Ammesso l’arbitrato chiesto dalle Filippine contro la Cina

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La Corte Permanente dell’Arbitrato, PCA, a L’Aia in Olanda ha detto che il gruppo di giudici nominati dall’ONU ha stabilito di avere giurisdizione nell’arbitrato chiesto dalle Filippine contro la Cina nel Mare Cinese Meridionale, consegnando così a Manila una vittoria nella prima questione riguardo all’ammissibilità.

Il tribunale continuerà le audizioni per giungere ad un verdetto per il 2016.

Il tribunale ha concluso di poter decidere di avere la giurisdizione rispetto alle questioni sollevate in sette questioni poste dalle Filippine, ed ha chiesto però a Manila di chiarificare e restringere ad una sola questione.

“… L’arbitrato ha a che fare con il ruolo del diritti storici e la fonte dei diritti marittimi nel mare cinese meridionale; lo status di certe caratteristiche fisiche nel mare cinese meridionale e i diritti marittimi che possono generare;e la legittimità di alcune azioni da parte cinese nel mare cinese meridionale che le Filippine sostengono violare la convenzione (UNCLOS).”

arbitrato dell'Aia su mare cinese meridionale

La decisione del tribunale dell’ONU sulla giurisdizione ed ammissibilità giunge nel mezzo di nuove tensioni in mare per la presenza di un’unità navale missilistica americana a dodici miglia da un’isola artificiale cinese, in difesa della libertà di navigazione.

Il presidente Aquino ha sostenuto con forza questa posizione sostenendo che non c’è da discutere sulla difesa della libertà di navigazione in un passaggio marittimo che vede il 40% del traffico mondiale via mare.

La dichiarazione alla stampa del PCA stabilisce anche i confini di questa decisione: “La decisione del Tribunale è unanime e tratta solo se il tribunale ha giurisdizione nel considerare le richieste delle Filippine e se sono ammissibili queste richieste … La decisione non decide alcun aspetto del merito della disputa delle parti. Il tribunale ha ritenuto che sia le Filippine che la Cina sono parti della Convenzione e legati dai suoi articoli sulla sistemazione delle dispute”.

Il tribunale ha ritenuto che “la decisione della Cina di non partecipare in questi procedimenti non priva il tribunale della sua giurisdizione e che la decisione filippina di avviare l’arbitrato unilateralmente non era un abuso delle procedure di accordo delle dispute della Convenzione”.

Il tribunale ha anche rigettato l’argomento presentato dalla Cina secondo cui la disputa tra le Parti è sulla sovranità sulle isole nel mare cinese meridionale e perciò al di là della giurisdizione del tribunale. Come pure è stata rigettata la posizione cinese secondo cui la questione è sulla delimitazione di un confine marittimo tra loro e quindi escluso dalla giurisdizione del tribunale attraverso una dichiarazione della Cina del 2006.

Secondo il tribunale al contrario ognuna delle richieste delle Filippine riflettono l dispute tra due stati concernente l’interpretazione o applicazione della Convenzione. Il Tribunale ha anche ritenuto che nessun altro stato è indispensabile per la procedura.

Nella dichiarazione alla stampa si spiega il processo attraverso cui il tribunale sul UNCLOS ha deliberato sulla questione della giurisdizione: “Tornando alle precondizioni per esercitare la giurisdizione del tribunale definite nella convenzione, il tribunale ha rigettato la posizione cinese secondo cui la DOC Cina ASEAN del 2002 costituisce un accordo a risolvere le dispute in relazione al Mare Cinese Meridionale esclusivamente attraverso il negoziato.”

Al contrario “il Tribunale ha ritenuto che la dichiarazione della Cina -ASEAN era un accordo politico che non doveva essere vincolante legalmente e perciò era irrilevante rispetto agli articoli della Convenzione che danno priorità alla risoluzione delle dispute tramite tutti i mezzi di accordo tra le parti”.

Il tribunale ha ritenuto che “certi altri accordi e dichiarazioni congiunte da parte cinese o filippina non precludono alle Filippine la via di ricercare la risoluzione della disputa con la Cina attraverso la Convenzione. Inoltre il tribunale ha detto che le Filippine hanno soddisfatto alle richieste della Convenzione che le Parti si scambino punti di vista riguardo alla risoluzione della disputa e ha cercato di negoziare con la Cina come richiesto dalla legge internazionale e alla convenzione.”

Entrando meglio nelle deliberazioni dei giudici il tribunale ha detto “di aver preso poi i limiti e le eccezioni scritte nella convenzione che precludono la sottomissione ad accordo forzato di alcuni soggetti”

Il tribunale “ha osservato se queste limitazioni ed eccezioni si applichino alle richieste delle Filippine erano in alcuni casi legati al merito delle richieste. Per esempio se il tribunale abbia giurisdizione per affrontare le richieste cinesi di diritti storici nel Mare Cinese Meridionale potrebbe dipendere dalla valutazione del Tribunale della natura dei diritti reclamati dalla Cina. In modo simile se il tribunale avrebbe giurisdizione per affrontare le attività cinesi potrebbe dipendere dalla decisione del tribunale sul se le caratteristiche marittime reclamate dalla Cina costituiscano isole capaci di generare zone marittime che si sovrappongono a quelle delle Filippine. Il Tribunale ha anche notato che il luogo di certe attività e l’eccezione della Convenzione per le attività militari potrebbe avere ricadute sulla sua giurisdizione su certe richieste delle Filippine.

Su queste basi il Tribunale ha detto che accettava sette richieste delle Filippine concludendo però “che la sua giurisdizione rispetto a sette altre sottomissioni da parte filippina avranno bisogno di essere considerati insieme al loro merito”

Il tribunale ha anche detto che alle audizioni sul merito, che si tengono a porte chiuse, potranno partecipare piccole delegazioni di osservatori degli stati interessati.

La Cina ha reagito prontamente a questo giudizio dicendo che non accetterà mai una decisione da parte di un Tribunale Arbitrale dell’ONU.

“L’origine e il nodo cruciale delle dispute tra Cina e Filippine nel Mare Cinese meridionale sta nelle dispute di sovranità causate dall’occupazione illegale delle Filippine di alcune isole e barriere nelle Nansha Islands cinesi sin dagli anni 70.” ha detto la portavoce del ministro degli esteri Hua Chunying.

“Essendo vittima della questione del Mare Cinese Meridionale, tenendo in mente l’intera situazione della pace regionale e della stabilità la Cina ha esercitato la massima moderazione”

La Cina si oppone ad ogni azione delle Filippine per iniziare e spingere il processo arbitrale… Sulle questioni della sovranità territoriale e diritti ed interessi marittimi, la Cina non accetterà mai una soluzione imposta od una richiesta unilaterale di accordo di terze parti” ha detto la portavoce cinese.

La Cina in realtà rivendica con la sua mappa dalle nove linee l’intero mare cinese meridionale sovrapponendosi alla Zona Economica Esclusiva delle Filippine definita secondo la legge dell’UNCLOS.

Le Filippine hanno chiesto l’arbitrato per verificare se le richieste cinesi siano valide o meno.

Dopo lo stallo nelle isole di Scarborough a poca distanza da Subic tra una nave della marina filippina e una flottiglia cinese, la presenza cinese nelle isole è stata sempre maggiore. Tanti pescatori filippini sono stati rigettati dalle navi cinesi, il saccheggio di quelle zone di mare da parte dei pescatori cinesi, la costruzione di isole artificiali adatte anche per una presenza militare sono le ultime attività della presenza cinese.

Ma la Cina “ha sempre aderito e si è impegnata a risolvere secondo la legge internazionale e sulla base del rispetto dei fatti storici, le dispute che riguardano la sovranità territoriale e i diritti ed interessi marittimi con gli stati importanti direttamente interessati con il negoziato e la consultazione” ha detto la portavoce Hua. “Questa è la pratica consistente della Cina, ed anche pratica della comunità internazionale. La Cina invita le Filippine a ritornare al giusto approccio di risolvere le questioni importanti con il negoziato quanto prima possibile”.

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