All’orizzonte un nuovo stato a partito unico, la Cambogia di Hun Sen con i soldi cinesi

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Dopo che la Corte Suprema ha ordinato la dissoluzione del CNRP, partito principale di opposizione cambogiano, gran parte degli osservatori non hanno manifestato alcuna sorpresa. Da una parte il presidente della Corte è un vecchio alleato di Hun Sen, primo ministro cambogiano.

Dall’altra il forte e dittatoriale Hun Sen aveva detto moltissime volte lo scorso mese a predire una decisione della corte, mentre di recente aveva pronosticato che le possibilità per il popolare CNRP di sopravvivere per partecipare alle prossime elezioni erano di cento contro una.

La decisione che comporta che sono tolti al CNRP i suoi seggi parlamentari è l’apice della repressione che si è intensificata a settembre con l’arresto nella notte del presidente del CNRP, Kem Sokha, accusato di aver complottato con gli USA di abbattere il governo del CPP di Hun Sen che governa la Cambogia dal 1979.

Da quel giorno dell’arresto molti media sono stati chiusi e militanti della società civile sottoposti a pressione, particolarmente chi era percepito come legato agli USA.

Il gruppo di nove giudici ha anche assegnato un divieto di cinque anni per 118 rappresentanti del CNRP.

La decisione priva realmente oltre 3 milioni di persone che hanno votato per il CNRP alle elezioni locali di giugno dei loro diritti ed apre la strada al CPP di andare alle prossime elezioni virtualmente senza opposizione.

In una dichiarazione alla TV dopo la decisione della corte, Hun Sen ha detto che la decisione della corte si basava esclusivamente sulla legge, e prometteva che la Cambogia avrebbe continuato ad “aderire con fermezza alla democrazia a livello nazionale e regionale”

Ma sono pochi fuori del paese a crederci. Amnesty International ha descritto il verdetto “un chiaro atto di repressione politica”.

La Commissione Internazionali di Giuristi ha attaccato la decisione notando che il presidente Dith Munty occupa un seggio nel comitato centrale del CPP. “E’ una derisione della giustizia avere qualcuno in posizione di comando all’interno di un partito politico sedere in giudizio sulla condotta del partito principale di opposizione” ha detto Kingsley Abbott per l’organizzazione. “Non potrebbe esserci un più chiaro conflitto di interessi”.

Infatti da quando divenne primo ministro nel 1985, Hun Sen ha creato conflitti di interesse nell’intero sistema di governo. Ha governato per tantissimi anni attraverso una miscela furbesca di spacconate, furbizia e patronato cambogiano di vecchio stile, conditi pesantemente con i ricordi della sofferenza del paese sotto i Khmer Rossi a metà degli anni 70.

Persino allora, questa ultimo atto rappresenta qualcosa che non ha precedenti, prevedendo una fine effettiva ad uno sforzo miliardario di trapiantare la democrazia in Cambogia dai primi anni 90.

“E’ molto preoccupante per la democrazia cambogiana” dice Noan Sereiboth, blogger di Politikoffe, gruppo di discussione cambogiano. “La Cambogia sembra uno stato a partito unico ”.

Da mesi il governo ha giustificato la propria repressione con affermazioni gratuite secondo cui l’opposizione pianificava di lanciare una “rivoluzione di colore”, riferimento a varie sollevazioni popolari dei primi anni 2000 che hanno cacciato capi autoritari ucraini, georgiani e Kyrgyzstan.

La paura prese la meglio dopo le ultime elezioni del 2013 quando il CNRP conquistò moltissimi seggi e si riversò poi nelle strade per mesi in protesta contro presunti brogli elettorali. Le manifestazioni furono poi sedate con la forza agli inizi del 2014.

Dall’arresto di Kem Sokha le autorità hanno accresciuti la campagna propagandistica affermando che il CNRP è al centro di una cospirazione elaborata contro il governo a cui parteciperebbero la società civile, sindacati, gruppi di promozione democratica americani, radio finanziate dagli USA e varie personalità di ambasciata degli USA.

Allo stesso tempo le autorità hanno fatto circolare video in cui si mette n guardia del rischio di un caos in stile siriano se si dovesse rimuovere il governo di Hun Sen.

Temendo manifestazioni pubbliche prima della sentenza del tribunale, le forze di sicurezza chiusero il centro di Phnom Penh, perquisendo li uffici di molte ONG alla ricerca di possibili manifestanti.

Il CNRP la cui maggioranza dei suoi capi è fuggita all’estero ha chiesto le immediate sanzioni occidentali per invertire la deriva dittatoriale del paese.

“Hun Sen cambia il contesto spingendo la linea rossa perché la comunità internazionale è stata reattiva piuttosto che preventiva” ha scritto la figlia di Kem Sokha, Kem Monovithya portavoce del CNRP.

Questa è sempre stato il cruccio dei governi occidentali finanziatori che hanno sostenuto la transizione democratica della Cambogia dagli accordi di pace del 1991.

Per anni la promessa di centinaia di milioni in assistenza allo sviluppo ha dato ad Hun Sen un forte incentivo a mantenere un’apparenza esterna di democrazia anche quando il suo governo usava la forza, l’intimidazione e il patronato per vincere le elezioni. Il risultato era un ciclo cambiante di repressione politica verso gli oppositori del CPP mentre teneva dentro i finanziatori occidentali.

Negli ultimi anni, comunque, questa tendenza è stata cambiata dalla rapida ascesa dell’influenza cinese. Hun Sen che da sempre soffre delle critiche occidentali ha aderito con entusiasmo alla dottrina cinese di Xi Jinping degli accordi infrastrutturali enormi con la Cina, disaccoppiati dallla richiesta di buon governo o dei diritti umani.

Negli scorsi 15 anni contanti cinesi hanno finanziato ponti, autostrade, dighe idroelettriche e sviluppi fondiari, mentre Pechino dava la copertura politica dalle pressioni americane ed europee. In cambio la Cambogia ha sostenuto felicemente la posizione cinese su tante questioni, da Taiwan al Xinjiang alle dispute nel Mare cinese meridionale.

I due paesi hanno accettato di istituire un gruppo di studio per prevenire le “rivoluzione di colore”.
Rafforzato dal sostegno cinese, Hun Senha riaffermato la sovranità cambogiana e respinto con forza la critica occidentale.

Negli ultimi mesi ha lanciato vari attacchi feroci contro il governo USA usando i bombardamenti a tappeto americani sulla Cambogia Orientale durante la guerra del Vietnam, ed il presunto sostegno agli oppositori di Hun Sen dal 1991.

L’unica chiara eccezione alla svolta di Hun Sen sembra essere nessun altro che Donald Trump.

“Sei un grande uomo per me” ha detto Hun Sen in un discorso al Summit a Manila la scorsa settimana prima di invitarlo a ricordare all’ambasciata cambogiana a Phnom Penh di non interferire negli affari cambogiani.

Mentre il CPP mette da parte le ultime pretese di democrazia, la domanda si rivolge verso le possibili ramificazioni internazionali. La UE ha annunciato che rivedrà se la Cambogia è eleggibile per una corsia preferenziale commerciale sotto il suo progetto “Tutto tranne che le armi”.

A Washington il Senato all’unanimità ha approvato una risoluzione che chiede sanzioni mirate ai rappresentanti cambogiani.

Finora, i paesi occidentali non hanno mostrato molta voglia di introdurre sanzioni, in parte per non spingere Hun Sen totalmente nell’orbita cinese, ed in parte perché fare restrizioni sulle esportazioni di manifattura delle confezioni potrebbe minare le entrate per centinaia di migliaia di lavoratori cambogiani che vivono da quell’industria.

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E il beneficiario ultimo delle sanzioni resta incerto. Difatti la sobria lezione dell’esperimento incerto della Cambogia è che mentre la pressione esterna può talvolta forzare concessioni da governi autoritari, serve ben a poco nel costringerli ad adottare principi di governo democratico.

La pressione più efficace potrebbe finire per diventare la pressione dal basso. Mentre il partito di Hun Sen viaggia verso le elezioni che non ha alcuna possibilità di perdere, l’anziano capo di stato potrebbe scoprire che è più facile sciogliere un partito che rispondere alla crescente domanda di migliore governo.

“Anche se hanno abolito l’opposizione” dice Sereiboth “la gente nel paese vuole ancora vederil cambiamento una nuova guida politica.”
Nel 2013 l’elettorato registrò un forte desiderio di cambiamento ma l’uomo forte della Cambogia non ascolta.

Sebastian Strangio, foreignpolicy.com

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