Anche la crisi birmana al centro della Assemblea generale ONU

Nell’ultima Assemblea Generale dell’ONU la risoluzione della crisi birmana è stato uno degli argomenti al centro degli interventi di vari paesi dell’ASEAN e non ASEAN.

Il premier malese Ismail Sabri Yaakob è stato uno dei più fieri critici sia del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che del Consenso in cinque punti dell’ASEAN.

crisi birmana all'ONU

Il premier malese ha accusato il consiglio di sicurezza dell’ONU di non aver fatto nulla di serio nel rapportarsi con la situazione nel Myanmar usando il potere di veto “per favorire le potenze mondiali”.

“E’ molto triste che il Consiglio di Sicurezza non prenda alcuna iniziativa significativa nel trattare questa situazione. Per alcuni il Consiglio di Sicurezza si è lavato le mani sulla crisi birmana delegando la questione all’ASEAN. Il potere di veto è spesso usato male in favore delle potenze che lo detengono. Non è democratico e spesso viola i principi dei diritti umani. Questo rende impossibile la risoluzione dei conflitti da parte di qualunque membro permanente del Consiglio.” ha detto Ismail Sabri Yaakob riferendosi probabilmente agli sforzi di imporre un embargo di armi o di sanzioni economiche contro la giunta militare birmana di fronte alle sfrontate violazioni di diritti umani con l’uso di artiglieria pesante e aerei militari contro la popolazione civile anche nei centri di rifugiati interni.

“La Malesia è delusa dal fatto che non ci sia alcun progresso significativo nell’applicazione del Consenso in Cinque punti elaborato dall’ASEAN da parte della giunta del Myanmar, consenso che non può continuare ad esistere più in questi termini” ha detto Ismail Sabri che ha chiesto che sia ridata nuova linfa al consenso e che sia ridefinito con un quadro temporale chiaro e un obiettivo finale.

La posizione del premier malese è alquanto più sfumata rispetto al ministro degli esteri malese che ha ventilato anche una sospensione del Myanmar dall’ASEAN oltre a voler cercare un rapporto definito con il NUG, governo nazionale di opposizione alla giunta.

Si tenga presente che a novembre in Cambogia ci sarà il summit dell’ASEAN in cui la Malesia cercherà una ridefinizione del consenso in cinque punti, mentre nel Myanmar si estendono le aree controllate dalla resistenza contro la giunta militare.

Allo stesso tempo nello stato Arakan o Rakhine sono ripresi, dopo due anni di relativa pace, i combattimenti tra militari del Tatmadaw e la potente Arakan Army che cerca l’indipendenza da Naypiydaw peggiorando la situazione materiale anche per la minoranza Rohingya ancora lì presente.

Anche sulla situazione Rohingya con i milioni di profughi relegati nei campi del Bangladesh, che si vedono arrivare anche le bombe dei militari dal Myanmar, il premier malese ha invitato tutti a sobbarcarsi il problema dei tantissimi profughi che costantemente provano a sfuggire alla miseria dei campi e a cercare un ricollocamento in Malesia.

La voce della Malesia sembra alquanto isolata, però, visto che il premier cambogiano Hun Sen si è espresso in modo differente e la Cambogia ha la presidenza di turno dell’ASEAN:

“Davvero la situazione nel Myanmar è preoccupante ed ha dirette implicazione sulla sicurezza e la stabilità dell’intera regione. Dobbiamo però riconoscere che la crisi birmana è complessa ed ha cause profonde. Da presidente di turno dell’ASEAN, la Cambogia è pienamente impegnata nell’aiutare il Myanmar a risolvere la crisi”.

Posizione conciliante è stata espressa dalla ministra degli esteri Retno Marsudi che ha rivelato alla stampa un incontro informale tra i ministri degli esteri dell’ASEAN a New York. Si deve ricordare che fu proprio l’indonesiana Marsudi ad iniziare l’intervento dell’ASEAN sul Myanmar.

Tutti i paesi ASEAN si sono detti volenterosi nel voler lavorare strettamente con la Cambogia e la Marsudi ha detto che il blocco ASEAN “vuole solo spingere” la giunta birmana e l’opposizione a “sedersi, riconciliarsi e a parlare del loro futuro”.

“Non è una forma di interferenza, né l’ASEAN si vuole impicciare negli affari nazionali di uno stato membro né tanto meno espellere il Myanmar dal blocco” ha detto la Marsudi che non si è espressa su una potenziale sospensione del Myanmar.

Ma per l’ASEAN, che nasce sul tema dello sviluppo e della cooperazione economica e non sul tema della democrazia e dei diritti umani tanto da poter sanzionare il Myanmar, ci sono altri temi su cui confrontarsi e cooperare per prendere quelle opportunità che nascono dallo scontro geopolitico tra Cina e USA.

Per sfruttare questo momento si propone AOIP, le prospettive dell’ASEAN sull’Indo-Pacifico, su cui l’Indonesia proporrà una propria bozza di lavoro per la sua presidenza di turno ASEAN per il 2023.

Da paese dell’ASEAN, il nostro approccio è sempre stato sullo sviluppo perché è quello di cui noi abbiamo bisogno ora” ha detto la Marsudi.

salvare myanmar

In altri articoli abbiamo espresso i dubbi che attraversano la posizione statunitense che da un lato ha rapporti diretti con NUG, governo nazionale di opposizione alla giunta, e sembra preoccupata per gli sviluppi della guerra civile nel Myanmar, dall’altro non riesce ancora dare un sostegno diretto e immediato al NUG.

Se è vero che sono state bloccate nel Consiglio di sicurezza ONU le iniziative per fare un embargo di armi al Myanmar, gli USA non impongono sanzioni sul gas del Myanmar né usano i fondi sequestrati al governo del SAC per finanziare le attività del NUG.

Derek Chollet, consigliere del dipartimento di stato USA, ha incontrato una delegazione del NUG e delle organizzazioni armate etniche. Ha detto che le elezioni che la giunta birmana pensa di indire per il prossimo anno non possono essere né eque né libere e che non riceveranno sostegno.

Da sostenere invece è il consenso in cinque punti dell’ASEAN

“Crediamo che l’ASEAN ha un peso significativo per negare al regime la credibilità che cerca. Ovviamente speriamo che l’ASEAN userà il suo peso per sostenere le aspirazione dei birmani e il ritorno ad un governo civile e alla pace. Riconosciamo però che l’ASEAN non ce la fa da sola e tutta la comunità internazionale deve lavorare insieme per coordinare il sostegno e quella è la ragione perché volevamo avere un incontro dei grandi attori della comunità internazionale e discutere come muoversi nel Myanmar.”

Uno degli attori chiave dell’ASEAN è Singapore che è il maggior investitore nel Myanmar e che da hub finanziario potrebbe aver peso nel tagliare i canali di finanziamento della giunta del Myanmar. Quali potrebbero essere gli strumenti non si sa.

“Negli USA continuiamo ad esplorare le sanzioni mirate contro coloro che sono responsabili del golpe e le violenze associate. Una considerazione chiave nostre (USA, NUG e Armate etniche, NdT) è di valutare l’effetto potenziale sulle persone e l’economia del Myanmar; non vogliamo peggiorare la miseria del popolo birmano in quello che facciamo per fare pressione sul regime. Non vogliamo esasperare la situazione umanitaria”.

Taggato su: ,