Anies Baswedan vince a Giacarta: il pregiudizio vince sul pluralismo

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La lunga divisa campagna elettorale per il governo della città di Giacarta è finalmente terminata con la vittoria piena dello sfidante Anies Baswedan contro l’ex governatore controverso Basuki Ahok Purnama.

E’ stata l’elezione regionale più politicamente significativa della storia indonesiana perché non si trattava solo di scegliere il sindaco di una città di 10 milioni di persone.

anies baswedan

Piuttosto è diventato un referendum sul futuro della diversità e tolleranza etnico-religiosa del pase dopo l’indesiderato intervento di vari gruppi radicali islamici, come il fronte dei difensori dell’Islam, FPI.

Questi gruppi hanno accusato Ahok, cinese indonesiano cristiano, di blasfemia facendosi scherno di un verso del Corano che avrebbe invitato i musulmani a rigettare i non musulmani come propri capi. Poi hanno lanciato varie manifestazioni contro Ahok a Giacarta che hanno portato tra l’altro 2.5 milioni di persone in piazza.

Sotto la pressione di questi gruppi l governo indonesiano ha aperto un’inchiesta contro Ahok processandolo per blasfemia.

Anies Baswedan, da politico scaltro, ha sfruttato al meglio le accuse contro Ahok cercando e ricevendo il sostegno dal capo di FPI, Habib Rizieq Shihab. Ha anche iniziato a definirsi candidato islamico per vincere il sostegno dei musulmani di Giacarta, 85% dei votanti a Giacarta.

La strategia sembra aver funzionato perché l’indagine di Indo Barometer a febbraio indicava che oltre la metà degli elettori di Giacarta non avrebbe votato per Ahok, perché credevano di commettere un atto blasfemo contro l’Islam.

Gli elettori raggiunsero questa conclusione, nonostante un certo numero di studiosi islamici avesse detto che il verso del Corano in questione doveva essere letto nel contesto di guerre tra musulmani e non musulmani agli inizi del periodo islamico e che non aveva nulla a che fare sul come i musulmani debbano scegliere i propri capi.

La competizione tra i due è stata molto stretta come indicata dalle indagini di Saiful Mujani Research and Consulting che davano un margine del 1% a favore di Anies con il 5.2% di indecisi.

La campagna ebbe una svolta brutta quando ad una donna anziana, che aveva votato per Ahok al primo turno e che poi era morta, fu negata la sepoltura musulmana. Ed un militante islamico, in un suo post su Facebook, affermò che era ammesso stuprare in massa ogni donna che avesse votato per Ahok al ballottaggio.

La stessa polizia dovette distruggere manifesti affissi nelle moschee che scoraggiavano i loro membri a votare per Ahok.

Questa elezione ha gravi conseguenze per il futuro della politica indonesiana. La vittoria di Anies Baswedan implica che lui si trova nella posizione più forte per sfidare nelle prossime elezioni il presidente Joko Widodo come candidato di un partito di opposizione.

Da giovane politico telegenico che ha mostrato le sue credenziali islamiche, Anies Baswedan è visto come un oppositore più forte delle figure vecchie della elite, come l’ex generale Prawobo Subianto o l’ex presidente Susilo Bambang Yudhoyono, che ci si attende parteciperanno alle elezioni del 2019.

Ma ancora più importante, la vittoria di Anies Baswedan è un altro segno della crescente islamizzazione della politica indonesiana che cresce sin da quando il paese compì la sua transizione democratica nel 1998.

Lo si può percepire nella società indonesiana a cominciare dalla promozione dei gruppi di preghiera islamica e dei circoli di studio nei campus universitari; dalla proliferazione di donne indonesiane che indossano il velo o lo hijabs e dalla crescita rapida nei regolamenti locali che restringono il consumo di alcol e i diritti di minoranze religiose.

Sembra esserci una convergenza ideologica e politica tra gruppi islamici come FPI, formata da 100 mila militanti con legami stretti con la sicurezza indonesiana, e Hizbut Tahrir Indonesia. uest’ultimo gruppo è conosciuto per la sua richiesta di un califfato globale.

Membri de due gruppi stanno intessendo relazioni strette con elementi conservatori delle due maggiori organizzazioni islamiche, Nahdlatul Ulama e Muhammadiyah che sono di tendenza moderate che vantano rispettivamente 60 milioni e 30 milioni.

La fatwa del MUI contro Ahok fu firmata da Maaruf Amin presidente generale del consiglio e capo supremo del Nahdlatul Ulama.

I gruppi hanno cooperato per chiedere di implementare la Sharia attraverso le unità locali nel paese. Ora ci sono 442 regolamenti di Sharia in oltre 100 città e distretti.

Questi regolamenti richiedono che le donne indossino hijab in pubblico, proibiscono il consumo di alcol e la prostituzione, mettendo fuori legge varie sette minoritarie come gli Ahmadi e gli Sciiti. I gruppi hanno incoraggiato alla violenza contro entrambe le minoranze nel decennio passato.

Il crescente islamismo e il rinnovato pregiudizio verso le minoranze etnico-religiose pone un pericolo per il profilo pluralista custodito nei principi fondamentali ufficiali del paese, conosciuti come Pancasila.

La parola è formata dalla parola del sanscrito panca, cinque, e dalla parola giavanese sila che significa principi. Essi sono: “Monoteismo, umanità giusta e civilizzata, unità dell’Indonesia, democrazia e giustizia sociale per tutti”.

Questi principi hanno sostenuto l’uguaglianza per tutti i gruppi etnici e religiosi dell’Indonesia sin dalla sua fondazione nel 1945. I suoi padri fondatori volevano dare uguali opportunità politiche e religiose a tutti gli indonesiani indipendentemente dal credo o dalla loro etnia.

La Pancasila, diversamente dalla vicina Malesia, non dà uno stato speciale ai musulmani e dà uno status ufficiale a varie religioni, l’Islam, Cristianesimo, Induismo, Buddismo e Confucianesimo. Dà loro uguale riconoscimento giuridico e garantisce ai loro membri libertà religiosa completa. Ancora più importante i loro aderenti possono occupare qualunque ufficio pubblico.

Con le accuse di blasfemia contro Ahok gli islamici hanno rifiutato di riconoscere i diritti legali delle minoranze etniche e religiose di poter gareggiare per incarichi pubblici. La sconfitta di Ahok implica che, ad essere sconfitta di questa elezione fortemente polarizzata, è proprio la diversità etnico-religiosa del paese.

Alexander R. Arifianto, S. Rajaratnam School of International Studies, Nanyang Technological University. Jakartaglobe

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