Anatomia di un complicato sistema elettorale thailandese

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Si pensava che le prime elezioni thailandesi dopo quasi otto anni avrebbero portato una limitazione ad un governo militare autoproclamato e chiarezza sul futuro democratico del paese.

Ha generato invece molta controversia e probabilmente continuità per l’attuale regime militare con oscure direzioni politiche nel futuro.

Centrale alle domande e ai risultati sulle elezioni di domenica è la Commissione Elettorale, le cui azioni ed interpretazioni degli eventi avranno molto da dire su cosa succederà dopo.

In questione è se la Commissione Elettorale, i cui sette membri furono nominati durante il governo della giunta, è stata un arbitro ed amministratore capace ed imparziale delle elezioni di 500 parlamentari.

In precedenza la Commissione Elettorale era stata vista da molti come partigiana perché era stata veloce a muoversi per mettere al bando il Thai Raksa Chart vicino a Thaksin, ma estremamente lenta nell’indagare sulla raccolta di fondi illegale del partito della giunta Palang Pracharat.

Mentre la Commissione accusava e la corte costituzionale immediatamente dopo scioglieva il TRC per violazione della costituzione, il caso della raccolta di fondi del Palang Pracharat fu prosciolto. La raccolta di fondi era accusata di aver coinvolto imprese di stato contro le disposizioni di legge, e la decisione della Commissione Elettorale si giustificava sulla base che non erano coinvolti finanziamenti esteri.

La stessa CE si è presa tutto il tempo per discutere la squalifica del primo ministro Prayuth Chanocha da potenziale candidato a primo ministro perché era accusato di essere “un funzionario di stato” che partecipa all’elezione senza essersi prima dimesso. Appena re giorni prima delle elezioni la CE annunciava che Prayuth non era un funzionario di stato e perciò poteva essere proposto per il premierato.

Quindi già prima dell’apertura dei seggi elettorali, la CE soffriva di un deficit di credibilità e le sue azioni all’indomani delle elezioni forse hanno acceso accuse che l’agenzia sia un mero tentacolo della giunta.

Ma il ruolo stesso della Commissione Elettorale nel processo elettorale stesso è confuso.

Vero che l’agenzia che organizzava le elezioni non era all’altezza del compito specie se si guarda alle elezioni precedenti fino al 2001. Ha ricevuto un danno di immagine quando qualcuno dei suoi membri fecero quello che sembrava un viaggetto in Europa ma fu fatto passare come “un Tour ddi Studio” solo poche settimane prima delle elezioni.

Senza sorprese a causa della politicizzazione e della mancanza di focus organizzativo, la CE era profondamente impreparata sebbene avesse previsto un budget record di vari decine di milioni di euro. Le commissioni elettorale locali hanno fatto errori di tutti i tipi dai verbali staccati dalle schede al conteggio e alla scrittura dei voti. Resta da vedere se saranno rettificate le discrepanze maggiori e più significative, come le centinaia di migliaia di voti in eccesso al numero dei votanti.

Eppure non è da accusare del tutto la Commissione Elettorale. E’ errato anche il lavoro di chi ha scritto la costituzione. La mira costituzionale di indebolire il sistema dei partiti politici e indebolire il legame tra partito ed elettori ha complicato il processo di voto ed i suoi risultati.. Fondamentale a questo fine è stata la singola scheda.

Dal 2001, gli elettori ricevevano due schede, una per il candidato preferito all’uninominale e l’altro per il partito. L’idea era di promuovere l’affiliazione elettore partito e permettere ad individui capaci di entrare nella lotta elettorale su liste di partito senza dover passare per la campagna elettorale.

I singoli parlamentari e la loro rete di patronato e chi cerca voti avevano ancora importanza, ma il sistema dei partiti era direttamente promosso per la prima volta.

La costituzione dei militari ha capovolto tutto. Con la singola scheda l’elettore media deve scegliere un candidato, un partito ed una scelta di premierato in una volta sola. La Commissione Elettorale ha seguito poi la preferenza del governo di liberarsi della numerazione di partito uniforme. Questa volta i candidati parlamentari dello stesso partito finivano con differenti numeri per differenti circoscrizioni elettorali.

In modo perverso gli estensori della costituzione sbagliarono del tutto nel caso del nuovo partito Future Forward che in modo fenomenale ha guadagnato 6,2 milioni di voto popolare giungendo al terzo posto prima dell’antico Partito Democratico e dopo Pheu Thai e Palang Pracharat.

Questi voti erano del tutto legati all’affiliazione e piattaforma di partito del FFP perché i suoi candidati di circoscrizione erano virtualmente sconosciuti. Il sistema di partito contrariamente agli intenti di chi ha scritto la costituzione, si è rafforzato con questa elezione.

Con delle tecnicità difficili scritte nella costituzione per assicurare una fragile coalizione di governo e mantenere l’attuale regime forte, la conta dei voti ed il processo di riporto dei dati è diventato problematico.

Si può pensare che centinaia di milioni centinaia di migliaia di voti in eccesso che sono stati riportati si siano originati da errori tecnici, mentre erano usate per la prima volta applicazioni di telefonino con un tale complicato sistema elettorale.

Mentre ogni circoscrizione aveva differenti candidati che guadagnavano voti con questo o quel partito, il conteggio centralizzato delle circoscrizioni e province era pieno di discrepanze.

La CE deve decidere moltissime accuse di frode e di malaffare per il 9 maggio quando si devono annunciare i risultati ufficiali, ed è in un maledetto bisogno di portavoce professionisti capaci di comunicare efficacemente con i media e il pubblico.

Mentre i margini dei seggi si sposteranno nelle prossime settimane, le tendenze dei voti di preferenza sono chiare. Il Future Forward è spuntato fuori dal nulla come una forza di speranza ed aspirazione per un modo nuovo della politica lontano dal passato divisivo ed autoritario. Grazie ad una crescita dell’ultimo minuto il partito dei militari Palang Pracharat ha fatto meglio di quanto atteso come partito col secondo numero di seggi. Senza dubbi proverà a reclamare la presidenza col sostegno delle forze armate e del Senato nominato dalla giunta.

Il partito legato a Thaksin Pheu Thai ha vinto 137 seggi, il punto di minima da quando iniziò nelle elezioni del 2001, ma ancora tiene testa perché ha messo candidati in sole 250 delle 350 circoscrizioni. Pheu Thai ha anche perso dei seggi per lo scioglimento del hai Raksa Chart.

A soffrire di più in questo contesto è stato il Partito Democratico.

Quello che c’è da stare attenti per ora nella formazione del prossimo governo è se le elezioni finiranno per essere annullate a causa delle infrazioni e della frode presunta, e quanto direttamente va il resto del processo elettorale.

L’annullamento delle elezioni è improbabile perché questi sono i risultati che la giunta e militari ricercavano. Le accuse che portano all’annullamento devono portare conseguenze sistematiche e a livello nazionale. Le frodi nei luoghi differenti sono specifici e possono ritenersi isolate.

Il rigetto delle schede di voto provenienti dalla Nuova Zelanda che ha privato 1500 cittadini del loro diritto di voto, colpisce i Thailandesi come nazione perché a non tutti gli elettori elegibili che volevano votare è stato permesso di votare. Questo è un caso da osservare in termini di annullamento delle elezioni.

Questo scrittore diede in quei giorni una conferenza presso l’ambasciata thailandese a Wellington ed è stato testimone dell’entusiasmo e della prontezza dell’ambasciata nell’organizzare il voto all’estero. La colpa per i voti esclusi non nasce in Nuova Zelanda ma dal nesso tra Ministero degli Esteri, Thai Airways e CE. Se non si chiarisce questa cosa velocemente, cresceranno i dubbi sull’integrità di tutto il processo.

Nel breve periodo, presumibilmente alcuni parlamentari dovranno ritornare alla competizione o squalificati nei casi di frode. Se la decisione della CE va contro i partiti contro la giunta allora ci saranno altre controversie. Anche un cambio di 10 o venti seggi può fare la differenza tra quali partiti vanno al governo e quali all’opposizione.

Se la CE si afferra alla giugulare con lo scioglimento di partiti antigiunta e/o messa al bando dei suoi capi, specialmente se restano intatti i partiti della giunta, tali mosse potrebbero equivalere ad una privazione di diritti. Nel passato questo ha portato alle dimostrazioni di strada.

Thitinan Pongsudhirak, Chulalongkorn University. BangkokPost

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