43 anni di carcere per Anchana Preelert per lesa maestà

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Ex Impiegata statale Anchana condannata a 43 anni di carcere per lesa maestà.

La sentenza disumana le è stata dimezzata dagli iniziali 86 perché aveva ammesso la propria colpevolezza.

La donna, Anchan Preelert, era stata accusata di diffamazione della famiglia reale perché aveva postato 29 clip audio senza commentarli.

anchana Preelert
AP, Anchan Preelert

Per diffamazione reale si intende qualunque discorso non autorizzato e non ossequioso nei confronti della famiglia reale. L’azione è ripetuta più volte le accuse sono anch’esse ripetute e per ognuna di loro sono previsti da 3 anni a 15 anni di carcere.

Inoltre chiunque, da un civile ad un poliziotto o militare, può lanciare una denuncia di lesa maestà.

Nel caso di Anchan Preelert, è stata applicata, come detto dal suo avvocato Pawinee Chumsri, la sentenza minima di tre anni, al di sotto della quale il giudice non può andare, applicata per le 28 azioni svolte.

Il dimezzamento di questa sentenza disumana porta ancora ad una sentenza disumana che è la più lunga di quelle inflitte finora e lo si deve al fatto che la donna nei processi precedenti era stata costretta ad ammettere la colpevolezza per poter usufruire di sconti di pena.

Anchan Preelert che si appellerà a questa sentenza fu arrestata nel 2015 appena dopo il golpe del 2014 e fu processata inizialmente da un tribunale militare secondo un ordine della giunta che trasferì i processi che interessavano la sicurezza nazionale, come la lesa maestà, ai tribunali militari.

Anchan Preelert, che era stata licenziata dal ministero dove lavorava, rimase in prigione fino a novembre 2018 quando fu liberata su cauzione.

“Credevo che non fosse nulla. C’erano così tante persone che condividevano questo contenuto e lo ascoltavano. Il ragazzo che fece questi contenuti lo aveva fatto da molti anni. Non ci ho pensato troppo ed ero fiduciosa e non sono stata molto attenta che non era il momento opportuno per farlo” ha detto Anchan Preelert che fu arrestata e licenziata e che perderà con la sentenza anche la pensione.

Il suo avvocato ha detto che la Anchana aveva condiviso gli audioclip di un militante Hatsadin Uraipraiwan, aka Banpot, che altri prima di lei avevano condiviso senza essere perciò condannata, in cui si criticava Re Bhumibol e il principe ereditario Vajiraongkorn ora RamaX.

La cosa assurda di questa condanna è che colui che produsse gli audiclip, Banpot, era stato condannato dal tribunale militare a due anni e mezzo di carcere, mentre Anchana è stata condannata per 29 clip ed ognuno con una pena che non poteva essere inferiore a 3 anni.

“Il tribunale non poteva dare un altro numero di anni differente” ha detto il militante democratico Anon Nampha.

Ad agosto 2015 le corte marziali condannarono due persone ad un insieme di 58 anni di carcere per aver insultato la monarchia su Facebook; nel 2017 un giovane fu condannato a 35 anni dalla corte militare di Bangkok per 10 messaggi Facebook.

“Il verdetto del tribunale di oggi è scioccante e manda un segnale da brividi secondo cui non solo non sarà tollerata la critica della monarchia ma che saranno puniti severamente” ha detto Sunai Phasuk di Human Rights Watch.

“Si può vedere che le autorità thai usano i processi per lesa maestà come loro ultima risorsa nella risposta alla sollevazione democratica guidata dai giovani che cerca di controllare i poteri del re e tenerlo sotto l’obbligo del governo costituzionale. Le tensioni politiche thailandesi peggioreranno di certo”.

Si deve ricordare che negli ultimi giorni il governo thai ha ripreso l’uso della legge di lesa maestà dopo due anni in cui Re Vajiralongkorn ne aveva scoraggiato l’uso proprio per non danneggiare l’immagine della monarchia.

Ora i giovani accusati di lesa maestà sono oltre 40 e per molti di loro ci sono accuse multiple.

E’ indubbio che queste accuse pesanti avranno una ripercussione, insieme alle misure anticovid messe in atto dal governo con l’avvento di una seconda ondata, sulla risposta del movimento democratico la cui dirigenza, e non solo, ha tantissime accuse dalla lesa maestà alla sedizione.

Per il politologo Arun Saronchai questo verdetto contro Anchana “manda un chiaro messaggio da parte delle istituzioni conservatrici del paese per cui la monarchia verrà protetta a tutti costi. E’ un messaggio ai manifestanti i quali, se continuano a fare le loro proteste, troveranno sentenze di carcere lunghe”

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