono in allerta quando sento dei suoni come il bussare ad una porta. Anche quando mangio a casa la pistola è al mio fianco.”
L’ex calciatore professionista, vestito nella sua tuta blu scuro con i pantaloni da combattimento siede durante una cena con una pistola sotto la maglietta. A nostra richiesta fa vedere la sua pistola.

“Alle spalle la mia comunità ci chiama noi Or Sor, schiavi del governo e dei cani militari. E’ molto comune. Non osano dirmelo in faccia. Ma si sbagliano. E sbagliato chiedere l’indipendenza”.

Uno di suoi tre figli vuole diventare poliziotto. Poliziotti come i soldati sono presi di mira dall’insorgenza nella regione ma Abusahed rispetterà i loro desideri.
“Persino se morisse in battaglia sarà morto inseguendo il proprio sogno”

Cittadini di seconda classe

Negli anni le forze di sicurezza di stanza nel meridione sono state accusate di tortura e omicidi extragiudiziali come anche di intimidire i militanti dei diritti che rendono pubbliche queste accuse.

Mentre eravamo a Pattani, per esempio, è stata perquisita senza un mandato la casa di un lettore universitario e militante dei diritti civili, Soraya Jamjuree, da poliziotti e militari. Nelle vicinanze sono state perquisite altre case dalla sicurezza che era alla ricerca di un presunto bombarolo.
Le forze di sicurezza citano due leggi esistenti speciali per giustificare le proprie azioni.

Gli uomini malay, primi sospettati in molti attacchi sono quelli fermati nei posti di blocco ed è una fonte di risentimento.

Mentre l’assimilazione forzata dei decenni precedenti è stata attenuata per dare più protezione alla lingua e alla cultura malay, la gente del posto è costantemente sotto osservazione del resto degli altri cittadini.

Quando l’ente regolatore delle telecomunicazioni voleva introdurre la registrazione biometrica per chi compra le SIM telefoniche, ad essere indicate per prima furono le province di Pattani, Yala e Narathiwat. I telefonini vengono sempre usati per far scoppiare ordigni.

“La gente sente di essere cittadini di seconda classe” dice Harong Waebako, artista e avvocato di Yala. “Il tono che gli ufficiali della sicurezza usano quando parlano di noi non è educato. E’ un insulto. Ci chiamano Ai Khaek”

Khaek è un termine usato per descrivere uno straniero come anche persone d discendenza indiana o araba.

Nel suo tempo libero Harong dipinge scene idilliache di campagna con risaie e fiori selvatici, ma li firma sempre come Haron, perché è quello per lui il suo nome reale.

Il suo nome registrato che risuona appena appena come thai è il prodotto casuale di burocrati non soliti ai nomi malay, ricorda confuso e amareggiato.

“Francamente non esiste uguaglianza. Si domanda se sono arrabbiato? Sì lo sono. Quanto? Non molto perché il fatto è che, mentre non esiste uguaglianza tra malay e buddisti thai, non c’è uguaglianza tra i thailandesi stessi. C’è disuguaglianza tra governo e la sua gente” dice Haron.

I vari tentativi di promuovere la Thailandesità ha generato molti rancori nel profondo meridione, se si considera che questi sforzi sono associati con la promozione della cultura buddista della maggioranza.

Un’alta fonte di ansia culturale nasce dalle influenze arabe che attraversano le comunità buddiste del Sudestasiatico.

Provando a promuovere la cultura Malay come anche la diversità con un gruppo chiamato Saiburi Looker, Anas Pongprasert è orgoglioso del suo baju Melayu più che della sua jubah a manica lunga, un vestito comunemente usato nel medio oriente.

“Patani è influenzata da molte culture come la siamese,l’araba ed altre. Ma non dobbiamo dimenticare la cultura nostra oppure l’influenza straniera farà scomparire gradualmente quella Malay.” dice Anas.

In Yala gli artisti del South Free Art Group provano a proteggere l’identità locale costruendo immagini languide di kampung e di barche ondeggianti che formano l’essenza della vita malay quando non ci sono esplosioni o spari.

Nelle parti interne della città, delle bitte molto vicine tra loro nell’asfalto proteggono i negozi dalla prossima autobomba.

Sarebbero sinistri se non ci fosse un progetto ultimo della città di trasformare il cemento in spazi per disegnare murali allegri che presentano la vita selvatica e la buffa mucca di cartone.

Waerong ha una sua propria creazione. Ci guida lì un pomeriggio sotto una pioggerellina dopo essere passati in auto dal posto di blocco della polizia senza essere fermati.

Davanti ad un negozio pieno di persone si erge una fila di bitte. Vasti rami di un albero pieno di foglie si stendono fino a terra mentre un maestoso bucero è appollaiato nell’ombra, una visione molto lontana dalle bombe che dovrebbe tenere lontane.

posti di blocco
foto Arlina Arshad

“Nel passato la gente che vedeva queste bitte sentiva di essere in guerra” dice “Ora quando vedono i dipinti sulle bitte dicono facciamoci un selfie”

Tan Hui Yee e Arlina Arshad, The Straits Times